A Kiev il golpe 2.0. E forse a Varsavia, una Maidan polacca

Voglio sostituire completamente la classe politica in Ucraina”: l’ha detto Mikhail Saakashvili, il georgiano che è stato messo a fare il governatore di Odessa. Lo ha detto durante un intervista alla Frankfurter Rundschau: “I governi cambiano continuamente qui, ma se non cambia la classe politica, non cambia mai niente. Il paese sta in un circolo vizioso, tutto si ripete e la classe politica non cambia logica. Due volte la popolazione è andata a Maidan a dire a questa classe: non si può andare avanti, non avete capito niente. Come i Borboni di Francia, questa classe nulla perdona e nulla impara”.

Sembra che parli dell’Italia, ma restiamo in tema.

Una settimana prima, il 16 febbraio, il presidente Poroshenko ha tentato di rimuovere il primo ministro Yatseniyuk (“Yats”, per la Nuland): la mozione di sfiducia è fallita. “Un colpo di oligarchi” si adira Saakashvili: “Se la classe politica non sa governare, la gente deciderà cosa fare. Non dimentichiamo che ci sono forze sane nel popolo Ucraino, che ha più volte difeso e in modo organizzato il suo diritto alla democrazia”. Insomma Saakashvil ha minacciato una sommossa popolare.

Poroshenko e Saakasvhili
Poroshenko e Saakasvhili

Ora, Saakashvili è uno straniero. Come promotore di una purga anti-corruzione sembra improbabile, dato che la Georgia lo persegue con mandato di cattura internazionale quando governava il Paese, ed ha avuto dei guai per una sua passione per la cocaina. Ma basterà ricordare che nel 2008, quando governava la Georgia, fece una guerricciola – con un esercito addestrato e armato da Israele (1) – per riprendersi due piccoli territori russofoni, Transnistria e Sud Ossetia, ammazzando 2000 civili e per di più restando sconfitto dal rapido intervento russo; che dopo, è riparato negli Stati Uniti dove per qualche anno sembrava contentarsi della vita di professorino in una università secondaria, un impiego trovatogli dagli amici neocon-sionisti; che oggi è stato messo a governare Odessa, città cruciale per le mire di Washington perché vicina alla Crimea e alla parte russofona della Moldavia, allora tutto è chiaro.

Attraverso Saakashvili, sono gli Stati Uniti che non ne possono più della “classe politica” messa al potere dopo il golpe di Kiev, e gli omicidi mirati di piazza Maidan (perpetrati da cecchini polacchi), e pensano di cambiarla. Magari con una nuova rivoluzione colorata.

Anche questo malcontento di Washington può sembrare strano, dal momento che parecchi governanti di Kiev sono americani o scelti oculatamente dagli americani. E’ americana la ministra delle Finanze Natalia Jaresko, una carriera al Dipartimento di Stato (con la Nuland) e qualche affaruccio dubbio come banchiera d’investimento, poi spostata a dirigere l’economia della nuova Ucraina liberata dal giogo di Mosca; insieme al ministro dell’economia, un lituano ebreo di nome Abromavicius che ha preso la cittadinanza due ore prima della sua nomina. Due personalità i cui successi tutti possono constatare: Pil crollato del -7% nel 2014, di un altro -12% nel 2015, moneta svalutata del 70% ed inflazione galoppante.

Il ministro della Sanità è l’ex ministro georgiano Sandro Kvitashvili, sotto le cui paterne cure la popolazione ucraina è calata da 51 a 42 milioni di abitanti. Vero è che gli ospedali inesistenti dove i malati devono pagarsi tutto, dai pasti alla carta igienica ai medicinali, la miseria e la fame non sono le sole cause. Secondo l’Onu, 1,2 milioni di ucraini sono scappati, nell’Ovest in Polonia per sottrarsi alla leva e alla guerra d Donbass, altri 830 mila in Russia (in tutto, gli ucraini rifugiatisi nel paese “nemico” sarebbero due milioni e mezzo) molti per sottrarsi al terrore e alle esazioni che le milizie neonazi Pravi Sektor fanno subire alla popolazione.

Lo stesso Saakashvili è in molti sensi “americano”. Senza contare il figlio del vicepresidente Usa Joe Biden che ha le mani in pasta nel business petrolifero del paese finalmente liberato.

Il vicepresidente Joe Biden con "Yats"
Il vicepresidente Joe Biden con “Yats”

Abromavicius s’è dimesso qualche settimana fa,   accusando anche lui il governo (di cui ha fatto parte) di corruzione: è evidentemente la linea dettata da Washington. Il golpe sarà fatto passare come moralizzazione? Si vocifera persino di un “governo tecnico”: come primo ministro, si fa’ il nome di – tenetevi forte – Carl Bildt, l’ ex premier svedese.

Se fosse vero, significa che  Washington sta pensando di mettere a carico   il paese, con il caos inguaribile che ha provocato, all’Europa. La Nuland glielo aveva sottratto (“Fuck Europe!”) mettendolo sotto gestione americana con Yats. Ora ce lo ridà, prima che diventi conclamata la catastrofe umanitaria.

L’Ucraina nella UE, non è ritenuto possibile nemmeno dai tecnocrati di Bruxelles. Il regime ha ridotto il paese a un buco nero. Il Fondo Monetario ha buttato in quel buco un prestito di 11 miliardi di dollari e poi – altri 11 miliardi entro il 2019: con ciò violando le sue stesse regole, che vietano di rifinanziare un paese insolvente del debito precedente, in pura plateale ostilità verso Mosca (a cui non sono stati pagati 3 miliardi di un prestito precedente). Sono soldi anche nostri, ovviamente, quelli buttati. I creditori occidentali, fra cui noi, hanno già condonato il 20% del debito ai golpisti di Kiev, senza che questo abbia prodotto il minimo miglioramento nella popolazione. Il livello di vita è del 30% sotto quello della Russia, e la bancarotta è un dato di fatto. Il FMI dovrà cambiare di nuovo le sue regole per scongiurare un fallimento formale, e lo farà: tutto per staccare l’Ucraina dalla Russia, come prescrisse Brzezinski.

 

Ora, se il “regime change” (già deciso) prenderà la forma della nuova spontanea rivoluzione di piazza, Maidan 2, una cosa preoccupa il giornale Deutsche Wirtschaf Nachrichten: “I miliardi pompati dai contribuenti UE andrebbero di nuovo persi in un nuovo caos. Il paese è tenuto a galla dai soldi dei contribuenti europei e americani.. In caso di nuovi disordini sociali, possiamo dirgli addio”.

 

 

Prossimo cambio di regime a Varsavia

 

Il partito a cui gli elettori hanno dato il governo della Polonia, il PiS di Jarosław Kaczyński non piace. Soprattutto a Bruxelles, ma anche la CNN comincia ad alzare il grido: la Polonia scivola nel totalitarismo! Viola l’autonomia della magistratura, si impossessa della tv di Stato, rifiuta di accettare la suo quota di profughi musulmani, è contrario alle unioni omosessuali e all’eutanasia. Vero che rimane ostile alla Russa a filo-atlantico, ma è euroscettico e si oppone al Federalismo. Sta difendendo la propria sovranità in alleanza con l’ungherese Orban. Guy Verhofstad, l’x primo ministro belga ed oggi al parlamento europeo alla testa dei liberali, ha detto che il governo PiS è fatto di nazisti, e che Jaroslaw Kaczynski,  sta operando per “distruggere l’unità europea e lo stato di diritto” alla stessa stregua di “Orban e Putin”.

 

Insomma il PiS è maturo per una spontanea rivolta popolare che lo riporti in linea con la demokràtia. E’ ciò che paventa Witold Gadowski, uno stimatissimo giornalista investigativo, già direttore della catena televisiva 24 ore su 24 TVP Info. Anzi, secondo lui, i poteri transnazionali avrebbero giù trovato il clone di Donald Tusk (loro creatura, che ha perso le elezioni ma che hanno messo a dirigerla Commissione, purtroppo a termine): sarebbe tale Ryszard Petru. Una”personalità” comparsa improvvisamente sulla scena politica polacca, che ha fondato un partito dal nome Nowoczesna (Moderno) e che lo sta affermando grazie ad una apparentemente inesauribile fonte di denaro (Gadowski consiglia, per la fonte, di guardare a   Soros), e che si agita per “la protezione della democrazia”, ovviamente messa in pericolo.

Ryszard Petru, il clone d Tusk
Ryszard Petru, il prescelto

Secondo il giornalista, il progetto è che Petru sia messo al potere da una “Maidan a Varsavia”, organizzata forse già a primavera. I disordini di Maidan, dove misteriosi cecchini uccisero – con gli stessi proiettili – sia manifestanti sia poliziotti ucraini, portarono al cambio di regime in Ucraina; fu cacciato il filorusso Yanukovitch, corrotto, e messo al suo posto il regime filo-americano attuale, corrotto.

Po’ avvenire anche a Varsavia? Niente di più facile, percé il know-how della Maidan ucraina è sicuramente mantenuto in Polonia. Fu infatti il ministro degli esteri di allora Radosław Sikorski (di casa all’American Enterprise neocon di Washngton), primo ministro Donald Tusk, a invitare – nel settembre 2013 – una novantina di elementi del Pravy Sektor robusti ed addestrarli, nel capo di esercitazioni della polizia a Legionowo (a un’ora da Varsavia), nelle seguenti specialità: gestione delle masse, tattiche di combattimento, costruzione di barricate, e soprattutto, al tiro con fucili di precisione. Il corso di cecchinaggio durò quattro settimane, poi gli eroi tornarono in Ucraina dove instaurarono la democrazia. La cosa è stata rivelata dal settimanale polacco Nie, che ha mescolato vero e falso..

Ma qualcosa di vero c’è, se a quel tempo fu pubblicata dai russi una telefonata fatta da Urmas Paet, ministro degli esteri estone, all’alta Mogherni dell’epoca, lady Ashton. L’estone, che si era trovato in piazza in Ucraina, diceva alla Ashton che i morti erano stati uccisi dallo stesso tipo di proiettili, fossero poliziotti o manifestanti. Recentemente è stato intervistato un certo Ivan Boubencick,di Lvov, che ha ammesso di aver ucciso quattro poliziotti a piazza Mida, mirando loro alla nuca con un fucile di precisione. Capitatogli fra le mani per miracolo.

 

 

 

 ———–

Note

 

  • La partecipazione di Israele alla guerra per il georgiano fu ammessa dal sito israeliano Debka File (notoriamente vicino al Mossad), che ne spiegò anche il motivo:  un motivo che vale anche per la Siria di oggi: “Gerusalemme ha un forte interesse alla pipeline che porta gas e greggio del Caspio al porto turco di Ceyhan, senza bisogno di usare le reti di gasdotti russi. Sono in corso intensi negoziati tra Israele, Turchia, Georgia, Turkmenistan e Azerbaijian affinchè l’oleodotto raggiunga la Turchia e da lì il terminale petrolifero di Israele ad Ashkelon e di seguito il porto di Eilat sul Mar Rosso. Da lì, super-petroliere possono portare il gas e il greggio in estremo oriente attraverso l’oceano indiano». E: «L’anno scorso il presidente georgiano ha assunto da ditte israeliane di sicurezza alcune centinaia di istruttori militari, si stima oltre mille, per addestrare le forze georgiane in tattiche di commando, e di combattimento aereo, navale e corazzato. Hanno fornito addestramento in intelligence militare e sicurezza per il regime. Tbilisi ha anche comprato armamento e sistemi elettronici d’intelligence e di puntamento da Israele. Questi istruttori sono fortemente impegnati nella preparazione della armata georgiana alla conquista della capitale del Sud-Ossezia. (…) Nelle scorse settimane Mosca ha ripetutamente chiesto a Gerusalemme di smettere la sua assistenza militare alla Georgia, fino a minacciare una crisi della relazioni bilaterali. Israele ha risposto che l’assistenza fornita a Tbilisi era solo difensiva». Si veda «Israel backs Georgia in Caspian Oil Pipeline Battle with Russia», Debka File, 8 agosto 2008. E il mio articolo: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=4130&Itemid=134

Lascia un commento