Berlino non ne ha mai abbastanza: “Bloccare i 970 milioni alla Grecia, mancano ancora alcune riforme”

Il ministro Scholz vuole rinviare l’erogazione dei profitti sui bond greci: manca il superamento della legge che tutela le prime case dei debitori dai pignorament

a Germania vuole bloccare l’erogazione di circa un miliardo di euro alla Grecia, all’esame dell’Eurogruppo di lunedì. L’ipotesi di un rinvio è stata fatta circolare come indiscrezione sui quotidiani greci da giorni ma ora ha preso consistenza in una nota interna al ministero delle Finanze guidato da Olaf Scholz, visionata dal giornale finanziario tedesco Handelsblatt. Berlino è dell’idea che l’Eurogruppo debba posticipare la decisione alla prossima riunione del 5 aprile perché “non c’è pressione temporale” visto che Atene ha riserve di liquidità sufficienti per le sue esigenze. La ragione del rinvio chiesto dalla Germania è però un’altra, ovvero l’insoddisfazione per i pochi progressi fatti dal governo Tsipras su alcune riforme che stanno a cuore ai fautori dell’austerity.

Le risorse di cui si discuterà all’Eurogruppo non fanno parte del programma di aiuti diretti ma sono i profitti da obbligazioni greche detenuti dalla Bce e altre banche centrali dell’Eurozona. In totale ammontano a circa 4,8 miliardi di euro, da restituire ad Atene entro il giugno del 2022 in tranche semestrali. Della prima da 970 milioni si discute domani ma Scholz la vuole rinviare di altri trenta giorni.

Una richiesta, a ben vedere, tutta simbolica. Ad Atene sono richiesti ulteriori sforzi sul fronte delle privatizzazioni e dei crediti deteriorati in pancia alle banche. Lo scoglio più grande riguarda però la legge sulla protezione delle residenze primarie dei cittadini insolventi, la cosiddetta legge Katseli (n.4336/2015) dal nome del ministro che ne è stato promotore. La legge era nata con l’intenzione di salvare dal pignoramento le prime case delle famiglie sommerse dai debiti con le banche: approvata durante una delle tante difficili fasi della crisi del debito e dei negoziati con la Troika, doveva restare in vigore fino al dicembre 2018. Ma il Governo greco ha ottenuto una sua proroga fino al febbraio scorso, in attesa di accordarsi con le istituzioni internazionali su come superare la legge cercando di rendere felici i creditori senza fare ulteriore macelleria sociale. Impresa ardua per Tsipras, in prossimità delle elezioni nazionali ed europee di quest’anno.

Al fianco di Berlino c’è anche Bruxelles a chiedere maggiori garanzie, come si evince dal rapporto di Sorveglianza rafforzata pubblicato a fine febbraio: “Sono ancora in corso discussioni su una proposta delle autorità greche per un nuovo sistema di protezione delle residenze primarie in sostituzione di quella attuale prevista dalla legge sull’insolvenza delle famiglie (Katseli)”. Mentre le misure volte ad alleviare le condizioni delle fasce più deboli della popolazione greca, nel report dell’Ue, vengono guardate con sospetto. Ad esempio, il recente innalzamento del 10,9% del salario minimo approvato dal governo Tsipras (dal sapore di mossa elettorale): “Un forte aumento del salario minimo può generare un impatto positivo a breve termine sull’attività economica ma ciò comporta i costi potenziali di una minore crescita occupazionale e di una perdita sostenuta di competitività nel medio termine. Più in generale, le autorità devono sviluppare un convincente strategia basata sui progressi nelle riforme chiave come energia e privatizzazioni”.

La Grecia ha chiuso con i piani di salvataggio internazionali lo scorso 20 agosto. L’Esm e i principali esponenti della Commissione europea hanno festeggiato l’uscita dal programma di assistenza finanziaria come un “successo”. Alla fine dei tre piani di salvataggio, il bilancio è impietoso: perso un terzo del Pil, tasso di disoccupazione sceso al 18% dopo aver toccato picchi ben oltre il 20%, crollo del potere d’acquisto del 28%, una famiglia su cinque in estrema povertà, crollo delle pensioni del 14%, rapporto debito/Pil che sfiora il 180%, 500mila giovani emigrati dal 2013. Il rapporto di Sorveglianza tuttavia si compiace del fatto che il “bilancio statale del 2019 prevede come obiettivo un avanzo primario del 3,5 per cento” e sono previsti “il completamento di importanti gare nel settore del gas naturale, nella sanità e nell’aeroporto internazionale, riforme sul fronte degli investimenti e cambiamenti nel sistema giudiziario”. Ma non basta. Non a caso il commissario francese Pierre Moscovici il 27 febbraio ha twittato: “Riguardo alla Grecia, il secondo rapporto di Sorveglianza mostra che sono stati fatti progressi significativi, ma che ci sono alcune aree in cui sono necessari altri sforzi. Esorto le autorità a completare queste misure prima del prossimo Eurogruppo”. Altrimenti, pare di capire, ci sono le vecchie maniere, e sono anche le più efficaci.

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