Mi dichiaro antifascista !

 

Roberto Pecchioli
Mi dichiaro antifascista. Che sollievo. Ringrazio il sindaco di Verona, l’ex calciatore
Damiano Tommasi assai Democratico ( con e senza maiuscola) per averla pensata giusta:
ha deciso che per ottenere un passo carraio nella città di Giulietta, oltre alla tassa relativa, i
richiedenti firmino una dichiarazione di antifascismo. Pur non abitando a Verona e non
avendo necessità di un passo carrabile, intendo presentare e sottoscrivere l’istanza.
Finalmente sarò al riparo da attacchi, sospetti, maldicenze. La mia città, Genova, ha
anticipato da anni il primo cittadino scaligero, pretendendo, per le associazioni che
utilizzano spazi civici per eventi ed attività, analoga autocertificazione con una mano sul
cuore e l’altra sul portafogli. Orgoglio della Superba, perbacco.
L’antifascismo è oggi un concetto vuoto, simile a chi si dichiarasse pro o contro Napoleone
Bonaparte. Tutto ciò che non piace alla gente che si piace è ipso facto chiamato fascismo,
categoria eterna del Male. Dunque il bene è antifascista: è la proprietà transitiva, parola di
Aristotele. Non conta alcuna riflessione sul fascismo storico, sulla sua inesistenza nel
presente e qualunque altra obiezione. Se lorsignori assicurano che ogni male è
automaticamente fascista, bisogna schierarsi dalla parte del bene. A che serve ricordare
che l’obbligo di antifascismo non è previsto da alcuna legge? Tanto vale, a Verona e altrove,
per il passo carrabile, l’uso di spazi civici o altro, firmare quello che fa piacere al potere. E’
un po’ come l’ autorizzazione all’uso dei dati personali che firmiamo in calce ai moduli più
svariati o l’accettazione dei cookies per accedere a un sito web. Sono le nuove frontiere
obbligate, le dogane immateriali postmoderne. Una in più non potrà farci più male di altre
innumerevoli imposizioni quotidiane.
Per di più, dichiararsi antifascisti ci permette di entrare nella buona società e diventare
cittadini modello della democrazia. Una bella comodità: libera dal peso di elaborate
premesse, consente perfino di assumere posizioni non del tutto ortodosse. E’ un ombrello
protettivo, un lasciapassare universale . Dal momento della firma – anche in formato
elettronico- riacquistiamo la nostra libertà, conculcata dall’ombra del sospetto di essere,
Dio non voglia, loschi figuri No–Antifa. Propongo che all’atto della sottoscrizione venga
fornita una spilletta, una “cimice” da esibire sul risvolto degli abiti, giusto per togliere ogni
dubbio e tranquillizzare l’OVRA ( Opera Volontaria Repressione Anti-antifascista) .
Sbrigata la pratica burocratica e dichiaratomi antifascista, posso finalmente dire ciò che è
pericoloso senza il prezioso certificato. Ad esempio che l’esclusione di Erri De Luca da un
festival letterario per le sue posizioni filo sioniste a stretto rigore è un atto fascista , giacché
punisce la libertà di pensiero e parola, discriminando su base ideologica ( articoli 3 e 21
della benemerita costituzione antifascista). De Luca mi è cordialmente antipatico, sono
contrarissimo alle sue idee su Gaza e Israele, ma difendo il suo diritto ad esprimerle.
Forse ha smarrito il certificato Antifà, che permette di dire tutto ciò che si vuole,
naturalmente entro il perimetro “anti”. Abilita perfino a comportarsi come gli esecrati
nemici, chiudere la bocca all’avversario, negargli agibilità politica e dignità personale in
quanto fascista a giudizio insindacabile del collettivo antifà, riunito in seduta permanente
nelle redazioni, nelle università, negli uffici pubblici, nelle piazze. L’antifascismo è il

patentino universale, la chiave che apre tutte le porte. Meglio ancora: è il green pass del
buon cittadino. O ce l’hai e campi tranquillo o sei un reprobo e un nemico del popolo.
Meglio non rischiare. Ricordate la tessera del partito nazionale fascista ? Bisognava averla
o erano guai. Ai suoi tempi Leo Longanesi avvertiva che in Italia esistono due tipi di
fascisti: quelli propriamente detti e gli antifascisti. Forse davvero il morto regime e il
famigerato ventennio sono il ritratto di famiglia del nostro popolo, come afferma la cultura
liberal. Dunque va estirpata ogni traccia del Male Assoluto ( parola di Gianfranco Fini che
se ne intende) e pretesa la dichiarazione di antifascismo.
Per lenire il fastidio dei riottosi, un argomento a favore del green pass Antifà è la sua
estensione: se tutti siamo antifascisti, nessuno è fascista e entrambi i termini vengono
destituiti di significato e consegnati agli storici, se non agli archeologi. Inoltre, se la
dichiarazione diventa un obbligo, il dazio da pagare alla dogana democratica, è
ampiamente giustificato moralmente chi firma controvoglia. Non accettiamo forse senza
leggerle o capirle clausole contrattuali capestro con le banche, le assicurazioni, i fornitori di
servizi? Consentiamo senza fiatare che i nostri dati personali siano compravenduti e
l’invasione nella nostra navigazione in rete ci sia negata senza l’Ok preventivo. Dai,
firmiamo lo stampato e tiriamo avanti. Teniamo famiglia, dobbiamo vivere e lavorare,
magari ci serve il passo carraio. Tanto, il potere, di qualunque ideologia si travesta, è
sempre contro di noi, pretende obbedienza e sottomissione. Magari con il green pass in
bella vista potremo assentarci alle manifestazioni del 25 aprile, fingere di non ricordare le
parole di Bella Ciao, cambiare canale all’omelia di fine anno del presidente. Saremo (più o
meno ) liberi di dire quel che ci aggrada, al riparo dell’ombrello arcobaleno Antifà. Suvvia,
facciamo contento il sindaco Tommasi, i suoi democratici seguaci e l’ANPI. Il potere di ieri
chiedeva – più spesso imponeva- obbedienza e sottomissione. Quello di oggi in più
pretende l’applauso, l’adesione convinta e in forma scritta. Ne ha diritto: è l’Impero del
Bene. Antifascista, naturalmente.