“I governi EU dovevano eseguire almeno uno studio di fattibilità prima di imporre sanzioni suicide contro la Russia” (EIR)

A completamento dell’articolo precedente, ecco un “alert” degli amici dell’EIR di Wiesbaden: che rivela come siamo diretti da ignoranti neoprimitivi, convinti che – come ha detto un piddino – fuori c’è la fila di produttori di gas vogliosi di vendercelo per sostituire quello russo.

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La tempesta perfetta di iperinflazione, scarsità energetica, “ritorno del covid” e disoccupazione sta iniziando ad abbattersi sull’UE. Essa avrebbe potuto essere evitata, se i governi avessero: 1. evitato la fuga – in avanti – dai combustibili fossili; 2. eseguito almeno uno studio di fattibilità prima di imporre sanzioni suicide contro la Russia.

Quando Mosca ha deciso di non porgere l’altra guancia e ha cominciato a ridurre i flussi di gas, i prodi europei hanno preso la strizza. Così, poche ore prima che il gasdotto Nord Stream 1 fosse chiuso per manutenzione l’11 luglio, sono state tolte le sanzioni alla consegna della turbina in riparazione in Canada, che era stata bloccata e che Gazprom aveva addotto a motivo per la riduzione del 60% delle forniture alla Germania (cfr. SAS 27/22). Stanislav Mitrakhovich, un esperto del Fondo di Sicurezza Energetica Nazionale, ha commentato che “l’Occidente ha dovuto ammettere di essere caduto vittima delle proprie sanzioni. Hanno voluto mangiare più di quanto potessero ingoiare”.

Questo comunque non garantisce che Mosca ripristinerà il volume normale di forniture una volta conclusosi il periodo di dieci giorni di manutenzione di Nord Stream 1, né che, anche se così fosse, i paesi membri dell’UE riusciranno a centrare l’obiettivo di riempire le riserve di gas per il prossimo inverno.

Nei sistemi costituzionali i governi sono eletti per perseguire gli interessi della nazione e il bene comune del popolo. Nella crisi attuale questo significa garantire energia abbondante e a buon mercato per l’economia e le famiglie. I governi europei, invece, bombardano la popolazione con messaggi di guerra psicologica sull’inevitabile razionamento del riscaldamento e dell’elettricità nei prossimi mesi. Vengono stilati piani per tagliare l’energia ai grandi clienti industriali, viene detto ai cittadini che le bollette saranno una mazzata e qualcuno propone di allestire “sale riscaldate” per accoglierei gli anziani e coloro che non riescono a pagare il riscaldamento a casa.

In Germania questo scenario da film horror ha fatto emergere fratture nella coalizione di governo, che perde rapidamente popolarità. I liberali hanno chiesto di rinviare l’uscita completa dal nucleare, mantenendo in rete le ultime tre centrali che dovrebbero essere chiuse alla fine dell’anno. La CDU, il principale partito d’opposizione, ha chiesto la stessa cosa, mentre l’ente di certificazione TÜV-Sud ha proposto di riallacciare le tre centrali che furono staccate l’anno scorso, la cui licenza non è scaduta.

Inoltre, alcuni politici, come l’icona di sinistra Sahra Wagenknecht e l’ex sindaco di Amburgo Klaus von Donanyi, socialdemocratico, hanno infranto un tabú chiedendo che il gasdotto Nord Stream 2, finito ma mai attivato, venga usato per garantire la sicurezza energetica al paese.