Matteo D’Amico: La rivoluzione nella Chiesa continua

Osservazioni sulla gravità della nomina, in perfetto stile bergogliano, della prima donna-Prefetto di Dicastero pontificio laica

Vitis Vera. giu 04, 2026

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(Vitis Vera, articolo di Matteo D’Amico) Come noto il Papa ha nominato dal novembre 2026 una donna, Maria Montserrat Alvarado, una quarantenne (classe 1986) messicana che ha compiuto gli studi universitari negli Stati Uniti e che dal 2008 ha la cittadinanza americana, Prefetto del Dicastero della Comunicazione Vaticana, organismo che controlla Vatican News, Radio VaticanaL’Osservatore Romano e, in poche parole, l’intero apparato comunicativo della Santa Sede. E’ interessante notare che dal 2009 al 2023 la Alvarado ha lavorato presso il Becket Fund for Religious Liberty, un ente senza scopo di lucro che organizza cause legali (in particolare presso la Corte Suprema) a favore della libertà religiosa, sulla base di una visione ecumenista radicale. Ecco come questo importante organismo definisce la sua missione sul suo sito ufficiale:

Becket è un istituto legale ed educativo senza scopo di lucro, di pubblica utilità, la cui missione è proteggere la libera espressione di tutte le fedi. Becket esiste per difendere un principio semplice ma spesso trascurato: poiché l’impulso religioso è naturale per gli esseri umani, l’espressione religiosa è naturale per la cultura umana. Promuoviamo questo principio in tre ambiti: i tribunali, il tribunale dell’opinione pubblica e il mondo accademico, sia negli Stati Uniti che all’estero.

Noi di Becket amiamo dire di aver difeso i diritti religiosi di persone di ogni credo, dagli anglicani agli zoroastriani. I nostri sostenitori rappresentano una miriade di religioni, ma tutti condividono la nostra visione comune di un mondo in cui la libertà religiosa sia rispettata come un diritto umano fondamentale che tutti hanno il diritto di godere ed esercitare”. (grassetto nostro).

Difficile trovare definizioni più moderniste, come impianto teologico, di quella appena citata. Ecco il clima culturale in cui è cresciuta la Alvarado.

Vi sono però anche altre osservazioni da fare: è la prima donna non consacrata nominata Prefetto di un Dicastero vaticano. Se è già uno scandalo una donna Prefetto, lo è a maggior ragione una donna laica. Vi sono anche fondati timori che teologicamente non sia sostenibile, né sia legittimo in termini canonistici, avere una donna (consacrata o meno) a guidare come capo Dicastero vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose. Potremmo avere cardinali e vescovi sottoposti a una donna laica di quarant’anni e che devono prendere ordini e direttive da lei: è una scena oggettivamente abominevole e totalmente contro la Tradizione della Chiesa.

Va poi osservato che è semplicemente ridicolo pensare che in tutta la Chiesa Cattolica, con le sue centinaia di migliaia di sacerdoti, di religiosi, di laici uomini impegnati nel mondo della comunicazione non ci fosse una scelta alternativa. Scegliere una donna è evidente che risponde a una precisa scelta ideologica fatta da Prevost, che dimostra di assecondare il mondo, che ulula sempre più ferocemente per avere le “donne-diacono” e le “donne sacerdote”. La scelta è in perfetta linea con la strategia di Bergoglio e la sua ridicola esaltazione del mondo femminile, le sue aperture a ruoli ecclesiali rilevanti per loro. Prevost sta ormai rivelandosi come un Bergoglio gentile, dal volto umano, mellifluo e rassicurante, che dovrebbe con la sua eleganza e moderazione penetrare e sedurre anche il mondo conservatore (e, forse, tradizionalista). Ma dietro le apparenze di “carabiniere buono” sta confermando il modernismo radicale del suo predecessore; sembra quasi smentire il motto che descrive il processo rivoluzionario: “due passi avanti, un passo indietro”. Qui i passi si fanno solo avanti.

Come Prefetto sarà un primo livello del Papa e ciò significa incontri frequenti, se non quotidiani, con Prevost. La cosa è sicuramente contro la prudenza che dovrebbe ispirare ogni scelta del Papa. Per molti secoli è stato uso che nessuna donna sedesse mai al desco papale, e ora abbiamo una giovane e piacente messicana che potrebbe incontrare quotidianamente e anche in modo informale il Papa: la cosa non potrà che contribuire a distruggere il poco che ancora resta dell’alone di sacralità che dovrebbe sempre avvolgere il Sommo Pontefice.

Va poi osservato che il padre della Alvarado è stato console messicano a Miami, in Florida, dunque un alto diplomatico inviato nel paese più importante del mondo. Faccio notare questo particolare perché forse non tutti sanno che il Messico è un paese fra i più infiltrati dalla Massoneria (sia gli “eroi” delle guerre di indipendenza ottocentesche, sia i capi di stato di inizio Novecento che gestirono la guerra di sterminio contro i Cristeros erano in gran parte massoni, strettamente legati agli Stati Uniti e spesso anche alle logge americane) , fra tutti quelli sudamericani. Non abbiamo prove che il padre della Alvarado sia stato massone, ma se emergesse che lo era stato, la cosa non ci stupirebbe, anche perché incarichi così elevati in campo diplomatico in genere non vengono dati per semplici meriti professionali.

Infine la foto che postiamo a inizio articolo è inquietante, perché si nota che il Papa e la Alvarado si danno la mano (cosa che il Papa potrebbe e dovrebbe evitare, limitandosi a porgere l’anello da baciare) ma la dottoressa messicana-americana appoggia la sua mano sinistra sopra quella del Papa, in una sorta di slancio del cuore, mentre lo fissa sorridendo negli occhi senza alcuna soggezione (e senza il velo nero che sarebbe prassi anche per le regine). Stringere nelle proprie le mani dell’interlocutore già facemmo notare che in termini di pragmatica della comunicazione è gesto che tende a stabilire un rapporto di potere sull’interlocutore. La Alvarado forse non lo sa o non lo vuole, ma col suo gesto sta dicendo: qui adesso comando io.

In un’altra foto la Alvarado sembra (la foto non permette un giudizio definitivo) cingere con il braccio sinistro la vita (o la schiena) del Papa, un gesto semplicemente folle e fuori da ogni protocollo. Meno grave, anche se assurdo allo stesso modo, sarebbe stato il contrario, perché anche in questo caso sembra che la Alvarado dica all’osservatore: “Sono io che proteggo e guido il Papa, non il contrario”. La Alvarado poi non è composta: l’ufficialità della foto esigeva che tenesse le mani giunte in basso, che evitasse ogni contatto, anche accidentale con il Papa e che avesse un sorriso meno aperto e più elegante, più nobile e sfumato, meno goffamente esplicito. Auguri ai cardinali e ai vescovi (e al Papa) che dovranno prendere ordini da questa simpatica giovane donna che contribuirà senz’altro a risollevare le sorti della Chiesa nel tempo guasto e devastato della sua lenta Apocalisse.