La disavventura di un povero cristiano

 

Roberto Pecchioli
L’avventura di un povero cristiano è un libro di Ignazio Silone che rievoca la vicenda
umana e spirituale di Pietro di Morrone, l’ anziano eremita della Maiella eletto papa nel
1294 dopo un conclave turbolento segnato dai conflitti tra i cardinali. Il povero Pietro,
divenuto Celestino V, atterrito dall’ambiente in cui si trovò catapultato, dagli intrighi della
corte vaticana così lontana dalla fede, tornò presto alla sua montagna, facendo quello che
Dante – scaraventando ingenerosamente il sant’uomo all’inferno -chiamò “il gran rifiuto”.
Più modestamente, la disavventura di un povero cristiano tocca ogni dì a chi osserva la vita
della chiesa con lo sgomento, l’incomprensione e il dolore dell’orfano.
Spesso gli alcolisti attribuiscono la sbronza all’ultimo bicchiere. Capita così anche allo
scrivano : l’ultima goccia fa traboccare il vaso. Dopo innumerevoli segnali che hanno ferito
la coscienza, dopo avere visto in processione l’idolo amazzonico Pachamama, affidata la
dottrina cattolica al cardinale Fernàndez teologo dell’orgasmo, dopo altri strappi che
rammentiamo uno a uno, gli ultimi ci hanno davvero indignato. Per monsignor Staglianò-
presidente della Pontificia Accademia di Teologia- il modello è Imagine, la canzone di
John Lennon atea e nichilista (Immagina che non ci sia il paradiso: è facile se ci provi; e
nessun inferno sotto di noi). Secondo il vescovo palermitano Corrado Lorefice
l’opposizione all’immigrazione è una “peste” ; chi la sostiene “non è cristiano”.
Adesso impazza il vescovo di Ascoli Gianpiero Palmieri, anfitrione della “pastasciutta
antifascista” ospitata dalla diocesi dopo l’iniziale diniego di buon senso di un parroco di
origine africana, accusato dal suo superiore di non conoscere la storia d’Italia. Il commento
di Palmieri – monsignore ma non troppo- è che l’antifascismo è il DNA della nazione
italiana, mentre “Dio, patria e famiglia sono incompatibili con il Vangelo”. Teologia
negativa: dichiarare Dio incompatibile con il Vangelo è troppo grossa. Sarà un lapsus nella
foga della passione politica, ma è una voce dal sen sfuggita a chi ha smarrito il senso
comune. Inoltre Gesù mai si è scagliato contro le patrie terrene e il culto per la sacra
famiglia attraversa i millenni.
Aveva ragione Augusto Del Noce: i cattolici progressisti sono più vicini ai progressisti non
cattolici che ai cattolici non progressisti. Il terribile sfondone su Dio incompatibile con il
Vangelo (Gesù non è più Dio, seconda persona della Trinità?) si affianca a una
falsificazione storica: l’Italia non nasce dall’ antifascismo, né dal fascismo o dal
risorgimento. E’ una nazione antica dotata di una cultura, di una lingua e di una religione
comune, quella che Palmieri dovrebbe difendere e diffondere. Il culto idolatrico della
costituzione – e di qualunque legge umana- non è cristiano. Vale (poco) nella polemica
politica, non nelle parole di un vescovo. Saremmo contro Palmieri anche se avesse ospitato
la pastasciutta anticomunista o antiprogressista. Non è affar suo; ha il compito è
annunciare la parola di Dio , confermare nella fede i credenti, possibilmente convertire chi
ignora o rifiuta Gesù. Non crediamo che uno solo dei buongustai presenti alla pastasciutta
antifascista si sia convertito o confermato nella fede . Cattolica, non costituzionale, anti o
pro qualsiasi ideologia.

Non pretendiamo che Palmieri- non riusciamo a chiamarlo monsignore – abbia opinioni
politiche simili alle nostre, ma vorremmo che adempisse anzitutto al dovere pastorale di
trasmissione della fede che guarda dell’eterno, al destino finale della creatura umana e non
si attarda nelle idee contingenti di un tempo o di un luogo. Le chiese vuote, le vocazioni che
mancano, l’indifferenza verso la proposta cristiana dovrebbero far riflettere porporati,
prelati e parroci, non accelerare il vano inseguimento delle idee dominanti, materialiste e
irreligiose.
La pastasciutta antifascista non è l’unica performance di Palmieri. Nella bella città picena,
sotto l’egida della diocesi, si tiene la presentazione del libro Quanta bellezza ! Mamme e
papà di persone LGBTQ+ si raccontano. Tra le associazioni presenti spiccano il logo
arcobaleno del Gay Pride e quello del gruppo La tenda di Gionata, anch’esso arcobaleno,
con la dicitura LGBTQ+ cristiani. Spicca l’entusiastico punto esclamativo, la gioiosa – o
gaia- interiezione positiva del titolo del libro. I genitori hanno non il diritto ma il dovere di
amare ogni figlio, indipendentemente dall’ “orientamento sessuale”, ma quale sarebbe la
bellezza della loro condizione ? Rispettare le scelte non significa condividerle, se contrarie
alla dottrina della legge naturale. L’ evento è ospitato nella parrocchia di San Pio X, un’
offesa al papa che fece della lotta al modernismo nascente il filo conduttore del suo
magistero. Quanto alla tenda di Gionata, evoca l’amico di Davide, re d’Israele, autore di
molti Salmi. Il loro rapporto, suggerisce il nome dell’associazione, sarebbe stato di natura
omoerotica. In quale passo della Bibbia è scritto ? Che ne pensano i “fratelli maggiori”, la
stirpe di Davide ?
Il povero cristiano è confuso, accerchiato. Se questa è la chiesa e quelli i suoi pastori più
eminenti, si chiama fuori, ma il dilemma è lacerante. Non possiamo costruirci una chiesa a
nostra misura, ma neppure accettare un neo cattolicesimo simile alla mitica nave di Teseo.
Dopo che erano state cambiate la chiglia, le vele, i ponti, era ancora la stessa nave, si
domandava sagace lo spirito greco ? E la chiesa ? La coscienza non risolve il conflitto,
neppure nel solco delle riflessioni di San John Newman. La mia coscienza è retta, ben
orientata, o è prigioniera di pregiudizi, false credenze, dogmatismi ? Ecco la colpa della neo
Chiesa: allontana i figli del tempo ma respinge anche i fedeli, stretti tra le convinzioni più
radicate e l’istituzione fondata sul primato petrino e sul principio nulla salus extra
ecclesiam, non vi è salvezza fuori dalla chiesa.
Il dilemma, che per il credente ha una drammaticità incomprensibile all’indifferente o
all’ateo è: quella di oggi è ancora la chiesa di Cristo? L’ enigma della nave di Teseo. Il
povero cristiano non sa rispondere ed è la sofferenza maggiore. In termini umani è
semplice: si deve seguire la via indicata dalla coscienza. In termini religiosi non è così.
Restiamo sulla porta, un piede fuori e l’altro dentro, maledicendo i pastori che gettano tra i
lupi. La chiesa chiede scusa e perdono a tutti per ciò che ha fatto, detto e insegnato per
secoli. Ma chi garantisce che oggi abbia ragione e ieri avesse torto ? Rinchiusa nel presente,
la chiesa della cancellazione simil woke che cosa penserà, dirà, farà domani ? Domande,
solo domande, dubbi, coscienze spezzate. E pastasciutte politicizzate, Pachamama, Gionata
LGBTQ+, costituzione parificata alla Parola, attiva collaborazione alla fine della Patria. Le
magnifiche sorti e progressive della chiesa deserta.