LA CAMERA DI COMPENSAZIONE NEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

di Andrea Cavalleri

Cos’è una camera di compensazione.

 

Una camera di compensazione (da ora CdC) è un meccanismo contabile che aggrega tutti i movimenti in entrata e uscita tra due o più controparti, al fine di minimizzare le transazioni, siano esse di denaro, titoli o altri beni.

Passando dall’astratto al concreto si comprende meglio: le banche hanno un altissimo numero di transazioni giornaliere dovute ai movimenti sui conti correnti; tuttavia si guardano bene dal pagarle una ad una, ma a fine giornata le portano alla sede di pertinenza della Banca Centrale. Qui vengono computati i totali addebiti e totali accrediti per ogni banca e vengono regolati (cioè pagati) solo i saldi e non i singoli movimenti. L’ufficio competente, che svolge questa operazione, è appunto la CdC della Banca Centrale.

 

Supponiamo, per semplificare, che vi siano solo quattro banche associate alla CdC. Il giorno x la banca A ha movimenti in entrata dalle banche associate per un totale di 700 e movimenti in uscita verso esse per 710, la banca B ha entrate per 500 e uscite per 522, la banca C ha entrate per 900

e uscite per 883, la banca D ha entrate per 600 e uscite per 585.

I saldi risultano: A -10, B -22, C +17, D +15.

I movimenti finali saranno concepiti così: A darà 10 alla Cdc e B le darà 22; la CdC ripartirà i 32 in sua gestione dandone 17 a C e 15 a D.

 

Notiamo subito che i movimenti tra gli associati sono a somma zero ed è ovvio: le entrate di uno sono le uscite di un altro.

In secondo luogo il totale delle disposizioni di trasferimento, 2700, si risolvono con una transazione di 32, perché la CdC scala (cioè “compensa”) gli addebiti con gli accrediti, che, per inciso, è esattamente il meccanismo principale che permette alle banche di effettuare i pagamenti con i soldi che non hanno. Quindi la CdC minimizza lo scambio finale, aggregando tutti movimenti di dare e tutti quelli di avere.

Va anche notato che lo scambio è multilaterale, cioè il credito di un soggetto non corrisponde necessariamente al debito di un solo altro, ma può essere pagato da più soggetti.

Ovviamente ogni banca regolerà al suo interno le posizioni dei correntisti.

 

La CdC come sostituto del denaro.

 

Visto l’ottimo funzionamento della CdC nel razionalizzare le transazioni monetarie, alcune persone dotate di acume si sono dette: perché non usarla direttamente per lo scambio di beni e servizi?

In fondo ogni acquisto corrisponde a una vendita e, entro un sistema chiuso, il saldo è zero.

Così, ad esempio, la CdC è stata impiegata come moneta complementare di un certo successo in Sardegna, col nome di Sardex. Come funziona?

Le aziende che si associano al circuito Sardex entrano a saldo zero. Se vendono un prodotto a un associato acquisiscono un credito in Sardex pari al prezzo del venduto (cambio uno a uno tra la divisa ufficiale e quella virtuale), che potranno spendere presso qualunque altra azienda associata. Se acquistano un prodotto senza avere crediti, segnano un debito in Sardex pari al prezzo del prodotto, che potranno coprire vendendo le proprie merci agli associati. A fine anno (non a fine giornata come le banche) il saldo deve tornare a zero, se vi sono debiti bisogna liquidarli in denaro, ma questo non succede praticamente mai.

Ogni azienda conosce il suo fatturato, sa quanto può vendere e pertanto sa anche quanto può comprare, dato che i due valori devono pareggiarsi.

Il gestore della CdC Sardex ha anche stabilito delle regole per cui attribuisce a ogni singola azienda, in base alle sue caratteristiche, una soglia di debito entro cui l’azienda stessa può cominciare ad acquistare da subito.

 

L’uso della CdC senza denaro ha certe caratteristiche: se nel circuito Sardex sono associate 1.000 aziende e l’azienda 1 vende un prodotto alla azienda 2, non è detto che sia l’azienda 2 a dover ripagare la 1, ma può essere qualunque altra delle 998 aziende rimanenti; non solo: non è detto che l’azienda 1 sia ripagata con un unico acquisto pari al valore della sua vendita, ma può essere ripagata con n acquisti presso aziende diverse, il cui valore totale pareggi quello della sua vendita.

 

Quindi, rispetto al baratto, che è la classica forma di  scambio senza denaro e che si svolge tra due contraenti a pareggio di valore, la CdC ha il vantaggio di essere multilaterale e frazionabile, proprio come il denaro.

Ma anche rispetto al denaro la CdC ha dei vantaggi: i debiti sono a interessi zero e non esiste la carenza di moneta, dato che, essendo tale valuta puramente virtuale, si crea all’atto stesso della transazione. Senza contare che un semplice data-base sostituisce la burocrazia elefantiaca che di solito circonda le monete a corso legale.

 

Perché per una CdC la dimensione grande è quella ottimale.

 

Al lettore attento non sarà sfuggito che i soggetti che usufruiscono del Sardex sono aziende e non singoli cittadini, qual è il motivo?

 

In definitiva la CdC, usata contemporaneamente a una moneta ufficiale, facilita lo scambio di beni e servizi. Ma tali beni e servizi, per essere usufruibili, devono essere prodotti finiti. Quindi l’azienda, titolare di una merce vendibile, ha qualcosa da scambiare, ma il lavoratore dipendente no.

Infatti il dipendente non solo non è proprietario di quel che produce, ma normalmente esegue solo una piccola parte molto specializzata del processo di approntamento del prodotto finito.

Perciò, salvo il caso in cui la CdC sostituisca l’intero sistema monetario, ne possono usufruire solo le aziende e i liberi professionisti.

 

Ma c’è altro. L’efficienza di una CdC dipende anche dalla varietà dei prodotti acquistabili. Maggiore è la completezza dell’offerta rispetto ai bisogni, maggiore è la probabilità di effettuare scambi. In un sistema troppo limitato si potrebbe verificare facilmente il caso di un’azienda ben disposta a vendere  i suoi prodotti, ma non interessata ai prodotti altrui, dato che il circuito non offre ciò che le serve.

A causa della specializzazione indotta dalla tecnologia moderna e a causa delle delocalizzazioni prodotte dal processo di globalizzazione, la dimensione più adatta per ottenere una completezza di offerta in un circuito di compensazione, è quella internazionale.

 

Una ragione ulteriore per cui la CdC risulta vantaggiosa nel commercio internazionale è il superamento dei problemi legali e fiscali. Se usata come moneta complementare la CdC produce o un commercio non dichiarato fiscalmente, e quindi illegale, oppure un aumento del carico fiscale senza il contestuale introito di valuta legale necessario per pagare le tasse. E infatti le aziende che usano Sardex si limitano a scambiare in CdC tra il 10% e il 15% del loro fatturato, proprio per essere sicure di avere il denaro necessario per adempiere ai propri obblighi verso lo Stato.

Questi problemi, in un circuito ove i soggetti sono Stati sovrani, non sussistono: ci sono le merci, c’è la volontà di scambiarle, trovato l’accordo sul prezzo, l’affare è fatto.

 

Come realizzare una partnership internazionale con una CdC.

 

Se ci si riferisce a un mercato aperto, cioè quello in cui ogni azienda del circuito può operare in piena libertà e a parità di condizioni in tutti i Paesi membri, non c’è molto da dire: basta creare una CdC e invitare le aziende ad aderire.

 

Ma è molto più interessante considerare come realizzare un commercio compensatorio tra sistemi chiusi, che attuano il controllo di merci e capitali, che utilizzano una propria moneta non convertibile, o che hanno stati di necessità e qualunque altro motivo per cui la libertà di azione ai soggetti privati nello scambio internazionale non può essere consentita.

 

In questo secondo caso ogni Stato istituisce un ministero dell’import-export. L’ente organizzativo della CdC, composto da rappresentanti di tutti i Paesi aderenti, realizza una bacheca informatica in cui tutte le aziende espongono i loro prodotti. I prezzi vengono fissati in una valuta di riferimento, che non è necessariamente la divisa di un paese membro, ma magari una moneta usata abitualmente come valuta internazionalmente convertibile (tanto non la si spenderà).

Si stabiliscono i tetti di indebitamento per ogni Paese aderente, in base alle sue potenzialità di esportazione.

 

A questo punto l’azienda 1 del Paese A vorrà comprare un prodotto che viene fabbricato all’estero. Perciò aprirà il sito del ministero dell’import-export della propria nazione che espone tutti i prodotti del circuito, prenderà tutte le informazioni, se necessario contatterà il produttore per le specifiche, e farà l’acquisto. Pagherà il prezzo in valuta locale al ministero dell’import-export del suo Paese.

Dall’altro lato, l’azienda 2 del Paese B, che ha venduto il prodotto, verrà pagata dal ministero del import-export del suo Paese.

 

Se in un certo momento il Paese B sta esportando molto al punto che il ministero è in difficoltà con i pagamenti interni, può ricorrere a pagamenti dilazionati e credito di imposta, sapendo comunque che entro l’anno il saldo andrà a zero; cioè, rivendendo i prodotti importati, il ministero acquisirà la liquidità per saldare i conti con le aziende esportatrici, e quindi le entrate pareggeranno le uscite.

Viceversa, se il Paese A raggiunge la soglia di indebitamento, i prodotti esteri risulteranno “esauriti” nella bacheca virtuale, finché le esportazioni non avranno prodotto nuovo credito.

 

La CdC funzionerà quindi tra i ministeri, cioè compenserà debiti e crediti (con saldo zero annuale) tra i sistemi-Paese. Se a fine anno un Paese si troverà con qualche residuo debitorio, lo pagherà in denaro. Ma i ministeri dell’import-export si adopereranno per agevolare il pareggio del saldo, tramite accordi, comunicazioni e incentivi interni.

E i ministeri regoleranno le posizioni delle aziende nazionali, esattamente come fanno le banche con i correntisti.

 

I vantaggi di una CdC internazionale.

 

I vantaggi di questo metodo di scambio sono forti e numerosi.

In primo luogo viene alleggerito l’onere delle scorte di valuta convertibile: tutti gli scambi del circuito ne sono esenti, pertanto i Paesi membri utilizzeranno la moneta internazionale solo per gli acquisti fuori circuito.

 

In secondo luogo una CdC favorisce la stabilità della cooperazione economica tra i Paesi membri, dato che il commercio si svolge senza squilibri della bilancia dei pagamenti esteri. In questo modo la fiducia degli operatori si consolida e si promuove l’autosufficienza del circuito, che ha tutto il vantaggio di non andare a indebitarsi altrove, potendo scambiare in pareggio.

 

In terzo luogo, lo scambio in CdC è immune da interferenze esterne. Ad esempio la concorrenza esterna al sistema viene depotenziata, in quanto tra un prezzo lievemente inferiore da pagarsi in valuta internazionale e un prezzo un poco più alto gestibile in compensazione, generalmente si preferirà il secondo, perché oltre all’acquisto del prodotto garantirà l’esportazione di merci per un valore corrispondente; mentre nel primo caso si sa che si spende ma non si sa se si guadagnerà.

Le sanzioni economiche resteranno del tutto ininfluenti sul circuito in CdC, dato che si basano quasi sempre su limitazioni e blocchi bancari, che non hanno nulla a che vedere con lo scambio senza denaro.

 

Un vantaggio interessante è anche quello della possibilità del riequilibrio interno dei prezzi.

Se ad esempio il Paese A importa un farmaco salva vita a costo 8 e delle playstation a costo 2, il ministero dell’import-export può decidere di metterli in vendita all’interno al prezzo di 7 e 3. Di solito queste cose vengono fatte con la politica fiscale, qui si farebbero direttamente sul mercato.

 

Per finire la CdC sarebbe un toccasana per la privacy.

Infatti, tutto il commercio internazionale consueto utilizza pagamenti bancari. Ma le banche, per i pagamenti internazionali, utilizzano il circuito SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) che emette dei codici identificativi per ogni banca e ogni operazione.

La SWIFT ha sede in Belgio, ma gli azionisti sono società di capitale multinazionali e non hanno molto a cuore la tutela del cittadino. Infatti questo provider permette l’accesso illimitato ai codici da parte della CIA, del NSA e simili agenzie di intelligence, con la scusa della lotta al terrorismo e alla criminalità.

Il risultato è che tutte le transazioni internazionali sono tracciate e questa mole di dati viene usata in modo molto spregiudicato per lo spionaggio industriale, personale e politico.

Invece il sistema informatico della CdC internazionale sarebbe prodotto e gestito dai ministeri dei Paesi membri, che potrebbero criptare i dati e renderli inaccessibili all’esterno.

 

A chi servirebbe particolarmente una CdC internazionale.

 

Esistono alcune situazioni che si avvantaggerebbero particolarmente di un commercio estero in compensazione.

Ad esempio un gruppo di Paesi in via di sviluppo potrebbe trovare delle sinergie e un sostegno reciproco, senza il timore che una nazione ne cannibalizzi economicamente un’altra.

 

Dei gruppi di Stati che abbiano avviato una cooperazione preferenziale, magari osteggiata dal movimento globalista, tramite una CdC internazionale costituirebbero una sorta di area privata e leggermente protetta dalle ingerenze esterne, che permetterebbe loro di sviluppare lo scambio in tutta tranquillità.

E’ impossibile non accorgersi di quanto i BRICS rientrerebbero in questo caso. Infatti non solo la CdC li proteggerebbe dalle interferenze dei globalisti, ma le conseguenze delle sanzioni alla Russia sarebbero nulle e i comprensibili timori degli Stati meno produttivi di fronte all’aggressività delle esportazioni cinesi verrebbero placati.

 

Ma oltre al presente, si possono scorgere in un vicino futuro altri candidati all’uso della CdC che troverebbero questo metodo perfetto.

Ad esempio, dato che la zona euro è claudicante e prossima alla rottura, (secondo Ted Malloch, probabile ambasciatore USA alla UE, non ha più di 18 mesi), ci sono dei Paesi che per affinità, tradizione e vicinanza economica potrebbero trarre vantaggio da un simile metodo di scambio.

Penso al gruppo di Visegrad, ad esempio, ma ancor di più a un altro gruppo.

La situazione post euro (e si spera anche post UE) sarà comunque caratterizzata da una grande incertezza: prima che la fluttuazione dei cambi produca un riequilibrio delle bilance commerciali molti rapporti internazionali si giocheranno sulla fiducia, il che significa, dopo il crollo di un progetto utopistico protratto forzosamente nonostante i danni evidenti, che saranno condizionati soprattutto dalla sfiducia reciproca.

Parecchi Stati, indeboliti dall’egemonia tedesca, avranno comunque bisogno di cooperare; e un sistema che garantisca il pareggio degli scambi esteri, garantendo al contempo il controllo dell’economia interna, è l’ideale per indurre alla collaborazione quei Paesi resi scettici dalla recente delusione.

Penso a una possibile Alleanza Mediterranea, che coinvolgerebbe Croazia, Grecia, Italia, Spagna e Portogallo. In caso di vittoria della Le Pen, anche la Francia.

Certamente queste nazioni avrebbero bisogno di collaborare e hanno le caratteristiche di affinità sufficienti a farlo abbastanza bene.

Una CdC internazionale sarebbe il metodo perfetto per ripartire su base paritetica e non egemonica, immune dalle ingerenze dell’alta finanza, e atto a sviluppare l’amicizia tra i membri.

 

 

 

 

 

 

 

 

5 commenti


  1. Quindi l’azienda, titolare di una merce vendibile, ha qualcosa da scambiare, ma il lavoratore dipendente no. ? perchè no ?CONVENZIONE… utile a chi ?
    Il suo lavoro fatto di competenze specifiche e limitate, è una merce che scambia con il richiedente le sue capacità , o no ? Una volta compiuto correttamente E’ una merce vendibile, o no ? Altrimenti non si capisce perchè a fine mese venga retribuito….

    Infatti il dipendente “non solo” non è proprietario di quel che produce ….?….. La proprietà delle competenze personali…cosa sono ? Vedi quelle intellettuali (che fra l’altro sono riconosciute e registrabili in un apposito registro ) che ogni persona possiede per poterle applicare in ogni campo, che poi si materializzano attraverso le mani, in oggetti e o in produzioni di progetti, dipinti, poesie, articoli come quelle del signor Blondet ecc.)…….. ma normalmente esegue solo una piccola parte molto specializzata del processo di approntamento del prodotto finito…… (come il signor Blodet , quando pubblica un articolo ? ),
    e quindi ? Se non c’è quella parte non esisterebbe nessun “prodotto finito “( cioè nel caso dello scritto del Blondet non esisterebbero persone che lui riesca a convincere che non valgono perchè non possiedono ? ) …Come non esisterebbe nessuna casa se dal progetto (prodotto finito ?) non si potesse passare alla sua realizzazione attraverso il geometra, il capomastro e tutti i suoi sottoposti…..Mi viene da pensare che l’Uomo in quanto tale non
    possa e voglia essere considerato da altri uomini ( per CONVENZIONE di questi ultimi che si considerano “primi “) un prodotto finito….c’è qualcosa che non torna……per i cosi detti diversamente abili, più gravi ? Perchè un pochino diversamente abili, in quanto non proprietari della nostra vita ( Blondet compreso oppure per quelli che lui sostiene si )…. lo siamo un po tutti come la mettiamo ? Nessuno al mondo è proprietario della propria vita , quindi non inseribile in uno scambio retribuito con la CdC.? Le ditte , le SpA in primis, che sono “fantasmi giuridici” hanno più ” diritti ” dei soggetti umani che le fanno funzionare, ( leggi comprese ) ? Fatemi capire….?


  2. La moneta virtuale che registra la CdC che cosa è ? Prima si spiega cosa è la moneta e chi le attribuisce il valore..(strumento unità di misura del valore, utilizzato dall’uomo per facilitare gli scambi ? ) poi quanto tutti han ben capito cosa è, si spiega come funzione e a cosa serve la CdC ? –

    “Ci sono diversi tipi di denaro: oro, argento e monete di rame, o carta moneta. Le monete sono terribilmente reali, la carta moneta è solo convenzione.”.
    – Johann Wolfgang Goethe, 1749-1832 –
    “Le opinioni negative di Goethe sulla carta moneta si riflettono nella parte II del Faust, dove Mefistofele convince l’imperatore a introdurre la carta moneta basata sul valore di un tesoro sepolto da scoprire. Questo piano si rivelerà più tardi rovinoso per l’impero.” (Pag. 322).
    Goethe creò Mefistofele, che impersona il diavolo nel suo lavoro teatrale Faust, il venditore di carta moneta. Il punto è che fare soldi dal nulla, supportandolo con nulla, e prestarlo alle persone con gli interessi è male.
    – Douglas Miller, l’editore e traduttore in inglese di:” Gli studi scientifici di Goethe ” –

    IL VALORE INDOTTO DELLA MONETA
    di Giacinto Auriti 1923 – 2006
    La moneta è una fattispecie giuridica. Due sono state infatti le definizioni date della moneta: valore creditizio e valore convenzionale. Poiché convenzione e credito sono fattispecie giuridiche, non ve dubbio che la moneta costituisca oggetto della scienza del diritto.Da tale premessa discende che non si può dare la definizione di moneta se non si dà la definizione del diritto. Il diritto è uno strumento, perché è il risultato di una attività creatrice dello spirito.Poiché lo strumento è un oggetto che ha valore, non si può definire il diritto (e quindi la moneta) se non si definisce il valore. Il valore è un rapporto tra fasi di tempo. Così ad esempio una penna ha valore perché prevediamo di scrivere; quindi il valore è un rapporto fra il momento della previsione ed il momento previsto. La prima fase di tempo è il momento strumentale, che attiene all’oggetto, la seconda fase di tempo del valore è il momento edonistico, che attiene al soggetto. Questo significa che il giudizio di valore è normale o fisiologico, quando si basa sul presupposto della concezione dualistica di filosofia della conoscenza, che distingue l’oggetto dal soggetto.

  3. Maurizio Blondet

    RISPOSTA DI ANDREA CAVALLERI AI LETTORI:
    @gian-maria-de-dona
    Se vuole una risposta alla domanda “perché il lavoratore dipendente non ha una merce vendibile” le rispondo sotto.
    Se cerca di fare polemica con argomenti pretestuosi e inconsistenti l’avverto che fa solo la figura dello sciocco.
    I suoi esempi sono fuori luogo (l’articolo del giornalista o il progetto dell’architetto) in quanto se nel mio articolo legge due righe sotto alla sua citazione noterà la frase:
    Perciò, salvo il caso in cui la CdC sostituisca l’intero sistema monetario, ne possono usufruire solo le aziende e i liberi professionisti.

    Se si utilizza una forma di baratto evoluto, quale potrebbe essere considerata la CdC in merce, i protagonisti dello scambio sono solo i proprietari dei beni-servizi scambiati. (o lei è abituato a barattare a suo favore la merce degli altri? Forse vende la fontana di Trevi?)
    La definizione stessa di lavoratore dipendente è quella di persona che cede la proprietà di ciò che ha prodotto in cambio di uno stipendio fisso. Che lei chiami convenzione questo patto bilaterale, basato su un contratto accettato e firmato da ambo le parti non cambia un bel nulla.

    Inoltre, se li lavoratori specializzati fossero proprietari del loro lavoro avremmo questa situazione: lei vuole comprare una macchina, allora dovrebbe contattare una trentina di persone, uno che forgia il motore, uno che fa solo i freni, un altro i cerchioni, un altro le gomme, uno che vernicia la carrozzeria, un altro i particolari, gli interni, i fari etc etc. Dovrebbe mettersi d’accordo sul prezzo con ciascuno, concordare i trasporti delle parti a un’officina di assemblaggio e alla fine delle contrattazioni, dei litigi e dello scarica-barile sui problemi, lei dopo qualche mese avrebbe un’automobile a un prezzo diverso dal preventivo che con fatica aveva cercato di calcolare.

    In definitiva alla domanda perché il lavoratore dipendente non è proprietario del frutto del proprio lavoro la risposta è: inizialmente è proprietario, ma ha ceduto la proprietà del suo lavoro a un altro soggetto (che può essere un’azienda familiare, la storia della S.P.A. c’entra come i cavoli a merenda e serve solo per far vedere che ha letto”l’ordinamento internazionale del sistema monetario” di Auriti. L’ho letto anch’io, e allora???) in cambio di un compenso forfettario, corrisposto obbligatoriamente dal datore di lavoro.
    detto sistema (lavoro dipendente) è estremamente utile per coordinare la divisione del lavoro.
    Che lo squilibrio dei vantaggi sia in favore della proprietà di solito (ma non sempre) è un fatto. Un rimedio può essere la prospettiva distributista della socializzazione d’impresa (i lavoratori sono obbligatoriamente proprietari di una quota dell’azienda).

Lascia un commento