ATTACCO CON VIRUS “ETNICI”?

ALLARME DI CAMBRIDGE UNIVERSITY SULLE BIO-ARMI ETNICHE. Ricerca sui Cinesi dei laboratori segreti USA

di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

 

«La tecnologia sta diventando sempre più sofisticata a prezzi sempre più convenienti, democratizzando la capacità di nuocere più rapidamente e letalmente. In un caso particolarmente negativo, potrebbe essere costruita una bio-arma per colpire un gruppo etnico specifico in base al suo profilo genomico».

L’allarme non giunge da un complottista da tastiera che vuole trovare un mandante alla pandemia del CoronaVirus in Cina. E’ stato lanciato l’estate scorsa, in tempi non sospetti, dal Center for the Study of Existential Risk (CSER) dell’Università di Cambridge in un rapporto, oggetto di un articolo nella rubrica di scienze del quotidiano britannico The Telegraph, in cui si avverte che tale possibilità sarebbe “estremamente dannosa e potenzialmente inarrestabile”.

La relazione dei prestigiosi ricercatori universitari è stata un’indiretta conferma dell’inchiesta della giornalista bulgara Dilyana Gaytandzhieva sulle armi biologiche per lo sterminio di massa, incentrata sugli esperimenti del Pentagono sui “mosquitos” ma contenente un paragrafo intero dedicato proprio alle bio-armi etniche.

Al centro delle investigazioni della reporter, la prima a scoprire il rifornimento di armamenti e munizioni dalla Central Intelligence Agency americana ai jihadisti dell’ISIS poi confermato da un dossier del think-tank turco SETA sui missili anticarro TOV, ci furono i 25 laboratori per la ricerca biologica aperti dagli Usa in vari paesi del mondo per sfuggire ai divieti di sviluppo di simili armi e confinanti proprio con la Russia e la Cina.

«L’esercito americano produce regolarmente virus, batteri e tossine mortali in diretta violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul divieto delle armi biologiche. Centinaia di migliaia di persone inconsapevoli sono sistematicamente esposte a patogeni pericolosi e altre malattie incurabili. Gli scienziati della guerra biologica che usano la copertura diplomatica testano i virus artificiali nei bio-laboratori del Pentagono in 25 paesi in tutto il mondo. Questi bio-laboratori statunitensi sono finanziati dalla Defense Threat Reduction Agency (DTRA) nell’ambito di un programma militare da 2,1 miliardi di dollari – Cooperative Biological Engagement Program (CBEP), e si trovano in paesi dell’ex Unione Sovietica come Georgia e Ucraina, Medio Oriente, Sud-est asiatico e Africa».

E’ questa la scoperta di Gaytandzhieva che in un lungo e dettagliato reportage parte dal Lugar Center avviato dagli Usa in Georgia (dopo la rivoluzione colorata delel Rose organizzata nel 2003 da CIA e centro CANVAS come quella arancione del 2014 a Kiev)…..

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