@Geopolitik_2030
A FINE DELLA GUERRA IN UCRAINA IN CAMBIO DI UN HUB PETROLIFERO: -La formula “territorio in cambio di sicurezza” Trump ha promosso uno schema in cui l’Ucraina cederebbe il territorio del Donbass in cambio di garanzie di sicurezza da parte di USA ed Europa. I rapporti indicano che Washington avrebbe accettato la sequenza russa: l
‘Ucraina prima cede territorio e poi riceve garanzie. La Russia controlla già quasi il 95% del Donbass e richiede il ritiro ucraino dal resto. -L’interesse energetico degli USA sul gas russo: Sono stati riportati colloqui tra Jared Kushner e Kirill Dmitriev affinché investitori americani entrino in comproprietà dei gasdotti Nord Stream, permettendo che il capitale statunitense tragga beneficio dal flusso di gas russo verso l’Europa una volta terminata la guerra.
Lavrov ha dichiarato che Washington cerca di controllare il transito del gas russo attraverso l’Ucraina per dominare il mercato energetico europeo. La logica è che gli USA ottengano un ruolo centrale come intermediari e azionisti, ricavando profitti dalla rivendita del gas russo. “Hub petrolifero” · Un consorzio statunitense con fondi del Qatar e degli EAU acquisisce partecipazioni nel gasdotto Nord Stream, nel transito attraverso l’Ucraina o in asset di Lukoil. La Casa Bianca vuole accordi che beneficino aziende e contribuenti americani, con supervisione della DFC e del Tesoro. ·
La Russia mantiene la proprietà delle sue risorse, ma gli USA controllano la commercializzazione verso l’Europa, agendo come intermediari che acquistano gas russo e lo rivendono a prezzi altissimi all’Europa. · L’Ucraina ottiene garanzie di sicurezza sebbene non l’ingresso nella NATO e finanziamenti per la ricostruzione. In cambio, cede i territori che la Russia già controlla quasi totalmente. · L’Europa rimarrà intrappolata in una nuova dipendenza, ma questa volta dal gas russo gestito dagli USA, ciò che Washington considera un modo per mantenere influenza su Bruxelles senza che Mosca abbia il controllo diretto. Per gli USA: guadagni economici diretti dall’intermediazione energetica, controllo geopolitico sull’approvvigionamento europeo e un “dividendo di pace” che le permette di ridurre la spesa militare in Ucraina e reindirizzare risorse verso l’Asia. Per la Russia: fine delle sanzioni, riconoscimento delle sue annessioni, ritorno al mercato europeo con la mediazione statunitense, che le offre una via per eludere parte dell’isolamento e una relazione commerciale che le garantisce entrate senza dipendere esclusivamente dalla Cina. Per l’Europa: stabilità energetica a breve termine, sebbene a costo di accettare uno schema che la rende dipendente da intermediari e che contraddice il suo obiettivo dichiarato di staccarsi dal gas russo. Ostacoli: · L’UE ha proibito operazioni con Nord Stream e approvato la fine del gas russo. La Germania si oppone a riaprire i gasdotti. · L’Ucraina teme di cedere territorio senza garanzie reali e la Russia rifiuta qualsiasi garanzia significativa che limiti la sua azione futura. · Qualsiasi accordo che implichi cessione territoriale è visto come “suicidio statale” e non fermerebbe la Russia a lungo termine. ·
Polonia e i Baltici rifiutano qualsiasi legame energetico con la Russia, mentre la Germania affronta divisioni interne.
“Yalta economico” Nella teoria politica, questo modello assomiglia a una versione economica della Conferenza di Yalta: le potenze vincitrici USA e Russia ridisegnano la mappa e le sfere di influenza, con Ucraina ed Europa come meri spettatori dell’accordo. Un alto funzionario europeo ha già descritto il piano energetico di Trump come “l’Yalta economico del 1945”.
Se questo scenario si materializzasse, la fine della guerra non sarebbe una pace giusta, ma una transazione di potere in cui gli USA emergono come principali beneficiari economici, la Russia consolida guadagni territoriali ed Europa rimane intrappolata in una nuova dipendenza energetica mediata da Washington. La reale fattibilità dipende dal superare gli ostacoli legali, politici e di fiducia che oggi lo rendono improbabile, ma non impossibile in un contesto di pressione crescente per terminare il conflitto.