Da Magdeburgo uno Schiaffo ai guerrafondai EU

 

 

“Davvero entusiasmante! Un terremoto politico” sono state alcune delle espressioni usate da Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e leader dell’Istituto Schiller, all’indomani della “schiacciante sconfitta” del Cancelliere tedesco Friedrich Merz alle elezioni del 6 settembre in Sassonia-Anhalt (vedi sotto).

Non è solo la Germania di Merz a uscirne con le ossa rotte, ma l’insieme dei “Big Three”, ossia anche la Francia, guidata dal minoritario Presidente Emmanuel Macron, e il Regno Unito, guidato da Andy Burnham, l’ultimo di una lunga serie di predecessori caduti come mosche. Questi leader hanno cospirato all’interno della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi per continuare a finanziare e rifornire l’Ucraina come proxy contro la Russia, mentre minano le proprie economie nazionali e quella dell’intera Europa con una sfrenata corsa al riarmo e altre politiche distruttive.

L’AfD e il BSW hanno posizioni chiare sulla necessità di porre fine al conflitto in Ucraina e avviare relazioni diplomatiche ed economiche con la Russia e altri paesi. Chiedono la riattivazione dei gasdotti Nord Stream e il ripristino di altri elementi economici fondamentali. Sul resto, i loro programmi variano notevolmente, sia nei principi che nei particolari. Si potrebbe definirlo un “insieme eterogeneo”, ma il mandato è chiaro: il voto va nella direzione di un nuovo sistema di relazioni estere ed economiche, a condizione che vi sia un intervento politico capace di elevare la prospettiva delle popolazioni verso un livello più alto di coscienza, per dare vita a un nuovo sistema.

O fermiamo la guerra e costruiamo un nuovo sistema economico e di sicurezza nel mondo, con lo sviluppo come fondamento della pace, oppure ci avviamo sulla breve strada verso la Terza Guerra Mondiale, il che significa annientamento nucleare. Il voto della Sassonia-Anhalt contro Merz rappresenta un’opportunità per un cambiamento di rotta.

Le attuali zone di conflitto sono territori di orrore. La scorsa settimana due ministri del governo Netanyahu hanno lanciato un appello all’estinzione della popolazione di Gaza attraverso “l’emigrazione volontaria”, un eufemismo per indicare lo sterminio o l’espulsione dalla Striscia. Il 6 settembre, otto nazioni musulmane hanno pubblicato una dichiarazione congiunta, a nome dei rispettivi ministri degli esteri, condannando questa posizione: ribadendo un netto rifiuto e la condanna di qualsiasi tentativo o piano volto a spostare con la forza il popolo palestinese.

Gli scambi sporadici di attacchi tra Stati Uniti e Iran, dalla ripresa dell’offensiva statunitense il 30 agosto, proseguono. Nel frattempo, Israele continua a colpire il Libano e a seminare il terrore in Cisgiordania. I danni e le sofferenze immediate sono gravi e l’impatto economico internazionale è pesante, colpo dopo colpo.

Ma Trump prosegue con la sua “Operazione Emarginazione Economica” contro l’Iran, imponendo a tutte le nazioni del mondo di rompere ogni rapporto con Teheran. Ignora però il fatto che nessuno gli presta davvero ascolto, ad eccezione degli Emirati Arabi Uniti e, a suo dire, dell’Unione Europea.

Il 4 settembre, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato un nuovo obiettivo delle sanzioni statunitensi, la Golden Global Bank di Istanbul, incaricata di gestire i pagamenti commerciali tra Cina e Iran. Bessent ha ribadito il monito, già lanciato la settimana scorsa in North Carolina, contro chi intrattiene rapporti con l’Iran, avvertendo che tali soggetti verranno individuati e perseguiti.

Il danno provocato da Washington e Israele attraverso la destabilizzazione economica mondiale si manifesta ora dopo ora anche all’interno dell’economia statunitense stessa. Ad esempio, il nuovo anno scolastico è appena iniziato, e le autorità locali di tutti gli Stati Uniti si trovano a fronteggiare un costo del carburante per i 490.000 scuolabus di tutto il Paese superiore del 45% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Gli agricoltori statunitensi hanno pagato circa 1,5 miliardi di dollari in più per il carburante durante la stagione di semina di quest’anno e ora si troveranno a spendere almeno altrettanto per il raccolto, oltre ai costi già sostenuti nello stesso periodo dello scorso anno. Una situazione non più sostenibile.

Siamo profondamente grati per la guida fornita da Lyndon LaRouche, economista, filosofo e statista – che l’8 settembre avrebbe compiuto 104 anni – al fine di uscire da questo drammatico processo di disastro epocale. Egli ha fornito la comprensione, il metodo, i programmi e, come amava spesso dire, il “divertimento” necessario per battersi per la giusta causa. Nel giorno del suo anniversario, una sua allieva, Diane Sare, candidata alla Presidenza degli Stati Uniti, impegnata nella campagna per politiche di emergenza immediate, è stata intervistata nella trasmissione condotta da Jack Stockwell – la stessa emittente su cui, 25 anni fa, Lyndon LaRouche fu intervistato in diretta proprio mentre si verificavano gli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle, al Pentagono e in Pennsylvania. Il settimanale EIR ripubblicherà questa settimana per intero la trascrizione di quell’intervista LaRouche-Stockwell, offrendo la profonda analisi di LaRouche su ciò che avevamo di fronte allora e quanto ci troviamo ad affrontare oggi.

Dieci giorni prima di quell’intervista del 2001, Lyndon LaRouche tenne un discorso in occasione della Festa del Lavoro. In quel discorso, LaRouche parlò del momento in cui, come accade talvolta, ci si trova di fronte alla responsabilità della leadership, una responsabilità che tocca in un modo o nell’altro tutti noi. Ogni medico la conosce, perché ogni paziente è una persona diversa, con una malattia diversa, indipendentemente dalla diagnosi. Il medico deve farsi carico di questa responsabilità. Un grande insegnante, di fronte alla propria classe, affronta la stessa sfida: quella di salvare quelle giovani menti, una responsabilità enorme, oggi più che mai, in queste condizioni. È una responsabilità grande e solenne.

Per alcuni di noi, quella stessa responsabilità si presenta in forme diverse, a ciascuno a modo proprio. Ma per tutti vale una cosa in comune: quando il destino ti affida una vocazione e hai una missione, specialmente quando sei l’unico a poter svolgere un ruolo chiave per realizzarla, è meglio accettarla, e portarla a compimento.