Cronaca – di Leo Malaspina – 3 Settembre 2026 alle 16:57
Poveri, poverissimi, praticamente milionari. Alla faccia degli stereotipi sugli immigrati che vengono in Italia per sopravvivere, le cifre sulla comunità del Bangladesh, i bangladini o bengalesi, come vengono definiti, parlano di un business imponente, con un “fatturato” record tra le varie popolazioni di stanza qui da noi. Secondo alcune ricostruzioni, per la costruzione della contestata moschea a Mestre sarebbero stati raccolti fino a 15 milioni di euro, una cifra enorme, con donazioni anche di 30mila euro a persona. Per non parlare del business dei mini-market, che da qualche giorno si segnalano per la triste vicenda dello stupratore bengalese che si è approfittato di una bambina ed è stato liberato da un giudice molto “generoso”. Le cifre della Banca d’Italia, pubblicate oggi dal “Messaggero“, illuminano soprattutto il fenomeno del nordest d’Italia, nella provincia di Venezia.
I numeri dei bengalesi in Italia
Nel 2025 le rimesse inviate a Dacca dalla provincia veneziana hanno raggiunto la cifra record di 107,9 milioni di euro. Per fare un confronto, la seconda comunità per volume di invii (le Filippine) si attesta a 6,7 milioni. Nel 2005, con circa duemila residenti bangladesi, il flusso era inferiore a 400 mila euro. Dal 2006 è iniziato un incremento costante e imponente. L’aumento è legato alla crescita della popolazione bangladese sul territorio, all’abbattimento dei costi di trasferimento grazie alle tecnologie digitali e all’aumento dei redditi e delle imprese gestite da cittadini bengalesi (passate da venti a oltre mille).L’elevato ammontare dei fondi inviati all’estero contrasta con i bassi livelli di ISEE dichiarati in Italia, che consentono a molte famiglie di accedere al sistema di welfare locale e statale.
I dati su tutta Italia sono ancora più illuminanti. Nel 2024 dall’Italia sono stati inviati in Bangladesh 1,397 miliardi di euro, il 16,9% di tutte le rimesse in uscita dall’Italia. Nel 2025 il Bangladesh è rimasto al primo posto e la quota è salita addirittura al 19,6%. Considerando 8,6 miliardi complessivi di rimesse nel 2025, significa circa 1,69 miliardi di euro diretti in Bangladesh in un solo anno.
C’è poi una presenza imprenditoriale significativa. Al 31 dicembre 2024 in Italia risultavano 392.751 titolari di imprese individuali nati in Paesi extra-UE; i bangladesi rappresentavano una quota prossima o superiore al 5%, quindi nell’ordine di oltre 20 mila imprenditori individuali.
di Leo Malaspina – 3 Settembre 2026
Erano diecimila. Molti dalla Puglia, tanti altri giunti da ogni parte d’Italia, specialmente dal Sud, ma non solo. Il popolo che ha abbracciato Giorgia Meloni ha mostrato entusiasmo ma anche rispetto, dimostrando uno stile non indifferente e nemmeno comune in una grande manifestazione di piazza.
Da Torino a Messina, l’Italia che vince
La provenienza geografica ha coperto tutta la penisola, senza paura dei chilometri da percorrere. Gli striscioni e i gruppi parlavano chiaro. I militanti di Torino, come quelli di Firenze, ma anche i gruppi che arrivavano da Napoli, Campobasso. “Messina c’è”, si leggeva in una striscia a corredo di simpatizzanti e sostenitori entusiasti. E poi gli “indigeni pugliesi” da Taranto, Foggia, Lecce… La compostezza del popolo d’Italia è stata, però, forse la nota più bella.
La civiltà di un popolo maturo
Il boato che ha accompagnato l’esordio di Giorgia Meloni è stata l’apoteosi. Così come gli applausi per tutti coloro che sono intervenuti. Ma la cosa più bella che si è notata è stata la civiltà di persone che, pure in un gruppo, componente che spesso slatentizza istinti non proprio da imitare, non ha dato mai segni di maleducazione. Certo, non sono mancati dei fischi agli indirizzi degli avversari di sinistra, ma tutto si è ridotto a questo. Nessuno slogan offensivo, nessuna cosa che andasse oltre un “tifo” mediterraneo ma allo stesso tempo inglese. Respect, si direbbe a Londra.
Donne, uomini, famiglie
Ma a Bari non c’erano solo dirigenti di partito, anzi. C’erano, la stragrande maggioranza, semplici iscritti o elettori. Donne, uomini, famiglie, immagini che non si vedevano da tempo negli incontri politici pubblici. Un clima di festa e di partecipazione democratica, che rappresenta la vera grande forza di Fratelli d’Italia.
La partecipazione è libertà
Sovvertendo l’ordine dei fattori della famosa canzone di Giorgio Gaber, il risultato non cambia. La libertà espressa a Bari vuol dire partecipazione e questa è la migliore notizia per la politica. Non solo e non tanto per il centrodestra. Perché se aumenta la partecipazione spontanea aumenta la credibilità di tutti. Quello che a Bari tutti hanno capito e che da altre parti, purtroppo, faticano a comprendere ancora.
Il boato “Giorgia! Giorgia!” è esploso già prima che la presidente del Consiglio intervenisse a chiusura della kermesse “Il governo più stabile, l’Italia più forte: 4 anni di impegno per la Nazione”, organizzata da FdI a Bari nel giorno in cui il governo Meloni ha tagliato il traguardo di più longevo della storia repubblicana: 1.413 giorni. Stava parlando il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, quando la premier è arrivata ed è stata avvistata dalle diecimila persone radunate al molo 10 del Terminal Crociere, che hanno iniziato a scandire il suo nome. Una scena che si è ripetuta quando poi, sulle note di “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, dopo gli interventi degli otto testimonial della società civile e degli altri leader del centrodestra al completo – Matteo Salvini e Antonio Tajani da remoto e Maurizio Lupi sul palco – è toccato a lei prendere la parola e chiudere la parte politica dell’evento, poi proseguito con una festa di popolo a base di musica, stand gastronomici e senso di comunità.
Meloni: “Non provo euforia, ma senso di responsabilità”
Ma, ha chiarito Meloni, “io non sono venuta a Bari a festeggiare, come non ho festeggiato il giorno che abbiamo vinto le elezioni”. “Io non provo euforia, sento il peso della responsabilità”, ha aggiunto la premier, sottolineando che “il governo più stabile non è per forza quello più capace, ma è quello che ha avuto più tempo per essere giudicato”. “Quel giudizio – ha chiarito Meloni – siete voi che siete qui con questa presenza, questo entusiasmo. Voi insieme ai milioni di italiani che sono ancora al nostro fianco e ci chiedono di non mollare. Di questo dobbiamo andare fieri, non di governare da 1.413 giorni, ma di avere ancora dopo 1.413 giorni un consenso più alto di quando siamo stati eletti”. “Il nostro traguardo – ha sottolineato – è un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno”.
Il ringraziamento alla “famiglia del centrodestra”
La premier quindi ha voluto tributare il proprio ringraziamento alla “famiglia del centrodestra”, a Salvini, Tajani, Lupi, ai ministri, agli amministratori, ai militanti sul territorio “senza i quali niente sarebbe stato possibile”. Meloni ha quindi ripercorso quello che ha fatto il governo, “dov’era questa Nazione nell’ottobre del 2022 e dove si trova adesso, cosa abbiamo fatto col tempo a disposizione”, perché “possiate giudicare, perché chi chiede fiducia poi ne deve rendere conto”.
“Non ho mai mollato e non intendo farlo” e scatta l’ovazione
La premier è partita dal valore della stabilità, “la prima grande riforma”, che discende direttamente dal fatto che il centrodestra è una coalizione vera, che guarda nella stessa direzione e sta insieme “non contro qualcuno, ma per qualcosa, per costruire le stesse idee”. “La stabilità è uno scudo, grazie alla quale abbiamo potuto difendere questa Nazione”, ha spiegato la premier, ricordando la difficilissima congiuntura internazionale in cui il suo governo si è trovato a operare. “Non ci siamo fatti mancare niente”, ha detto, rivelando che in alcuni frangenti le è sembrato di “nuotare nella colla”. “Ma non ho mai mollato e non ho intenzione di mollare adesso”, ha chiarito, ricevendo una delle molte ovazioni che ne hanno interrotto l’intervento.
La telefonata della figlia: “Amore, ti devo richiamare…”
E alle quali si è aggiunta una interruzione che non era in programma: “Amore, ti richiamo… È mia figlia, scusate…”, ha detto la premier, che non ha potuto fare a meno di rispondere al telefono. “Mi ha fatto 3 telefonate…”, ha rivelato, ricevendo un applauso di sostegno dal pubblico.
I risultati raggiunti dal governo perché “possiate giudicarci”
La lista dei risultati raggiunti per l’Italia e per gli italiani ha occupato larga parte del discorso, dando la misura di quanto il governo possa rivendicare: dal lavoro, alla tenuta dei conti pubblici, dalla famiglia alla sanità, dall’agricoltura al mondo produttivo, l’impegno per la sicurezza, per la legalità, per un Sud che ha invertito la rotta e ora “cresce più della media nazionale”. “Vogliamo essere il governo di chi lavora e si impegna, quello dei fannulloni lo lasciamo agli altri”. E, ancora, un’idea di transizione votata alla crescita e non all’autolesionismo, la nuova postura in Europa, la lotta all’immigrazione clandestina e ai trafficanti, la difesa del Made in Italy a livello globale. Un’Italia che è tornata a essere “presa sul serio” in tutte le sedi. Le nostre “sono conquiste che vogliamo lasciare agli italiani, indipendentemente da chi vincerà le prossime elezioni. Ed è esattamente questa la ragione per la quale proponiamo che alle prossime elezioni, e in avanti, i cittadini possano scegliere la coalizione, il programma, il candidato premier da proporre al Capo dello Stato”, ha poi chiarito la premier.
Gli auguri all’opposizione più longeva
“Ce la stiamo mettendo tutta. E io penso che noi possiamo essere in pace con la nostra coscienza”, ha detto la premier, aggiungendo che “le pagine più belle sono ancora da scrivere”. Ma Meloni non ha mancato di fare gli auguri anche alla sinistra: “Se noi siamo il governo più longevo della Repubblica, loro sono l’opposizione più longeva. Facciamo gli auguri ai nostri colleghi della sinistra: diecimila di questi giorni…”.
Scritto “un pezzo di storia”
“Oggi scriviamo un pezzo di storia”, ha detto il sottosegretario alla Salute e deputato pugliese di FdI, Marcello Gemmato, che ha coordinato i lavori sul palco. “Stiamo facendo la storia” e “Giorgia anche la storia si è fermata a guardarti” si leggeva anche su alcuni degli striscioni dei militanti e simpatizzanti arrivati da tutta Italia. Impossibili da contare, poi, i tricolori sventolati, fra i quali uno anche “parlante”: “Clandestini, magistrati e comunisti siete la rovina dell’Italia”, era stato scritto sul bianco centrale.
Gli auguri dei leader e l’attenzione della stampa internazionale
In giornata Meloni ha ricevuto le congratulazioni di tantissimi leader internazionali, con i quali in questi anni di governo ha rinsaldato i rapporti bilaterali tra i Paesi e, insieme, saputo costruire rapporti di amicizia anche al di là delle collocazioni politiche, dal premier albanese Edi Rama a quello indiano Narendra Modi, fino alla giapponese Sanae Takaichi, come lei conservatrice e prima donna alla guida del proprio Paese. Un’attenzione, quella a livello globale, testimoniata anche dall’attenzione riservata dalla stampa estera al traguardo del governo e allo stesso evento di Bari: per la sala stampa, hanno spiegato gli organizzatori, sono stati accreditati circa 450 operatori dell’informazione, tra cui 70 giornalisti stranieri, inclusi quelli di New York Times e Le Monde.