Recensione: “La croce, il fascio, il compasso. I precari rapporti tra Chiesa, fascismo e massoneria (1914-1945)” 

di Sergio Saraceni – 21/06/2026

La croce il fascio il compasso

Oggigiorno la storiografia mainstream sembra impegnata a seppellire sotto strati di retorica politically correct ogni tentativo di comprendere davvero il Novecento italiano, per questo motivo arriva un libro che fa luce su uno dei nodi più intricati della nostra storia recente: i rapporti tra Chiesa Cattolica, Fascismo e Massoneria. Luigi Copertino, con la consueta profondità d’analisi e onestà intellettuale che lo contraddistinguono, ci consegna con “La croce, il fascio, il compasso” un saggio denso, documentato e coraggioso, edito da Il Cerchio nella collana “Gli archi”.

Un’analisi attenta e precisa

Copertino non si limita a ripercorrere cronache note, ma scava nei precari equilibri, nelle convergenze tattiche e nelle irriducibili divergenze che hanno segnato il periodo tra le due guerre. Il Fascismo nacque in un’Italia ancora segnata dalle ferite della breccia di Porta Pia e dal Risorgimento anticlericale, fortemente influenzato da ambienti massonici. Eppure, una volta al potere, Mussolini comprese rapidamente che per “fascistizzare” il popolo italiano – quell’Italia profonda, contadina, familiare e devota – non poteva prescindere dal consenso della Chiesa.

Il Concordato del 1929 non fu solo un atto diplomatico, ma il riconoscimento di una realtà antropologica: il Cattolicesimo era (ed è) l’anima della nostra nazione, non un accessorio rimovibile. Copertino ricostruisce con rigore le tensioni, le diffidenze reciproche, i momenti di frizione (come la questione dell’Azione Cattolica o dell’educazione), ma anche i punti di incontro su valori fondamentali quali l’ordine sociale, la famiglia, la patria e la lotta al materialismo bolscevico.

Il nodo della massoneria

Particolare attenzione è destinata all’analisi del ruolo della Massoneria: forza sotterranea, spesso ostile al Regime, portatrice di un universalismo illuminista incompatibile con il particolarismo nazionale e cattolico del Fascismo. Il libro smonta con eleganza certi luoghi comuni e restituisce la complessità di un ventennio in cui nulla fu lineare, ma tutto fu segnato da una tensione ideale.

E nonostante ci siano stati aderenti al Fascismo, anche con cariche di rilievo, che aderirono alla Massoneria, e nonostante il magistero cattolico abbia sempre negato con fermezza la compatibilità tra fede cattolica e appartenenza alla Loggia, il Fascismo fu molto più incline ad ascoltare la voce della Chiesa Cattolica che quella della Loggia massonica per traghettare il popolo italiano verso un progetto di rinascita nazionale.

Il pregio di aver sposato l’Italia alla chiesa e non alla massoneria

Fu una scelta, se di realismo storico, di intelligenza politica o di Fede e buon senso, forse nessuno di noi potrà mai dirlo: ma possiamo certamente dire che l’Italia vera aveva un cuore che batteva al ritmo delle campane, non del compasso.

L’opera è molto ampia e meriterebbe appunto una conferenza più che una recensione visto che arriva ad analizzare anche la conservazione di Mussolini alla fede cattolica, attingendo ad interessanti fonti che confermerebbero questa.

Un libro da leggere.

Sergio Saraceni