Per Regeni, chiedere i danni ai britannici.

La cosa è ormai così evidente che anche i media ufficiosi lo fanno capire: era un agente. Britannico. Incaricato di inserirsi nei gruppi sindacali anti-regime. Mandato allo sbaraglio, approfittando della sua ingenuità?

Ricapitoliamo: Regeni, 28 anni, era dottorando alla American University del Cairo.

American University, Cairo
American University, Cairo

Che la American University sia uno strumento della Cia, è persino superfluo dirlo. Basta ricordare che John Brennan, l’attuale capo dell’Agenzia, è stato mandato a studiarvi nel 1975-76. Un corso di perfezionamento per quelle carriere. Vi si sono formate generazioni di agenti detti “gli arabisti della Cia”, un bel gruppo di competenti che, per essere filo-palestinesi più che filo-sionisti, sono stati epurati dai neocon perché, dopo l’11 settembre, cercarono di opporsi alle inutili e criminali guerre per Sion, e alla demonizzazione di Saddam e dei regimi baathisti. Ma questa è storia vecchia. Adesso la visione del Medio Oriente che   domina i servizi Usa è quella israeliana: smembrare i paesi islamici istigandone gli odii etnico-religiosi.

John Brennan. Ha studiato al Cairo
John Brennan. Ha studiato al Cairo

L’American University del Cairo, ovviamente, non è solo un centro di perfezionamento per funzionari della Cia. Prestigiosa università, frequentata da figli di famiglie danarose, è il centro di raccolta ideale per   identificare, promuovere, selezionare, profilare “amici degli Stati Uniti” che saranno destinati a diventare in futuro esponenti di governi, ministri, direttori di giornali, insomma membri della classe dirigente locale con lo stampino di “amici dell’America”. Oppure anche agenti informatori, infiltrati; o anche agitatori di piazza per rivoluzioni colorate o fiorite, secondo i casi.   Tutti i paesi sottosviluppati o soggetti all’impero hanno qualche centro così: in Italia è la John Hopkins University; ci sono borse di studio per corsi negli Usa, eccetera.

Al Cairo, basta entrare alla American University per capire dentro quale sistema si viene cooptati; figurarsi poi se ci si segue un dottorato di ricerca. Nei giornali appare il nome del professor Khaled Fahmi: i giornali inglesi e americani erano pieni di sue interviste   ai tempi della rivoluzione di piazza Tahrir, dove inneggiava alla caduta di Mubarak. Adesso è visiting professor ad Harvard (tipico) e in interviste sostiene: Al Sisi è più pericoloso dei Fratelli Musulmani.

Ancor più interessanti i rapporti del povero Regeni con Cambridge. Dai media si ricava che la sua “tutor” a Cambridge, Maha Abdelrahman, “è molto impegnata nello studio delle opposizioni politiche in Medio Oriente”. Secondo Repubblica, sarebbe stata costei,  che,  dopo la partecipazione del giovanotto all’assemblea dei sindacati clandestini egiziani (di cui aveva mandato un resoconto al Manifesto, pubblicato postumo…) “aveva cambiato il format (sic) del lavoro   di ricerca di Regeni: “Non più una semplice ricognizione analitica e su “fonti aperte” dei movimenti sindacali, ma una “ricerca partecipata”, embedded. Che prevedeva, dunque, una partecipazione diretta alla vita e alle dinamiche interne delle organizzazioni da studiare”.

Si può essere più chiari?

Giulio Regeni aveva un altro referente accademico a Cambridge. La professoressa Anne Alexander”. Una giovin signora che nel suo profilo dichiara che le sue “ricerche accademiche” vertono sulla “disseminazione di nuove tecniche mediatiche” per “la mobilitazione per il cambiamento politico in Medio oriente”, con cui “attivisti politici” creano “reti, o sfere di dissidenza e generano nuove culture di attivismo”.

Anne Alexander, la sua guida
Anne Alexander, la sua guida

Dr Anne Alexander

Non sembra esagerato concludere che ci troviamo qui di fronte ad una di quelle centrali dell’impero britannico (che è “un impero della mente”, come disse Huxley) volte a creare gli “états d’esprit” collettivi che servono a maturare in una società delle rivoluzioni culturali, o (secondo un dizione britannica tipica), il “salto di paradigma”.

Una specialità dell’Istituto Tavistock di Londra, strana scuola superiore di psichiatria e sociologia, fondati negli anni ’30 dall’ebreo tedesco Kurt Lewin. Come ha spesso ripetuto lo EIR, Executive Intelligence Review, “L’oggetto degli studi più del Tavistock è la creazione di “salti di paradigma” (paradigm shifts), ossia del mezzo per indurre nelle società valori “nuovi”, attraverso eventi traumatici collettivi (turbulent environments). Ad esempio, un ciclo di conferenze tenute al Tavistock nel 1989 aveva come tema il seguente: Il ruolo delle Organizzazioni non Governative nell’indebolire gli Stati Nazionali. Oggi l’Istituto Tavistock compie ricerche su come reagirà la gente, a livello individuale e collettivo, di fronte ad eventi, cambiamenti e parole-chiave”. La “liberazione sessuale”, l’accettazione della omosessualità, la teoria del “gender”, o la “accoglienza agli immigrati”, sono altrettanti “salti di paradigma” già attuati o in corso di imposizione nelle masse europee.

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La professoressa Alexander è molto interessata – scientificamente, disinteressatamente – a come gli oppositori di Al Sisi generano “sfere di dissidenza e culture di attivismo”. La tutor di Regeni ad Oxford, Maha Abdelrahman, interessatissima per motivi squisitamente scientifici “allo studio delle opposioni politiche in Medio Oriente”, gli dice di partecipare ai sindacati clandestini egiziani. Lui, entusiasta di   fare qualcosa di sinistra (ne scriverà al Manifesto) si butta. Embedded, come gli dicono da Oxford. Loro stanno ad Oxford, è lui che si ficca nei guai al Cairo – al Cairo della guerra civile tenuta a freno col ferro e col fuoco.  Morto lui, se ne occupa il New York Times, cosa alquanto insolita: fa’ la sua inchiesta, trova le anonime fonti dei servizi egiziani che dicono “sono stati i servizi egiziani”…insomma, la famiglia, o lo Stato italiano, dovrebbero chiedere i danni ai servizi britannici.

Del resto è quel che  sostiene Paz Zàrate, esperta di diritto internazionale a Oxford, amica fraterna di Giulio Regeni nonché sua ex collega al think tank Oxford Analytica, dove lui lavorò tra il 2012 e il 2014: “Dato che Giulio stava facendo ricerca all’università britannica e ha abitato e lavorato nel Regno Unito praticamente tutta la sua vita adulta, crediamo sia compito del governo inglese di unire le forze con l’Italia”.

Il povero Regeni era un agente di Sua Maestà. Forse, perfino senza saperlo – come accade alla gente di sinistra.

 

6 commenti

  1. Piero61

    salve
    intanto, la menzogna prosegue: la Russia accusata (dalla Turchia) di aver bombardato un ospedale di medici senza frontiere.
    Sull’articolo cosa dire ? queste persone per certi versi mi fanno pure pena o tenerezza, cercano pace, amore, diritti senza sapere minimamente dove cercarle e, sopratutto, dove trovarle davvero.
    Che almeno possa riposare in pace
    saluti
    Piero e famiglia

  2. Pierpaolo

    L’attività di agitatore svolta, da Calandrino, dal Regeni non avrebbe giustificano né il suo assassinio, né le torture. I servizi egiziani ne erano perfettamente a conoscenza ed, al massimo, avrebbe portato alla sua espulsione (volontaria o meno).
    La tortura in questi casi non viene mai praticata per vendetta; non è il caso del cagnaro.
    La tortura vine praticata per estrarre informazioni. Ma quali informazioni avrebbero dovuto estrarre da un Regeni che, come tutti i becchi, era l’ultimo a conoscere la realtà della situazione?
    La tortura gli è stata inflitta per lasciare sul suo corpo i segni della tortura. Adatti a comuovere i semplici, specialmente quelli “di sinistra”.
    A Cambrige non solo lo hanno infiltrato, ma pure lo hanno indicato agli “amici” sul posto (probabilmente altri infiltari nei sindacati “liberi”) come vittima sacrificale.
    Povera mamma, c’è tanto da piangere.


  3. Destabilizzare un intero Paese è un crimine perchè provocherebbe la morte di molte persone se non la guerra civile, il giovane si rendeva conto delle conseguenze delle sue azioni? “Provocare al Fetna è più grave che ucccidere” come disse il Profeta


  4. A proposito della Johns Hopkins University, copio incollo qualche riga dal corrieredibologna.corriere .it
    Il mondo è piccolo stavolta troviamo Erdogan junior:
    “Il figlio di Erdogan è in Emilia dallo scorso autunno, per frequentare un dottorato alla Johns Hopkins University. Proprio la presenza in Italia con moglie e figli di Bilal Erdogan, 35 anni, aveva creato polemiche politiche in patria: ufficialmente il motivo del trasferimento è la ripresa degli studi, un dottorato iniziato nel 2007. Ma, secondo alcune fonti antigovernative, sarebbe volato in Italia a fine settembre «con una grossa somma di denaro» nell’ambito di un presunto «progetto di fuga».”

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