Trump in un “Cul de Sac” cerca una via d’uscita

di Luciano Lago

Il momento è decisamente drammatico e non occorre essere esperti per accorgersene.

Le scelte avventate del presidente Trump e di Netanyahu hanno fatto precipitare il mondo in una delle peggiori crisi degli ultimi 50 anni e non appare all’orizzonte alcuno sbocco.

Trump pensava che, attaccando l’Iran per decapitare la sua leadership e sottoponendo il paese ad una “cura energica” di bombardamenti mirati, sarebbe riuscito in pochi giorni a ottenere un cambio di regime ed a prendere il controllo delle sue risorse petrolifere.

Aveva fatto un calcolo sbagliato, sottovalutando la capacità di resistenza dell’Iran e trascurando gli avvisi che gli stessi esperti militari del Pentagono gli avevano dato, sconsigliando l’attacco. Quando decide una mossa Trump non valuta attentamente, non soppesa tutte le conseguenze e non conosce storia e cultura dei popoli che si predispone ad attaccare.

A due settimane dall’inizio della guerra, la situazione in cui si trova adesso è terribile: invischiato in una guerra che non può vincere come credeva, con una crisi energetica dovuta alla chiusura dello stretto di Hormuz, con il petrolio arrivato a 120 $ per barile, con una conseguente crisi economica e finanziaria dovuta a un crollo delle borse, con la distruzione di quasi tutte le basi USA nei paesi del Golfo, con la perdita di credibilità e di fiducia dei suoi vecchi alleati, mentre il suo appello ad un intervento multilaterale di navi alleate per sbloccare lo stretto rimane inascoltato.

Stretto di Hormuz bloccato

In questo scenario c’è sicuramente un paese che guadagna come posizione e come prestigio: la Cina è uno dei “ganadores” visto che è l’unica a cui non viene proibito il passaggio nello stretto che potrà utilizzare la sua moneta in sostituzione del dollaro per il pagamento del petrolio. Tutti gli altri perdono e sono afflitti da super costi energetici ed effetti della crisi, l’Europa in primis.

L’ultima trovata di Trump è quella di proporre uno sbarco dei marines nello Stretto di Hormuz per presidiare il passaggio delle petroliere e sbloccare lo stretto. Una mossa che, come gli fanno capire al Pentagono, sarebbe un bagno di sangue per i marines e un auto-suicidio per Trump. Ma non è detto che Trump ascolti i suoi consiglieri, potrebbe volersi lanciare in una nuova avventura e sarebbe di sicuro un nuovo Vietnam per l’America.  Israele insiste per far sbarcare gli americani in Iran e sta già preparando una serie di provocazioni (false flags) per dare la sensazione del pericolo terrorismo iraniano e dell’urgenza di intervenire.

La vecchia tecnica sempre utilizzata dai sionisti fin dai tempi dell’ISIS. Il Mossad le sta studiando tutte mentre anche Israele ha subito pesanti devastazioni per effetto dei missili e droni iraniani. Pensavano che sarebbe stata una passeggiata ed adesso scoprono che l’Iran è forte come una roccia. Gli iraniani cercano la vendetta mentre in occidente la propaganda cerca di far credere che il regime sia prossimo a cedere. In realtà ‘Iran ha scelto per una guerra di logoramento e fondamentale in questo è far precipitare l’economia occidentale in un collasso dovuto alla paralisi dei traffici commerciali, petrolio, gas, metalli, fertilizzanti, prodotti chimici, ecc…

La disperazione aleggia negli uffici di Washington e Trump è disposto a chiedere aiuto a Putin ed a Xi Jnping, i suoi nemici, pur di trovare una soluzione ed uscire dal “cul de sac” in cui si è cacciato.

Se avete pazienza e tempo leggete quanto segue.

Faccio un’ipotesi, che credo plausibile, in relazione ai motivi profondi dell’aggressione ebreo-statunitoide alla Repubblica Islamica dell’Iran, che ha scoperto un grande vaso di Pandora, ha avvicinato “l’Orologio dell’apocalisse” nucleare alla fatidica mezzanotte, cioè alla fine del mondo come lo conosciamo, ha prodotto altri eccidi e allargato il conflitto a molta parte dell’Asia occidentale/ Medio Oriente, che sta provocando un catastrofico aumento di prezzo delle materie energetiche e, probabilmente, una grande recessione economica mondiale, pagata soprattutto da servi degli ebreo-statunitoidi come il Giappone e l’Europa, o dai “non ostili” come l’India di Narendra Modi.

La mia ipotesi, di cui però non posso essere del tutto convinto, non avendo informazioni segrete e quindi adeguate, agganci con “circoli” di potere e con “spie internazionali” è lineare e non troppo complicata.

Ipotizzo che l’amministrazione trump, negli u.s.a. ormai prossimi a gravi difficoltà socio-economiche interne e alla perdita di potere internazionale, a causa della progressiva de-dollarizzazione nel commercio mondiale (la “cura” trump, incentrata su dazi combinati a sanzioni e minacce, finora non ha funzionato), abbia deciso per disperazione o calcolo forse fallace, sotto l’Egida degli ebrei “epstein” dominati nei cosiddetti stati uniti e quelli genocidi dell’entità sionista in Palestina, notoriamente disposti a tutto e ad ogni crimine, di “attraversare definitivamente il Rubicone” del diritto internazionale, gettando alle ortiche la maschera della legalità, e quindi di “giocarsi il tutto per tutto”, consci dei rischi che avrebbe corso l’intero pianeta e della possibilità di insuccesso, parziale o addirittura totale, dell’operazione, aggredendo così proditoriamente l’Iran, in una sorta di pericolosissimo “o la va, o la spacca” che mette in pericolo tutti noi, ben oltre la classica e insidiosa “eterogenesi dei fini”, essendoci in tal caso la spada di Damocle rappresentata dalle armi nucleari.

Potrebbe essere una decisione “lucida” (si fa per dire!) e non un mero errore di valutazione, per quanto grave, che ha portato all’aggressione di un paese grande, popoloso, con riserve energetiche rilevanti, che pratica un nuovo tipo di guerra – meno costosa di quella imperialista – e lo fa con successo, come abbiamo potuto verificare finora, un paese che non ha possibilità di vincere in senso classico e novecentesco contro una potenza superiore e senza scrupoli, ma che può provocare all’aggressore e ai suoi servi danni incalcolabili, imponendogli una “guerra di logoramento” di nuovo tipo, per certi versi simile a quella della SVO russa in ukronazia, ma per altri diversa, in quanto i russi, in quattro anni di conflitto, hanno mostrato una netta superiorità militare e tecnologica rispetto al nemico u.s.a.-atlantista e alla sua carne da cannone ukronazista.

Perché è stato deciso “a tavolino”, scientemente, di aggredire l’Iran, con forze militari u.s.a. e ebree per la prima volta in totale “simbiosi”?

Un motivo che non può sfuggire all’osservatore, è senz’altro il controllo delle riserve energetiche – petrolio e GNL – in Asia occidentale, mettendo le mani anche su quelle dell’Iran galvanizzati dal successo “lampo” in Venezuela, imponendo di commerciarle in dollari e mantenendo in efficienza “l’arma imperialista dollaro”, sostenendo di conseguenza l’economia traballante e l’enorme debito pubblico statunitoidi, con l’acquisto dei bond u.s.a. imposto anche a un Iran piegato, retto a quel punto da un governicchio collaborazionista e compiacente (in pratica, una copia asiatica dello spregevole “governo meloni”), oltre che ai soliti principini parassiti del petrodollaro, nella penisola arabica.

Così gli u.s.a. – e soprattutto gli ebrei miliardari, ivi residenti, che detengono effettivamente il potere in quanto decisori dello “stato di eccezione” – potrebbero avere maggiori opportunità di salvarsi da un futuro tracollo socio-economico-finanziario-valutario, riversando però i peggiori effetti della crisi sugli “alleati” (Europa, Giappone, Corea del Sud) e su potenze emergenti che non sono ostili (la potenza indiana), più che sulla Cina che gode della possibilità di ricorso alle fonti energetiche russe e detiene grandi riserve, predandoli così delle strutture industriali e delle risorse tecnologiche da portare al centro dell’impero malvagio, fino ad accentuare la caduta dei depredati, spolpati senza vergogna dagli u.s.a. e dagli ebrei “epstein” … Mentre gli ebrei genocidi in Palestina potrebbero più facilmente, senza l’ostacolo iraniano e della resistenza araba, realizzare il progetto parallelo del “grande sion”/ “grande satana”, da Gaza fino alla Siria, dall’Africa settentrionale fino ai confini con un Iran piegato, se non oltre.

Ne consegue che l’attuale caos mondiale, destinato ad aggravarsi e già annunciato dagli aumenti dei prezzi del petrolio e del GNL, potrebbe essere voluto quanto l’aggressione militare all’Iran, anzi, stabilito a tavolino dagli aggressori come effetto desiderato da quegli aggressori che hanno deciso “lucidamente”, con piglio però fra l’apodittico e il messianico, di scatenare una guerra fra le più pericolose e incerte per il mondo intero e una crisi planetaria, dalle dimensioni imprevedibili, foriera di rischi per tutti ma da sfruttare a loro vantaggio.

Le dichiarazioni minimizzanti sulla crisi energetica che assume risvolti mondiali, rilasciate dal burattino-presidente trump, sono scontate e addirittura doverose, se un obbiettivo importante è scatenare una destabilizzazione energetica ed economica mondiale, da sfruttare a proprio vantaggio.

In conclusione del presente pistolotto, sottolineo che quella che ho presentato è un’ipotesi ragionevolmente plausibile, ma io stesso non la considero l’unica probabile, perché ce ne possono essere altre, come ad esempio l’incapacità di analisi e di pianificazione delle azioni militari e dei loro effetti, caratteristica a quanto pare degli u.s.a., o ancora il gioco del poker da “epopea” del Far West, con i suoi azzardi a volte suicidi e le sparatorie, giocato non al Saloon ma nel Risiko mondiale, in tal caso nello “Scacchiere” asiatico con la cruciale strozzatura di Hormuz, però queste ipotesi mi convincono un po’ meno di quella che ho presentato.

Cari saluti