Ritorno al reale

Roberto Pecchioli
Il referendum è passato, benché il vento freddo delle conseguenze sia solo all’inizio. Vale la
pena riflettere con pacatezza sulle ragioni del no, sul ferreo conservatorismo difensivo che
sembra attanagliare il nostro popolo, sul feroce indottrinamento di cui sono vittime le
ultime generazioni, sulla scarsa combattività del settore destro. Ancora più urgente è
tuttavia un salutare ritorno al reale, ovvero al contesto entro cui gli italiani si sono espressi
il 22 marzo. Moltissimi non hanno votato nel merito, e la tranciante semplicità della
risposta– sì o no- ha permesso un giudizio sommario nei confronti del governo e in
generale sullo stato delle cose. Meloni e soci non ne escono bene perché la gente è
scontenta. Peggio, delusa e impaurita.
La realtà internazionale è drammatica: mai siamo stati così vicini a un conflitto mondiale
dalle conseguenze epocali. Qual è il messaggio governativo ? Giorgia non sa dire se Usa e
Israele hanno calpestato il cosiddetto diritto internazionale, ma un governante non può
fare il pesce in barile. Per il senso comune l’operazione Usa-Israele è un’aggressione
pericolosissima. I servi in livrea non osano dirlo. Gli stessi che non hanno fatto nulla
contro l’accordo UE- Mercosur che distrugge la nostra agricoltura e zootecnia, nonostante
le filiere interessate siano in larga parte vicine al governo. Timido o nullo è stato il
sostegno alle categorie colpite dalla direttiva Bolkenstein sui servizi. Commerci e imprese
chiudono, è urgente derogare il famigerato patto di stabilità se si vuole salvare l’economia
nazionale. La congiuntura, il costo delle guerre e dell’energia stanno uccidendo la piccola e
media impresa; per molti è più conveniente chiudere che produrre . Da Bruxelles ripetono
che non è il momento. Se non ora quando, specie per un governo sovranista ( rido per non
piangere…). La situazione sociale è una bomba pronta ad esplodere. I rischi – anche nell’
ordine pubblico- ci sono tutti, nonostante il trionfalismo dei conti a posto e
dell’occupazione che sale ( basta aggiustare i metodi di rilevazione) . Di politica industriale
meglio tacere, mentre l’immigrazione irregolare è incontrastata.
Proponiamo un gioco. Poniamo che un brutto incidente vi abbia portato in ospedale, che
abbiate trascorso un tempo interminabile di umiliazione su una barella nella promiscuità
di un corridoio e che, una volta avviati in reparto e sottoposti a intervento chirurgico, vi
abbiamo rimandati a casa in gran fretta senza badare alla vostra condizione familiare e alla
mancanza di autonomia negli atti quotidiani. E’capitato di recente a chi scrive. Che cosa
pensereste del governo, magari dopo aver prenotato l’appuntamento dallo specialista tra
molti mesi ? E dopo che l’Italietta pacifica e pantofolaia continua a offrire miliardi
all’Ucraina in guerra, distraendoli dalle spese sociali. Oppure immaginiamo di essere uno
dei milioni che si alzano presto per lavorare, un pendolare che deve usare l’auto propria o il
“padroncino “ di un furgone che consegna merci. Andate alla pompa di benzina e il pieno
di carburante è alle stelle. Demagogia spicciola ? No, esperienza quotidiana mentre l’UE e
il governo non intendono riannodare i rapporti commerciali con la Russia per ottenere
energia a buon prezzo. E il Medio Oriente brucia. Il gioco si fa più duro: venite a sapere
che lo Stato spende ogni anno somme enormi per risarcire le vittime di errori giudiziari e
contemporaneamente paga a immigrati (e non solo) il gratuito patrocinio per difendersi

dalle decisioni dell’autorità pubblica. Difficilmente penserete che tutto si risolve con la
separazione delle carriere dei magistrati e il doppio CSM.
Continuiamo. Da lavoratori dipendenti, pensionati e autonomi paghiamo tasse allo Stato,
alla regione, al comune, più innumerevoli altri balzelli. Se il nostro reddito deriva dalla
rendita, finanziaria o immobiliare, magicamente il conto del fisco si fa più mite. Il
confronto è impietoso. Non è certo tutta colpa di Meloni e Giorgetti, ma non vi secca che
ogni anno il “patto di stabilità” imponga di tagliare miliardi di spesa pubblica per rientrare
nei parametri di debito fissati imperativamente decenni fa? Aprite la tv e il ministro
Crosetto dice che le cose che sa sulla guerra non lo fanno dormire . Trasmetta l’insonnia
anche a noi, si spieghi e soprattutto dica un no rotondo, indiscutibile al coinvolgimento
italiano, all’uso delle basi americane, condanni l’attacco israelo-americano. Il telegiornale
continua: è stato approvato il decreto-bollette per aiutarci a superare l’emergenza presente.
E’ un provvedimento timido, un tampone che non risolverà molto, un sorso d’acqua sulle
labbra dell’assetato. Ovvio, come fare di più senza mettere in discussione la folle politica
energetica e senza contestare i parametri europei, il cappio dei poteri finanziari e della
Banca Centrale emettitrice di moneta ?
Volete farvi altro male ? Riflettete sul riarmo che eroderà gli investimenti e orienterà il
bilancio pubblico. Forse pensate con ragione che presto la spesa al supermercato sarà
molto più cara, poiché gran parte delle merci vengono importate, l’energia manca, i
trasporti marittimi sono a rischio o bloccati là dove romba il cannone. Il ritorno al reale
mostra la distanza siderale tra le priorità della gente comune e i temi dei politici. Non basta
cacciare qualche peso morto – per timore della vendetta giudiziaria – e ancor meno ripetere
come un disco rotto di essere “leali alleati “ degli Usa. Per molti l’espressione è sinonimo
di sudditi.
Tornare in sintonia con gli italiani – in primis con gli elettori di riferimento- non è così
difficile: basta mettere in pratica almeno qualcuna delle promesse fatte. Scommettiamo,
Giorgia, che se inizierai dall’ Unione Europea e dalla guerra in Ucraina, saranno dalla tua
parte in moltissimi ? Se avrai il coraggio di prendere le distanze dallo sconcertante Trump
2.0 e dall’orribile Netanyahu l’applauso non salirà solo dalla curva amica . Si tratta di un
banale ritorno al reale, ai fondamentali. Se lo farai, sarà stata salutare la punizione del voto
nonostante la mini riforma della magistratura fosse giusta e urgente.