Quanto sta accadendo in medio Oriente è incomprensibile se non viene collocato sullo sfondo della teologia cattolica della storia.

(Vitis Vera, blog di M. D’Amico) Le violenze spaventose e senza precedenti che sta compiendo l’esercito israeliano, il vero e proprio genocidio della popolazione di Gaza, le torture indiscriminate inflitte a decine di migliaia di prigionieri, le continue operazioni di pulizia etnica, l’impunità assoluta di cui Israele sembra godere nonostante i suoi crimini efferati, non sono comprensibili se non sullo sfondo dell’apocalittica cristiana. L’Occidente e la Chiesa, che in silenzio assistono in diretta alla barbarie più perversa senza dire una parola o osare una condanna chiara e netta, sono il segno di una sottomissione del mondo all’ebraismo che non si può spiegare in termini semplicemente naturali o geopolitici. Occorre comprendere la densità teologica di quanto sta accadendo. L’ebraismo talmudico, avendo rifiutato Nostro Signore Gesù Cristo, il vero Messia atteso dai patriarchi e dai profeti, è ancora in attesa di un falso messia, che darà agli ebrei -nella loro visione- il dominio terreno, politico e materiale del mondo, imponendo alle genti gli articoli della legge noachica. Il regno dell’Anticristo si annuncia come un governo mondiale controllato da Gerusalemme che si scaglierà innanzitutto contro la Chiesa Cattolica cercando di sottometterla completamente e, in ultima istanza, di distruggerla dalle fondamenta, perseguitandola senza alcuna pietà. I cristiano-sionisti americani e i cattolici conservatori che simpatizzano per Israele e gli Stati Uniti, pensandoli come forze che frenano l’Islam o la “minaccia” rappresentata, per loro, dalla Russia e dalla Cina, sono in un grave errore e, anziché operare come forza katekhontica e trattenere il male con la forza della verità, nel loro accecamento lo favoriscono e lo accelerano, rifiutando di vedere nell’ebraismo talmudico e nell’odierno stato di Israele le vere, supreme forze anticristiche.. Una profonda sintesi di questo attualissimo problema ci è offerta da un pregevole studio di don Jean-Michel Gleize, uno dei migliori teologi tomisti viventi.
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Dalla scienza alla sapienza
1. (studio di don J.M. Gleize) Secondo l’uso corrente[1], la parola «scienza» è impiegata per designare diversi tipi di conoscenze molto varie, che hanno però tutte lo stesso punto in comune: sono ottenute secondo mezzi riconosciuti, grazie ai quali ciò che viene scoperto o dimostrato merita l’assenso. Ciò detto, abbiamo qui né più né meno che una definizione nominale: essa considera le cose come dall’esterno, a partire da quelle loro caratteristiche che appaiono immediatamente e che i più considerano accertate. Resta da dare una definizione reale, che esprima la natura stessa o l’essenza della scienza. Ed è qui che cominciano le difficoltà e che, per superarle, è indispensabile andare al di là delle parole.
2. La parola «scienza» è ambivalente e può designare due tipi assolutamente distinti di conoscenze. In un primo senso, la scienza può definirsi come la ricerca di una spiegazione causale immediatamente constatabile, capace di rendere conto direttamente dei fatti osservabili. Tutto poggia qui sul verdetto dell’osservazione, a sua volta motivato dal ricorso ai fatti. Così si può definire la «scienza sperimentale», la scienza nel senso moderno del termine. Altra è, in un secondo senso, la scienza intesa come la ricerca di una spiegazione causale più approfondita, che cerca, al di là delle cause immediatamente constatabili, le ragioni assolutamente prime e generali (o universali) dei fatti osservati. La scienza (intesa nel primo senso) fisica, biologica o medica studia il cancro come una malattia e cerca di assegnarne le cause immediate, a livello dell’organismo, a partire da sintomi osservabili. La scienza (intesa nel secondo senso) studia il cancro come un male di ordine fisico, cioè come una forma di privazione della salute, e cerca di assegnarne la ragione fondamentale e assolutamente prima: che cos’è il male fisico in particolare e il male in generale, e perché esiste? Intesa in questo secondo senso, la scienza può chiamarsi «sapienza», per distinguerla dalla scienza intesa nel primo senso.
3. Per farla breve, diciamo che ogni scienza parla delle cose osservabili (è il soggetto) per dirne le cause (è il predicato); le scienze intese nel primo senso, e diverse dalla sapienza, ne dicono le cause immediate e prossime; la sapienza ne dice le cause remote, le cause universali e assolutamente prime.
4. La «geopolitica» è una scienza? Potrebbe essere essa stessa una forma di sapienza? È ciò che vorremmo verificare qui, in occasione di un fenomeno più o meno ricorrente nella storia umana, i cui presupposti affondano le radici piuttosto lontano nel passato.
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Dalla geopolitica alla teologia
2.1) Dei fatti osservabili
5. Gli Stati Uniti sono stati il primo paese a riconoscere ufficialmente il nuovo Stato d’Israele, il 31 gennaio 1949, e ad aprire la loro ambasciata a Tel Aviv, il 28 marzo 1949. Quasi cinquant’anni dopo, nel 1995, il Congresso ha adottato una legge che obbliga gli Stati Uniti a trasferire la loro ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme e a considerare Gerusalemme come la capitale d’Israele. La cosa fu fatta, per iniziativa del Presidente Donald Trump, il 14 maggio 2018, in occasione del settantesimo anniversario della dichiarazione d’indipendenza dello Stato d’Israele. Ivanka Trump, figlia e consigliera del Presidente, rappresentò gli Stati Uniti alla cerimonia d’inaugurazione.
6. Ovviamente, nella Striscia di Gaza furono organizzate da Hamas manifestazioni contro l’inaugurazione a Gerusalemme dell’ambasciata americana. L’esercito israeliano aprì allora il fuoco dal suo confine con Gaza. Di fronte alle critiche internazionali, solo gli Stati Uniti sostennero Israele al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mentre questo trasferimento d’ambasciata era stato descritto come un «atto di provocazione e di ostilità contro la nazione islamica» in un testo dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica. E d’altra parte, nel febbraio 2019, la commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite concluse che le violenze commesse da Israele durante le manifestazioni del 2018 potevano «costituire crimini di guerra o crimini contro l’umanità».
7. Un comportamento del genere, a dir poco sorprendente, soprattutto da parte degli Stati Uniti, richiede qualche spiegazione. Quali potrebbero esserne le cause, immediate e prossime?
2.2) Una spiegazione geopolitica?
8. È qui che, anche se può senza dubbio tentare di trovare tale spiegazione, la sola geopolitica rischia di lasciarci insoddisfatti. Come spiegare infatti il sostegno smisurato fornito dagli Stati Uniti allo Stato d’Israele, e ciò da decenni[2]? La risposta non è evidente. Lo attesta il fatto che, senza essere minimamente antisemiti, gli americani che hanno conservato ancora un po’ di buon senso sono esasperati dalla politica che viene loro imposta nei confronti dello Stato d’Israele[3].
9. Vi è certamente, per il momento, una convergenza di vedute e di interessi tra la destra religiosa israeliana e l’evangelismo politico americano, che può spiegare questa politica. Tale convergenza è stata del resto messa in evidenza – e perfino denunciata come tale – da colui che è attualmente il più influente dei giornalisti conservatori degli Stati Uniti, insieme a Candace Owens[4]: Tucker Carlson[5]. Contro ogni attesa, Laurie Cardoza-Moore, che è oggi una delle figure più in vista della lobby cristiano-sionista americana[6], ha criticato aspramente l’uno e l’altra di questi due commentatori per il loro «odio verso gli ebrei», qualificando le loro idee come «eresia» e «demoniache». Simili epiteti appaiono non solo sorprendenti ma decisamente fuori luogo nel quadro di un’analisi che si attenesse a dati propriamente geopolitici. La reazione segnalata attesta che la suddetta convergenza, se rende direttamente conto del fenomeno segnalato e osservato, deve essa stessa trovare la sua ragion d’essere profonda in motivi più remoti, motivi la cui portata sarebbe universale e oltrepasserebbe il quadro ristretto di una dimensione profana. Ciò non dovrebbe forse farci pensare che il teologico-politico potrebbe qui prevalere sul geopolitico? E che la sapienza possa dare le vere spiegazioni che la scienza resta impotente a fornirci?
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Le chiavi di una teologia politica
3.1) Spiegazione evangelica…
10. Sono degli ebrei che rivendicano qui il loro diritto a difendere la propria integrità territoriale, ed è fin troppo evidente che questa riveste per loro un significato propriamente religioso, di ordine teologico. Il quotidiano israeliano Haaretz non si è sbagliato quando titola: «Noi, cristiani americani, salutiamo l’obbedienza di Trump alla parola di Dio riguardo a Gerusalemme». L’articolo si deve alla penna di Laurie Cardoza-Moore. «Il Presidente Donald Trump», scrive già nel dicembre 2017, «sta attuando una delle iniziative storiche di dimensione biblica della sua presidenza, con l’insediamento dell’Ambasciata a Gerusalemme. […] Conformemente ai profeti Ezechiele, Isaia e all’apostolo Giovanni del Nuovo Testamento, tutti gli israeliani attendono la ricostruzione del terzo Tempio»[7].