La plutocrazia USA: i plutocrati diventano sempre più ricchi

Giovedì 19 marzo 2026 – 07:45

La ricchezza dei miliardari non è stata intaccata dalle crisi globali, aumentando del 25% tra l’inizio del 2025 e l’inizio del 2026, secondo quanto riportato ieri dalla classifica dei miliardari di Forbes.

Durante la pandemia di Covid-19, quando i titoli tecnologici hanno registrato un’impennata, la crescita è stata ancora più marcata, con un aumento del 64% tra il 2020 e il 2021.

Come mostra il grafico sottostante di Katharina Buchholz di Statista, il numero di miliardari nel mondo ha superato quota 3.000 per la prima volta nel 2025, per poi salire a oltre 3.400 quest’anno.

Infografica: Anni 2020: il decennio dei miliardari? | Statista

Troverete altre infografiche su Statista

Il fatto che il numero di miliardari sia aumentato in misura maggiore rispetto alla ricchezza dei singoli miliardari significa che, in media, il singolo miliardario è diventato più ricco.

Il club dei 100 miliardi di dollari contava anche un numero record di 20 membri al 1° marzo 2026, secondo quanto riportato nel comunicato, mentre cinque persone possedevano più di 200 miliardi di dollari al momento della creazione della lista: Elon Musk, Larry Page, Sergey Brin, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg.

La ricchezza di Musk è salita all’incredibile cifra di 839 miliardi di dollari alla data di riferimento, grazie all’andamento favorevole del mercato azionario.

Gli Stati Uniti hanno registrato un numero record di 989 cittadini miliardari, pari al 29% di tutti i miliardari del mondo.

La Cina segue con 610 miliardari (inclusa Hong Kong), davanti all’India con 229.

Quasi 400 nuovi miliardari sono stati aggiunti alla lista quest’anno, tra cui un primo miliardario in Afghanistan e uno in Pakistan.

Tra le nuove entrate nella lista figurano celebrità come Beyoncé Knowles-Carter, Roger Federer, Dr. Dre e James Cameron, oltre a 45 nuovi miliardari dell’intelligenza artificiale, alcuni dei quali poco più che ventenni.

I 3.428 miliardari di quest’anno possiedono un patrimonio complessivo di 20.100 miliardi di dollari, ovvero 5,9 miliardi di dollari a testa.

Questo dato contrasta nettamente con il 2013, quando il patrimonio medio di un miliardario si attestava a soli 3,8 miliardi di dollari. Sebbene i miliardari rappresentino la punta dell’iceberg della disuguaglianza globale in termini di ricchezza, essi stessi mostrano una distribuzione ineguale del patrimonio: i 20 centimiliardari menzionati in precedenza possiedono complessivamente 3.800 miliardi di dollari, una cifra superiore al patrimonio totale dei 2.000 miliardari “in fondo alla lista” messi insieme.

Immagine del logo del sito web Les 7 du Québec. Leggi sul blog o sul feed.

Epstein: L’impero del denaro si prende le figlie  del popolo

Di Robert Bibeau, 19 marzo 2026

Di Khider Mesloub.

Epstein: Non era solo un uomo d’affari. Era un social network, una rubrica, un intero mondo. Un mondo in cui i potenti cenano insieme, volano su jet privati, i miliardari si danno del tu, si scambiano sorrisi mentre, nell’ombra, le adolescenti vengono trasformate in merce, in oggetti sessuali.

Il caso Jeffrey Epstein non è solo un altro scandalo sessuale nelle rubriche di gossip dell’élite borghese. È una radiografia oscena di un sistema in cui il denaro non compra solo proprietà, leggi o reputazioni: compra i corpi di ragazze della classe operaia appena adolescenti.

Per anni, un multimilionario, con un’attività fiorente e ricchezze in ogni paese, è riuscito a organizzare metodicamente il reclutamento di ragazze adolescenti provenienti da famiglie modeste. Venivano promesse loro poche centinaia di dollari – una fortuna per una famiglia operaia alle prese con i debiti – in cambio di un “massaggio” o della promessa di una carriera da modella. Dietro l’eufemismo tecnocratico: lo sfruttamento sessuale. Dietro la facciata borghese: la tranquilla certezza che la ricchezza protegge.

Il caso Epstein non è semplicemente la storia di un predatore isolato. Getta luce su un intero ambiente: quello della decadente borghesia occidentale. Per anni, principi, leader politici, finanzieri, magnati e celebrità hanno sfilato tra le sue lussuose proprietà, il suo jet privato e la sua isola caraibica. Un’intera schiera di socialite lussuriose, provenienti dai più alti livelli del potere, gravitava attorno a lui. Documenti giudiziari e archivi resi pubblici durante le indagini hanno rivelato questa intricata rete di relazioni che lega una parte dell’élite politica ed economica del mondo occidentale. Certo, frequentare Epstein non significa necessariamente aver partecipato ai suoi crimini. Ma questa vicinanza rivela l’esistenza di un mondo borghese chiuso dove denaro, prestigio e influenza fungono da scudi. In questa cerchia ristretta di potenti, i confini tra privilegio, dominio e abuso si confondono. Ed è proprio in questi baluardi dell’impunità che prosperano gli atti di predazione più sordidi.

Il socialismo come cortina fumogena
Il processo a Ghislaine Maxwell ha confermato ciò che molti sospettavano: nulla è stato improvvisato. C’è stata organizzazione, reclutamento, pressione psicologica. C’è stata una vera e propria operazione logistica. Non stiamo parlando di un “errore”. Stiamo parlando di un sistema.

Questo sistema basato sulle classi sociali si fondava su una verità brutale: la disuguaglianza sociale è un terreno di caccia. Le ragazze non provenivano da quartieri benestanti protetti da avvocati di famiglia. Provenivano da contesti precari della classe operaia, privi di qualsiasi tutela legale. Dove 300 dollari possono fare la differenza tra pagare l’affitto e non poterselo permettere. Dove l’autorità di un uomo ricco intimorisce e si impone su ragazze vulnerabili della classe operaia. In queste condizioni, le persone esitano a cercare giustizia, per mancanza di risorse, perché a sbarrare loro la strada ci sono studi legali che chiedono 1.000 dollari l’ora, capaci di influenzare, o addirittura soffocare, qualsiasi procedimento legale.

L’impunità come privilegio di classe
La cosa più scandalosa non è solo il crimine commesso da questa lussuriosa cricca borghese. È il tempo: il tempo durante il quale questo crimine ha imperversato in totale impunità. Il tempo durante il quale sono stati orchestrati accordi giudiziari, tacita complicità, eleganti silenzi, protezioni statali, condanne irrisorie e persino suicidi di comodo nelle celle di prigione.

In una società veramente egualitaria, una rete del genere sarebbe stata smantellata in poche settimane. Ma non viviamo in una società egualitaria: viviamo in una società borghese dove il denaro compra la protezione: protezione mediatica, protezione legale, protezione politica. Un’armatura per i potenti.

Quando un giovane di un quartiere operaio ruba un telefono, la macchina giudiziaria si muove con una rapidità esemplare. Quando un miliardario organizza lo sfruttamento sessuale di minori, i procedimenti si impantanano, iniziano le trattative e i tempi si allungano inutilmente. E le sentenze, invariabilmente, sono indulgenti.

Capitalismo predatorio
Il caso Epstein non è un’anomalia morale; è l’espressione estrema di un sistema capitalistico: un mondo in cui tutto diventa merce. Dove il potere finanziario permette l’illusione dell’impunità. Dove il divario tra le classi non si misura più solo in base al reddito, ma alla capacità di sfuggire alle conseguenze.

Questo scandalo rivela una divisione oscena: da una parte, fortune colossali che circolano tra paradisi fiscali e cene di gala.