Maschi, giovani, ignoranti e pazzi: il rapporto che azzera le balle sugli immigrati

Di

Adriano Scianca

27 giugno 2017

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Roma, 27 giu – Sono maschi, sono giovani, non hanno istruzione ma, in compenso, hanno un sacco di problemi mentali. L’identikit degli immigrati ospitati a spese dello Stato italiano è impietoso, ma non arriva da qualche sito populista, bensì dal nuovo “Atlante Sprar 2016”. Tale sigla, come noto, sta per “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”. Una rete che nel 2003 contava su 1.365 posti dislocati sul territorio nazionale, mentre lo scorso anno ha accolto 34.039 persone. Nel 2016, infatti, solo il 9,6% di loro ha ottenuto lo status di rifugiato. Per il resto, il 47,3% degli accolti è richiedente protezione internazionale, il 28,3% è invece titolare di protezione umanitaria, il 14,8% di protezione sussidiaria. Tutte formule che implicano situazioni di rischio molto più vaghe rispetto a quella del rifugiato che “scappa dalla guerra”.

Vediamo poi la mitologia delle “donne e bambini” da soccorrere: ebbene, l’86,6% degli accolti è di genere maschile. Spicca, per presenze femminili, il solo gruppo nigeriano, anche se il rapporto si guarda bene dal dire che si tratta di schiave destinate al mondo della prostituzione, soggiogate da una vera e propria mafia che fa uso anche di riti vudù per abbrutire le sue vittime. Per quanto riguarda l’età degli stranieri accolti, la componente maggiormente rappresentata è quella della fascia d’età che va dai 18 ai 25 anni (46,5%); diminuisce quella immediatamente successiva, che comprende le persone fra i 26 e i 30 anni che si attesta al 22,1%. E i “minori non accompagnati”? Il 47% di loro, al momento della rilevazione, era già neo maggiorenne. Il 44,6% dei minori è invece compreso nella fascia d’età tra i 16 e i 17 anni, il 7,3% tra i 14 e i 15 anni mentre i più piccoli, tra 0 e 13 anni, sono poco più dell’1%. Eccoli, quindi, i “bambini” da salvare.

Va sottolineato anche che l’84,4% degli ospiti è stato accolto singolarmente, solo il 15,6% fa parte di un nucleo familiare. Circa il livello di istruzione delle “risorse”, il 62% degli immigrati degli Sprar ha un titolo di studio corrispondente alla scuola primaria (elementari e medie), il 19% è in possesso di diploma di scuola secondaria, solo il 7% di titolo di studio universitario, mentre il 12% non ha proprio alcuna istruzione. Quanto ai Paesi di provenienza, al primo posto ritroviamo la Nigeria con il 16,4%, al secondo posto il Gambia (con il 12,9%). Al terzo posto troviamo il Pakistan con l’11,7%, mentre il Mali mantiene la quarta posizione con il 9,3%; a queste nazionalità seguono l’Afghanistan con l’8,7% e il Senegal con il 6,3%. Seguono poi, tutte al di sotto del 4%, Somalia, Costa d’Avorio, Ghana e Bangladesh. Nel 2016, tra le prime 10 nazionalità presenti, figura la Costa d’Avorio (con il 3,4%). Aumenta anche la quota di coloro che hanno “caratteristiche di vulnerabilità”, dato al quanto bizzarro per una categoria che viene continuamente presentata sotto l’aspetto della “risorsa”: si tratta addirittura del 22%. L’8,3% comprende persone disabili, con disagio mentale o con necessità di assistenza domiciliare, sanitaria specialistica e prolungata. Le segnalazioni di casi di vulnerabilità psichica per l’anno 2016 sono aumentate del 33% rispetto al 2015. Sono questi quelli che dovrebbero “pagarci le pensioni”?

Adriano Scianca

Maschi, giovani, ignoranti e pazzi: il rapporto che azzera le balle sugli immigrati

5 commenti


  1. Ma perché si deve considerare rifugiato uno che abita a migliaia e migliaia di chilometri di distanza?
    Se uno scappa da una guerra, ha diritto a cercare rifugio in un paese limitrofo che gli assicuri protezione.
    Non ha alcun diritto di venire in Europa, attraversando decine di paesi dove potrebbe trovare rifugio tranquillamente.
    Vuol dire che anche costui cerca solo un benessere materiale fine a se stesso, ovvero un pane che non dura, come si dice nel Vangelo.
    Nessuno di costoro deve essere accolto come rifugiato.

      1. Finglas

        Cartello inventato da un motivatore che ha incontrato the Pope.
        Un motivatore. Già.
        Direttore, che ne dice?


        1. rispondo io per il direttore. La faccenda mi ricorda una barzelletta in cui il papa chiede al suo autista di lasciarlo guidare un attimo. Proprio in quell’attimo vengono fermati da una pattuglia della polizia che dopo aver constatato che l’autista sia il papa in persona non possono che concludere che il passeggero sia… il motivatore, no? 😀

  2. simone

    Allora io ( che credevo chi pagasse la malavita per venire in questa Italia disastrata, mettendo a rischio la propria salute, non fosse tanto intelligente ed integerrimo, ma molto materiale ) non sono razzista?
    Mi pareva…

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