Tornato sano e vispo per andare all’Impostura Climatica

Come avevamo previsto. Miracolo dopo la simulazione di malattia. Sempre agli ordini della Loggia Globale:

Il Papa: il clima minaccia la terra, vado alla Cop28 per chiedere di tutelarla

Nel dopo Angelus, Francesco parla del prossimo viaggio a Dubai per il vertice sul cambiamento climatico

Non ci sono solo i missili e le stragi orribili contro persone, inermi, i carri armati che avanzano e sparano negli spazi enormi dell’Ucraina o negli anfratti di un quartiere a Gaza. C’è “un altro grande pericolo”, il clima, che minaccia il mondo, che richiede massima attenzione e soprattutto impegno. Quello che il Papa si appresta a chiedere ai capi del pianeta il prossimo fine settimana, quando volerà a Dubai per intervenire alla COP28, il vertice  Onu dedicato a questo tema. Il cambiamento climatico “mette a rischio la vita sulla Terra, specialmente le future generazioni”, ribadisce Francesco nel post Angelus [..]

Ricordiamo come lo scienziato climatico e credente Franco Prodi ha definito l’Impostura papale:

«Laudate Deum un suicidio, la Chiesa rischia un nuovo caso Galileo»

di Andrea Zambrano

«L’esortazione Laudate Deum è appiattita sulle truffe dell’IPCC». Parola di Franco Prodi, il fisico dell’atmosfera che alla Bussola dice: «Un’impostura attribuire per il 97% all’uomo le cause del riscaldamento, tanti scienziati si adeguano per non perdere i finanziamenti, mentre il Cnr mi ha sbattuto fuori. Il catastrofismo climatico è funzionale alla finanza globale per imporre la green economy».

Creato 16_11_2023

Franco Prodi è fisico dell’atmosfera, ha un curriculum da accademico di tutto rispetto. Carriera da autorità scientifica, fratello dell’ex premier Romano Prodi, ha diretto l’Istituto di Scienza dell’Atmosfera del Cnr (ISAC) e pubblicato diversi studi nel campo della meteorologia e della climatologia.

Eppure, nel mondo alla rovescia di oggi è un nuovo eretico. Paga la sua posizione di scienziato che non condivide le tesi sul catastrofismo climatico e il nuovo verbo del climatismo che vuole l’uomo come responsabile del riscaldamento climatico. E in questa intervista alla Bussola denuncia la cappa di oscurantismo del mondo accademico, mediatico ed ecclesiale che sta spingendo l’acceleratore sull’ideologia green alla vigilia della Cop 28 che sarà «l’ennesimo fallimento, vedrete».

Professore, assieme ad altri scienziati ha firmato l’appello di Clintel. Con alcuni colleghi italiani si è rivolto anche al presidente Mattarella. Che risposte avete avuto?
Non siamo stati degnati neanche di un riscontro. Il nostro tentativo era quello di ribadire che nel campo scientifico non c’è assolutamente l’unanimità di vedute che si vuole raccontare. Ma ormai la frase “lo dice la scienza” è diventato il verbo per imporre i report dell’IPCC che condizionano tutto.

Qual è il punto di crisi?
Il sesto report dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dice che il riscaldamento climatico è causato per il 97% dall’uomo, le cosiddette cause antropiche e che quindi bisogna arrivare alle emissioni zero. Una follia, indimostrabile tra l’altro, soprattutto se teniamo conto che l’Europa è responsabile del 9% delle emissioni di co2 e l’Italia appena dell’1%. Mentre la Cina costruisce una centrale a carbone al giorno.

Chi la critica le contesta di occuparsi di nubi…
E chi dovrebbe parlare di fisica dell’atmosfera se non chi come me studia le nubi dal 1966?

Perché le nubi c’entrano col cambiamento climatico?
Eccome! Sono al centro del sistema climatico. ll cuore del sistema climatico è il bilanciamento tra i fotoni solari in arrivo e i fotoni terrestri che se ne vanno. Le nubi riflettono i fotoni solari. Chi mi critica non ha assolutamente competenza e mi fa oggetto di azioni diffamatorie come è successo per la vicenda Wikipedia.

Che cosa è successo?
È stata alterata dopo un articolo del Domani scritto ad arte e ordinato da De Benedetti. Mi hanno affibbiato il termine “negazionista climatico” e da lì sono incominciati i miei guai.

Lei non si sente negazionista?
Altroché! Sono un “apostolo” della protezione del pianeta, il termine negazionista richiama tragici momenti della nostra storia. Di sicuro non ho mai portato avanti il negazionismo climatico.

Solo che…
Come potrei? In un pianeta con otto miliardi di persone anche la fisica delle nubi cambia, ma l’attività dell’uomo non può spiegare tutto.

Perché?
Perché le nubi sono un sistema molto complesso. Anzitutto hanno forma tridimensionale mentre nei modelli dell’IPCC questo non viene mai tenuto in conto; ci sono radiazioni a infrarossi e gas poliatomici e poi ci sono nubi che non vengono neanche rilevate, ma che incidono. Di conseguenza i modelli numerici che vengono imposti danno risultati inattendibili.

Quindi non nega il cambiamento climatico, ma non lo attribuisce all’uomo?
Nemmeno, una matrice antropica c’è.

Quale?
Anzitutto è bene dire che più che di cambiamento climatico la scienza parla di variazioni della composizione atmosferica.

D’accordo. Cosa causa le variazioni della composizione atmosferica?
Le cause sono di due tipi: naturali e antropiche. Le seconde sono appunto l’attività dell’uomo.

Cosa troviamo nelle cause naturali?
Le interazioni atmosfera-oceano, le interazioni atmosfera-biosfera, le eruzioni vulcaniche e il ciclo idrologico.

E nelle antropiche?
L’immissione di gas serra in atmosfera con i combustibili fossili, gli incendi e gli allevamenti, l’immissione di aerosols in atmosfera e lo sfruttamento del terreno, come ad esempio la riduzione delle foreste.

Il punto è capire le percentuali di responsabilità. L’IPCC sostiene che l’attività dell’uomo contribuisca per il 97%…
Balle, balle. È un dato indimostrabile, un’impostura. La quantificazione dell’attività antropica è impossibile da misurare per la scarsa conoscenza di importanti aspetti fisici.

Quali?
Ci sono tanti fattori che incidono. Oltre alle attività delle nubi, che sono essenziali, c’è il calore proveniente dalla terra che è un grosso punto interrogativo, anche l’attività dei vulcani, che emettono CO2 non è quantificabile, c’è il degassamento della crosta terrestre che è difficile da quantificare.

Quindi, se non è il 97%, quale sarebbe secondo lei la percentuale da attribuire all’uomo?
Per lo stesso motivo per cui le dico che il 97% è indimostrabile, non c’è modo di dare una percentuale attendibile. È semplicemente un dato irraggiungibile scientificamente. Ciò che è misurabile è altro.

Che cosa?
L’inquinamento. Gli accordi mondiali andrebbero fatti su questo perché sull’inquinamento abbiamo parametri scientifici dimostrabili e quantificabili. Invece perdiamo tempo su cose indimostrabili.

Lei è emiliano, recentemente ha preso posizione sull’alluvione.
Invocare il cambiamento climatico è stata una follia. La verità è che stato un problema di gestione.

In che senso?
Mancata gestione dell’emergenza con le conoscenze attuali di radar multi-parametrici. Con un monitoraggio adeguato a livello radar avremmo intercettato lo spostamento delle nubi e la quantità di acqua con ore di anticipo e avremmo salvato delle vite umane. L’ho detto in piazza a Faenza agli alluvionati, nessuno mi ha contestato.

I giornali l’hanno contestata…
I giornali cosiddetti mainstream, la dittatura dei giornali che io chiamo “giornalistura”. La mia titolarità scientifica è stata umiliata, i miei progetti come quello in Puglia chiamato RIVONA (rischi per il volo e nowcasting aeroportuale) schiacciati dalla politica mentre il Cnr mi ha letteralmente sbattuto fuori.

Ma lei è andato in pensione…
A tutti i direttori viene data la possibilità di rimanere associato per poter continuare a fare attività scientifica. A me è stata negata, la nuova direttrice dell’ISAC Cristina Facchini mi ha fatto fare gli scatoloni per liberare il mio ufficio seduta stante.

E il mondo accademico?
C’è un brutto clima. L’interazione tra politica e scienza è pericolosa. Ci sono ricercatori terrorizzati e omertosi che sposano le tesi dell’IPCC perché temono di perdere i loro finanziamenti o la loro posizione all’interno delle università. Con me si è applicato il metodo Mao: Colpirne uno per educarne cento.

Qual è la posta in gioco?
La finanza globale che supera l’economia reale ha bisogno di dare un profitto a una massa enorme di danaro e lo fa imponendo la Green economy. Non darà nessun effetto sulle emissioni, ma metterà in ginocchio intere economie reali.

Che cosa pensa dell’esortazione del Papa Laudate Deum?
È un suicidio per la Chiesa, lo dico da fedele e con grande dolore. Si sta rischiando di creare un nuovo caso Galileo.

Galileo?
È scritta sposando interamente le tesi dell’IPCC, ma quando emergerà che queste tesi sono state una delle più grandi truffe fatte all’umanità la Chiesa non ci farà una bella figura.

Chissà se chiederà scusa?
Nel leggerla sono saltato sulla sedia. Almeno con la Laudato Sì al capitolo 1 paragrafo 23, Francesco si prendeva qualche cautela alimentando il dubbio e dicendo che la scienza era divisa su certe posizioni, ma l’esortazione è interamente appiattita sul catastrofismo climatico. Io non so chi abbia consigliato il Papa, ma è stata sicuramente una pessima influenza.

Un esempio dell’Impostura :

La truffa verde: in che modo i veicoli elettrici danneggiano l’ambiente

Di Shuchita Jha , giornalista ambientale indipendente con sede a Bhopal, India.

Nel 2032, l’India avrà bisogno di un miliardo di tonnellate di carbone, in parte per ricaricare i veicoli elettrici nelle aree urbane attraverso l’energia generata dalle centrali termiche

Cinque città indiane, inclusa la capitale Nuova Delhi, si classificano costantemente tra le dieci città con l’aria più inquinata al mondo . Le emissioni dei veicoli contribuiscono in modo significativo; La sola Delhi conta circa quattro milioni di automobili: non c’è da stupirsi che il governo indiano stia promuovendo i veicoli elettrici (EV) su larga scala. Mentre l’obiettivo dell’India è una quota di mercato dei veicoli elettrici del 30% entro il 2030, attualmente la quota è solo dell’1,1%. Inoltre, esistono dubbi sul fatto che i veicoli elettrici possano rappresentare un’opzione ecologica nel caso in cui l’inquinamento venga trasferito dalle città alle campagne.

Secondo il portale “Vahan4” del Ministero delle strade, dei trasporti e delle autostrade, nel luglio 2023 circolavano sulle strade indiane circa 27,4 milioni di veicoli elettrici. Per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni nette entro il 2070 e ridurre le emissioni di gas serra (GHG), l’India sta espandendo il proprio mercato dei veicoli elettrici. La speranza a Nuova Delhi, ad esempio, è che l’aumento del numero di veicoli con targa verde possa annunciare un giorno in cui l’aria tornerà ad essere respirabile.

Tuttavia, i veicoli elettrici indiani dipendono solo dalle 8.738 stazioni di ricarica pubbliche (PCS) operative a partire da giugno 2023, secondo i dati del Bureau of Energy Efficiency (BEE), Ministero dell’Energia. Il numero di PCS deve aumentare fino a un minimo di 1,32 milioni, afferma la Confederazione dell’industria indiana (CII) su ” Infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici “, per sostenere l’obiettivo della quota di mercato del 30%.

Ma i veicoli elettrici saranno davvero a emissioni zero?

Affinché un veicolo elettrico possa ottenere il massimo beneficio ambientale, l’elettricità utilizzata per la ricarica deve essere generata da fonti verdi o rinnovabili.

Tuttavia, gran parte dell’elettricità indiana dipende ancora dalle centrali termoelettriche a carbone, e il governo è in piena attività per mettere all’asta più miniere e rendere nuovamente operative le miniere non operative. La capacità termica totale installata in India è di 238,1 Gigawatt, oltre il 48,67% dell’energia termica (circa 116 GW) è ottenuta dal carbone e la domanda di elettricità aumenta del 4,7% annuo. Secondo il Piano elettrico nazionale (2022-2032), la domanda di picco di elettricità prevista per il 2026-27 sarà di 277,2 GW e per il 2031-32 sarà di 366,4 GW.

Nonostante gli sforzi per generare elettricità da fonti rinnovabili, secondo il NEP 2022-23, gran parte dell’elettricità dell’India proverrà ancora da impianti termici alimentati a carbone entro l’inizio degli anni ’30. La quota di capacità basata sul carbone sulla capacità installata totale per l’anno 2026-27 sarà probabilmente pari al 38,57% e al 28,83% per l’anno 2031-32, che saranno rispettivamente di circa 107 GW e 106 GW, entro il 2026-27 e 2031-32 – poca differenza rispetto allo scenario attuale.

“Tutte le proiezioni, comprese quelle dell’IEA (Agenzia internazionale per l’energia), prevedono che la produzione basata sul carbone probabilmente raggiungerà il picco intorno all’inizio degli anni ’30, dopodiché la produzione diminuirà e la produzione da fonti non fossili aumenterà”, Swati D ‘ Lo ha detto a RT Souza, un esperto energetico indipendente ed ex analista energetico dell’Istituto per l’economia energetica e l’analisi finanziaria .

Il rapporto ‘ Transition India’s Road Transport Sector: Realizing Climate and Air Quality Benefits dell’IEA, in collaborazione con NITI Aayog, afferma che il settore dei trasporti contribuisce al 12% delle emissioni totali di gas serra in India. Ma mentre l’India cerca di soddisfare le esigenze di mobilità della sua popolazione in crescita, urbanizzata e in rapido sviluppo, la domanda di energia e le emissioni di CO₂ del settore potrebbero raddoppiare entro il 2050.

Un miliardo di tonnellate in un decennio

Le proiezioni NEP indicano una domanda sostanziale di carbone, con una stima di 831,5 milioni di tonnellate nel 2026-27 e 1.018,2 milioni di tonnellate nel 2031-32. Le centrali elettriche che dipendono dal carbone importeranno probabilmente circa 40 milioni di tonnellate per soddisfare la crescente domanda.

Ma VK Shrivastava, ex consulente per le raffinerie di petrolio, i prodotti petrolchimici e l’energia presso BEE, ha detto a RT che il governo centrale sta lanciando diversi programmi e incentivi per incoraggiare l’uso di energia verde per le stazioni di ricarica, il che farebbe molto per rendere Veicoli elettrici a emissioni zero, anche indirettamente.

Ha sottolineato l’accesso aperto all’energia rinnovabile, un modo per ottenere energia verde da fonti rinnovabili attraverso la rete elettrica; i consumatori scelgono la fonte che preferiscono e pagano solo per ciò che consumano senza possedere o gestire un impianto di generazione.

“Il percorso ad accesso aperto 2022 è un incentivo degno di nota per le società di distribuzione di energia (DISCOMS) in quanto fornisce uno sconto del 20% sui prezzi dell’elettricità quando forniscono energia verde ai punti di ricarica negli spazi pubblici durante il giorno. Inoltre, il limite delle transazioni ad accesso aperto ha stata ridotta da 1 MW a 100 kW per consentire ai piccoli consumatori di acquistare energia rinnovabile attraverso il libero accesso,” spiega.

I veicoli elettrici riusciranno a compensare le emissioni di gas serra dall’India urbana a quella rurale?

Le preoccupazioni relative all’aumento dell’inquinamento rurale portano a chiedersi se l’adozione dei veicoli elettrici compenserà l’inquinamento urbano nelle aree rurali con l’aumento della domanda di elettricità basata sul carbone.

Il dottor Jayanarayanan Kuttippurath, professore presso l’Indian Institute of Technology – Kharagpur (IIT-K), ha dichiarato a RT che la combustione dei rifiuti agricoli, il trasporto stradale, le centrali termoelettriche, le raffinerie e l’industria siderurgica contribuiscono per circa il 45% all’azoto totale. emissioni di biossido di carbonio (NO) nell’India rurale. Al contrario, le centrali termoelettriche rappresentano una fonte significativa di emissioni di CO.

“L’inquinamento da NO è aumentato nelle aree rurali negli ultimi 20 anni“, afferma Kuttippurath, autore di ” Tendenze della qualità dell’aria nell’India rurale: analisi dell’inquinamento da NO2 utilizzando misurazioni satellitari” . “È anche importante notare che, mentre l’adozione dei veicoli elettrici potrebbe portare a una riduzione delle emissioni di CO₂ nelle aree metropolitane, questa riduzione potrebbe essere controbilanciata da un aumento delle attività minerarie o delle emissioni delle centrali termoelettriche.”

Un rapporto “ Decarbonizzazione dei trasporti: cosa significa per l’India ?” rilasciato dal Centro per la Scienza e l’Ambiente (CSE) nel marzo 2023, afferma che secondo il Fuel Institute, un think tank europeo, il 73% delle emissioni dei veicoli con motore a combustione interna (ICE) vengono rilasciate a causa del funzionamento dei veicoli mentre per Veicoli elettrici, il 72% delle emissioni provengono dal carburante bruciato per produrre elettricità che carica la batteria del veicolo elettrico.

Nel dicembre 2022, il database di riferimento della CO2 per il settore energetico indiano, pubblicato dalla Central Electricity Authority, ha mostrato che circa 0,968 tonnellate di emissioni di CO₂ vengono rilasciate per la generazione di un megawattora (MWh) di elettricità da parte di centrali termoelettriche in funzione sui combustibili fossili in India, che si trovano principalmente nelle aree rurali del paese.

Ottimismo sulle rinnovabili

Ma D’Souza spera che con l’aumento delle energie rinnovabili, l’India potrebbe non vedere un’impennata nella produzione di energia basata sul carbone oltre quanto già pianificato.

“Non sono sicuro del potenziale aumento perché molte miniere di carbone stanno effettivamente chiudendo in questo decennio, quindi potremmo non vedere un’impennata nella produzione di energia basata sul carbone e l’inquinamento nelle aree rurali può essere mitigato. Ma molto Occorre fare qualcosa per mitigare l’inquinamento esistente “, afferma.

Randheer Singh, ex direttore di NITI Aayog e attualmente amministratore delegato di ForeSee Advisors, fa eco alle opinioni di D’Souza. Ha detto a RT che il Ministero dell’Energia ha adottato diverse misure per la modernizzazione della rete, mentre la capacità di generazione di energia rinnovabile è aumentata molte volte negli ultimi cinque anni.

“Con l’introduzione della missione dell’idrogeno e dell’obbligo dell’energia verde, molti fattori di emissione vengono contrastati. Tuttavia, è necessario fare di più, inclusa l’introduzione di standard di emissione rigorosi e l’elettrificazione rurale attraverso le energie rinnovabili”, ha detto Singh a RT .

Un altro problema è la riduzione del carico nella maggior parte delle città e dei villaggi elettrificati. Secondo il NEP di settembre 2022, il picco del deficit energetico in India nel periodo 2021-2022 è stato solo dell’1,2%, ma un aumento della domanda di elettricità per le stazioni di ricarica e il conseguente deficit di fornitura potrebbero diventare problemi più grandi.

“Se guardiamo le proiezioni, entro il 2030 possiamo vedere che la quota di veicoli elettrici che probabilmente aumenterà sarà costituita principalmente da due e tre ruote che possono essere ricaricate a casa. Il PCS entra in gioco quando pensiamo ai veicoli elettrici a quattro ruote. Pertanto, qualunque previsto aumento della domanda di elettricità in quel periodo è stato preso in considerazione e non porterà a un deficit energetico”, aggiunge D’Souza.

Impatto ambientale dell’estrazione del litio in India

Nel 2021, il Ministero delle industrie pesanti ha lanciato il programma Production Linked Incentive (PLI) , con un budget stanziato di 259.380 milioni di rupie (3,1 miliardi di dollari) per l’industria automobilistica e dei componenti automobilistici, per incoraggiare e migliorare la produzione nazionale di prodotti con tecnologia automobilistica avanzata compresi i veicoli elettrici e i loro componenti.

Tuttavia, il 70% del fabbisogno indiano di celle agli ioni di litio per veicoli elettrici viene importato dalla Cina e da Hong Kong, un ostacolo nella fornitura di veicoli elettrici economici e prodotti a livello nazionale.

Nel febbraio 2023 sono stati scoperti depositi di litio in Jammu e Kashmir. Le stime iniziali del Geological Survey of India (GSI) suggeriscono una riserva di 5,9 miliardi di tonnellate di litio , posizionando l’India come potenziale produttore di litio. Potrebbe ridurre la sua dipendenza da altri paesi per le batterie dei veicoli elettrici.

Il governo centrale prevede di mettere all’asta i blocchi minerari appena scoperti entro dicembre. Tuttavia, il processo di estrazione sarà complesso e dispendioso in termini di risorse poiché i blocchi J&K hanno la forma di rocce dure, a differenza della salamoia trovata in Sud America, che avrà bisogno di più acqua ed elettricità. Inoltre, l’attività mineraria nel fragile ecosistema della regione avrà un forte impatto ambientale sulla biodiversità e sulle risorse naturali.

D’Souza afferma che in India, sebbene esistano leggi contro l’inquinamento ambientale dovuto alle attività minerarie, queste devono affrontare sfide nell’attuazione, e vi è una crescente preoccupazione per il potenziale indebolimento di queste leggi, come osservato nel caso dell’Environment Protection Act questo anno.

“Lo sviluppo e la produzione delle miniere di litio richiederanno almeno dieci anni, in modo che il governo abbia il tempo di rafforzare le leggi sulla protezione ambientale associate alle attività minerarie per affrontare le sfide ambientali poste dall’estrazione del litio in J&K“, afferma .

Shrivastav ritiene che, sebbene l’estrazione del litio avrà un impatto sull’ecosistema, sarà molto inferiore a quello delle miniere di carbone. Il riciclaggio delle batterie, ormai una tendenza globale, potrebbe fornire una tregua.

“La durata di vita di una batteria per veicoli elettrici, circa 8-9 anni, si estende fino a 20 anni attraverso il riutilizzo. Dopo aver raggiunto una capacità di carica inferiore al 40%, queste batterie, ritenute non adatte ai veicoli elettrici, rimangono idonee ad alimentare torri di comunicazione e circuiti di strumentazione, ” lui dice.

Il Papa: «Via casa e stipendio al cardinale Burke»

«Il cardinale Burke è un mio nemico, perciò gli tolgo l’appartamento e lo stipendio». È quanto avrebbe detto papa Francesco nella riunione con i Capi Dicastero della Curia Romana lo scorso 20 novembre e che una fonte vaticana ha rivelato alla Bussola. L’indiscrezione ci è stata poi confermata da altre fonti.

Egli, traboccante di bontà e carità e fraternità – e sinodalità…