SUI TEMI ETICI, “FUTURO NAZIONALE” (Vannacci) È IL PRIMO PARTITO PRO LIFE D’ITALIA

[24/08/2026 18:49] Maurizio Blond

È scritto nero su bianco sul programma. Il partito di Roberto Vannacci è il primo, completamente pro life e contrario all’ aborto.

Via le unioni civili, il matrimonio torna l’ unico istituto di coppia e le adozioni solo per le famiglie con padre e madre.
Per provare a invertire la crisi delle nascite, deroga al Patto di Stabilità europeo, che permetta di spendere in natalità prima di pensare a Green deal e riarmo.

«Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico», afferma Vannacci.

Il programma propone quindi l’abrogazione delle unioni civili e indica nella famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna il modello da sostenere, con politiche fiscali e abitative, asili nido e congedi.

Futuro Nazionale è il primo partito anti abortista italiano: «L’aborto non è un diritto», le associazioni pro-vita devono entrare nei consultori. Il concepito viene ricoverato «come soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati» già durante la gravidanza.

Il posizionamento politico è quello del Movimento statunitense MAGA, che ha una posizione netta, a tutela della vita dal concepimento alla fine naturale, in linea con la dottrina sociale della Chiesa Cattolica.

È, dunque, un orizzonte valoriale del partito di stampo tradizionalista e conservatore. Chiaramente, il problema rimane l’ attuabilità, in un Parlamento liberale e Dem. Si tratterà di una sfida esplicita per tutti i partiti di centrodestra, che partecipano attivamente al Family Day o lo sostengono, che guarda ai Repubblicani USA, vincitori nel 2025 con un progetto assolutamente pro Life.
[24/08/2026 20:47] Maurizio Blondet: 🇷🇺 LA RUSSIA CHE PIACEVA ALL’OCCIDENTE: DEBOLE, SVENDUTA E CON GLI OLIGARCHI EBREI AL COMANDO

Cominciamo da un dettaglio che spesso viene accuratamente aggirato

SÌ: UNA PARTE MOLTO CONSISTENTE DEI GRANDI OLIGARCHI RUSSI DEGLI ANNI NOVANTA ERA DI ORIGINE EBRAICA

Non uno
Non due

Secondo la ricostruzione dello storico Yuri Slezkine, sei dei sette principali oligarchi della Russia di quegli anni avevano origini ebraiche: tra loro Boris Berezovsky, Vladimir Gusinsky, Mikhail Khodorkovsky, Mikhail Fridman, Alexander Smolensky e Petr Aven

È un dato storico

E un dato storico non diventa proibito soltanto perché qualcuno teme che possa essere utilizzato male

Ma attenzione: questo NON significa che «gli ebrei conquistarono la Russia»

Significa semplicemente che, nella ristrettissima élite economica che acquistò un potere gigantesco durante la dissoluzione dell’economia sovietica, gli uomini d’affari di origine ebraica erano fortemente sovrarappresentati

Nasconderlo sarebbe sciocco quanto trasformarlo in una teoria razziale

Il problema non era la loro religione

Il problema era IL POTERE CHE AVEVANO CONQUISTATO

E qui comincia la parte davvero interessante

Dopo il crollo dell’URSS, la Russia di Boris Eltsin fu sottoposta a una privatizzazione selvaggia

Industrie
Petrolio
Metalli
Banche
Media
Materie prime

Una quantità immensa di patrimonio pubblico passò nelle mani di pochissimi uomini

Il sistema più famoso fu quello dei “LOANS FOR SHARES”

Lo Stato russo consegnava partecipazioni in alcune delle sue aziende più preziose come garanzia di prestiti concessi dalle banche private

E adesso arriva la parte meravigliosa

Le banche che organizzavano alcune delle aste erano spesso collegate agli stessi gruppi che poi vincevano le aste

Persino il Fondo Monetario Internazionale avrebbe successivamente riconosciuto che quelle procedure furono non trasparenti, che i prezzi ottenuti erano bassissimi e che il sistema generò diffuse accuse di corruzione e clientelismo

In sei aste su dodici vinse addirittura la banca che gestiva l’asta stessa

Una roba così elegante che oggi probabilmente la chiamerebbero:

TRANSIZIONE DEMOCRATICA

E mentre milioni di russi vedevano evaporare salari, risparmi e sicurezza economica, una manciata di uomini diventava immensamente ricca

Berezovsky
Gusinsky
Khodorkovsky
Fridman
Smolensky
Potanin
Aven

La famosa oligarchia russa

Una parte predominante dei suoi uomini più noti aveva, sì, origini ebraiche

Ma la domanda politicamente importante non è:

«Di che religione erano?»

La domanda è:

COME FECERO POCHISSIMI UOMINI A PRENDERSI UNA PARTE ENORME DELLA RUSSIA?

E soprattutto:

DOV’ERA L’OCCIDENTE MENTRE ACCADEVA?

Ah già

L’occidente stava aiutando Eltsin

Nel 1996, mentre il presidente russo affrontava una rielezione tutt’altro che assicurata, l’amministrazione Clinton fece pressione sul Fondo Monetario Internazionale affinché venisse approvato un prestito da 10,2 MILIARDI DI DOLLARI alla Russia

Il Washington Post lo scrisse praticamente senza bisogno di interpreti:

quel prestito rappresentava un evidente sostegno occidentale a Eltsin alla vigilia delle elezioni

Washington voleva la prosecuzione delle «riforme»

E quali erano quelle riforme?

Quelle sotto le quali una parte enorme dell’economia russa era passata nelle mani di pochi oligarchi

Curioso

Quando la Russia vendeva i propri gioielli industriali a una frazione del loro valore, era LIBERO MERCATO

Quando gli oligarchi finanziavano la rielezione di Eltsin, era DEMOCRAZIA

Quando televisioni e giornali controllati dai grandi gruppi economici si schieravano dalla stessa parte, era PLURALISMO

Quando Washington spingeva per sostenere economicamente Eltsin alla vigilia del voto, era naturalmente soltanto AIUTO ALLA RUSSIA

Meraviglioso questo vocabolario occidentale

Poi arrivò Putin

E Putin non «cacciò gli ebrei»

Questa sarebbe una semplificazione

Fece qualcosa di molto più rilevante politicamente:

RIDUSSE IL POTERE AUTONOMO DEGLI OLIGARCHI SULLO STATO

Il messaggio fu sostanzialmente:

potete continuare a essere ricchi

Ma NON POTETE PIÙ DECIDERE CHI COMANDA AL CREMLINO

Berezovsky entrò in rotta di collisione con il nuovo potere e lasciò la Russia

Gusinsky finì all’estero

Khodorkovsky venne arrestato

Yukos fu smantellata

Altri oligarchi rimasero miliardari, purché riconoscessero che sopra il loro patrimonio esisteva nuovamente LO STATO RUSSO

E questo è il vero punto

Putin non sostituì il capitalismo con il socialismo

Non abolì gli oligarchi

Non combatté una religione

CAMBIÒ IL RAPPORTO DI FORZA FRA DENARO E POTERE POLITICO

Nella Russia di Eltsin alcuni miliardari potevano condizionare il Cremlino

Nella Russia di Putin dovevano essere i miliardari a fare i conti con il Cremlino

Una differenza piccolissima

Talmente piccola che da quel momento, guarda caso, la Russia cominciò a diventare sempre meno simpatica

Perché la Russia degli anni Novanta era perfetta

DEBOLE
INDEBITATA
PRIVATIZZATA
PERMEABILE
DIPENDENTE

E con una classe dirigente convinta che per essere accettata dell’occidente bastasse vendere abbastanza patrimonio nazionale e chiamarlo «riforma»

Quella Russia sì che piaceva

Quella sì che era «democratica»

Poi Mosca cominciò nuovamente a pretendere di decidere da sola che cosa fare del proprio Stato, delle proprie industrie e della propria politica estera

E improvvisamente iniziarono le lezioni quotidiane sulla democrazia

DEV’ESSERE STATA UNA PURA COINCIDENZA

Quindi diciamolo senza falsificare nulla:

molti dei potentissimi oligarchi che dominarono la Russia di Eltsin erano di origine ebraica

È vero

Putin spezzò il potere politico di un’oligarchia che aveva approfittato della gigantesca svendita degli anni Novanta

Ed è una storia molto più grave della favoletta etnica

Perché quella svendita non avvenne contro la volontà dell’occidente

Avvenne mentre Washington sosteneva politicamente Eltsin e applaudiva quelle “riforme”

E forse è proprio questo il particolare che oggi sarebbe meglio dimenticare

ANCHE PERCHÉ IN UCRAINA LA STORIA HA PRESO UNA PIEGA TOTALMENTE DIVERSA… MA DI QUESTO PARLEREMO UN’ALTRA VOLTA

📚 FONTI: Fondo Monetario Internazionale; Washington Post; Treccani; Yuri Slezkine, The Jewish Century; Cambridge University Press