La caduta del governo rumeno, con 281 voti a favore contro 4, una crisi/terremoto per NATO e UE. Il futuro delle basi antirusse?

La caduta del governo Bolojan il 5 maggio 2026, con una mozione di sfiducia passata da 281 voti a favore contro solo 4, ha aperto una crisi politica importante in un paese strategico per la NATO, che ospita basi militari chiave sul Mar Nero. Potrebbe essere l’inizio della caduta a domino di UE e Nato. 

—-—- Il link all’intervista (un anno fa) di George Simion : “Amici italiani, aiutateci a salvare la democrazia in Romania!” <

 

Le interferenze di Bruxelles e Von der Leyen

Nel 2024 Călin Georgescu vinse a sorpresa il primo turno delle presidenziali. La Corte Costituzionale annullò poi l’intero turno, citando falsamente e ridicolmente “ingerenze russe su TikTok”.

Ursula von der Leyen aprì un’indagine formale contro TikTok ai sensi del Digital Services Act, dichiarando che le democrazie vanno protette dall’ingerenza straniera.

Critici, tra cui il vicepresidente americano JD Vance, hanno visto in questo un annullamento e falsificazione del risultato elettorale sotto forti pressioni europee.

Georgescu e George Simion parlarono apertamente di interferenza esterna da parte di Bruxelles e di alcuni paesi occidentali per impedire una vittoria di un candidato critico verso il sostegno illimitato all’Ucraina.

La posizione del partito conservatore pro-sovranità nazionale AUR 

George Simion e l’AUR hanno sempre sostenuto che la Romania deve mettere al primo posto i propri interessi nazionali. Simion ha dichiarato chiaramente: «È una guerra russa contro l’Ucraina, contro tutti i trattati internazionali», ma ha aggiunto che la soluzione è «un cessate il fuoco e negoziati di pace» e che «l’escalation non è la risposta».

Ha ripetuto più volte che la Romania non deve inviare armi e deve seguire gli interessi del popolo romeno, non quelli di altri paesi. Ha anche condizionato il sostegno all’Ucraina al rispetto dei diritti della minoranza romena in Ucraina.

Cosa potrebbe cambiare adesso 

La Romania è uno dei paesi più esposti al conflitto, con basi NATO importanti e una posizione geografica strategica. Finora i governi pro-UE hanno mantenuto un sostegno saldo all’Ucraina e all’invio di aiuti. Con la caduta di Bolojan, il partito conservatore pro-sovranità nazionale AUR ha dimostrato di poter influenzare fortemente il Parlamento. Se nelle trattative per il nuovo governo AUR riuscirà a imporre le sue condizioni — o anche solo a guadagnare più peso — potrebbe spostare la Romania verso una linea più cauta: stop all’invio di armi, spinta per un negoziato di pace e priorità assoluta alla sicurezza e agli interessi nazionali romeni.

In un contesto europeo in cui Francia, Gran Bretagna e Germania spingono per continuare il sostegno militare e la guerra, mentre altri paesi guardano con favore a una soluzione negoziata, una Romania più assertiva sulla propria sovranità potrebbe davvero far pendere la bilancia verso la de-escalation e la pace, invece che verso un prolungamento indefinito del conflitto.

La situazione è ancora fluida: il presidente formale (conseguenza diretta di interferenze straniere) Nicușor Dan dovrà gestire le consultazioni per formare un nuovo governo.

Addendum 1 –

Ecco la dichiarazione di George Simion subito dopo la caduta del governo Bolojan, pubblicata sui social: «Il governo Bolojan è stato appena destituito dal Parlamento della Romania. Si è messo fine ai dieci mesi in cui i cosiddetti pro-europei non hanno portato altro che: tasse, guerra e povertà. Oggi la voce del popolo romeno è stata ascoltata. È tempo di riconciliazione nazionale!»

Addendum 2 – 

Le basi NATO, le dichiarazioni chiave di JD Vance, Călin Georgescu e George Simion e il ruolo della Romania nella crisi ucraina 

La Romania ospita già diverse installazioni NATO e americane importanti, ma il progetto più significativo è l’espansione della base aerea di Mihail Kogălniceanu , vicino a Costanza sul Mar Nero.

I lavori, avviati da anni, prevedono un investimento di circa 2,5-2,7 miliardi di euro per trasformarla nella più grande base NATO d’Europa: quasi 3.000 ettari, un perimetro di 30 chilometri, capacità di ospitare fino a 10.000 soldati e le loro famiglie, con infrastrutture complete. La sua posizione strategica la rende un hub logistico e operativo fondamentale per qualsiasi scenario sul Mar Nero o in sostegno alla guerra e all’Ucraina.

Ci sono anche contingenti francesi presenti nella zona, con Macron che ha visitato i soldati francesi schierati lì. Per Călin Georgescu queste basi rappresentano un pericolo concreto: ha più volte affermato che la base di Mihail Kogălniceanu potrebbe essere usata come porta d’ingresso per un conflitto diretto con la Russia, trasformando la Romania in un bersaglio primario.

George Simion, leader del partito conservatore pro-sovranità nazionale AUR, ha una posizione più articolata.

Ha sempre messo al primo posto gli interessi nazionali romeni. Ha detto chiaramente: > «L’ho detto più volte. La soluzione è il cessate il fuoco e il negoziato di pace, la de-escalation del conflitto e dobbiamo seguire gli interessi della nazione romena, non di altre nazioni.» E ancora: > «Non aiuterò l’Ucraina finché non riuscirà a rispettare il diritto dei romeni che vivono nel territorio sovrano dell’Ucraina.»

Il vicepresidente americano JD Vance aveva denunciato duramente nel febbraio 2025 a Monaco l’annullamento delle elezioni del 2024 proprio per questo contesto: > «Romania straight up canceled the results of a presidential election based on the flimsy suspicions of an intelligence agency and enormous pressure from its continental neighbors.» [La Romania ha annullato senza mezzi termini i risultati di un’elezione presidenziale, basandosi su sospetti inconsistenti di un’agenzia di intelligence e su un’enorme pressione esercitata dai suoi vicini continentali.]

In un’intervista a una televisione italiana durante la campagna elettorale, George Simion si è rivolto direttamente agli italiani con queste parole: > «Amici italiani, aiutateci a salvare la democrazia in Romania!» Con la caduta del governo Bolojan e un possibile maggiore peso dell’AUR nelle trattative per il nuovo esecutivo, la Romania potrebbe diventare un attore più deciso e sovranista, spostando l’equilibrio europeo verso chi spinge per una soluzione negoziata piuttosto che per un sostegno militare indefinito all’Ucraina.