
“Dal Libano all’Iraq, le minoranze sono sempre più a rischio. Nel Vecchio Continente risveglio cattolico senza precedenti”
Luigi C.
Anche ieri pomeriggio, come ci racconta uno dei frati del Santo Sepolcro, mentre adoravano l’Eucarestia nella basilica “è suonata la sirena d’allarme a conferma dell’opportunità delle restrizioni che il cardinale di buon grado ha accettato”.
Al contrario in Siria le processioni pasquali sono state sospese dagli stessi leader religiosi perché l’antica minoranza cristiana è costantemente sotto attacco dell’estremismo islamico protetto dalle milizie filogovernative. La presenza cristiana, da sempre elemento di pace ed equilibrio nel Paese, si è ridotta negli ultimi quindici anni dell’80% e chi rimane lo fa solo perché non può più partire. Non va meglio nel vicino Libano dove i cristiani si ritrovano ostaggio di Hezbollah che prova ad utilizzare i loro villaggi come scudi contro l’offensiva israeliana. Le forze armate israeliane hanno garantito all’alleato americano di risparmiare dai bombardamenti i villaggi cristiani e proprio per questo gli islamisti cercano di infiltrarvisi occupando le infrastrutture civili. Le comunità cristiane del Libano meridionale hanno così dovuto optare per una Settimana Santa a basso profilo, rinunciando ad esempio alla veglia pasquale notturna per non far uscire i fedeli col buio ed esporli al pericolo. In Iraq, dove i cristiani nel giro di un ventennio sono passati da 1,5 milioni a 250mila, le diocesi hanno cancellato le processioni pasquali e limitato le sole celebrazioni all’interno delle chiese per via del conflitto.
Un sondaggio recente certifica che quasi il 50% dei seminaristi francesi frequenta le cosiddette messe in latino fedeli a Roma e il pellegrinaggio tradizionalista a Chartres registra quasi 20mila iscrizioni. Controindicazioni della secolarizzazione: le “minoranze creative” profetizzate da Ratzinger avanzano proprio nel Vecchio Continente scristianizzato.