Bannon. E i suoi amici che cavalcano i populisti.

“Bannon  ha fatto  d [del sito]   Breitbart,  letto ardentemente da suprematisti bianchi,  uno spazio per scrittori pro-Israele e lettori anti-semiti”.

Così nel 2016, il sito di sinistra Intercept compendiava la posizione ideologica della piattaforma di alt-right che tanti voti ha convogliato su  The  Donald.  Steve Bannon  non ha fatto mai mistero di  essere un filo-israeliano sfegatato,  e tuttavia accusato di antisemitismo nientemeno che dalla Anti Defamation League of B’Nai B’rith (e difeso  dall’accusa dalla Zionist Organization of America) .

Bannon parla alla Zionist Organization

Nel  novembre 2015 ha fondato  “Breitbart  Jerusalem”, un’estensione del sito americano   dedicato all’attualità israeliana e  del Medio Oriente: Bannon non fa mistero  nemmeno di essere un anti-iraniano irriducibile.

Adesso ha fondato The Movement,  una fondazione che lui spera – ha spiegato al sito The Daily Beast – di guidare la rivolta populista attraverso il continente in vista delle elezioni del maggio 2019. E’ un movimento, spiega Daily Beast, in competizione e in contrasto con Georges Soros “che ha donato 32 miliardi di dollari alle cause liberal  in Europa”.

Le date sono interessanti. In realtà, The Movement viene fondato a Bruxelles il 9 gennaio 2017, pochi giorni prima che Bannon occupi il posto di consigliere del presidente Usa, il 20 gennaio.

Il direttore esecutivo di The Movement si chiama Mischael Modrikamen, un belga,  figlio di ebrei polacchi. Avvocato, politico, Modrikamen ha fondato nel 2009   il Partito Popolare, PP, un partito  anti-immigrati e anti.-islamici, che chiede  legge e d ordine, ma è ultra-liberista  in economia e su   posizioni da partito radicale in temi di morale sessuale. Tuttavia anche su posizioni protezionista contro le merci cinesi; in Europa  è uno dei fondatori dello ADDE l’alleanza di partiti che critica  il deficit di democrazia della UE.  Nel 2016 ha fatto campagna elettorale agitando una scopa per indicare che avrebbe fatto pulizia di  ONG e di inefficienze pubbliche. Raggiunge il 6% dei voti.

 

Salvini fra Bannon e Modrikamen. Adesso il belga si appresta a incontrare Di Maio.

Mischael non è sempre stato così “di destra”: anzi. Dal 2000 al 2003  è stato presidente della Comunità Israelita del Belgio, molto “liberal”, e in quella veste è stato l’avvocato della comunità ebraica che è riuscito  a far sputare al governo belga, alle banche ed assicurazioni,  100 milioni di euro come risarcimento  di supposte  spoliazioni subite da ebrei durante l’occupazione nazista   del paese.

Nel dicembre 2016, Modrikamen è stato relatore allo “International Leader Summit” di Gerusalemme, dove ha  portato il sostegno del suo partito agli occupanti di “Giudea e Samaria”, è stato ricevuto con applajsi alla Knesset,   è stato anche il solo capo di partito  a rigettare completamente ogni idea di riconoscimento dei diritti palestinesi al parlamento belga.

. Ha firmato a nome del suo partito la Dichiarazione di Gerusalemme al Vertice che proclama che “I leader e i cittadini  impegnati degli stati sovrani di Europa, India, Israele e Stati Uniti affermano e si impegnano a promuovere le seguenti idee e principi:

  1. Rinnoviamo gli impegni e le promesse delle generazioni passate nel promuovere una società libera basata sullo Stato di diritto, che tutela la vita, la libertà e la proprietà privata.
  2. Siamo impegnati nei valori condivisi e nei principi perenni che rafforzano lo stato di diritto, la società civile e la libera impresa e, costruendo forti difese nazionali che proteggono i nostri cittadini.
  3. Ci impegniamo a garantire frontiere sicure e controllate, una difesa forte per garantire la nostra sicurezza e libertà basate sullo stato di diritto, e la determinazione di affrontare l’Islam radicale ogni volta che minaccia le nostre società libere.
  4. Come guardiani della nostra civiltà basata sui valori giudeo-cristiani, ci impegniamo a proteggere i nostri patrimoni culturali, le rispettive tradizioni nazionali e la sovranità delle nazioni
  5. Sosteniamo il significato della libertà di parola, della libertà dei media, della libertà religiosa e della libertà di riunirsi “.

Insomma un perfetto manifesto sovranista. Lo strano vertice di Gerusalemme  era organizzato da Yasmine Dehaen,  che è la moglie del Nostro, e riuniva belgi e americani, israeliani e indiani  ed inglesi – fra cui esponenti dell’UKIP di Nigel Farage.  Bisogna infatti ricordare che il principale  finanziatore dell’UKIP è Richard Desmond, milionario ebreo britannico, proprietario del  Daily Express, di OK Magazine e di televisioni porno.  Anche Desmond non è sempre stato pro-Farage:   anni fa era per i laboristi,  poi è passato a  sostenere i  conservatori  prima di Farage.  Restando però sulle sue quanto al Brexit, non dichiarando per quale soluzione avrebbe votato.

Anche  il vice-presidente del PP, Joel Rubinfeld, è stato segretario della Amicizia Belga-Israele, già presidente  del Comitato di Coordinamento delle organizzazioni ebraiche belghe, è presidente della Lega Belga contro l’Antisemitismo,  co-presidente del “Parlamento Europeo Giudaico” (EJP) e esistono sue foto che lo ritraggono accanto a ad Avigdor Liberman,  il ministro israeliano della guerra.

Difficile capire se siamo di fronte riposizionamenti opportunistici (tipicamente ebraici) per cavalcare  e strumentalizzare movimenti populisti-nazionalisti che in certi ambienti sono dati per vincenti:  ricordiamo che vi furono ebrei per il nazismo,  fra cui  il gruppo terrorista “Lehi” di Itzak Shamir, che proposte addirittura una alleanza militare al Reich, e  se il nazismo avesse vinto, li avremmo visti sfilare nella divisa SS.

https://socialistworker.org/2012/07/23/tell-the-truth-about-shamir

Vi si può vedere la strategia di coprire gli spazi  a destra mentre   Soros garantisce gli “europeismi” liberal, globalisti e immigrazionisti; o una strategia più generale. Ricordiamo Attali alla conferenza dell’8 luglio, a fianco di Mario Monti,  intitolata “Verso uno shock  dei nazionalismi?”,  dopo la vittoria di Lega e 5 Stelle, dichiarò: “Non si può lasciare la nazione ai nazionalisti  – si può appartenere a due insiemi strutturati…”, per concludere poi che “la nazione non è un ostacolo alla globalizzazione”  (sic) insomma delineando una strategia di  entrismo o influenza nei movimenti populisti per conciliarli che il globalismo della  finanza terminale.

C’è anche una terza ipotesi, avanzata dal saggista marocchino Youssef Hindi, studioso dell’escatologia messianica, che può ben conciliarsi con le  altre due.  E’ l’ostilità decisa di Bibi Netanyahu verso  l’Unione Europea,  cresciuta da quando,   l’11 dicembre 2017,   Bibi si è fatto ricevere dalla Mogherini la quale ha rifiutato di riconoscere Gerusalemme capitale ebraica, come invece aveva fatto Trump.  Lo stesso  giorno, Netanyahu ha voluto incontrare i 28 ministri degli esteri  europei,  appositamente convocati: ma non  è riuscito a far cambiare loro la posizione  di condanna degli insediamenti ebraici illegali. Alla fine era così infuriato che ha annullato all’ultimo minuto   l’incontro protocollare previsto col capo della commissione, Juncker.

Questa rabbia è  diventata odio distruttivo  per il motivo che una fonte diplomatica israeliana  anonima ha così riferito al Times of Israel:

“La UE difende ancora aspramente l’accordo sul nucleare iraniano, che noi riteniamo una minaccia esistenziale.  Come  pensate che la trattiamo?”.

Domanda forse retorica:  Irak  e Siria e Medio Oriente sanno come Israele “tratta”  gli stati da destabilizzare e smembrare per linee etnico-religiose, è la sua specialità. Fatto interessante,un giornalista di HAaretz e di Economist, Anshel  Pfeffer, ha scritto in fretta un libro – intitolato Bibi –  dove esalta Netanyahu  come il vero ispiratore di tutti i sovranisti. Questo giornalista di corte ha detto a Libération (dei Rotschild):

Per Trump, Obama, Orbàn e Salvini, per Duterte (il filippino), Abe (il nipponico) e anche Modi (l’indiano), e  Putin – tutta una generazione di leader che sfidano il modello progressista occidentale di rispetto dei diritti umani, Netanyahu  fa l’ufficio di patriarca. Si dicono: questo tizio è al potere da tanto tempo, vince elezione dopo elezione, ha fatto sempre quel che ha voluto,   anche dire alla sinistra e ai media di andare  a farsi fottere”. La conseguenza è che nel club dei grandi di questo mondo, Macron e  Merkel sono in minoranza”…

Propositi pressoché deliranti – tanto più se, come probabile, ispirati dallo stesso Bibi di cui attestano la pericolosa megalomania.  Senza contare che Putin non si sente certo omogeneo alla strategia nazionalista di Netanyahu, dopo l’abbattimento dell’aereo.  Resta che Bibi  si sente alla guida dei “sovranisti” che secondo lui  disprezzano “i diritti umani”….e comunque  anche Netayahu  si unisce alle forze di sgretolamento della UE  – sia pur per motivi sbagliati  – e all’operazione di Bannon e del suo “belga” Modrikamen  in nome  dei “valori giudaico-cristiani”, sfruttando l’anti-islamismo primario e sommario dei Salvini e della Le Pen e  identitari in genere.

Basta saperlo.

Per l’articolo  di Hindi:

“L‘Europe face à son destin Le piège du nationalisme israélo-compatible

https://www.academia.edu/37463641/L_Europe_face_a_son_destin_Le_pi%C3%A8ge_du_nationalisme_isra%C3%A9lo-compatible

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