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[12/08/2026 17:52] Maurizio Blondet: SUCCESSI ECONOMICI?
Sta girando come una trottola un post che mostra come l’Italia sia oggi la quarta “potenza esportatrice” al mondo.
Export 2025: 643 miliardi di euro, quarti dietro Cina, USA e Germania. Surplus commerciale: +50,7 miliardi.
Frotte di amici di Giorgia si spellano le mani per spiegare che, vedete, il declino è storia vecchia, “la nave va”.
Ora, qualcuno si potrebbe chiedere come mai a questo trionfo faccia riscontro una crescita 2025 dello 0,5%, confermata per il 2026.
Un interessante confronto è che per le prime 3 posizioni la Cina è cresciuta del 5% , gli USA del 2,1%, mentre la Germania ha fatto persino peggio di noi (+ 0,2%).
Ora, non è che ci compiacciamo del declino, giuro.
Sarei il primo a felicitarmi se questo fosse il segno di una reale inversione di tendenza.
Purtroppo è la solita pubblicità ingannevole.
Ovviamente una valutazione isolata dell’export non è un indice della salute economica di un paese.
Anche laddove fosse abbinata ad una grande crescita del PIL, da sola sarebbe una soluzione mercantilista che è fragile e di breve respiro (basta qualunque turbativa dei traffici (pandemie, guerre, dazi protezionistici – cito a caso) e il collasso è immediato.
Se però la crescita dell’export fosse abbinata ad una crescita dei salari e dunque del mercato interno, sarebbe comunque una buona notizia.
Ma così non è. Il mercato interno italiano è morto, i salari sono gli unici diminuiti negli ultimi vent’anni in Europa (e proprio questo facilita le esportazioni.)
A ciò si deve aggiungere che parlare di esportazioni italiane non vuol dire ancora quasi niente (e, se è per questo, neanche parlare di crescita del Prodotto Interno Lordo).
Infatti ciò che viene registrato è l’esportazione di merci prodotte in Italia, ma spesso la proprietà delle industrie produttrici è estera, francese, tedesca, olandese, ecc. Di conseguenza gli introiti della vendita all’estero rappresentano un beneficio in termini di profitto soprattutto per proprietari collocati fuori d’Italia. (Questo è quanto succede in molti paesi del Terzo Mondo, dove a fronte di crescite bandanzose del PIL, la ricchezza interna non cresce.)
Andrea Zhok
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