Data center, in Lombardia richiesti 11 GW: consumerebbero il 40% di elettricità in più dell’intera regione. La legge è da rivedere

di   –  15/10/2026 15:19 56

Data center, in Lombardia richiesti 11 GW: consumerebbero il 40% di elettricità in più dell'intera regione. La legge è da rivedere

60 progetti, 11 GW di potenza e consumi elettrici potenziali superiori a quelli dell’intera Lombardia. La Regione prepara una stretta sui data center mentre crescono le proteste dei cittadini

La Lombardia si prepara a rendere più severa la legge sui data center approvata appena quattro mesi fa. Lo ha detto a Reuters Massimo Sertori, assessore regionale con delega, tra le altre, alle risorse energetiche. Le modifiche saranno presentate alla giunta il 19 ottobre e potrebbero passare in consiglio regionale nel giro di circa un mese.

Tutto inizia dalla legge regionale di giugno nata per mettere ordine in una corsa agli insediamenti che ha il suo baricentro nell’area milanese. Indica come sedi preferite le aree industriali dismesse o da rigenerare e scoraggia le altre attraverso i costi.

Infatti, il contributo di costruzione cresce del 100% se il centro dati consuma suolo agricolo e del 200% se sorge dentro parchi, riserve e aree di rilevanza naturale. Nella legge viene chiamato proprio così, e non è un finanziamento erogato dalla regione ma un sovraccosto per impedire di costruire in zone sensibili per il territorio o l’economia dello stesso.

Sopra i 10 MW di potenza di connessione, poi, l’eventuale progetto diventa di rilevanza sovracomunale e passa da una conferenza con i Comuni che ne subiscono gli effetti, e che può fissare delle misure compensative.

Secondo Sertori la revisione spingerà nella stessa direzione già indicata dalla legge ma con più decisione, scoraggiando ancora di più la realizzazione di data center sui terreni agricoli a favore dei siti industriali abbandonati. Chiederà anche sistemi di raffreddamento che riducano il consumo d’acqua e progetti che utilizzino maggiormente elettricità da fonti rinnovabili.

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I lombardi non vogliono i data center

Le proteste contro la regolamentazione lombarda sui data center erano iniziate in primavera già prima dell’entrata in vigore della legge, ma negli ultimi giorni sono cresciute in partecipazione.

Il 3 ottobre a Rho oltre 600 persone hanno sfilato contro tre progetti in città. Il 10 ottobre più di 1.000, con una quarantina di comitati locali, si sono ritrovate in piazza della Scala a Milano per chiedere una moratoria sulle autorizzazioni.

I comitati contestano soprattutto il consumo di suolo agricolo (che viene scoraggiato ma non impedito) e i prelievi d’acqua, insieme alle grandi scorte di gasolio per i generatori di emergenza. E soprattutto il fatto che molti comuni vedono arrivare più progetti insieme, senza che nessuno ne valuti gli effetti cumulativi.

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Infatti, il dato che probabilmente ha convinto la Regione a intervenire riguarda l’energia, perché dall’entrata in vigore della legge sono arrivate più di 60 domande, per una capacità complessiva di circa 11 GW.

Secondo le stime regionali, se fossero tutti costruiti e in funzione assorbirebbero circa 90 TWh di elettricità l’anno. L’intera Lombardia, con le sue case e le sue fabbriche, oggi ne consuma circa 65, quindi i data center da soli richiederebbero il 40% in più dell’intera regione. “È chiaro che non è sostenibile. Ecco perché la legge deve essere rivista“, ha detto Sertori a Reuters. Tra l’altro, nella legge e nelle due successive delibere non viene indicato un tetto né alla potenza installabile né al consumo complessivo di energia dei data center.

Le domande restano comunque progetti sulla carta perché le stime di settore prevedono per tutta l’Italia 2,5-3 GW di nuova capacità entro il 2030, di cui 1,5-2 GW in Lombardia, dove la domanda c’è, l’energia no.