Famiglia del bosco . 200 pagine per una relazione insensata con palese FALSO IDEOLOGICO  Da Luigi il 2026-05-01 11:12 Dettagli Intestazioni Testo semplice

IL CASO TREVALLION: ANATOMIA DI UN ABUSO DI POTERE TRA FANTASIE, FALSI E INQUISIZIONE MODERNA

Le 200 pagine della relazione firmata dalla dottoressa Simona Ceccoli non sono un documento scientifico, ma un manifesto di persecuzione ideologica. In questo testo, dove la parola “rigidità” viene usata come una clava per 57 volte, si consuma il tentativo di distruggere una famiglia sana per sostituirla con un modello omologato di Stato. Nulla deve essere escluso dall’analisi di questo abominio giuridico.

1. Il paradosso delle competenze: una geriatra per giudicare i bambini

Il primo dato agghiacciante riguarda la professionalità della “esperta” incaricata dal Tribunale. La dottoressa Ceccoli risulterebbe avere un curriculum focalizzato principalmente sulla terza età e sugli anziani.

Questa mancanza di basi settoriali spiega il ricorso a interpretazioni astratte e la totale incapacità di leggere i bisogni reali dell’infanzia, trattando i bambini come oggetti da “resettare” invece che come persone da proteggere.

Non bastava una perita esperta in geriatria per giudicare dei bambini; la dottoressa Ceccoli si è avvalsa di un’ausiliaria, Valentina Garrapetta, che ancor prima di incontrare i genitori li aveva già condannati via social, definendo ‘sante parole’ gli insulti rivolti alla famiglia.

Il fatto che il Tribunale abbia rifiutato di rimuoverla, nonostante l’evidente pregiudizio, trasforma questa perizia in una farsa. Siamo davanti a un ‘metodo’ dove l’odio personale e l’inesperienza professionale vengono spacciati per valutazione clinica, con l’unico scopo di confermare il sequestro dei minori


Quando una perita con un background da geriatra si affida a un’ausiliaria che vomita odio e pregiudizio sui social contro la stessa famiglia che deve giudicare, non siamo più davanti a un errore professionale: siamo davanti a un collasso etico e giuridico.

Come possibile affidare il destino di tre minori a chi non ha competenza specifica e a chi ha violato il codice deontologico? significa trasformare la giustizia in una persecuzione privata.

2. Il palese Falso Ideologico: la verità calpestata (Art. 479 C.P.)

Siamo di fronte a un sistematico falso ideologico per omissione e alterazione. La dottoressa ha ignorato deliberatamente fatti oggettivi e documentati per far prevalere le proprie “fantasie”:

Referti medici ASL: Ha ignorato che i medici che seguono i bambini da anni ne attestano la perfetta salute fisica e psichica.

Successo Educativo: Ha omesso che i bambini erano perfettamente scolarizzati, socievoli e integrati, descrivendoli invece come “eremiti”.


Testimonianze: Ha scartato le voci di vicini, insegnanti e amici, preferendo basarsi sul “Garrapetta Style”: un metodo che usa disegni di alberi e cavalli per inventare patologie inesistenti.

Alterare la realtà per indurre il Giudice in errore è un reato.

3. L’aberrazione dei”Genitori-Coetanei”: un insulto alla biologia

Sostenere che i bambini percepiscano Nathan e Catherine come “coetanei” e non come genitori è una forma di violenza psicologica. I bambini che cercano il contatto e chiedono di tornare a casa dimostrano un attaccamento biologico e gerarchico che nessuna perizia può cancellare.

Definire i genitori “coetanei” è un artificio dialettico per delegittimarne il ruolo educativo.

4. Lo “Sfratto Ideologico” e l’Illegalità del Trasloco Forzato

La richiesta di abbandonare la propria casa nel bosco per trasferirsi in un alloggio comunale è totalmente antigiuridica.

Violazione dell’Art. 14 Cost.: Il domicilio è inviolabile. Lo Stato non può imporre dove vivere come prova di “adeguatezza”.

Violazione dell’Art. 8 CEDU: L’allontanamento è lecito solo per pericoli reali, non per stili di vita. Imporre un trasloco è un ricatto istituzionale che viola la libertà di scelta del cittadino.


5. La guerra ai legami e alla memoria:
La perizia tenta un’operazione di manipolazione psicologica: definisce i racconti della madre sulla propria vita come “costruzioni non spontanee”, tentando di invalidare il passato dei genitori.

Viene inoltre punita la loro libertà di cura (Art. 32 Cost.): scegliere un approccio naturale alla salute non è una colpa. Punire la dignità di chi non si “piega” ai Servizi Sociali chiamandola “rigidità” è un atto di bullismo burocratico.

6. La Cancellazione del Padre e della Libertà Educativa (Art. 30 e 33 Cost.)

Nathan viene descritto come “dipendente” dalla moglie solo perché condivide con lei una visione di vita. Si vuole distruggere l’unità della coppia per indebolire la famiglia. La libertà di istruire i figli secondo i propri valori è un diritto costituzionale che la dottoressa Ceccoli ha deciso arbitrariamente di trasformare in un capo d’accusa.


7.L’Inquisizione nell’alcova: che c’entra la vita sessuale di Nathan e Catherine?

Uno dei punti più bassi e degradanti della perizia è l’intrusione nella sfera più intima della coppia. Come denunciato con forza dal giornalista Luca Telese, la dottoressa Ceccoli e la sua ausiliaria si sono spinte a porre domande sulla vita sessuale dei genitori, arrivando a indagare dettagli privati che non hanno alcuna attinenza con la capacità di crescere, amare e proteggere dei figli. Questo non è “monitoraggio dei minori”, questo è voyeurismo istituzionale.

Irrilevanza Giuridica: Non esiste alcuna correlazione scientifica provata tra le abitudini sessuali di una coppia consenziente e la loro capacità di preparare la colazione ai figli, aiutarli nei compiti o amarli.

Usare l’intimità di due adulti come parametro di giudizio è un atto violento che calpesta il diritto alla privacy e la dignità umana.

CONCLUSIONE: IL 15 MAGGIO SI PROCESSA LA GIUSTIZIA

Le “fantasie” di questa perizia sono giuridicamente nulle. Non si possono sottrarre figli a genitori sani perché non sono “conformi” ai gusti di un perito.

Chiediamo che la Corte d’Appello dell’Aquila restituisca ai minori il loro diritto fondamentale: essere ascoltati. Se un bambino chiede di tornare a casa, significa che in quella casa è al sicuro. Tutto il resto sono pagine di inchiostro sprecate per coprire un errore che grida vendetta davanti alla coscienza civile e alle leggi dello Stato.

 

Maria Rosa Tavola

———————————————————— 

Sapete l’ultima sulla cosiddetta “famiglia nel bosco”?
È arrivata la perizia psichiatrica che, ancora una volta, sconsiglia il rientro dei bambini con i genitori.
Fin qui nulla di nuovo: la solita litania. Mancata socializzazione, schemi non convenzionali, tutte quelle formule che sembrano uscite da uno stampo.
Ma stavolta hanno aggiunto qualcosa che supera il confine del ridicolo.
Tra le motivazioni compare il fatto che questi bambini disegnano solo animali.
Solo animali.
E questo, secondo loro, sarebbe segno di disagio. Di difficoltà. Di distacco sociale.
Ma è davvero un problema?
Guardate i disegni dei figli “addomesticati”: calciatori, sciarpe, stadi, loghi… oggetti.
E lì nessuno si chiede dove stiamo andando.
Io sì che me lo chiederei.
Io nella mia vita ho sempre disegnato solo animali.
A otto anni un mio compagno di banco mi disse: “sei fissato coi gatti”.
Aveva ragione.
E oggi, a 53 anni, i gatti sono 16.
E sono stati il regalo più bello che questa esistenza mi ha fatto.
Quindi mi chiedo: dov’è il problema?
Perché un bambino che disegna animali dovrebbe stare peggio di uno che disegna una PlayStation, una squadra di calcio o un logo?
Davvero vogliamo raccontarci questa storia?
Il punto è che quando entri in certi meccanismi – magistratura, psicologi, assistenti sociali – spesso succede qualcosa di molto semplice e molto pericoloso.
Non si parte dai fatti PER arrivare a una conclusione.
Si parte DA una conclusione.
E poi si costruisce tutto il resto per sostenerla.
È un meccanismo che abbiamo già visto.
Nel caso di Alberto Stasi, dove l’orario del decesso della povera Chiara cambiava ad hoc per incastrarlo coi rari momento in cui Stasi non aveva un alibi. E anche se quella condanna venisse ribaltata, la sua vita è già stata consumata.
Questo dovrebbe bastare a far venire qualche dubbio.
E sì, lo dico chiaramente anche per il caso di Yara Gambirasio.
Sono CERTO che Massimo Bossetti sia in carcere ingiustamente. Che Yara, nella sua vita, non l’abbia mai incontrato.
Queste cose le avevo già scritte in un libro che non ho ancora pubblicato, Il libro nero – il libro che non dovrai mai leggere.
Non è un’uscita di oggi. È un pensiero che porto avanti da tempo. E cercherò di pubblicarlo entro fine maggio.
Perché il punto è sempre lo stesso.
Il sistema.
Funziona così in Italia, e funziona così anche altrove. Il fatto che giudice e pubblico ministero condividano lo stesso percorso, la stessa formazione, è di una gravità enorme. E a voi hanno raccontato che non è così, che sono separati, che tutto è bilanciato.
Non è vero.
Poi sia chiaro: anche le riforma referendaria presentava troppe criticità. Ma allo stesso modo è demenziale difendere la Costituzione come se fosse intoccabile.
Un dogma.
Esattamente come i credenti difendono i loro testi sacri, molti difendono la Costituzione come se fosse perfetta e immutabile.
Ma non funziona così.
In Francia la Costituzione è stata modificata più volte. Sono passati attraverso diverse repubbliche.
Eppure non stiamo parlando di un paese allo sbando.
Stiamo parlando di uno dei cuori storici dell’Europa, della patria degli ideali illuministi.
E allora di cosa stiamo parlando davvero?
Del fatto che vi raccontate che “così com’è va bene”, che il sistema si difende da solo, che il potere viene controllato.
E allora la domanda è semplice.
Se con queste regole il potere non è stato estirpato in cinquant’anni, perché dovrebbero essere perfette?
E perché modificarle dovrebbe essere il problema?
Questa è la contraddizione che nessuno vuole guardare in faccia, mentre esultate per aver salvato una Costituzione di cent’anni fa, peraltro piena di riferimenti fascisti, e continuate ad aggrapparvi a residuati del Novecento — comunismo e fascismo — che andrebbero lasciati dove appartengono: nel passato, nel dimenticatoio della storia.
Il Lupo
——————————————————-