E’ il momento di usare il grosso calibro

Un lettore: “Sulle conseguenze psicologiche del lockdown, le racconto. Mio figlio più grande ha quindici anni (ne ho quattro, due femmine due maschi), frequenta (?) il secondo anno del Liceo Classico ed è in “DAD”.
E’ una persona brillante, alcuni anni fa ha scritto due racconti horror, sullo stile di Lovecraft (aveva letto tutti e tre o quattro i volumi che raccolgono i racconti), davvero ben fatti per un tredicenne. Legge tanto e apprende velocemente.  L’anno scorso è stato promosso con 10 sia a greco che latino.
E’ da tempo a casa, dopo un inizio d’anno scolastico in parziale presenza, hanno sospeso le lezioni ed ora le segue la mattina a casa al tablet e il pomeriggio studia.
Sta deperendo a vista d’occhio, non fisicamente, ma psicologicamente. Veste perennemente in pigiama e vestaglia, ha lo sguardo perso da knerd, risponde appena, tortura la sorella canzonandola, a volte con crudeltà e sta perdendo la capacità di studiare.

Studia senza prospettiva. Sta arrivando a lasciarsi andare, ha orari assurdi e fa spesso notte per fare i compiti. Sta solo a casa per ore, senza compagnia.
Stamattina l’ho salutato con le solite raccomandazioni, l’ho visto in vestaglia e pigiama, avevo davanti a me un deportato di un campo di concentramento.
Mi guardava senza espressione, come se mi dicesse: “perché mi abbandonate da solo a casa, cosa pretendete da me”.

Mi piangeva il cuore mentre guidavo. Non potevo non andare al lavoro e sapevo di avere il dovere di stare con lui.
Si può accettare il male se rivolto a noi, ma un padre non può accettare il male fatto al figlio.
Siamo cavie di un gigantesco esperimento di ingegneria sociale preparato da decenni, con scientifica, consapevole, disumana crudeltà. Direi satanica.
Mio figlio non è in una condizione diversa dalle piccole vittime di quei medici nazisti di cui si narra che facessero esperimenti su un gemello per vedere come reagiva l’altro.
Sta morendo di solitudine e, credo, come lui, altre migliaia di giovani brillanti o meno, buoni o meno, bravi o meno.

La cosa più terribile è che io e mia moglie ne siamo consapevoli e non possiamo fare molto.
Parlarne non serve perché è come raccontare ad un affamato che il pane c’è, esiste ed è buono.
Anche gli altri tre figli soffrono, ma vanno a scuola, hanno la loro parziale normalità, vedono compagni, vivono e raccontano storie…
Ci vuole una grande fede per credere che tutta questa sofferenza verrà trasformata in bene dal sommo Bene.
Come lo dico a mio figlio che il Signore gli ha chiesto di pagare il prezzo di una colpa non sua, di espiare per quelli che gli stanno facendo questo male.
Voglia scusare il mio sfogo, ma, oltre a mia moglie, non credo che qualcuno, come ad esempio i miei colleghi di lavoro, capirebbe. Sono allineati, fobizzati, igienizzati, mascherati… proni.
Faccia pure della mia nota l’uso che crede”.

Quello che con il confinamento gli Speranza, gli Arcuri, i Conte stanno facendo ai ragazzi è un delitto ancora più grave che i suicidi a catena degli imprenditori disperati e dei vecchi fatti morire per le cure volontariamente sbagliate, che hanno sulla (assente) coscienza, per cui già si accumulano montagne di carboni ardenti in eterno. Ed è un crimine dalle conseguenze incalcolabili per la stessa civiltà. Il quindicenne bravo, studioso e brillante “sta morendo di solitudine” (e con lui tutti gli altri adolescenti), letteralmente non per metafora. Perché quella è l’età formativa per eccellenza in cui la personalità si sviluppa nello sciame dei coetanei: l’individualità infatti non esiste ancora, e si forma dall’esterno verso l’interno, nella vita insieme ai ragazzi: banda giovanile, giovani congiurati, compagni di scuola, fanno insieme in unità le esperienze vitali. E’ il tempo delle grandi amicizie e dei grandi ideali, sogni d’avventura e di conquista eroica, ed eroiche vocazioni.

Come dev’essermi già capitato di dire, le “bande giovanili” di adolescenti sono quelle in cui è avanzata la civiltà indo-europea: nel Ver Sacrum, la Primavera Maledetta, quando i raccolti cominciavano a mancare (prima che si conoscesse, dunque, la rotazione agraria) gli adolescenti venivano ritualmente espulsi dalla tribù perché si conquistassero nuove terre. Con un rito funebre, di morte.

La fiaba di Pollicino che viene mandato a perdere coi fratelli, è il più antico ricordo di questa cruda realtà; lo sciame di adolescenti era spendibile; ma realtà crudele e magica insieme, perché la banda giovanile primordiale, che avrebbe incontrato mostri, streghe nelle case di marzapane, orchi cannibali (ah, la fame onnipresente!, eccitante all’eroismo e alla lotta, e alle visioni metafisiche dei Custodi e Protettori invisibili!), si era dotata di poteri soprannaturali, duramente guadagnati con le iniziazioni, i riti segreti che le ragazze non dovevano vedere, i digiuni e i pasti in comune di minestra nera spartana, le prove di coraggio e di resistenza alla fatica….

Da qui son nate le organizzazioni politiche prime, che erano insieme “fratrie” (di coetanei che si chiamavano fratelli, prima che esistesse la famiglia), ed etairie di uguali, e società segrete religiose, e club atletici, dove nascevano i canti delle gesta compiute nel passato epico, si addestravano le confraternite dei danzatori mascherati, Salii (saltatori), e nella casa degli scapoli erano custoditi scudi scesi dal cielo, pegni sicuri di Potenza – e sicurezza – infallibile.

Di questa pedagogia assoluta, è rimasto ben poco, avendo il mammismo tenerista progressismo fatto di tutto per rendere gli adolescenti viziosi, imbelli e passivi come amebe. Ma i quindicenni intelligenti sentono appunto l’andare a scuola coi compagni, uniti nella fratria, come un bisogno dell’anima vitale e mistica profonda.

Averli privati di questo è un delitto che equivale a un genocidio di un popolo, il bruciare i semi della rinascita. Sarebbe meglio farli morire in guerra che così.

Cosa rispondere a questo padre? Che, umanamente, è il momento di uccidere; sempre meglio che morie e veder morire così i propri figli, i propri vicini che si impiccano, i vecchi che muoiono intubati perché gli sono vietati i farmaci.

Dico questo: assumere l’attitudine militare. Dove tutto sembra perduto, cedere alla depressione è tradimento, abbandono della formazione.

E’ il caso di tirar fuori i grossi calibri, che troppo di rado abbiamo usato.

“In verità vi dico: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” .

C’è un vecchio testo di Chiara Lubich che dice in modo intelligente perché Dio vuole che preghiamo accordandoci in due o tre, al punto da garantire l’esaudimento di “qualunque cosa”, senza alcun limite, se lo facciamo: forse, perché se ci si mette d’accordo su cosa chiedere, le richieste sono purificate dall’interesse egoistico. Ma ancor più, perché vuole “la concordanza dei cuori”, una comunità – la più piccola comunità, due persone “che si accordano” , la banda giovanile primaria.

Allora “sono Io in mezzo a voi”, dice. E’ la verità, ed è il momento di prenderlo alla lettera.

Nel distanziamento sociale obbligato, bisogna che ogni famiglia si viva come un commando oltre la linea, in clandestinità, che usa l’arma assoluta: accordarsi per chiedere a Dio, attraverso Gesù, che vadano in malora le loro macchinazioni. Che questo potere satanico globale che sembra impossibile da vincere, e anche solo da contrastare, finisca come merita, nel fuoco infernale già qui ed ora.

Gesù stesso lo dice chiaramente: «qualunque cosa». Non c’è quindi nessun limite”, ricorda Chiara Lubich. E aggiunge parole che parlano al nostro oggi disperato: “Forse la tua famiglia, tu stesso, i tuoi amici, le associazioni di cui fai parte, la tua patria, il mondo che ti circonda mancano di innumerevoli aiuti perché tu non li hai chiesti. Accordati con i tuoi cari, con chi ti comprende o condivide i tuoi ideali e così uniti da meritare la presenza di Gesù tra voi, chiedete.

E chiedete più che potete: chiedete durante l’assemblea liturgica; chiedete in chiesa; chiedete in qualsiasi luogo; chiedete prima di prendere decisioni; chiedete qualsiasi cosa. E soprattutto non fate in modo che Gesù resti deluso dalla vostra noncuranza, dopo avervi dato tanta possibilità. Gli uomini sorrideranno di più, gli ammalati spereranno; i bimbi cresceranno più protetti, i focolari familiari più armoniosi; i grandi problemi potranno essere affrontati anche nell’intimo delle case… E vi guadagnerete il Paradiso”.

Ciò è esattamente vero. Quattro figli e voi due, caro papà addolorato, fate un grosso commando. Che vi amiate come Lui vuole, è evidente. Siete un’orda primordiale, scatenatevi. E tutti i miei lettori in due o tre, si scatenino. Questa guerra la vinciamo.

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