COVID – Mistero tedesco, presto svelato.

Un  lettore  del settore    mi scrive:

La Germania, in barba al resto dei popoli dei Paesi occidentali  continua a usare l’idrossiclorochina “nascosta” all’interno di un  farmaco : Decamoquin, di cui non trovi notizia nemmeno in internet  perche’ hanno oscurato i siti (siamo un Movimento internazionale e abbiamo informazione dirette dai nostri medici nei vari Paesi del mondo).
> Tale farmaco viene fabbricato e venduto nella sola Germania per i  tedeschi, aggirando l’imposizione OMS ed EPA. E contiene  idrossiclorochina.
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Ha fatto un certo scalpore, e suscitato ironie, la mappa dove si vede che la Germania ha molti meno “contagiati da Covid” di tutti gli altri paesi europei. Una prevenzione incomparabilmente migliore dei lockdown? Un trucco? Una finzione? Una fake news?

Il mistero è rapidamente svelato dall’ospedaliero francese Léopold Durocher: dipende, sostiene, dai cicli di amplificazione del test PCR adottato nei vari paesi. Con 40 cicli di amplificazione si trovano20 mila positivi. Con 45 cicli di amplificazione, i positivi diventano 30 mila. La Germania usa 25 cicli di amplificazione, e i suoi positivi sono 7 mila.

Il trucco sporco non lo fanno le autorità tedesche, ma quei paesi che adottano 40-45 cicli di amplificazione: a quel livello il test PCR “vede” residui di virus morti, ed anche di più, microbi nei dintorni.

Qui sotto (secondo video) l’inventore stesso del PCR, per il quale ha preso il Nobel, dottor Kary Mullis, mentre dice: “Chiunque può essere testato positivo a praticamente tutto,  col test PCR, se lo fate abbastanza a lungo (ossia moltiplicando i cicli di amplificazione)”. E’ per questo, metteva in guardia il Nobel, che non si deve usare il suo test come mezzo diagnostico.

Qualcuno ha fatto l’analogia con l’ottica: con un binocolo a 5 ingrandimenti di vedi già un buon numero di stelle; ma col telescopio a 500 ingrandimenti vedi le galassie, gli anelli di Saturno e la macchia di Giove. Se amplifichi il segnale PCR, poniamo, 60 volte, rilevi residui di DNA di qualunque virus che hai avuto negli anni scorsi, l’influenza di anni fa, e anche i virus del tuo vicino. “Praticamente qualunque cosa”, come diceva Mullis.

Viene segnalato un effetto esponenziale: a 45 cicli, il DNA del campione è amplificato 35 miliardi di volte (con 12 zeri), 32 mila volte in più che con PCR a 30 cicli, che pare sia la norma. 2 alla 30 esima potenza contro 2 alla 45esima.

Il dottor Mullis è morto nell’agosto 2019. Giusto in tempo, diremmo.

Certo, si scopre anche “ che i medici di base tedeschi a febbraio e marzo hanno prescritto 1.710.000 dosi giornalieri di idrossiclorochina… e hanno una mortalità che è 1/4 della nostra”. Da noi l’AIFA ha vietato il vecchio antimalarico, il che dovrebbe suscitare qualche sospetto; anche in relazione alle affermazioni false sulla pericolosità del farmaco – usato da 70 anni come antimalarico – divulgate da OMS e Lancet, a scopo evidentemente doloso.

Ora un gruppo di medici italiani fa appello all’AIFA perché consenta l’uso dell’hidrossiclorochina. Panorama ha fatto proprias l’inizativa.

https://www.panorama.it/news/salute/i-medici-useremo-la-clorochina-parte-la-raccolta-firme?rebelltitem=1#rebelltitem1

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