Mosca “avverte” severamente Israele. Che morde il freno.

“Se violasse la tregua, la Russia saprebbe come regolarsi”:  un  severo avvertimento è stato lanciato dal generale Aleksei Kozin, numero due del Centro di Comando delle forze russe nella Siria  meridionale al governo israeliano, contro ogni “tentativo di violazione del  cessate il fuoco nel Sud della Siria”. Evidentemente sanno che Sion preparava qualche colpo.

Notoriamente, ciò che ha messo lo stato ebraico in quelle condizioni di ansia esistenziale e di stress pre-traumatico, così etnicamente tipico,  che lo costringono talvolta a bombardare   col fosforo  la gente a Gaza o abbattere aerei, è il cessate il fuoco concluso fra Putin e  Trump a margine del G20 di Amburgo, per fare del Sud siriano (a ridosso del confine israeliano) una zona di de-escalation garantita della presenza della polizia militare di Mosca e di truppe Usa.

Tel Aviv,  che in quella zona ha stipendiato ed armato i suoi terroristi islamici di sostegno,  protesta continuamente con Mosca e soprattutto con Washington;   pretenderebbe che sue  truppe giudaiche partecipassero alla sorveglianza nel territorio siriano; non si sente garantita dai russi, perché “La Russia è alleata dell’Iran e di Hezbollah nella guerra contro il terrorismo”.  “Israele si oppone ormai radicalmente alla tregua russo-americana” entrata in vigore una settimana fa,  riporta il giornale Al Akhbar;  ha avanzato una lista di sue esigenze per essere tranquillizzata:  il ritiro non solo delle forze iraniane ed Hezbollah dal sud siriano, ma anche l’armata di Damasco dal Golan, il dispiegamento di osservatori non russi su mandato israeliano, e   che all’esercito di Assad sia rifiutato ogni mezzo per ristrutturarsi. Ed ha anche minacciato di passare all’atto se Washington e Mosca non le obbediscono.

“Le minacce sono state prese molto male a Mosca”, scrive Al Akhbar, “La Russia ha affermato che  non esiterà a ripagare con la stessa moneta Israele, se questa metterà a rischio latregua”.

Channel 2, una tv sionista, ha citato queste parole del  generale Kozin : “La  Russia ha posto le sue condizioni a Israele nel quadro di questa tregua.  Se Tel Aviv ha fino ad oggi goduto di una totale libertà d’azione in Siria, Mosca  oggi si aspetta da lei che rispetti alla lettera il cessate il fuoco. Se decidesse di violare la tregua, allora noi russi sappiamo come regolarci, dal  momento che siamo noi  i garanti di questa tregua”. Secondo la tv israeliana “Iran e Hezbollah restano sulle loro posizioni nel sud della Siria”.  Ha aggiunto, rivolto ai terroristi locali mantenuti da Sion, che “la  regione di Quneitra (il Sud siriano) sarà presto messa in sicurezza e i terroristi hanno poco tempo per deporre le armi e consegnarsi all’armata siriana”.

http://parstoday.com/fr/news/middle_east-i42804-syrie_col%C3%A8re_russe_contre_isra%C3%ABl

Ciascuno potrà valutare il  rischio in corso, conoscendo Israele, il suo potere sugli Usa e il fatto che gli altri “osservatori”, quelli americani, hanno – per ordine del Pentagono – comportamenti piuttosto inquietanti a proposito della loro parola e lealtà. Nel  Nord-Est,sul confine tra Siria e Irak, aerei americani hanno attaccato una formazione delle Unità di Mobilitazione Popolare (Al-Hashad al-Shabi), ossia i miliziani volontari che affiancano l’esercito iracheno e quello di Damasco, che combattono l’ISIS, uccidendo quaranta  militanti e ferendone una decina.  USAF   o il Pentagono non si rassegnano a vedere disfatti i loro terroristi? O applicano la strategia del dissanguamento delle forze sciite vittoriose?  Una  risposta   russa ad un’azione bellica di Israele rende troppo probabile un confronto diretto  con  Washington.

Tanto più che potenti forze dietro le quinte  stanno già facendo di tutto per indurre Washington a  fare la guerra vera e propria all’Iran.  Donald Trump  sarebbe favorevole.  Anzi peggio. Secondo il New York Times, il presidente ha messo insieme un “gabinetto nero” il cui compito sarebbe di fabbricare prove per dimostrare che Teheran viola gli accordi sulla moratoria del proprio programma nucleare del 2015, stracciare questo accordo firmato da Obama, e quindi “un pretesto per fare la guerra all’Iran”, come ha detto un anonimo ex caso di un servizio di spionaggio europeo. Il fatto è che proprio poche settimane fa gli ispettori internazionali hanno riaffermato che Teheran rispetta la tregua; “Ma ne viola lo spirito”, ha ribattuto Trump –  in attesa di trovare un pretesto? O di crearlo?

Mogherini mandata a Teheran

Il rischio deve essere molto sentito negli ambienti europei che contano. E’  questo il vero motivo per cui, ostentatamente, alla cerimonia  d’insediamento del nuovo capo di governo Rouhani è stata mandata Federica Mogherini l’alta rappresentante esteri UE: non certo per sua iniziativa privata.  Siccome la UE è  uno dei firmatari di quell’accordo sul nucleare (JPACG, firmato a Vienna il 14 luglio 2015),  Bruxelles – o diciamo Berlino – hanno voluto mandare un segnale alla Casa  Bianca: “noi” europei  non vi appoggeremo stavolta  nella fabbricazione di  prove false, per noi l’Iran rispetta scrupolosamente i patti, anzi è  un regime rispettabile e amico.

Per la UE, l’Iran è in regola. Lo sappia Trump.

Tutto sta a vedere se alla Casa Bianca e più in generale a Washington  si abbia la capacità e la voglia di tener conto dei delicati e finemente allusivi messaggi europei.  Voci molto più potenti ed assordanti si fanno sentire  a Trump e compari.  A Washington  esiste un circolo chiamato “United Against a Nuclear Iran”, il  quale fa incessante propaganda  asserendo   falsamente che Tehran si sta facendo la Bomba di   nascosto; che quindi bisogna  che l’Occidente  lo seppellisca sotto le bombe; per intanto,  aggravi le sanzioni contro questo regime oscurantista di sterminatori del loro stesso popolo eccetera eccetera.

In Europa, qualunque impresa che stringa una qualsiasi relazione d’affari con l’Iran, riceve un insieme di avvertimenti da questo think tank che lo avverte dei rischi, multe e sanzioni da parte degli Usa  cui si  esporrà, se continua.

La lobby scatenata contro l’Iran.

United Against a Nuclear Iran” è  una accolta di vecchi nomi dell’ebraismo neocon,  già visto all’opera  – purtroppo eficace –    quando si trattò di lanciare l’America contro Saddam Hussein:  l’ex senatore Joel Lieberman  (j), John Bolton  (j) , gli ex ambasciatori Richard Hooolbroke  (j)  e Dennis Ross (j), e   per far buon  peso un paio di ex direttori del Mossad, Tamir Pardo e Meir Dagan.  Nell’eletto mucchio troviamo anche il “nostro” (loro ) Terzi di Sant’Agata,  che fu sciaguratamente ministro degli esteri per poco, che si è messo nel gruppo   per Sion certo per il tipico spirito di servizievolezza italico.  Questo think tank è riccamente finanziato dalla famiglia di miliardari Kaplan (j) e da quella del  tycoon Sheldon Adelson (j);  ha condotto campagne  diffamatorie  che hanno intimidito e dissuaso dal fare affari con l’Iran giganti come Caterpillar, General  Electric, INgersoll Rand, KPGM ; ha allestito campagne  televisive costosissime per dimostrare quanto satanico e pericoloso sia l’Iran per il mondo occidentale  e quanto male abbia fatto Obama a firmare l’accordo sul nucleare iraniano;  nel settembre 2009, quando Ahmadinejad  parlò all’Assemblea Generale dell’Onu,   il think tank ebraico chiamò tutti i grandi alberghi di New York ed intimò loro di negare l’ospitalità all’Iraniano; ottenendone obbedienza.

Insomma questo United Against a Nuclear Iran non si darà e non darà pace alla Casa Bianca e  al Congresso  fino a che non  riuscirà a scatenare la superpotenza  in un conflitto grandioso con l’Iran, per il bene di Israele.

Secondo Foreign Policy, il segretario di stato Rex Tillerson, richiesto espressamente da Trump di  fabbricare il caso per denunciare l’accordo dell’Iran, si è rifiutato;  a capo del “gabinetto nero” sarebbe invece Steve Bannon. Strana e indecifrata la posizione  del generale McMaster,  ritenuto il “controllore”  messo dal  Deep State a fianco del Presidente inaffidabile. Il 3 agosto scorso, Trump  ha convocato McMaster ad un colloqui (presente anche Jared…) e alla fine ha dettato la seguente dichiarazione pubblica: “Il generale McMaster ed io lavoriamo molto bene insieme.  E’ una brava persona e molto  pro-Israele”.

http://www.breitbart.com/big-government/2017/08/04/trump-jared-kushner-back-mcmaster-in-face-of-conservative-calls-for-ouster/

Trump: “McMaster is very pro-Israel”.

Una uscita, nel contesto  che abbiamo illustrato,  altamente inquietante.  Che diventa anche più allarmante se unita ad una intervista televisiva di Channel 10 (israeliana) al generale sionista Giora Eland, ex capo del consiglio di sicurezza nazionale israeliano. “ Israele non è pronta a impegnarsi in una nuova guerra con Hezbollah, e non sarà nemmeno capace di subirne le conseguenze […]. Bisogna impedire che una nuova guerra si scateni fra le due parti; ma se dovesse avvenire, bisogna farla finire in tre giorni, non durare 33  giorni come nel 2006” – Il 2006 in cui Sion, per la  prima volta, prese una batosta spaventosa  da Hezbollah.  Un’idea fissa, voglia di guerra e paura allo stesso tempo, molto freudiano.

Corea, niente guerra.

Non temete invece che gli Usa scatenino davvero un attacco bellico preventivo contro al Corea del Nord. Sono minacce vuote. Per molti motivi , fra cui mi pare spicchi questo: Non interessa Israele.

21 commenti


  1. E’ ora che la Russia detti delle condizioni,tiri delle linee rosse ed
    elabori delle dottrine.Israele forse presto dovra’ rassegnarsi a scendere a patti .Non che la Russia sia stabile e non possa nel tempo diventare a sua volta, per un tempo relativamente breve, un altro braccio armato del sionismo internazionale in uno dei suoi tanti camuffamenti,e creare problemi in Europa occidentale,una volta caduto Putin, o Ivanov o chi per loro.:ma questo dipende dalla sostituzione etnica che fu fatta dal sionismo internazionale ai tempi dello sterminio dei kulaki,completato da Stalin a partire dal 1929,di pari passo con l’avvio della industrializzazione e della sostituzione etnica, e dell’Holodomor in Ucraina.Chi pote’ opporsi,allora,in Europa continentale, a questa strategia,anche intuendola?Non la Germania,sconfitta nella prima guerra mondiale e in balia degli angloamericani,non l’Italia gia’ colonia inglese di tempi del Risorgimento,non la Francia governata dalla massoneria e condizionata dal sionismo.percio’ quello che potra’ succedere nel futuro,a opera degli uomini,viene da lontano ed e’ un debito da pagare, una tara da scontare.Ma sono convinto che nonostante questo, l’iniziativa ora passi direttamente a Dio,prima attraverso la natura, poi attraverso gli uomini,comprese le loro tare provenienti dal passato,come detto,e poi dal Cielo stesso.Se anche non fossi cattolico e non conoscessi qualcheprofezia, tipo quelle della Teresa Neumanne del Warviertel,mi basterebbe essere un greco antico, ma spero anche moderno, per ricordarmi della ubris e tremare per gli USA,talmente accecati,folli,spudorati, vigliacchi ,miserabili ignoranti,a livello di stato profondo, da non accorgersi che hanno sfidato Dio al di la’ di ogni limite e di ogni vendetta che grida al cospetto di Dio.Comunque,se Andreotti amava talmente la Germania da volerne vedere due, io amo talmente gli Usa da sperare e credere di vederne presto 3.Sara’ come ai tempi dell’Esodo,e a quelli descritti dal libro dell’Apocalisse.Dio interverra’,ma via via lo capiranno solo i meno incalliti nella perversione diabolica.’e Dio colpira’ progressivamente piu’ duro e selettivamente,anche se la sorte di molti giusti potra’ sembrare uguale a quella degl’ingiusti ai suoi occhi(e dico ai suoi occhi ma l’ubris e’ tale che gli equidistanti,oggi, non sono saggi,ne’ prudenti, quanto piuttosto imbecilli corrivi o servi da 4 soldi,i piu’).Dio si rivela progressivamente, e lascia sempre ragioni per credere e ragioni per non credere, percio’ non si risolvera’ tutto all’inizio della svolta, ma anzi le cose potranno sembrare in peggioramento e umanamente lo saranno.Le gelate vengono all’alba.Conservare la Fede sara’ un dono gratuito ma non casuale,e piu’ che di Misericordia sara’ tempo di parlare di Beatitudini.Quanto al Papa francesco,se non gli piace sentire parlare di un Dio che colpisce,rompa pure le scatole a Cavalcoli e a Padre Livio.Primo:perche’ io non conto nulla .Secondo, perche’ da ex bifolco in licenza illimitata provvisoria, lo farei correre,ma correre, ma correre.

  2. learco

    L’attivismo americano si sta manifestando in ogni area in cui sono presenti interessi russi ed è evidente il tentativo USA di stringere da ogni lato il Paese nemico, mantenendo una pressione costante e provocando continuamente Putin con installazioni di armi ed esercitazioni militari.
    In questo momento la NATO si è portata sui confini nudi e crudi della Russia, assorbendo tutti gli Stati che potevano funzionare da cuscinetto protettivo:

    “Dopo più di dieci anni di battaglie con gli islamisti in Iraq e Afghanistan”, scrive il NYT, “l’esercito americano ha fretta di acquisire nuovamente le competenze della guerra fredda, per respingere la potenziale minaccia russa in Europa orientale”.
    E’ così che “Centinaia di carri armati e mezzi blindati vengono tinteggiati, per confonderli col verde scuro delle pianure europee. I soldati, abituati a condurre operazioni a partire dalle grandi basi trincerate in Iraq e in Afghanistan, si esercitano ora a mimetizzarsi e a muoversi in piccole unità, per sfuggire ai droni da ricognizione”.

    In Moldavia, gli USA stanno cercando un’impresa appaltatrice per la costruzione di otto nuove strutture nella base di addestramento di Bulboaca, appena una trentina di km a ovest della capitale della Transnistria, Tiraspol.
    Secondo il rappresentante presidenziale russo per la Transnistria, Dmitrij Rogozin, gli USA vi addestreranno sabotatori e reparti speciali nell’eventualità di un conflitto tra Kišinëv e Transnistria.

    Più a nord, in Estonia, elicotteri e aerei USA sono arrivati alla base di Ämari, nel nordovest del paese, mentre una cinquantina di km più a est, nell’area di Tallin, sono atterrati caccia d’attacco al suolo А-10 “Thunderbolt” ed elicotteri UH-64 “Black Hawk” e CH-47 “Chinook”, per manovre congiunte USA-Estonia.

    La NATO tenta anche di giustificare l’accerchiamento dell’enclave russa di Kaliningrad con un “cappio militare”. Lo fa, per bocca del Ministro degli esteri polacco, Witold Waszczykowski, che ha dichiarato che la dislocazione di una brigata USA e un battaglione NATO nel paese costituiscono la risposta alla “crescente presenza militare” russa e rappresentano “il simbolo della nostra volontà di difendere la nostra parte d’Europa”.

    l’ex quotidiano della gioventù comunista della DDR, Die Junge Welt, che scrive delle manovre permanenti NATO ai confini occidentali e meridionali russi, dall’Estonia alla Georgia. In Estonia stazionano cacciabombardieri USA a tecnologia stealth; in Lituania sono dislocati missili “Patriot” e in Georgia sono iniziate esercitazioni internazionali; così “internazionali”, scrive DJW, che le truppe americane sono il doppio di quelle del paese ospite.

    http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/08/08/vecchi-schemi-la-nuova-guerra-fredda-usa-094602

    Il tentativo americano di creare uno Stato terrorista sunnita tra Iraq e Siria, che proteggesse Israele e destabilizzasse i Paesi caucasici per poi penetrare in Russia, sembra fallito.
    L’obiettivo attuale dell’amministrazione USA sembra quello di infliggere quanti più danni possibili alle infrastrutture e alla popolazione siriana, in modo da ritardare il più possibile una rinascita della nazione nemica di Israele.

    1. Maurizio Blondet

      Ancora non avte capito che il salto di qualità è stato l’11 settembre 2001: il golpe e insieme false flag con cui i neocon (j) hanno preso il dominio diretto su Washington, e il suo apparato militare-sovversivo (CIA) per portare gli Usa ad eseguire il piano Kivunim di destabilizazione dell’intero MEdio Oriente. LA “lunga guerra al terrorismo”.
      AI tempi del Vietnam non il dominio era molto più indiretto, finanziario, e soprattutto meno ideologico-apocalittico (c’era Kissinger, che si ispirava a Metternich mica alla Bibbia). E URSS e Cina erano imperi comunisti che gli USa si provavano a contenere .
      E il piano Kivunim non era ancora stato elaborato.
      Quando capirete che siamo entrati ormai da 17 anni in una fase completamente nuova, irrazionista e messianica, sarà sempre troppo tardi.

      1. rino

        Trotzsky redivivo: La rivoluzione permanente al servizio di Sion ricominciata dopo ben 94 anni (1917-2001), nonostante soffi da occidente anziché dalle steppe asiatiche..

  3. Riccardo Mariani

    La Corea del Nord non si tocca perché in fin dei conti è il Baubau che giustifica le presenza americana nell’area.

    Quindi Ciccio Kim deve sembrare pazzo e cattivo, deve fare test missilistici e far sentire tutti i vicini insicuri, tanto insicuri da tollerare di buon grado la presenza di basi americane e le loro pesanti ingerenze.

    Ecco perché la Corea non si tocca.. oltre ovviamente al fatto che non interessa Sion.

    Potrebbe però rimanere come ultima opzione, nel caso gli anglosionisti fossero totalmente neutralizzati dalle politiche di Russia e Iran in medio oriente e si trovassero rabbiosamente impossibilitati ad avviare una qualsivoglia forma di guerra o guerriciola regionale.

    Allora per frustrazione potrebbero volersi rifare un po’ con Ciccio Kim, magari lasciandogli prima spianare le infrastrutture delle aziende sud coreane concorrenti del made in USA… poi nel giro di poco (magari) un colpo di stato di un qualche generale Nord Coreano potrebbe a quel punto porre fine alla guerra, salvo dopo qualche anno scoprire che anche il nuovo governo soffre di manie di persecuzione e torna ad essere il Baubau regionale, anche più di prima.

    Guerra fatta, con relativo indotto militare-industriale, “USA great again” con forte rinascita del settore automotive e relativo impiego, magari anche in settori legati alle TLC (se i missili di Kim bastonassero LG e Samsung,..), per non parlare degli immancabili prestiti per la ricostruzione…. con appalti americani ovunque.

    Ma non sono un analista e qui mi fermo.

  4. learco

    Concordo su quanto detto nell’articolo a proposito della Corea del Nord.
    Aggiungerei che se la Russia dovesse abbandonare la Crimea, le sanzioni contro di lei continuerebbero; se, invece, rinnegasse l’alleanza con l’Iran assisteremmo ad un miracoloso riavvicinamento tra USA e Putin, con conseguente fine delle sopraddette sanzioni.

  5. Luigi Ranalli

    L’inaspettata posizione dell’Europa sull’Iran e questo accordo tra Trump e Putin che spinge i katzoni ad esporsi personalmente per continuare le ostilità in Siria sono comunque segnali che continuano a farmi sperare.
    Non mi faccio illusioni sugli USA: rimarranno il golem di Israele. D’altronde il Gran Kahal ha sede centrale a New York, gli americani sono i più giudaizzanti tra i protestanti con un’aperta vocazione messianica e soprattutto, come ricorda Blondet nei commenti, dopo l’11/9 c’è stato un cambio di paradigma ed ebrei e neocon hanno saldamente preso le redini.
    Non è che voglia fare l’avvocato di Trump ma ripeto che credo nel suo senso della realtà e nel suo pragmatismo yankee: è il presidente di una nazione orrenda che fin dalla sua fondazione si è sempre retta facendo guerre a destra e a manca ininterrottamente e questo non cesserà certo con lui, che rappresenta gli interessi del suo paese e non certo il bene comune del mondo.
    Ma rispetto a tutti gli altri presidenti post 11 settembre, “The Donald” mi sembra l’unico a non essere disposto ad arrivare fino al suicidio della nazione.
    Servirà Israele come i suoi predecessori, non c’è dubbio, ma non al punto da sacrificare tutto per loro.
    Quello che vedo riaffacciarsi timidamente in America dopo 16 anni di follia neocon è un briciolo di ragion di Stato. Non credo sia un’illusione, anche se non è detto che le cose poi andranno per il verso giusto.


  6. Per fermare gli USA in Corea basta fargli capire che esistono i siluri, con traiettoria acquea. Gli occidentali non affondano volentieri, specialmente se navigano su imbarcazioni militari, e come dissuasione funziona. Per quanto riguarda i sionisti in medio oriente, si richiede, invece, di più: la fuga generale dal dollaro nel commercio internazionale. Allora gli spiriti si reprimono bene, con ire inutili e controproducenti dei rispettivi. Senza più l’uso coatto sul globale, del dollaro, USA ed Israele diventano come Yogi e Bubu nel parco di Yellistone. In ogni stato verrebbero invitati a lasciare le basi NATO e le ambasciate grandi, per essere trasferiti, accompagnati dai vigili urbani accigliati e contrari, in maniera cohibente, in casette più piccole. Gli istituti pubblici per le pari omosessualità, dal ministero in giù, verrebbero cancellati come enti parassiti. E, in sede diplomatica, gli si potrebbe rispondere con dei beffardi e cinici, ferenti “non schiattare”. Dollaro valuta locale, come il baiocco. E, all’uso pretenzioso della lingua inglese un: “Parla bene!”- dandogli del tu.

    1. Luigi Ranalli

      Sig. Parisi, secondo me ha perfettamente ragione soprattutto per quanto riguarda la sostituzione del dollaro come moneta globale. Anche perché i barili di petrolio si vendono in quella valuta, no?
      Forse non è un caso che Gheddafi volesse creare una moneta comune per l’Africa ed in quattro e quattr’otto da dittatore indiscusso che era in Libia ha fatto la fine che ha fatto.
      E che dire di Saddam che voleva farsi pagare gas e petrolio in euro e quindi per gli yankee esportatori di ”democrazia” era diventato un nemico della “libertà”.
      Purtroppo è troppo presto anche solo per sognare di liberarci dal dominio americano e dai poteri forti katzonici e non che si porta dietro.
      Io per ora mi accontenterei se l’Italia riuscisse a tornare alla lira…

  7. learco

    Sembra che Israele fornisca tecnologia di sorveglianza e di sicurezza alla Nord Corea, ma teme l’assistenza dei tecnici nordcoreani al programma nucleare e missilistico iraniano.
    Nel 2007 l’aviazione israeliana bombardò un impianto di ricerca nucleare siriano uccidendo dieci scienziati nordcoreani e da quel momento Israele è piombato nel solito panico da “caduta del Terzo Tempio”, come disse una volta Moshe Dayan dopo i primi due giorni della Guerra del Kippur.
    Penso che non se ne farà niente per via della vicinanza con la Cina, che non sarebbe esattamente felice di ritrovarsi con le esplosioni nucleari sul confine.
    La Cina, infatti, ha a disposizione un’arma di sterminio finanziario di massa, come ha fatto notare l’economista Alasdair McLeod:
    “La Cina offre la possibilità di convertire il yuan in oro fisico nel mercato di Shanghai attraverso il Shanghai Futures Exchange.
    Ciò dà all’esportatore delle materie prime, alla Cina, un’opzione di moneta sonante invece di essere pagata solo in yuan o in dollari. Non richiede che la Cina utilizzi l’oro statale, l’oro fisico può provenire dal mercato.
    Nel tempo, la liquidità nei contratti futures yuan dovrebbe migliorare e Shanghai è già il più grande mercato fisico dell’oro. Si noti che solo nel mese scorso è stato annunciato che la banca centrale russa ha aperto un ufficio a Pechino che ha il compito di risolvere gli aspetti tecnici delle consegne in oro dalla Russia alla Cina.

    La Cina vuole anche ridurre l’esposizione di riserva del dollaro e dei US Tresauries in modo ordinato.
    Questo corso è stato previsto dagli osservatori informati per portare ad una graduale diminuzione dell’utilizzo del dollaro come suo ruolo nel commercio globale.

    L’alternativa, con la Cina che annunciava le sue vere riserve d’oro ed un tasso di cambio con la propria moneta, è sempre stata considerata un’opzione estrema, da utilizzare solo dopo aver subito una grave provocazione.
    La Corea del Nord potrebbe diventare l’innesco di tale evento, ma ci sarebbe anche una crisi finanziaria interna in America….”

    http://www.controinformazione.info/il-piano-cinese-per-sovvertire-il-dominio-globale-del-dollaro-ludwig/

  8. postfataresurgo

    chi capisce l’inglese guardi questo video e lo diffonda.

    Andrebbe diffuso con i sottotitoli in italiano

  9. learco

    L’impero del caos usraeliano, dopo la battuta d’arresto subita in Siria, non demorde e rilancia, spostando gruppi combattenti di Al Qaeda e Daesh nella regione yemenita di Shabwah, dove hanno iniziato a saccheggiare giacimenti di petrolio e gas.
    Inquadrati da ufficiali degli Emirati Arabi Uniti e con l’appoggio logistico e di intelligence degli USA stanno fomentando una guerra civile nelle province meridionali dello Yemen.
    Nel frattempo gli EAU hanno proceduto all’occupazione dell’isola di Socotra per espandere la propria influenza sul Corno d’Africa.
    Comunque, il dato rilevante rimane la spregiudicatezza con cui l’impero del caos sposta le proprie pedine da un punto all’altro del Medio Oriente per sfruttare con la violenza le risorse economiche e creare una situazione ingestibile dal punto di vista diplomatico.

    1. Luigi Ranalli

      Vabbè, il video del link lascia davvero il tempo che trova…
      Le profezie della Neumann invece sono senz’altro molto interessanti, eppure qualche perplessità in generale rispetto a questa sovrabbondanza di profezie, specie quelle di stampo apocalittico, forse sarebbe opportuno averle. Non solo perché a seconda dell’occorrenza andiamo a ripescare quelle profezie che ci paiono più calzanti col nostro presente, ma soprattutto perché se Dio volesse davvero darci anticipazioni certe sul futuro questo finirebbe per essere una limitazione del libero arbitrio umano – e Dio non contraddice Se stesso.


  10. Offro una valutazione “alternativa” dei movimenti in corso: Trump si serve della Korea del Nord per menare il can per l’aia riguardo l’agenda che sta a cuore a Sion.
    A parole si dichiara amico sfegatato di Israele, magari un pò lo è per davvero, ma non così tanto da voler sacrificare gli Usa e il mondo sull’altare della sinagoga.

    Il suo dire è un coro sperticato per la stella di david, ma il suo fare va in un altra direzione. Ovviamente i riccioloni non sono stupidi, per cui tentano ogni sorta di azioni volte ad accorciare il momento in cui sono sicure che metteranno gli Usa di fronte ad una scelta obbligata.

  11. learco

    Per avere un’idea di come l’impero del caos sionista-americano agisce nell’area mediorientale per realizzare i suoi obiettivi economici e strategici, è interessante leggere quello che scrive, a proposito della Libia, la Commissione degli affari esteri del parlamento britannico in un rapporto del Settembre 2016.

    A distanza di anni noi sappiamo che l’intervento NATO in Libia aveva due scopi: impedire la nascita di una moneta africana legata all’oro che potesse sostituire il franco africano e il dollaro e la confisca di 150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici.
    Ma all’epoca tutti si fidavano delle dichiarazioni di Obama fatte nel Marzo 2011:
    “Persone innocenti sono state deliberatamente assassinate. Sono stati attaccati ospedali e ambulanze. Sono stati arrestati giornalisti, abusati sessualmente e uccisi… Sono stati bombardati città e villaggi, distrutte moschee e ridotte in macerie delle case d’abitazione. Aerei militari ed elicotteri da combattimento sono stati utilizzati contro persone che non avevano alcun modo di difendersi da attacchi aerei”.

    Secondo la commissione parlamentare inglese, invece, le cose erano andate in modo diverso:
    “Nonostante la retorica usata da Gheddafi, la tesi ch’egli avesse ordinato il massacro dei civili a Bengasi non è supportata da prove disponibili. Per quanto abbia certamente minacciato di rappresaglie quelli che prendevano le armi contro il suo regime, questo non costituiva certamente una minaccia contro tutti gli abitanti di Bengasi. Insomma, l’ampiezza delle minacce contro i civili è stata presentata in termini ingiustificati di certezza”.

    La Commissione continua dichiarando che “i soldati di Gheddafi avevano conquistato le città occupate dai ribelli senza attaccare i civili.”
    Due giorni prima l’inizio dell’attacco della NATO, Gheddafi chiese ai ribelli di Bengasi di “gettare le armi, esattamente come hanno fatto i vostri fratelli a Ajdabiya e in altre località. Hanno deposto le armi e sono salvi. Noi li abbiamo graziati”.
    Continua il rapporto: “Gheddafi ha anche tentato di placare le manifestazioni a Bengasi offrendo aiuti di carattere sociale, e solo alla fine ha dispiegato le truppe”

    Durante i combattimenti nella città di Misurata, solo l’1% delle persone uccise dall’esercito era composto da donne e bambini.
    “La disparità tra vittime di sesso maschile e femminile suggerisce che le forze del regime di Gheddafi avessero di mira i combattenti maschi di una Guerra civile e non attaccassero i civili in modo indiscriminato”.

    Secondo il giornalista americano Joe Lauria, che ha studiato il rapporto inglese, negli Stati Uniti tutti i principali giornali hanno evitato di pubblicare qualsiasi articolo sull’argomento e nessuna inchiesta è mai stata avviata dalle due Commissioni affari esteri del Congresso sull’intervento in Libia.

    http://www.ossin.org/usa/2134-nascondere-le-bugie-statunitensi-a-proposito-dell-invasione-della-libia-2

    Quindi, si può concludere che l’azione di saccheggio dell’elite finanziaria USraeliana nei confronti delle ricchezze delle nazioni, astutamente coperta da nobili ideali, viene attuata coinvolgendo tutti i settori della società, che si muovono all’unisono seguendo un preciso spartito: dal mondo economico a quello militare, dal settore politico a quello dei media perfettamente allineati, ognuno concorre alla realizzazione del progetto di dominio dell’elite globalista.

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