Di Sabino Paciolla|Giugno 25th, 2026
Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Edward Pentin, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.

Mons. Nicola Bux
In vista del Concistoro dei Cardinali in programma questa settimana, don Nicola Bux, stretto collaboratore del defunto Papa Benedetto XVI, ha rivolto un appello filiale ma deciso a Papa Leone XIV, esortandolo a «risolvere rapidamente nella verità – e solo nella verità – le numerose “polarizzazioni” che attraversano il corpo ecclesiale».
In una lettera aperta firmata nella festa della nascita di San Giovanni Battista, don Bux invita in particolare il Papa a gettare un ponte con la Fraternità San Pio X prima che questa consacri nuovi vescovi senza mandato papale il 1° luglio.
«Ora che abbiamo acquisito esperienza nel dialogo con persone e gruppi al di fuori della Chiesa», scrive, «non dovremmo forse, e soprattutto, impegnarci nel dialogo anche al nostro interno, facendo tutto il possibile per garantire che nessuno di quei fratelli e sorelle che il Signore ci ha affidato vada perduto?»
Don Bux, sacerdote della diocesi di Bari ed ex consultore del Dicastero per la Dottrina della Fede e del Dicastero per le Cause dei Santi, esorta inoltre Papa Leone a intraprendere altre tre azioni fondamentali: «riesaminare» il motu proprio Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI, che aveva liberalizzato la liturgia romana tradizionale ma che Papa Francesco ha abrogato nel 2021; garantire che il «Percorso sinodale» tedesco non si pronunci su questioni di dottrina, morale e pratica sacramentale; e dare una risposta ai dubia (domande formali che richiedono chiarimenti) che i cardinali hanno presentato durante il pontificato di Papa Francesco, ma alle quali Francesco non ha risposto o, secondo i cardinali, ha risposto in modo insoddisfacente.
«I fedeli hanno bisogno di essere confermati nella verità, nella stabilità e nella sostanziale immutabilità della fede», scrive don Bux, aggiungendo che essi «devono poter sentire dal Successore di Pietro, dopo oltre un decennio di confusione, che lo Spirito Santo rende davvero nuove tutte le cose, ma nel senso che le porta al loro compimento finale (novus), in armonia – e non in contrasto – con ciò che è stato ispirato fino ad oggi. »
«La prego di agire rapidamente, Santo Padre, la supplico», scrive don Bux in chiusura. «Non permettiamo che lo scisma latente diventi irreparabile». Santissimo Padre,
È con sentimenti di profonda e filiale devozione che oso rivolgere a Voi questo appello accorato, avendo avuto prima la grazia di collaborare con il cardinale Joseph Ratzinger e, successivamente, con il Santo Padre Benedetto XVI, prima di trascorrere questi ultimi tredici anni in preghiera, sacrificio di sé e lavoro discreto ma costante per l’unità della Chiesa.
La Chiesa è il ponte tra Dio e l’umanità, di cui il Papa è il pontifex; essa è infatti sinonimo della pace che Cristo ha posto come suo confine: edificare la Chiesa non è altro che costruire la pace; separare le due cose significa minare la missione del Vangelo. Pertanto, supplico Vostra Santità di proseguire in questa «unica» direzione, al fine di risolvere nella verità – e solo nella verità – le numerose «polarizzazioni» che attraversano il corpo ecclesiale. Ora che abbiamo acquisito esperienza nel dialogo con persone e gruppi al di fuori della Chiesa, non dovremmo forse, e soprattutto, impegnarci nel dialogo anche al nostro interno, facendo tutto il possibile per garantire che nessuno di quei fratelli e sorelle che il Signore ci ha affidato vada perduto?
Riferendomi in particolare alla grave iniziativa annunciata dalla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, Le chiedo di riprendere in considerazione il “ponte” concepito da Benedetto XVI attraverso il Motu Proprio Summorum Pontificum e, di conseguenza, attraverso la revoca della scomunica. Considerando la realtà di tanti vescovi che, con equilibrio, hanno raggiunto l’armonia liturgica nelle proprie diocesi, Vostra Santità potrebbe dare l’esempio: concedendo a tutta la Chiesa la possibilità di celebrare, accanto al nuovo rito, l’antico rito romano, pur riaffermando la validità della riforma liturgica e l’inviolabilità del Concilio Vaticano II, così come di ogni altro Concilio ecumenico.
Per quanto riguarda, quindi, il «Synodaler Weg» tedesco, imploro il Santo Padre di chiarire che il «percorso sinodale» non può deliberare su questioni di dottrina, morale e pratica sacramentale, e che la cura pastorale non può essere separata da queste; altrimenti, il cosiddetto «accompagnamento» non porterà mai alla necessaria conversione: il peccatore, infatti, non verrebbe allontanato dal peccato, ma – al contrario – guidato verso la sua conferma e persino verso il suo riconoscimento istituzionale. Vostra Santità ha già affermato che alcune questioni controverse «non possono essere oggetto di deliberazioni o decisioni da parte di una Chiesa particolare», ma siete sicuramente consapevole che questa grave frattura potrebbe estendersi ad altri episcopati. La Chiesa è inclusiva solo se coloro che desiderano entrarvi si sottopongono all’iniziazione sacramentale e coloro che desiderano ritornarvi seguono il cammino penitenziale.
Sua Santità, infine, La imploro di rimuovere un altro ostacolo alla verità e alla comunione, ovvero la mancanza, o l’insufficienza, di risposta ai Dubia dei Cardinali sulle questioni dottrinali e pastorali dei recenti Sinodi. Molti fedeli in tutto il mondo attendono questa risposta, non però sotto forma di intervista – le interviste riducono le parole e il magistero del Papa a una semplice opinione tra tante – ma sotto forma di un documento di pari o maggiore autorità.
I fedeli hanno bisogno di essere confermati nella verità, nella stabilità e nella sostanziale immutabilità della fede, poiché lo Spirito Santo non può negare ciò che Egli stesso ha ispirato nella Chiesa nel corso dei suoi duemila anni di storia. I fedeli hanno bisogno di riscoprire, con sant’Ireneo, che Cristo ha portato tutto ciò che è nuovo portando se stesso, e che non c’è nient’altro di nuovo da aspettarsi, se non l’annuncio sempre nuovo del Vangelo di Cristo.
I fedeli devono poter sentire dal Successore di Pietro, dopo più di un decennio di confusione, che lo Spirito Santo rende davvero nuove tutte le cose, ma nel senso che le porta al loro compimento finale (novus), in armonia – e non in contrasto – con ciò che è stato ispirato fino ad oggi.
In virtù della prerogativa indispensabile del munus petrino, supplico Vostra Santità di affermare chiaramente cosa è verità e cosa è errore: l’intera Chiesa dovrà così conformarsi alla Sua parola. Lei ha giustamente affermato che seguire Cristo richiede conversione e «che cerchiamo modi per costruire la nostra unità su Gesù Cristo e su ciò che Gesù Cristo insegna». Ora, Vostra Santità, l’unico modo che conosciamo per realizzare ciò è precisamente e unicamente difendere la verità. La prego di agire rapidamente, Santo Padre, la imploro. Non permettiamo che lo scisma latente diventi irreparabile.
Preghiamo per Lei, Sua Santità, nella ferma speranza che in seno al Concistoro Lei possa avviare e guidare una discussione fruttuosa su queste questioni urgenti.
In Domino Jesu,
don Nicola Bux
24 giugno 2026,
Festa della Natività di San Giovanni Battista