Influenza aviaria, è allarme: “La più grande epidemia mai vista in Europa”. Italia secondo Paese per focolai. Vaccino consigliato per i lavoratori.

Stefano D’Alessio

Il nuovo allarme in Europa si chiama influenza aviaria: a lanciarlo sono stati l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

Influenza aviaria: epidemia da record in Europa

L’Efsa e l’Ecdc hanno reso noto che l’epidemia di influenza aviaria 2021-2022 è la più grande mai vista in Europa, con quasi 2.500 focolai, 47,5 milioni di volatili abbattuti negli allevamenti e più di 3.500 casi negli uccelli selvatici.

L’estensione geografica dell’epidemia è senza precedenti: ha colpito 37 Paesi europei, dalle isole Svalbard al Portogallo meridionale fino all’est all’Ucraina.
Influenza aviaria, è allarme: "La più grande epidemia mai vista in Europa". Italia secondo Paese per focolaiFonte foto: ANSA

In Europa non si era mai registrata un’epidemia di influenza aviaria come quella 2021-2022.

Italia secondo Paese in Europa per focolai di influenza aviaria

L’Italia è il secondo Paese in Europa per numero di focolai di influenza aviaria negli allevamenti: sono 317, meno solo di quelli che sono stati accertati in Francia (1.383).

Influenza aviaria: i rischi per l’uomo

Nella nota dell’Ecdc sull’epidemia di influenza aviaria in Europa, si precisa che i virus dell’influenza che circolano in specie animali come maiali o uccelli possono infettare sporadicamente gli esseri umani, causando malattie da lievi a molto gravi.

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L’Ecdc ha poi sottolineato che, nonostante il “numero eccezionalmente elevato di casi” recentemente rilevati in pollame e uccelli, nonché i “numerosi eventi di trasmissione dell’influenza aviaria” a diverse specie di mammiferi, negli ultimi anni non si è osservata alcuna trasmissione umana nell’UE/SEE. Solo un piccolo numero di infezioni umane con malattia asintomatica o lieve, inoltre, è stato segnalato a livello globale. Pertanto, ha chiosato l’Ecdc, il rischio complessivo per la popolazione resta “a livelli bassi”.

La nota riporta anche le dichiarazioni di Andrea Ammon, direttore dell’Ecdc: “Per fortuna, non ci sono state infezioni umane durante i recenti focolai di influenza aviaria nell’UE/SEE. Tuttavia, diversi gruppi di persone, principalmente quelli che lavorano nel settore animale, sono maggiormente a rischio di esposizione ad animali infetti. È fondamentale che medici, esperti di laboratorio ed esperti di salute, sia nel settore animale che umano, collaborino e mantengano un approccio coordinato. È necessaria vigilanza per identificare le infezioni da virus influenzali il prima possibile e per informare le valutazioni del rischio e l’azione di salute pubblica”.

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