Roberto PECCHIOLI
Niente che non si sapesse già, ma le evidenze statistiche lo certificano: maschi e femmine
la pensano diversamente anche in politica. Le donne progressiste, gli uomini conservatori.
E’ una conferma di quanto siano strampalate le teorie gender: maschio e femmina non
sono costrutti sociali, ma modalità diverse- non solo biologiche e fisiologiche- di vedere il
mondo. Anche dal punto di vista delle scelte politiche. Un grafico mostra il crescente
divario ideologico tra i sessi, specie tra la Generazione Z nata dagli anni Novanta. Indica
un netto spostamento delle donne a sinistra, mentre gli uomini sono più attratti dallo
schieramento opposto. La breccia dei principi e dei valori separava per interessi, classi
sociali, convinzioni etiche e religiose. Oggi la differenza passa per la barriera dei sessi. Per
il futuro di quel che resta delle società occidentale, la notizia della polarizzazione politica
per sesso delle ultime generazioni è pessima in termini di armonia culturale, familiare,
comunitaria, ma non inattesa.
Lo spostamento delle donne verso sinistra, specie sulle tematiche identitarie e dei diritti
civili, è un fenomeno globale evidenziato a livello di nevrosi, contrapposizione, finanche
fanatismo nei dibattiti e sulle reti sociali, dove tutto diventa fulmineamente virale. Questo
duplice movimento – l’orientamento a sinistra di molte donne e la radicalizzazione
nevrotico-performativa- è variamente spiegato. C’è chi parla di maggiore emotività della
donna, chi del ruolo del femminismo, chi propende per la diffusa assenza di figli che
potrebbe canalizzare la potente energia materna verso cause in cui le donne sentono di
poter svolgere il loro ruolo protettivo, chi fornisce altre motivazioni, tutte parziali, benché
ognuna contenga un pezzo di verità. Una spiegazione “ di destra” che non convince parla
delle guerre contro donne, adolescenti, strutture familiari e di socializzazione durante
l'apice della dogmatica woke. Il wokismo ha colonizzato ogni spazio, con particolare forza
le teorie femministe, e ha attaccato violentemente le vulnerabilità psicologiche delle
giovani donne. E’ la tesi di Karina Mariani, animatrice culturale argentina conservatrice. L'
apparato ideologico woke sarebbe riuscito a catturare le speranze, le ansie, le insicurezze,
le frustrazioni, i protocolli comportamentali e di interazione sociale delle giovani donne.
Noi non crediamo che la colpa – o il merito, secondo i punti di vista- sia da attribuire al
successo dell’armamentario ideologico woke, che semmai smonta, decostruisce
l’immaginario legato ai sessi in senso biologico. A nostro avviso, ha agito soprattutto la
vicinanza tra il progressismo (liberale e postmarxista) e il femminismo di ultima
generazione, il cui sentimento dominante è l’agonismo antimaschile, la guerra dei sessi,
sino alla prescrizione della separazione attraverso l’omoaffettività.
Non convince neanche la considerazione della rottura dello schema per cui le generazioni
tendono ad avere orientamenti omogenei perché vivono esperienze formative simili. Era
vero nel passato: oggi la separazione tra i sessi, nonostante la promiscuità, è soprattutto
distanza tra valori fondanti in universi mentali divaricati. Pensiamo al fatto che i
comportamenti tipicamente maschili, sin dalle scuole elementari, vengono compressi ,
stigmatizzati e, da parte di insegnanti, educatrici e psicologhe in gran parte donne,
attribuiti a istinti violenti. Indebolito, messo dinanzi a un’idea negativa di sé, privato di
modelli del suo sesso, a partire dall’assenza del padre, o di una sua presenza come
“mammo”, il giovane maschio deve scegliere tra l’adeguamento a modelli castranti che
respingono il suo bagaglio istintuale e il suo mondo interiore, e la ribellione. Da un lato
una maggioranza di giovani uomini fragili, impauriti, insicuri, caricati di sensi di colpa,
dall’altro soggetti portati a enfatizzare proprio quelle condotte che la società odierna tende
a rigettare.
Mentre il femminismo ha connotati invariabilmente positivi, maschilismo è diventata una
parolaccia, uno stigma personale e comportamentale. Una società di questo tipo non può
sopravvivere. Non tutto il femminile è giusto, non tutto è disprezzabile nel campo
maschile. E viceversa, evidentemente. La rivoluzione dei sessi ha lasciato vincitori e vinti,
inutile negarlo. L’uomo è il grande sconfitto, mentre la donna ha avanzato. Che si tratti di
classi sociali, popoli o sessi, i vincitori tendono sempre a schiacciare gli sconfitti. Gli
uomini più fragili aderiscono alla nuova narrazione vincente; gli altri non si rassegnano
alla perdita di status e si spostano politicamente laddove pensano di trovare difesa. Non
dissimile è la condotta sociologica di categorie perdenti della globalizzazione, operai,
agricoltori, piccoli commercianti, artigiani, largamente schierati a destra. I vincenti- ceti
alti globalizzati, professioni cognitive e simili- a sinistra. Chi avanza, sta con il sistema che
glielo ha permesso, chi arretra ha convinzioni opposte.
I giovani uomini si considerano perdenti, osteggiati, criminalizzati. I valori che praticano
d’istinto vengono derisi: non più padri, non più guide né protettori. Dal punto di vista delle
scelte ideologiche, il potenziale maschile è portato al cambiamento, alla sperimentazione
di nuove vie, anche rischiosa o folle. La donna che dà la vita vede tutto in un’ottica diversa.
L’orientamento apparentemente più progressista è l’ambientalismo, oggi declinato in
forma catastrofista: il consenso giovanile verso i movimenti politici “verdi” è tra le donne
doppio rispetto agli uomini. Diciamolo: i valori della “società aperta” contemporanea sono
più vicini all’immaginario femminile; il diverso posizionamento politico uomo-donna è una
conseguenza. Su temi come l’immigrazione, ad esempio, l’istinto territoriale (
prevalentemente maschile) e quello della cura e dell’accoglienza (femminile) conducono a
visioni alternative.
Dopo decenni di fragile equilibrio per la compresenza di modelli diversi , la guerra dei sessi
scoppia anche in ambito politico. Uomini di qua, donne di là, come due mondi
incomunicabili. Studi sulle differenze di personalità tra uomini e donne di ogni
provenienza e cultura ribadiscono quanto il senso comune sa da sempre: le donne
ottengono punteggi più elevati in cura, giustizia e purezza, sensibilità alla sofferenza altrui,
all'ingiustizia, e mostrano un certo assolutismo morale. Superano gli uomini in
“nevroticismo” (instabilità emotiva, ansia, stress tendenza a provare emozioni negative ) e
senso di responsabilità. I dati accomunano società e contesti culturali diversissimi, facendo
comprendere che uomini e donne reagiscono in modo diverso a uguali sollecitazioni. Nel
presente è di enorme importanza la rivoluzione dei social media, che ha cambiato la realtà
in un tempo molto breve e soprattutto il modo in cui i giovani vengono socializzati.
L'attuale forma di convalida sociale è molto meno restrittiva rispetto al recente passato e la
velocità del cambiamento non ha permesso che i giovani formassero i filtri necessari a
guidarli nella fase formativa della vita. Tuttavia ci pare riduttivo, come fa la Mariani,
affermare che “la sfera culturale e dei social media è stata un canale attraverso il quale si è
fortemente infiltrata la politica delle identità tipica del wokismo.” Questo non spiega la
breccia ideologica tra maschi e femmine, iniziata ben prima della cultura della
cancellazione.
Un’ indagine sui giovani britannici segnala che il 20% delle donne dichiara di essere di
sinistra, rispetto al 13% degli uomini. Nelle elezioni politiche britanniche del 2024 solo il
12% delle donne tra i 18 e 24 anni ha votato per partiti di destra, rispetto al 22% degli
uomini della medesima fascia d'età. Gli uomini della Generazione Z stanno diventando più
conservatori e sempre più indifferenti alla politica, contraddicendo le tendenze del passato.
Nel frattempo, le coetanee non solo sono diventate una fervente forza progressista, ma
stanno superando i maschi in quasi tutti gli indicatori di partecipazione politica, dal voto
alle donazioni, dal volontariato alla partecipazione alle manifestazioni. Nell'ambito
dell'istruzione, le università hanno visto un aumento del numero di studentesse,
diventando baluardi progressisti. L'istituzione scolastica, quella che più plasma le menti, è
oggi prevalentemente femminile. Dunque i valori che diffonde sono femminili. La scuola è
una “camera dell’eco” in cui il disaccordo viene penalizzato e il consenso rafforzato.
Che il pensiero critico sia soprattutto maschile? Speriamo ardentemente di no. Tuttavia le
giovani donne si sono ritrovate per una serie di eventi a formarsi in ambienti educativi e
culturali che hanno rafforzato le loro inclinazioni strutturali. In una società in cui prevale
l'emotività è premiato il vittimismo di genere e delle minoranze, un tratto del femminismo
delle ultime ondate che sostituisce le vecchie ingiustizie con le nuove. Questa
combinazione di fattori, unita alla crescente contrapposizione dei sessi, spiega l’emersione
di un sistema di credenze e valori che ha influenzato un sesso più rapidamente e
intensamente dell'altro, separandone obiettivi, pulsioni e volontà. Il problema si aggraverà
nel tempo, benché indicatori come il calo dei matrimoni , la precarietà delle relazioni
sentimentali, il crollo dei tassi di natalità e la scarsa formazione di nuove famiglie mostrino
già quanto i sessi si siano allontanati, rendendo difficilissimo un sano equilibrio sociale.
Giovani uomini e donne vivono in orizzonti separati. Non è un buon auspicio, ma attribuire
fenomeni sociologici di lungo periodo all’onda woke è un abbaglio clamoroso. A noi
sembra piuttosto che i valori generali e le modalità di pratica sociale della “società aperta”
siano maggiormente compatibili con l’universo femminile e che il diverso posizionamento
politico uomo-donna ne sia una conseguenza. Un segno negativo della decomposizione
sociale che sperimentano tutti, uomini e donne, Generazione Z e Boomers in ritirata.