Chi aiutò i musulmani ad invadere la Spagna?

Prendiamo energicamente le distanze da queste asserzioni malsane

L’invasione araba della penisola iberica fu per certi versi uno di quegli eventi che sconvolse culturalmente un’area geopolitica; per capire questo sconvolgimento, occorre ricordare come la Spagna al tempo dell’arrivo di Tariq nel 711 fosse dominata dal Regno dei Visigoti, di origine stretta germanica, mentre alla fine della Reconquista fosse un calderone culturale che racchiudeva Mori, lusitani, iberici e altri.

Se è vero che il regno visigoto, quando venne attaccato, era in un momento di debolezza, l’invasione della penisola fu repentina e non diede scampo al regno romano-barbarico, cancellandolo dalla storia senza pietà.

Davanti ad una così precipitosa caduta, molti si sono chiesti se non vi fosse anche un aiuto “sottobanco” da parte di comunità presenti in Hispania al tempo dello sbarco musulmano, comunità scontente.

Ebbene, molti storici sono sicuri che nell’aiutare i maomettani a distruggere il regno visigoto giocarono un ruolo importante anche le numerose comunità talmudiche della penisola, malviste dai Visigoti.

Lo storico Norman Roth nel suo “Gli ebrei e la conquista islamica della Spagna” riferisce di come molti storici, ebrei e non, sono concordi in questo e cita diversi casi di alleanza fra loro e musulmani in chiave anticristiana; uno di questi, avvenuto nel 694, riguarda la corrispondenza fra alcune comunità della Spagna e i maomettani nel Nord Africa. Le prime  prepararono un’insurrezione per rovesciare i Visigoti ma vennero scoperti e condannati.

Sia fonti cristiane che musulmane sono poi concordi sul fatto che, ad invasione avvenuta, le comunità talmudiche fornirono diversi soldati che andarono a supportare le guarnigioni Omayyadi di stanza a Granada, Malaga, Sevilla e Toledo.

In seguito all’invasione numerose comunità si stabilirono in Hispania sotto il nuovo governo che alla lunga, tuttavia, si dimostrerà meno indulgente verso di loro rispetto alla controparte cattolica dando il via a persecuzioni culminate col Massacro di Granada del 30 dicembre 1066.

Franco Cardini:
Gli arabi trattavano bene gli ebrei, a differenza dei cristiani. FC

Solgenitsyn

“Dovete capire, le figure chiave bolsceviche che conquistarono la Russia non erano russi. Loro odiavano i russi. Odiavano i cristiani. Guidati da un odio etnico torturarono e massacrarono milioni di russi senza un frammento di rimorso umano. Non sto esagerando. Il Bolscevismo ha commesso il più grande massacro di tutti i tempi. Il fatto che gran parte del mondo è ignorante e non curante riguardo a questo enorme crimine è la prova che i media mondiali sono nelle mani dei perpetratori.”

Alexandr Solzhenitsyn

La prima celebrazione di Hanukkah al Cremlino ebbe luogo al momento del crollo dell’URSS, il 1° dicembre 1991, sulla scia euforica della rivoluzione di agosto e del colpo di stato di Belovezhsko, che pose fine a Hanukkah l’8 dicembre – cioè lo smembramento del territorio della Terza Roma. Allo stesso tempo, un ponte di teleconferenza ha collegato gli ebrei che festeggiavano al Cremlino con New York, Tel Aviv e altre capitali, dando all’evento un significato simbolico internazionale. Sulla piazza di fronte al Parlamento russo, è stata installata una Hanukkia di nove metri, una lampada del tempio ebraico. Il comitato organizzatore della celebrazione di Hanukkah comprendeva E. Bonner, moglie dell’accademico Sakharov, e A. Kozyrev, ministro degli esteri russo (in seguito membro del presidio della RJC). Poi il rabbino Lubavitcher Schneerson, capo dei Chassidim (Chabad) a New York City, proclamò che la caduta del regime comunista in Russia e la celebrazione della Chanukah ebraica al Cremlino significa “la prossima venuta del Messia ebraico” (Chanukah Around The World // The Jewish Press. New York. 1991.)