BERNANOS CONTRO I ROBOT. OSSIA IL PROGRESSO COME APOCALISSE.

Nel 1944 Georges Bernanos, il tormentato scrittore cattolico (il suo capolavoro è il Diario di un curato di campagna) pubblica una  furibonda raccolta di invettive contro la società industriale.  Vista la data, è  dir  poco definirlo profetico fin dal titolo: La France contre le robots”.  Gridava ai contemporanei di diffidare del benessere  promesso dalle industrie di massa, liberatrici dei poveri: “Ci sarà sempre più da guadagnare a soddisfare i vizi dell’uomo che i suoi bisogni”.  E’ un’agghiacciante verità che  possiamo comprendere noi,  70 anni dopo, nell’epoca del Viagra, delle droghe “ricreative”, dei gay pride, del diritto al piacere,  e della pornografia di massa.

“Un giorno – annunziò –  si getteranno nella rovina da un momento all’altro famiglie intere  perché a migliaia di chilometri di distanza potrà essere prodotta la stessa cosa a due centesimi in meno alla tonnellata”:  come se avesse visto in una sfera di cristallo  la globalizzazione, le delocalizzazioni feroci, le de-industrializzazioni  d’Europa.

Adam Smith,  ha sancito in una celebre sentenza: « Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti del loro stesso interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo loro delle nostre necessità ma della loro convenienza. »  L’illusione che dall’intreccio degli interessi ossia egoismi venga una società armoniosa grazie alla mano invisibile del mercato,  è tuttora   un dogma creduto da molti.  Bernanos ,  con impressionante anticipazione, scrisse:

“Non importa, si dicevano gli imbecilli, sappiamo bene che la cupidigia non è una virtù; ma il mondo non ha bisogno di virtù, esige confort – e la cupidigia senza freni dei mercanti finirà, grazie al gioco della concorrenza, per fornirgli questo confort a basso prezzo, a prezzo sempre più basso. […] Questi sciagurati  erano incapaci di   prevedere che niente avrebbe fermato le cupidigie scatenate,  che avrebbero finito per disputarsi la clientela a  colpi di cannone: “Compra o muori!”.   

Quegli imbecilli, rincarava Bernanos, “non prevedevano nemmeno che non tarderebbe a venire il giorno in cui il calo dei prezzi, fosse pure degli oggetti indispensabili alla vita,   sarebbe considerato come un male maggiore  – per la semplice ragione  che un mondo nato dalla speculazione non può organizzarsi che per la speculazione.”

“Un mondo dominato dalla Forza è  abominevole, ma il mondo dominato  dal Numero è ignobile. La Forza presto o tardi fa sorgere dei rivoltosi, genera lo spirito di Rivolta, fa  degli eroi e dei Martiri.  La tirannia abietta del Numero è  un’infezione lenta che non ha  mai provocato questa febbre. Il Numero crea una società a sua immagine:  una società di esseri non già eguali, ma di equivalenti, riconoscibili solo dalle impronte digitali” –  come fece a vedere  70 anni prima la nostra società di omologati,  di   copie conformi intercambiabili,  e  in più passivamente incapaci di rivolta  verso le oligarchie   che li asserviscono?

E  con che precisione ci dipinge, noi suoi posteri: “Inchiodato a se stesso dall’egoismo, l’individuo non appare più  che come una quantità trascurabile, sottomessa alle leggi dei  grandi numeri […]  grazie  alla conoscenza delle leggi che li reggono.  Così il progresso non è più nell’uomo,  è nella tecnica,  nel perfezionamento dei metodi capaci  di permettere un utilizzo ogni giorno più efficace del materiale umano”.

Georges Bernanos, 1888-1948.

“Ahimé, il modo rischia di perdere la libertà , di perderla irreparabilmente, per non aver conservato l’abitudine ad usarla…”: questo nel 1944.  L’Unione Europea,  orwelliana  prigione dei popoli  consenzienti, non  era nemmeno al più lontano orizzonte.

Quando  la fede cattolica  ci rendeva in anticipo sui tempi

Ed ecco l’esattissima previsione sulla immane perdita di identità e culture degli europei,  che allora non era immaginabile: “La civiltà delle macchine non ha per niente bisogno della nostra lingua. La nostra lingua è il fiore e il frutto d’una civiltà  assolutamente differente dalla civiltà delle macchine.  Inutile disturbare Rabelais, Montaigne, Pascal [noi: Dante, Ariosto, Machiavelli] per esprimere una concezione sommaria della vita, il cui carattere sommario costituisce precisamente  la sua efficienza.  La lingua francese [italiana]  è un’opera d’arte, e la civiltà delle macchine non ha bisogno per i suoi uomini d’affare, come  per i suoi diplomatici,  che di uno utensile, niente di più”.

Da dove sorgeva  in  George Bernanos una così acuta preveggenza – anzi chiaroveggenza – della rovina che oggi incombe su di noi?  Salta in mente una sentenza di Chesterton, altro credente senza complessi: “Questo è il prezzo che pago in nome del cattolicesimo, e cioè il fatto che è sempre in anticipo sui tempi”.

Ahimé, oggi la Chiesa “progressista” è regolarmente in ritardo culturale sulle mode ideologiche (El Papa ha appena tenuto un incontro terzomondista, invocando terra ai contadini e diritti ai popoli indigeni, un po’ di teologia della liberazione…)  ed è incapace di leggere i segni dei tempi, anche i più incombenti. Se ha ragione Chesterton,   anche noi siamo meno chiaroveggenti nella misura in cui la nostra fede cattolica è posticcia,  un abito esterno anziché una  spada affondata nel cuore.

Quella  che ci resta è tuttavia sufficiente a renderci delle Cassandre derise.  Ci rimane infatti  ancora una briciola della coscienza che Bernanos espresse nel ’44 con impressionante nettezza.

“Non si capisce assolutamente niente della civiltà moderna se non si ammette fin dal principio che è una cospirazione universale contro ogni specie di vita interiore”.   Georges Bernanos, La France contre les robots (1944).

E forse si deve  a questo chiaroveggente cristiano (ancor letto e studiato) se  nella Francia ridotta a quel che è, restano ancora coscienze della  deriva sempre più  maligna delle “conquiste”  del presente.  Escono libri intitolati appunto “Apocalisse del Progresso”, dove Pierre de la Coste, giornalista che è stato ghost writer di vari ministri,  pone questioni come: “Dagli Ogm a Chernobil, dalla schedatura digitale della popolazione a Fukushima  – è venuto il momento di dirsi che il Progresso, come  moto ineluttabile dell’Umanità verso il Bene, ed  è stato forse una religione di sostituzione,  è diventato oggi un incubo”.

Escono saggi intitolati “La Sregolazione morale dell’Occidente”, dove il filosofo Philippe Bénéton   denuncia “quello che è il pensiero coltivato dall’Unione Europea dagli anni 2000: ciò che unisce gli europei,  sono solo le regole che implicano i diritti dell’uomo e della “concorrenza libera e non falsata”. Ma così, a ciò che fu una civiltà comune si impone una tabula rasa.

L’idea burocratica è   naturalmente  che le identità e differenze culturali e storiche debbano essere omogeneizzate perché ostacolerebbero, poniamo, l’accoglienza verso i  musulmani immigrati; e per giunta, le masse si vogliono “emancipate  dai tabù” religiosi ossia morali.  Ma attenzione, denuncia il filosofo, “la democrazia liberale prende  un senso nuovo; diventa una semplice meccanica,  si definisce unicamente per le procedure”, le regole invece dei valori. Ma “in un mondo dove le procedure regnano e le virtù svaniscono in  nome del relativismo dei valori, gli attori non si sentono “tenuti”. Sicchè  la  crisi morale tocca la politica  come tocca i media, l’economia, la scienza, i rapporti quotidiani..”.

Questi europei dell’ultima ora che si vantano della propria “liberazione” morale, “a ciascuno i suoi valori, ogni individuo è libero e sovrano, viva la libertà, abbasso il vecchio ordine morale – e poi si indignano perché il politico ruba,  il capitalista froda i salari de localizzando, il giornalista pubblica notizie false a pagamento per la Cia  – ma non sono anche loro degli individui “liberati”?  Se il vecchio ordine morale è schernito e  demitizzato, la conseguenza politica e sociale non può essere che quella. La violazione di “regole” e procedure, dopotutto, non valori.

Ma  ancor peggio, in questo relativismo   di massa  si  è infiltrato un moralismo di massa, ipocrita e non riconosciuto, e ferocemente  censorio:  “la modernità tardiva vuol definire la buona e cattiva   maniera di vivere. Il “Male” e la “colpa” non sono scomparsi, si incarnano nelle parole e negli atti accusati, a torto o ragione, di razzismo, di sessismo, di xenofobia, di omofobia… queste nuove regole puntano alla divisione morale dell’umanità: da una parte gli araldi di una società aperta , avanzata, i progressisti,  le femministe, i ‘gay’ –  dall’altra a i retrogradi, quelli del vecchio mondo, i partigiani di una società “chiusa” e “tribale”, i custodi del vecchio ordine morale,  gli ultra-conservatori, i reazionari, i populisti, gli xenofobi:  in breve, è la divisione tra gli amici e i nemici dell’umanità.  Questa visione manichea non è certo in favore della libertà.

E   fa un esempio, Béneton:

“Se uno dice in un dibattito tv: “il populismo è il pericolo principale del nostro tempo”, non sarà interrotto, né  richiesto di spiegarsi sulle sue intenzioni.  Se invece uno dichiara: “populismo è una parola incerta e mal definita, inventata dagli Importanti per indicare, con la sua connotazione peggiorativa, che non è bene criticare gli Importanti”,  chi parla viene bombardato di sospetti sulla sua intenzione: sareste anche voi populista? Reazionario? L’opinione   corretta funziona in questo modo: non discutete mai, accusate.  Il nostro  tempo che  tanto denuncia “il moralismo”,  non fa altro che moralizzare  continuamente.  La messa  sotto accusa della persona sostituisce il dibattito delle idee : “Ah, lei cade nell’omofobia, lei fa’ il gioco del conservatorismo,  lei  nutre ancora dei pregiudizi!”. In breve, il  fondo del dibattito  non viene più trattato, non c’è più  un dibattito  ma un accusatore e un accusato, un tribunale e un reo”.

http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2017/02/10/31001-20170210ARTFIG00247-philippe-beneton-le-monde-occidental-ne-sait-plus-qui-il-est.php

Da noi in Italia, nulla di questa  coscienza  del Progresso come apocalisse.  Solo progressisti censori  alla Boldrini.

14 commenti

  1. MattioliLorenzo

    amen, quante volte discutendo di matrimonio di aborto di gay, sono finito alla gogna e censurato. ora sembra che in parlamento sia al vaglio una legge per multare e incarcerare (fino a 12 mesi ) tutti quelli che per il potere diffondono “fake new” (maledetta lingua anglofona), con annessa però , naturalmente una postilla, “sono esentate tutte le testate giornalistiche registrate”.

  2. lady Dodi

    Grandeeee!!! Ho letto il Diario di un curato di campagna da ragazzina, forse quarant’anni fa. E anche allora devo aver detto :grande! Vado a rileggermelo. A volte tuttavia penso che per tornare a ragionare bisogna arrivare alle estreme conseguenze del cosiddetto “progresso”. Sbatterci il naso insomma, per capire.


  3. “Non si capisce assolutamente niente della civiltà moderna se non si ammette fin dal principio che è una cospirazione universale contro ogni specie di vita interiore”.
    Sempre detto che è così.
    Studiare la storia sui libri di scuola significa solo imparare falsità. Queste stesse falsità sono quelle che hanno reso l’uomo moderno quella ameba che Bernanos aveva così brillantemente definito diversi decenni or sono.
    Se si vuole capire la Storia, quella con la S maiuscola, non si può che partire da questo pensiero: che la storia dell’uomo europeo da secoli a questa parte – diciamo dalla riforma protestante in poi – non sia nient’altro che il tentativo da parte di forze oscure di cancellare nell’uomo europeo ogni idea di Dio. Negli ultimi decenni, complici i moderni mass media, questo processo ha avuto un’accelerazione fenomenale. Non manca che un ultimo stadio: distruggere non solo la civiltà europea, ma pure la razza.
    Chissà perché mi viene sempre in mente un libello considerato dei più come un falso storico. Sarà falso ma funziona. Eccome se funziona!

    1. Andreaspilo

      …Paolo Gianoli, sta per caso parlando del volume sul piano Kalergi? stia attento che se la sente la boldrini…

  4. C.Fidelium Terni

    non so chi lo ha detto, forse lei direttore forse Guareschi, forse Paolo Caccia Dominioni cito a memoria:
    “a parte la tecnologia, automobili ,telefoni e medicine ,davanti alle quali ci leviamo il cappello, che cosa ha portato di buono il cosidetto Progresso?”

  5. Pascal9000

    Anche Solovev nei Dialoghi e il discorso dell’Anticristo, fa dire ai suoi personaggi (cito a memoria) – Il progresso è un segno. – Un segno? Di cosa? – Della fine.

  6. Pascal9000

    Pensavo: come mai per secoli l’uomo ha vissuto sulla terra ramingo, soggetto a malattie, preda delle belve, precario dinanzi al gelo e al caldo, e tutto il progresso si è manifestato con una impennata così ripida solo negli ultimi decenni? I tempi di Aristotele e quelli di San Tommaso non sono poi così diversi pur essendo distanti circa millesettecento anni mentre tra noi e gli anni sessanta c’è un abisso. Forse una mano ha rallentato la costruzione di una nuova torre di Babele che porta l’uomo oggi a farsi dio al posto di Dio?

  7. Pascal9000

    Comunque il progresso ci sta permettendo di comunicare su Blondet & Friends, scambiare pensieri tra noi, uomini del Vecchio Ordine Mondiale, per sapere e riflettere e resistere fino alla fine (ed essere salvati). Almeno questo ha di buono per lo spirito.

  8. Piero61

    salve
    letto sia Bernanos che Chesterton, più altri autori di quel periodo…e, più li rileggo e più li trovo attuali e preveggenti, ad esempio: Il tallone di Ferro di J.London vi dice niente ?
    1984 ? La fattoria degli animali ? La cittadella ? tutti libri di raro acume e lungimiranza…
    saluti
    Piero e famiglia


  9. Queste previsioni di Bernanos,che sono profezie,secondo la mia opinione, non sono chiaroveggenze se non come conferma ulteriore che Bernanos puo’ aver ricevuto dopo che gia’ le aveva raggiunte come conseguenza dell’uso di mezzi ordinari,e cioe’ ragione, cultura, dirittura morale, sensibilita’ di fede e umana legate insieme da un lavorio incessante del cuore e della mente protratto per molti anni e immerso nella esperienza quotidiana. Infatti questo e’il vero senso della profezia, e non quello pur cosi’ intrigante e ricercato legato a doni straordinari.Del resto Dio stesso, nell’Antico Testamento, fa ricorrenti profezie che non nascono da altro che da due elementi confrontati tra loro:le verita’ su Dio e la condotta dell’Umanita’.Da li’ rovine e atti di misericordia.Per questo la lettura di Bernanos m’interesso’,ma di quanto e’ scritto nel post qui sopra,che pure e’ cosi’ affascinante,nel Diario si trovano tracce piu’che altro implicite,come l’ humus in un bosco.In quel romanzo c’e’ molto di piu’ di questo.C’e’ una Dottrina Cattolica sicura che fa capolino,che occhieggia tra le righe della vita quotidiana e ti da’ la stessa fiducia che ti da’ il Catechismo Maggiore di s.Pio X ,ma ti arriva piu’ direttamente.Se qualcosa non capisci, sei certo che riflettendoci prima o dopo,anche dopo decenni, ci arrivi e che non c’e’ errore.Scherzando un po’, direi che quel romanzo e’ una roccia della Fede.E’ vivo e vero ,ti rimane dentro e ti accompagna sempre.Ti fa capire o ti ricorda chi e cosa e’ un anagogo;ti tiene lo sguardo dritto sulle verita’ alte e granitiche.Il tipo di sensibilita’ di Bergoglio,cosi’ apparentemente lontano, trova cittadinanza in Bernanos, ma senza diventare una caricatura insopportabile.P.es. Bernanos comprende il povero miserabile affamato che ricevuta una elemosina, ci si va a comprare un bicchiere di vino piuttosto che il pane:e Bernanos prende le distanze dal perbenista che si scandalizza di questo (e forse sotto sotto ci trova una legittimazione per se’ stesso,e anche per le volte in cui preferisce togliere qualcosa al povero che al ricco,di cui cerca la benevolenza,per convenienza o altro. Ma questo non perbenismo, in Bernanos, mette SPALLE AL MURO E ALL’ANGOLO sia il perbenista moralista che crede di essere fedele alla tradizione, e invec non lo e’ e la mal intende, sia il modernista di cacca alla Bergoglio, e i molti che gli somigliano,a partire da molti sacerdoti fino ai cardinali.Perche’ in fondo, gli uni come gli altri,anche se credono di essere avversari,sono uniti sotto un denominatore comune:sperano per se’ e forse anche per gli altri un mondo dove non ci sia bisogno di santi e di eroi.Sono moderati in cio’ in cui non dovrebbero esserlo,se avessero davvero capito e avessero smesso di farsi illusioni e di venderne agli altri,eppure fossero riusciti a sopravvivere.Capire cosa?Che il nostro Dio e’ un Dio difficile,imprevedibile,un torrente infido,il Dio di Geremia e il Dio di Giobbe.La fede non e’ facile,e il problema della gente mediocre,che siamo la maggioranza,prima che di farsi perdonare da Dio,e’ di arrivare a perdonarlo,e solo la ricerca di Dio per perdonarlo fa incontrare l’iniziativa di Dio che illumina.Difatti,i puzzoni, sia modernisti che sedicenti fedeli alla tradizione,su una cosa vanno d’accordo senza volerlo:che sono subito pronti a difendere Dio.Proprio come gli amici di Giobbe.Ecco perche’ questo Bergoglio di cacca non ha niente da dire alla gente,e perche’ fanno schifo i sacerdoti semplici che fanno catechesi paramodernista di parrocchia.


  10. A proposito di profeti veri e di profeti da tutto a 2 euro,trovo giusto approfittare di questo post,in gran parte dedicato a questo signore nella foto,con l’aria di uno spadaccino senza paura,per sottolineare la netta differenza ,p.es.con un Antonio Socci.Bernanos gioca pulito,analizza e profetizza con incisivita’,penetrazione ed efficacia, ma anche con grande precisione e con rigorosi passaggi logici.Socci ,nella sua battaglia contro Papa Francesco,si e’ avvalso di insiders, ,e per il resto ha sparato un sacco di strafalcioni, di deduzioni arbitrarie,diseducanti alla logica e al rigore,roba da talk show per politici. A prescindere dalla posizione assunta verso Bergoglio, questo non e’ cosa trascurabile ,bensi’ fondamentale. Oggi dichiara che abbassera’ i toni,preghera per il Papa’,e si presenta in velleitaria veste di saggio moderatore ed educatore dei suoi.fans scatenati .Dichiara che si occupera’ poco del Papa.Speriamo che non si occupi di convegni pro Israele, dove incontrare Giuliano Ferrara e Rocco Buttiglione.Bernanos rifiuto’ due volte la Legion D’onore:questi 3, a darglielo bene, credo non rifiuterebbero alla fine nemmeno un bel calcio nel sedere assestato con energia.

Lascia un commento