IL RACCONTO DELL’ANTICRISTO

IL RACCONTO DELL’ANTICRISTO

Ho riletto, in questi giorni, il “racconto dell’Anticristo” che lo scrittore ortodosso Vladimir Sergeevic Solov’ëv pubblicò, pochi mesi prima della morte, esattamente nell’anno 1900, avendolo concluso nella domenica di Pasqua di quell’anno. L’intero titolo è “I tre Dialoghi e il racconto dell’Anticristo”.  Laddove Victor Hugo, in pieno Ottocento, aveva annunciato «Questo secolo è stato grande, il prossimo secolo sarà felice», Solov’ëv al contrario, forte della sua profonda conoscenza della Rivelazione, non si è lasciato ammagliare dal trionfalismo delle “magnifiche sorti e progressive”. Egli è stato un preveggente, se proprio non si vuole usare il termine più impegnativo di “profeta”, della parabola proiettata verso il nichilismo, mascherato di filantropia, che avrebbe percorso lo sterile razionalismo della filosofia europea del suo secolo.

La grandezza di Solov’év sta nell’aver intuito la dinamica “cristomimetica” che, nel XX secolo, la desacralizzazione avrebbe manifestato per accreditarsi sotto la maschera della “nuova” religione umanitaria, che egli indicava quale essenza dell’etica tolstojana ovvero dell’equivalente nella Russia del suo tempo della filosofia umanistico-liberal-socialista dell’Europa occidentale. Solov’év non fece altro che riprendere quanto l’escatologia cristiana, in questo non ci sono differenza tra Ortodossia e Cattolicesimo, annuncia sulla figura dell’Anticristo.

Secondo la Rivelazione “colui che si oppone” comparirà sulla scena storica non come un violento persecutore della Chiesa ma piuttosto quale suadente Ingannatore, un affascinante filantropo. Da qui la riflessione solovieviana sul problema della realtà mascherata del male e sulla falsificazione del bene. «Questo bene contraffatto – egli ha scritto – un po’ di lucentezza ce l’ha, se però gliela togli, non gli rimane alcuna forza essenziale». Con la sua riflessione Vladimir Solov’év ha ricordato a tutti che alla fine del nostro percorso storico ci ritroveremo di fronte non “il sol dell’avvenire” ma l’Anticristo. Anzi “il sol dell’avvenire”, millenaristicamente annunciato da tutte le masturbazioni filosofiche moderne, altro non è che la maschera dell’Impostore.

Chi è, dunque, l’Anticristo nel “Racconto” di Solov’ëv? Non un materialista ma uno spiritualista convinto, un “illuminato”, un uomo apparentemente generoso e sicuramente geniale ma di un genio ambiguo. Egli è anche un animalista ed un ecologista e questo contribuisce a renderlo simpatico ai più, ma anche un pacifista perché intende stabilire la “Pace perpetua”.  Nel suo racconto Solov’év profetizza, in anticipo sui tempi, la formazione dell’Unione degli Stati Uniti d’Europa, nata dopo alcune guerre interne ed esterne, e governata dalla potente confraternita dei frammassoni. Di tale Unione proprio lui, l’Impostore, diventa presidente per poi assurgere a “Imperatore del mondo” (concediamo al grande scrittore russo la licenza di aver assegnato al falso imperatore connotati “romani” nel solco del “Nerone primo anticristo”, di una certa letteratura cristiana, e forse con un qualche rimasuglio di polemica antiromana tipica del mondo ortodosso, mentre in realtà Roma, quella nella quale dantescamente “Cristo è romano”, ha svolto nella storia un ruolo provvidenziale di unificazione dei popoli in vista dell’Incarnazione, sicché tutt’al più l’Impostore solovieviano può essere “romano” soltanto in apparenza, un “falso romano”).

Diventato Padrone del mondo, l’Impostore proclama la realizzazione della “Grande Riforma Sociale” da lui stesso elaborata per il bene universale degli uomini: «… grazie alla concentrazione nelle sue mani di tutte le finanze del mondo e di colossali proprietà fondiarie, egli poté realizzare questa riforma, venendo incontro ai desideri dei poveri, senza scontentare in modo sensibile i ricchi. Ciascuno cominciò a ricevere secondo le sue capacità». L’Anticristo ammalia religiosi e intellettuali, cittadini e governanti d’Europa ma è animato dall’agostiniano “amor sui”, anziché dall’“Amor Dei”. Per questo egli, pur riconoscendo a Cristo la statura di “grande uomo” lo considera soltanto il suo “precursore” e se ne proclama superiore. «E in base a quest’idea – scrive Solov’év –, il grande uomo del secolo XXI applicava a se tutto ciò che è detto nel Vangelo circa il secondo avvento, spiegando questo avvento non come il ritorno di Cristo stesso, ma come la sostituzione del Cristo precursore col Cristo definitivo, cioè se stesso». Di più, preso dal timore che Cristo fosse per davvero il Vero Messia, «… al posto dell’antico ragionevole e freddo rispetto per Dio e per il Cristo – scrive ancora Solov’év –, germoglia e si sviluppa nel suo cuore dapprima una specie di timore e poi l’invidia ardente che opprime e contrae tutto il suo essere; infine l’odio furioso si impadronisce della sua anima. “Sono io, io, non Lui! Lui non è tra i viventi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto, non è risorto! È marcito, è marcito nel sepolcro …”». Sarà lui e solo lui il Grande Benefattore, il Salvatore dell’umanità. Laddove Cristo ha fallito, proclama l’Impostore, egli saprà beneficare l’umanità realizzando per essa la pace mondiale, l’uguaglianza ed il progresso.

Dotato di un fascino irresistibile – ma inquietante per i pochi che nutrono dubbi nei suoi riguardi – questo “uomo del futuro” diventa, come detto, Imperatore del mondo, con l’aiuto, in particolare, degli ebrei. Costoro inizialmente, avendo egli loro concesso di tornare in Terra Santa (ai tempi di Solov’év il sionismo, pur già comparso, era ben lungi dallo sperare di realizzare lo Stato di Israele, oggi invece esistente) ed avendo loro promesso il dominio di Israele sul mondo, lo acclameranno quale Messia, per poi essere tra i primi a smascherarne l’impostura quando scoprono che non è circonciso e, dopo averlo smascherato, finalmente comprendere che l’Unico Vero Messia è Cristo.

Quel che Solov’év ha descritto all’alba del XX secolo, basta guardarsi attorno, è lo scenario che possiamo vedere realizzato nei nostri anni. Forse manca la descrizione, che poi aggiungerà un Orwell, sulla potenza tecnologica dell’umanità sedotta dal male – una potenza che Solov’év non poteva immaginare e che del resto lo stesso Orwell non ha immaginato nei termini che oggi conosciamo – e se non manca, come si è visto, quel che abbiamo in questi mesi imparato a chiamare “Gran Reset, ossia la promessa dell’imminente realizzazione della Pace e Prosperità Mondiale, certamente nel “Racconto” soloveviano c’è già tutto il secolare progetto globalista attualmente in via di completamento definitivo.

C’è anche lo sbandamento dei cristiani, lo scardinamento della Chiesa dalla Tradizione, la “Grande Apostasia” dei tempi ultimi. Anche in questo lo scrittore russo non fa che richiamarsi al Vangelo laddove viene annunziato il venir meno della fede e dell’amore nei tempi ultimi. Infatti il Grande Pacificatore di Solov’év, che era stato addottorato ad honorem in teologia dall’Università di Tubinga, convoca, affiancato dal suo mago taumaturgo Apollonio, in un grande Concilio a Gerusalemme, dove era già stato inaugurato un “tempio imperiale per l’unione di tutti i culti”, le diverse confessioni cristiane per proporre loro il proprio progetto ecumenico inteso a creare una super-religione mondiale tale da riunificare anche le varie ramificazioni cristiane. In realtà si trattava di un ecumenismo che poteva essere realizzato solo svuotando il Cristianesimo per ridurlo ad una mera etica umanitaria: «Verranno giorni in cui nella cristianità si tenterà di risolvere il fatto salvifico in una mera serie di valori» ha scritto, altrove, lo scrittore russo.

Al progetto ecumenico dell’Anticristo, ne “Il Racconto”, Solov’év, forse anche qui anticipando i tempi, oppone il “vero ecumenismo” tra i cristiani, quei pochi che resistendo alla tentazione, alla quale invece cede la maggior parte dei loro correligionari, di acclamare l’Imperatore del mondo, si riuniscono intorno a tre figure esemplari, il Papa cattolico Pietro II, lo starets ortodosso Giovanni, il biblista protestante dr. Pauli, nei quali lo scrittore richiama gli apostoli Pietro, Giovanni e Paolo. Infatti, durante il Concilio, mentre l’Anticristo sollecita i cristiani a riconoscere la sua autorità offrendo loro generose promesse, sarà per primo lo starets Giovanni a smascherare l’Impostore subito seguito da Papa Pietro II. Alla domanda dell’Ingannatore che chiede cosa dunque c’è di più prezioso per i cristiani nel Cristianesimo che lui non possa concedere loro, lo starets Giovanni risponde che per i cristiani nulla e nessuno è più prezioso ed insostituibile di Cristo stesso e che lui, l’Imperatore del mondo, nonostante la sua potenza globale, non avrebbe mai potuto concedere loro Colui che non è gli è soggetto ma è al di sopra di tutti. Lo starets Giovanni e Papa Pietro, per questa proclamazione di fede, cadono morti per mano di una forza invisibile ma luciferina, mentre il residuo dei cristiani, guidati da Pauli, fuggono da Gerusalemme portandosi dietro i cadaveri dei due che ben presto risorgeranno. Alla loro resurrezione segue la vera riunificazione di tutti i fedeli sotto l’autorità universale di Pietro.

In modo apparentemente sorprendente per un ortodosso, ma in realtà del tutto in coerenza con il primato d’onore comunque da sempre riconosciuto in ambito orientale a Roma, Solov’év immagina che i tre residui gruppi cristiani, nel momento dell’estremo pericolo, finalmente si ritrovano nell’unità di Cristo sotto Pietro. Dunque, alla fine, sotto l’Autorità di chi è Vicario di Cristo “vero romano” ossia Vicario della Verità.

Per chi volesse leggere “Il Racconto” di Solov’èv sul web, potrà trovarlo in diversi siti. Qui il link di uno di essi  https://medjugorje.altervista.org/doc/inferno/anticristo_soloviev.html

Se la solida fede cristiana di Solov’év, ferma e radicata nella Rivelazione e nella Sua Trasmissione ossia la Tradizione, supera gli angusti e formalistici schemi di un certo “tradizionalismo barocco”, incapace di guardar oltre le forme passate per andare direttamente all’essenza, essa costituisce anche uno schiaffo al progressismo ecclesiale che, sale ormai insipido, ha perso ogni riferimento ad orizzonti metafisici e sapienziali. Per rinfrescare la memoria ai cristiani ecumenici, modernisti, progressisti, citiamo di seguito alcuni passi del Catechismo della Chiesa Cattolica sui quali farebbero bene a riflettere anche tutti coloro che, cristiani o meno, continuano a persistere nell’errore culturale per il quale la Rivelazione abramica, a differenza dell’idea ciclica delle altre tradizioni extrabibliche, concepirebbe la storia come un continuo ed ascendente progresso lineare. In realtà dalla Rivelazione sappiamo che con il trascorrere dei secoli non ci sarà l’ascendente trionfo della Chiesa ma la sua persecuzione fino alla quasi totale sconfitta della fede ed alla quasi totale scomparsa del Cristianesimo. Poi, però, tornerà l’Inaspettato, il Quale, come, non a caso, il Kalki avatar della tradizione indù, cavalcherà un cavallo bianco e sterminerà i suoi nemici con la spada affilata che gli esce dalla bocca, ossia con la Sua Parola, quella del Logos Eterno (Ap. 19, 11-21). L’Impostore ed i suoi seguaci saranno gettati, dice l’Apocalisse (20,1-15), nell’Abisso, nello “stagno di fuoco”, che è l’equivalente esistenziale di quello stato di progressiva dissoluzione ontologica descritto nel Vangelo da Gesù Cristo come il luogo esterno, la fornace, “dove ci sarà pianto e stridore di denti” (Matteo 13, 41-43).

Catechismo della Chiesa Cattolica

La venuta gloriosa di Cristo, speranza di Israele

673 – Dopo l’ascensione, la venuta di Cristo nella gloria è imminente (628), anche se non spetta a noi «conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta» (At1,7) (629).

Questa venuta escatologica può compiersi in qualsiasi momento (630) anche se essa e la prova finale che la precederà sono «impedite» (631).

674 – La venuta del Messia glorioso è sospesa in ogni momento della storia (632) al riconoscimento di lui da parte di «tutto Israele» (Rm 11,26) (633) a causa dell’indurimento di una parte (634) nella «mancanza di fede» (Rm 11,20) verso Gesù. San Pietro dice agli Ebrei di Gerusalemme dopo la pentecoste: «Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati e così possano giungere i tempi della consolazione da parte del Signore ed egli mandi quello che vi aveva destinato come Messia, cioè Gesù. Egli dev’essere accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall’antichità, per bocca dei suoi santi profeti» (At 3,19-21). E san Paolo gli fa eco: «Se infatti il loro rifiuto ha segnato la riconciliazione del mondo, quale potrà mai essere la loro riammissione se non una risurrezione dai morti?» (Rm 11,15). La partecipazione totale degli Ebrei (635) alla salvezza messianica a seguito della partecipazione totale dei Pagani (636) permetterà al popolo di Dio di arrivare «alla piena maturità di Cristo» (Ef 4,13) nella quale «Dio sarà tutto in tutti» (1 Cor15,28).

L’ultima prova della Chiesa

675 – Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti (637). La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra (638) svelerà il «mistero di iniquità» sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica sé stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne (639).

676 – Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo (640), soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato «intrinsecamente perverso» (641).

677 – La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione (642). Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa (643) secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male (644) che farà discendere dal cielo la sua Sposa (645). Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio (646) dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa (647)-

(628) Cf Ap 22,20. – (629) Cf Mc 13,32. – (630) Cf Mt 24,44; 1 Ts 5,2. – (631) Cf 2 Ts 2,3-12. -(632) Cf Rm 11,31. (633) Cf Mt 23,39. – (634) Cf Rm 11,25. – (635) Cf Rm 11,12. – (636) Cf Rm 11,25; Lc 21,24. – (637) Cf Lc 18,8; Mt 24,12. (638) Cf Lc 21,12; Gv 15,19-20. – (639) Cf 2 Ts 2,4-12; 1 Ts 5,2-3; 2 Gv 7; 1 Gv 2,18.22. (640) Cf Sant’Offizio, Decretum de millenarismo (19 luglio 1944): DS 3839. (641) Cf Pio XI, Lett. enc. Divini Redemptoris (19 marzo 1937): AAS 29 (1937) 65-106, che condanna «il falso misticismo» di questa «contraffazione della redenzione degli umili» (p. 69); Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 20-21: AAS 58 (1966) 1040-1042. (642) Cf Ap 19,1-9. – (643) Cf Ap 13,8. – (644) Cf Ap 20,7-10. – (645) Cf Ap 21,2-4. – (646) CfAp 20,12. – (647) Cf 2 Pt 3,12-13.

Luigi Copertino