PUTIN NON SCHERZA PIU’. PERSA LA SPERANZA IN TRUMP.

Il 18  febbraio, Putin ha emanato un decreto (ukase) che riconosce la validità dei passaporti rilasciati dalle “repubbliche” di Donetsk e Lugansk, le due regioni secessioniste dell’Ucraina.  I cittadini di queste possono andare in Russia liberamente.    Un passo in più, e sarebbe da parte di Mosca il riconoscimento ufficiale delle due repubbliche.  E  Putin  lo ha fatto  in coincidenza col vertice  internazionale della sicurezza di Monaco, con presenti  Poroshenko (che l’ha saputo lì), Merkel, generali  americani e politici della nuova amministrazione Trump.  Per dare più rilievo al messaggio.

E’ la risposta al traccheggiare ambiguo di Berlino, UE e  Washington sulla questione ucraina; alle lezioncine su “Mosca rispetti Minsk”   di Merkel  e Stoltenberg, o a “Mosca restituisca la Crimea” di Trump e dei suoi  tirapiedi  ministeriali e  gallonati.  Secondo il giornalista Alexander Mercouris,  l’iniziativa  è venuta dopo “una telefonata di  Putin a Merkel una settimana prima”, sul non-rispetto da parte di Kiev degli accordi di Minsk –  che prevedono   che  Donetsk e Lugansk restino sì in Ucraina, ma in una Ucraina confederale,   dove le due regioni mantengano una  vasta autonomia.  “E’  stato un messaggio a Merkel e agli europei di prendere più  sul serio  la soluzione del conflitto ucraino; dove da settimane Kiev ha scatenato un’escalation della guerra guerreggiata, e (peggio) strangola  Donetsk e Lugansk economicamente:  le sue milizie neonazi  bloccano da tre settimane i vagoni di carbone là estratto, e che  Kiev compra (nonostante il conflitto…anche questo secondo gli accordi di Minsk),  e Kiev dice di non poterci fare nulla.  Il riconoscimento dei passaporti ha dunque anche una motivazione umanitaria, consentendo ai cittadini delle due repubbliche di  rifornirsi in Russia. Ma il senso politico è:  “più Kiev ritarda una composizione negoziale del conflitto, più le due repubbliche popolari  allontanano le loro orbite da Kiev”.

Deve avere  particolarmente irritato – a ragione – il ripetuto tentativo di Ue, Merkel ed i nuovi americani di  far scadere Mosca, da garante   con loro degli accordi di Minsk, a colpevole della  crisi ucraina, come se fosse uno scolaretto da mettere dietro la lavagna. Sicché l’ukase è “servito a ricordare  a Merkel che Mosca  è perfettamente in grado di agire unilateralmente quando il processo diplomatico non va da nessuna parte”.

Nello stesso 19 febbraio, a Monaco,  durante l’annuale vertice sulla sicurezza,  Lavrov ha sentito il nuovo  vice-presidente Usa Pence, e il nuovo segretario alla Difesa Mattis,   ripetere  le solite frasi sulla NATO da  rafforzare  causa “aggressività russa” e su Mosca che deve  cessare di “invadere” la Ucraina eccetera;  la risposta del ministro degli esteri di Mosca è stata tagliente e recisa in modo insolito, per una persona  di inconcussa gentilezza formale.  “Formando frasi semplici, in modo che le controparti americane potessero capire”,   ha malignato il giornalista Rudy Panko di Russia Insider,  “Lavrov ha risposto che sono passati i tempi in cui l’Occidente poneva condizioni,  che la NATO è un relitto della guerra fredda,  e che lui sperava che il mondo avrebbe scelto un  ordine mondiale post-occidentale (post-West order) in cui ogni nazione è definita dalla propria sovranità”. E ha aggiunto: “Mosca vuole costruite con Washington relazioni pragmatiche nel mutuo rispetto e riconoscimento della nostra reciproca responsabilità per la stabilità mondiale”.

Il netto cambiamento di tono ha un motivo preciso, secondo diversi osservatori:  per settimane, Putin e Lavrov hanno subìto ed accettato  sorridendo,  anche dei veri e propri  insulti e minacce (il senatore Graham, compare di McCain: “Il 2017 sarà l’anno  che daremo il calcio in culo alla Russia” in attesa  che Trump mettesse in atto quella politica di distensione con la Russia che tanto vocalmente lasciato credere, e vincesse  la sua guerra civile interna con lo stato profondo.  Persino il Foreign Policy   aveva notato il  13 febbraio che “Putin è divenuto ostaggio della sopravvivenza e  del  successo di Trump.  Questo restringe gravemente le opzioni geopolitiche della Russia”. Orbene, questa volontaria auto-limitazione è giunta alla fine. Putin  e Lavrov hanno capito che Trump  non può attuare una politica filo-russa, premuto com’è dai suoi nemici interni.  Quando   lo hanno sentito ventilare l’idea di formare in Siria “zone di sicurezza”, secondo il vecchio progetto saudita-israeliano e di Erdogan, hanno posto fine all’attesa, che stava erodendo la posizione strategica russa in Medio Oriente,il suo prestigio e la sua influenza. Da quel momento, dice DEBKA,  “è stato  ordinato alla nave-spia SSV 175 Viktor Leonov di posizionarsi davanti alla costa del Delaware, e  i Su-24  hanno cominciato a fare il pelo all’incrociatore USS Porter  nel Mar Nero”.

Lavrov e il vicepresidente Mike Pence

O per dirla  come Pranko: “la Russia ha realizzato che non hanno a che fare con persone normali e ragionevoli. Che Washington è una cabala di psicopatici”. Per cui  è tornata alla strategia che ha cominciato con l’intervento in Siria: “Un cambiamento sismico delle relazioni internazionali, perché Russia ed Iran hanno dimostrato che   resistere al bullo funziona. E altri paesi hanno preso nota”.

Dopo Flynn, il generale più nemico di Mosca

Più che la partenza forzata del generale Flynn,  a far  capire ai russi che le sperate aperture americane sono tramontate, è stata la personalità   con cui Flynn è stato sostituito. Il generale  H.R. McMaster  è l’uomo che ha messo in allarme il Congresso col sospetto che, sì,   forse la Russia è militarmente più moderna ed efficace degli Stati Uniti.  Panico.

“Mentre le  nostre forze armate erano impegnate in Afghanistan e Irak”,   ha detto il generale alla Commissione Difesa una settimana fa, “i russi hanno studiato le nostre vulnerabilità, e si sono impegnati in una modernizzazione efficace.  In Ucraina ad esempio, la loro combinazione di droni  a di capacità di disturbo elettronico testimonia di un alto grado  di  sofisticazione tecnica”.

McMaster,  è risultato, è uno degli osservatori Usa che sono stati decine  di  volte in Ucraina dalla parte di Kiev ed hanno valutato    le  qualità offensive di Mosca: “Hanno una varietà di razzi,  missili, sistemi d’artiglieria che sono più letali  dei pari sistemi e  munizioni Usa”. In Ucraina il generale ha visto volare “fino a 14  tipi diversi di droni” russi, ha visto che i vecchi carri armati T-90, creduto obsoleti,  sono   diventati “quasi invulnerabili ai missili anticarro”.  L’effetto-sorpresa in Siria, unito alla capacità russa di sostenere un conflitto di notevole durata  e scala, sono state altre sgradevoli prese di coscienza.  Wesley Clark, il generale a riposo che fu il comandante NATO nella guerra dei Balcani (Kossovo), dice che gli Usa non si sono preparati più a contrastare attacchi aerei “dal 1943: ed ora siamo in grado di  abbattere squadriglie di droni?”.  Il sorprendente rammodernamento di Mosca “pone problemi   che   le forze armate Usa non si sono più poste dalla fine della guerra fredda, 15  anni fa”. Detto altrimenti, il quasi ventennio di guerre americane contro avversari male armati e poco sviluppati,  ha fatto scadere il livello delle armate Usa, disabituato i comandi al pensiero strategico e all’eventualità di dover affrontare, invece che talebani, somali o iracheni e siriani, l’esercito regolare moderno di una potenza militare evoluta.

McMaster, nuovo consigliere alla sicurezza nazionale.

E’ la ragione per cui McMaster ha fondato al Pentagono, e dirige, un gruppo di studio d’alto livello, “Russia New Generation Warfare Study”,  i cui membri hanno visitato la linea del fronte in Ucraina almeno 22 volte dal 2014 per studiare da vicino  la superiorità russa e progettare le nuove forze armate americane del 2020. Ciascuno può constatare la pericolosità di un simile atteggiamento, prodromo di riarmo e provocazioni e conflitti ulteriori.

http://www.politico.com/magazine/story/2016/04/moscow-pentagon-us-secret-study-213811

Dunque,  è l’addio al sogno che Trump potesse aprire una fase di distensione storica con Mosca. La russofobia è al diapason  a Washington  forse anche più che ai tempi di Obama,   anche perché tinta da un  timor panico  di aver  perso il primato militare. La Superpotenza non può permetterlo. Putin e Lavrov hanno raccolto la sfida:  per  “un mondo post-Occidentale”.

Quattro ambasciatori  russi morti in 3 mesi

Nè si può escludere che  abbiano colto un sinistro messaggio nella morte, per arresto cardiaco, dell’ambasciatore all’ONU Vitali Churkin  il 20 febbraio.  Con lui, sono quattro gli ambasciatori russi morti in circostanze violente o dubbie negli ultimi mesi. L’ambasciatore in Turchia Andrei Karlov, ucciso   a revolverate dal poliziotto “impazzito”ad Ankara il  20 dicembre. Il 9 gennaio 2017,  Andrei Malanin, esponente dell’ambasciata russa ad Atene, è stato trovato morto sul pavimento sel suo bagno. Il 26, Aleksandr  Kadakin, ambasciatore in India dal 2009,  grande imbastitore dei rapporti eocnomici dei BRICS,, è morto  il 26 gennaio 2017 “dopo breve malattia”. Novembre 2015,  in una suite del  lussuoso hotel di Washington DuPont Circle, del milionario, ministro e amico di Putin Mihail Lesin, fondatore della tv in inglese Russia Today, che tanta concorrenza fa a  CNN.  Immediatamente attribuita ad infarto, solo mesi dopo il medico legale  statunitense ha  attribuito la morte a “ “un fortissimo trauma alla testa e altri colpi alle gambe, alle braccia e al torace”. Mosca  comunicò: “Attendiamo spiegazioni e fatti ufficiali”. Non pare che siano mai arrivate.

 

 

 

 


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26 commenti

  1. Flavio Dalassio -Illiberal-

    Si, stupendo il discorso di Lavrov. Guardare Russia Today, poi, mette di buon umore. Riesce a inocularti l’ottimistica idea di vivere già in un mondo post-west (ed in parte è vero). Poi torni in italia, vedi la faccia di Floris ed improvvisamente ti inabissi in un mare di tristezza e squallore.
    Per quanto riguarda Flynn e compagnia bella, poco male. Se fossero riusciti nell’intento di spezzare l’asse Mosca-Teheran sarebbe stato un guaio (e secondo me la nuova direttrice strategica era quella, nonostante a RT, sino a ieri, sembrassero tanto ottimisti. Un accademico persiano intervistato dalla Shevardnadze invitava ad aspettare “i fatti” prima di formulare giudizi sulla reale entità delle minacce della nuova presidenza conto l’Iran.). La Persia è il più valido ostacolo al dilagare della malvagità di Sion, dentro e fuori il Crescente. Immaginate se Sion avesse entrambe le mani libere per potersi accanire su tutta la popolazione mondiale. Gran parte della sua “carica negativa” è assorbita dal vano (ma costosissimo per la disperazione che semina) tentativo di impedire che il Crescente Fertile si configuri come “Crescente Sciita”.
    Comunque, ci proveranno. Manderanno gli sgherri angloidi e protestantici ad assediare Περσίς. Perderanno, perchè nessun esercito venuto da ponente, dopo Alessandro, può oltrepassare Ctesifonte. Chiunque oltrepassi Ctesifonte ha subito e subirà i conseguenti rovesci di fortuna per aver peccato di ὕβϱις.

    P.S. E le conseguenze della loro assurda tracotanza sono già palpabili, dato che Ctesifonte è in Iraq e che l’Iraq è stata ed è tuttora la loro tomba politica. Addio Nuovo Ordine Mondiale e benvenuti nel POST-WEST, stato di transizione e preludio al ritorno del Vetus Ordo. Antico Ordine Mondiale…L’unica e vera forma di governo che un cristiano deve accettare è la respublica Romanorum (Βασιλεία τῶν Ῥωμαίων) in quanto voluta dalla Provvidenza e incentrata sulle virtù cardinali. Non ci sono mezze misure, non ci sono compromessi. Accettare la demokratia o la soggezione a qualsiasi altro potentato massonico significherebbe accettarne di conseguenza valori e principi.

    1. Diego Grandi

      Magari, se Iddio vorrà, la California potrebbe spostarsi di qualche centimetro. Anche quello sarebbe d’aiuto per la Pace mondiale…

    2. rino

      Validissimo commento (il primo) da integrare con quanto scritto più in là da Learco: la Persia è l’unica realtà alternativa al sistema occidentale. Ed è consolidato al punto tale che può sopravvivere alla morte del proprio leader. Non possiamo ancora dire la stessa cosa della Russia, purtroppo..


    3. Condivido il discorso generale, ma non il cenno alla Massoneria. Anche Putin è un massone. Del resto non tutti i Massoni sono dalla parte del “profitto ad oltranza” delle multi, vi è chi s’ìspira a principi cristiani. Lo Scozzesismo non è la stessa cosa della Massoneria inglese riformata nel Settecento. Vi è una lotta intestina ed è quello il vero conflitto del nostro tempo, fra Cristianesimo ortodosso e Calvinismo; non quello fra Russia e Usa, che al massimo valgono per degli sciocchi alla Mc Cain. Io credo che questi ultimi venderanno molto cara la pelle, ma che abbiano l’acqua che sale già alla cintola. Presto sarà alla gola. La partita vera si giocherà di nascosto, fra Luce e Tenebre, Certo, sul piano politico, si può dire che Putin abbia ripreso in mano la politica degli Zar, tra l’altro apparentati in segreto cogli esponenti di spicco della vera Massoneria. Sto parlando della linea di sangue che discende dagli Hohenstaufen e che è schierata contro i neo-calvinisti. Quindi costoro prima o poi non avranno scampo nell’Occidente medesimo. Certo loro vogliono arrivare ad una Terza Guerra per creare il caos, su cui domina il loro titanico nume, Ma Putin e Lavrov sono una coppia di politici formidabii. Peccato che Trump non abbia ad appoggiarlo uno come Lavrov. Forse lo era Flynn, ma adesso…

  2. lady Dodi

    Lo so. Lo sapevo, l’avevo capito un paio di mesi prima dell’elezione di Trump. Il Presidente USA conta quanto me. La Duma aveva brindato per l’elezione, Putin no. E io nemmeno.

  3. lady Dodi

    Dico quello che so e prego chi è in grado di cercare notizie in merito. Incredibilmente gli USA si riforniscono in Russia di propellente nucleare per i missili. Sapevo anche il nome di questa sostanza ma non me lo ricordo. Ne avevo chiesto conferma ma mi avevano dirottato sui viaggi spaziali ecc ecc. Ma il principio non può non essere lo stesso. Ecco, io non ho voglia di fare la conta dei carrarmatini o dei droni, se la guerra è inevitabile la Russia ha il diritto di scegliere le armi. L’incognita è la Cina. Che temo stia aspettando di raccogliere i cocci di quel che resterà di tutti gli altri.

  4. learco

    I 400 oligarchi multimiliardari che dirigono la politica americana, come aveva affermato un funzionario della segreteria di Stato ai tempi della Clinton, non accetteranno mai dei rapporti amichevoli con la Russia.
    La loro visione del mondo senza Stati nazionali, con una ristretta elite finanziaria che domina grazie alle forze armate, servizi segreti e media asserviti e vive di rendita sulle spalle di masse sterminate di sudditi, non può tollerare l’esistenza di un blocco statuale che domina l’Heartland.
    La Cina è in qualche modo parte del sistema americano, visto che produce quasi tutte le merci vendute negli USA e detiene i suoi titoli del debito pubblico, ma la Russia rappresenta un ostacolo sulla strada del Nuovo Ordine.
    Purtroppo la Russia ha alcuni punti deboli, come la dipendenza dai prezzi delle materie prime che esporta, un’economia ancora fragile con un PIL molto ridotto, la presenza all’interno della banca centrale e del governo di molti seguaci del neoliberismo e dei banchieri USA, la mancanza di un erede politico della personalità di Putin che possa continuare a guidare il Paese nella lotta contro l’elite finanziaria angloamericana.


    1. Scusi,ma secondo Lei, se la Cina produce,in cambio di carta verde-straccia,per far vivere gli americani ,al di sopra delle loro possibilità.Nel momento che mettesse della carta-giallo-straccia in mano ai suoi cittadini e li facesse vivere al livello 1/4 dell’attuale americano,non avrebbe risolto?
      Il potere sono le merci ,non i soldi che le comprano.
      Oppure ,le armi che ti obbligano ….,ma anche questo primato è stato messo in dubbio…perciò ,la Cina è libera(certo con i tempi del pakiderma che è) di girarsi dalla parte interna e continuare a produrre.

  5. lady Dodi

    E lo “impacchettino” pure signor Grandi! O uno sa fare il Presidente o lasci perdere! Tanto ormai non piace più a me e credo neanche a Blondet.
    Vuol dire che ci troveremo di fronte una Clinton. Meglio, ci sarà più gusto!

  6. lady Dodi

    La Cina detiene anche i Fondi Pensione americani. Che non sono bruscolini. La Cina è un gigante economico ma fino a poco tempo fa era un nano militare. Ovviamente con tutti i soldi che ha, penso stia provvedendo ad attrezzarsi. Una cosa che ho sentito dire, ma di cui non sono certa: nell’anno 1492 ( si, quello della scoperta dell’America), tutto era pronto perchè la Cina invadesse l’Europa. Poi, un qualche accidente occorso all’allora Imperatore… e la cosa è finita lì.
    Sarebbe bene che la scriteriata Europa si tenesse stretto quello Stato cuscinetto, anzi, Stato Materasso che è la Russia, fra noi e la Cina.


  7. La Russia non è mai stata tenera nei confronti dei paesi venuti sotto la sua influenza. Merita rispetto ed anche – per certi versi – ammirazione. Ma le tigri siberiane è meglio osservarle da lontano.
    Torniamo piuttosto a riscoprire la nostra vera e nobilissima identità di popoli italici (plurale). E a guardare gli altri da pari a pari.


  8. A Frank Brown: giusta osservazione in riferimento alla Russia e soprattutto ai “popoli italici” che in verità preferirei appellare “genti italiche” formando queste, tutte insieme, il popolo/nazione italiana, alla quale sento da sempre di appartenere. Ricordo che anche ai tempi dei due blocchi (pro-USA e pro-URSS), dichiaravo la nostra italica sovranità, con l’aggiunta che allora speravo si costituisse un’Europa politica indipendente, forte e giusta unione degli Stati nazionali, tutti accomunati dal tessuto connettivo della civiltà cristiana erede della cultura greco-latina.
    A riguardo, poi, del Presidente Trump, se sia già da considerare una speranza delusa, ecco alcune considerazioni tratte da “Il Blog di Giampaolo Rossi” :
    “Il Presidente Usa sa perfettamente chi sono i suoi nemici; sa che lo Stato Profondo prima ha cercato di impedirgli di entrare alla Casa Bianca con il tentativo di impeachment sulla ridicola questione dello spionaggio russo e ora sta cercando di “normalizzarlo” colpendo gli uomini più ostili al Sistema.
    Lo Stato Profondo è il vero nemico di Donald Trump; l’asse con il sistema corrotto dei media e con la violenza attivistica finanziata da Soros per spaventare l’opinione pubblica, disegna il volto di questa America in mano a un’élite spietata.
    Vedremo se Donald Trump sarà in grado di resistere all’offensiva che lo Stato Profondo ha scatenato contro di lui e contro la democrazia americana o se invece capitolerà. Se riuscirà a passare alla storia come un Presidente libero o diventerà una semplice marionetta nelle mani del Partito della Guerra come è stato Obama e come sarebbe stata la Clinton. Se grazie a lui l’America tornerà ad essere un modello di democrazia per il mondo o rimarrà la nazione ostaggio di un’élite criminale che in questi nove anni ha prodotto guerre umanitarie e caos in tutto il Medio Oriente per alimentare i giochi geopolitici e gli interessi economici finanziari delle lobby di potere di Washington.
    Con l’assassinio politico di Flynn lo Stato Profondo ha incassato una vittoria su Trump. Ma il Presidente sa di non essere Obama e di non essere un prodotto di questo sistema; per questo si è appellato alla sua arma più forte, il popolo americano: “siete la nostra ultima linea di difesa” ha scritto; l’orgoglio del “We the People” contro la forza di un’élite criminale. La partita è tutt’altro che chiusa.”


  9. Il capitolo 18 di Apocalisse, e dedicato alla fine profetizzata degli usa, la Babilonia dei nostri giorni, sara’ distrutta in un sol momento, da un attacco Atomico. Da questa profezia Bibblica, si deduce al 100% che queste guerre ci saranno. e che i Russi vinceranno.

  10. AnnaN.

    Io personalmente non credo più al “miracolo” Trump… Lo ha dimostrato con la scelta delle personalità chiave del suo governo. Purtroppo c’è ben poco che un solo uomo possa fare in un apparato complesso ed esteso come il governo americano.
    Trump non mi ha mai convinta proprio per questo motivo (anche se ci avevo vivamente sperato).
    Non ci resta molto da fare, se non rassegnarci ahimè. Il marcio in questo mondo (nella sfera politica mondiale) è ormai troppo diffuso, quasi fosse una cancrena irreparabilmente estesa (ci saremmo dovuti svegliare prima!). Resta solo l’amputazione. In un futuro non troppo lontano vedremo se questa sarà eseguita in una clinica del medical center di Houston o da qualche visionario medico siberiano… L’unica certezza in entrambi i cadi è che non useranno l’anestetico…

  11. Aquila della notte

    Buongiorno, sono nuovo nel blog, ma seguo da lungo tempo il dott. Blondet con stima e rispetto, pur avendo talvolta punti di vista diversi.
    Io sono italiano ma ho familiari acquisiti che vivono ancora in Russia, alcuni nelle zone del Donbass. Quello che è accaduto in quelle contrade è stata macelleria civile, strame di civiltà, di umanità. Il tutto sotto il silenzio dei media nostrani, a parte le solite eccezioni dei cattivi bloggers. Il dott. Blondet ha documentato molto bene cosa realmente è accaduto. Io posso soltanto riferire cosa pensano i russi di Trump e della nuova politica americana. Nessun russo si aspettava miracoli o venti di cambiamenti repentini. Sono gente pratica, hanno vissuto una lunga esperienza sotto la scure sovietica, hanno visto il post comunismo, Gorbaciov, Eltsin e compari sino all’avvento di Putin. Non si fidano più delle parole. Sanno che il loro contraltare non ha mai rispettato patti, trattati con alcuno nella storia. Perchè costoro fanno la storia, la scrivono, la sigillano apoditticamente, con le buone , ma il più delle volte con le cattive. La società russa è molto frammentata, la classe media non se la passa bene, la crisi indotta delle materie prime ha morso pesantemente la popolazione. Chi vive di stipendio in Russia se la passa male.

    Ma difficilmente sentiremo in Russia parlare con spregio del proprio paese, anche se avere una politica dirigista, autorevole, forte e geopoliticamente illuminata significa sopportare grandi sacrifici per una porzione notevole della popolazione.

    I russi sanno che dovranno resistere a qualunque rivoluzione colorata o cambio di rotta, pena il ritorno ai tempi di Eltsin e alla svendita della sacra terra russa.
    Per i russi la concezione della terra ha una valenza quasi metafisica, è il sangue, la carne l’anima del popolo.

    La fede in Gesu’ Cristo e nella Vergine Maria sta facendo da collante nella classe media, nei contadini, negli operai, nei tantissimi intellettuali convertiti, ma anche in questa nazione e nel governo ci sono insiders pericolosi e perniciosi. Non si può dimenticare che la Banca di Russia è da sempre infiltrata dai soliti noti. Per questo credo, che Trump o non Trump, i russi saranno pronti a resistere ancora una volta all’ennesima minaccia del ” male ” incarnato. Costi quel che costi. Anche l ‘accettazione del destino storico è linfa che scorre nelle vene di questo popolo. E’ parte della vita.

  12. lady Dodi

    Non riesco a staccarmi da questo articolo.
    Grazie anche ad Aquila della Notte. Io non sono mai stata in Russia e per la verità quasi in nessun altro posto oltre l’Italia. Mai conosciuto neanche un Russo. Ma…come dire…l’Anima russa si percepisce nettamente e poi per puro caso ho avuto modo di parlare con un Corrispondente di guerra per così dire. Va e viene dal Donbass, prima passando per l’Ucraina e adesso, essendogli stato vietato l’accesso da là, dalla Russia. Parla correntemente sia il russo che l’ucraino ( che sono lingue diversissime) e dice del Popolo russo ( e quello del Donbass E’ Popolo russo), esattamente quel che dice lei. Ha raccontato cose….se qualcuno ha voglia di sentirle le racconterò.

  13. lady Dodi

    UERSS. Non USA. E’ la UERSS la Babilonia dell’Apocalisse. Gli Usa un anticorpo sono riusciti a partorirlo: Trump. Lo elimineranno magari, ma UNO l’hanno avuto. Noi nemmeno quello.

  14. lady Dodi

    Ieri Trump ha detto che deve rimodernare il sistema atomico, McMaster abbiamo visto chi è….. Chi ancora si illude è pazzo. Non che a questo punto abbia ancora importanza ma gli USA fanno cosi perché senza trovarsi un nemico esterno implodono. Non sono uno Stato, una Nazione o un Popolo. Niente lingua nazionale, coacervo di religioni ed etnie di tutti i colori. Bandiere esposte dovunque per ricordarsi di essere gli Stati uniti. Se l’EU non decolla gli USA non sono mai esistiti davvero. Ad ogni modo sono pericolosi e quindi Presidente Putin, spara per primo!

  15. lady Dodi

    “Gli Stati Uniti devono tornare in testa al gruppo delle potenze nucleari”
    Sono queste le parole esatte di Trump.
    Sentito Presidente Putin?
    Quindi NON sono “in testa” e NON ci devono tornare!
    E vorrei sapere quella cosa del propellente nucleare.


  16. Credo che se si riconoscessero le due repubbliche,si farebbe il gioco dell’avversario. Avete guardato la cartina? Sono il 15% del territorio ucraino, così facendo il resto dell’Ucraina volerebbe veloce come la luce in ue e nato…cui prodest? I missili sarebbero a 400 km da mosca , tutto sarebbe colonizzato e il problema sarebbe ancora peggiore per la Russia.
    Il tentativo è di tenere il gioco finchè l’avversario cede,per poi contrattaccare e riprendersi tutto.
    Qualsiasi altra soluzione è fatale per la Russia.(penso io).

  17. lady Dodi

    Il Presidente Putin tace da parecchi giorni.
    Non si ha notizia di possibili incontri fra lui e Trump e nemmeno di telefonate.
    Anche a me non sembra più il caso che ci siano contatti.

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