“UK-Polonia unite contro la Bielorussia”

La traduzione del twitter ministeriale qui sotto:

“Il Regno Unito e la Polonia sono insieme nell’affrontare unite le più grandi sfide globali ed europee. Nella mia telefonata con @RauZbigniew  oggi, abbiamo affermato che i nostri paesi si uniranno per sostenere il popolo bielorusso e rafforzare la sicurezza dell’Europa rafforzando @NATO. . Razem dla Bialorusi!”

Dominic Raab è il ministro degli Esteri britannico (suo nonno era un fuoriuscito cecoslovacco). Ha telefonato al ministro degli Esteri polacco per dire che faranno qualcosa insieme per il cambio di regime in Bielorussia.

Zbigniew Rau, il ministro degli esteri polacco, è un anti-Putin sfegatato

Del resto, come ha detto esplicitamente la BBC nel settembre scorso,

“La Polonia è uno dei paesi leader che spingono l’UE ad agire contro il governo autoritario in Bielorussia, dopo che le controverse elezioni presidenziali hanno innescato massicce proteste di piazza e una repressione dell’opposizione. […] Per anni lo stato polacco ha sostenuto finanziariamente media indipendenti con personale bielorusso con sede in Polonia che trasmettono ai bielorussi, come Radio Racja e Belsat”.

Agli occhi dei globalisti, Lukashenko ha un difetto grave: il suo è praticamente l’ultimo governo filo-russo nello spazio post-sovietico – lo spazio che l’Europa e gli Stati Uniti hanno ardentemente  riconquistato dalla fine della Guerra Fredda. Nella loro guerra con tutti i mezzi, l’Occidente ha sostenuto il cambio di regime in questo spazio aiutando a organizzare diverse “rivoluzioni colorate” contro i governi filo-russi.

A partire dalla Rivoluzione di velluto in Cecoslovacchia nel 1989, ce ne sono state una mezza dozzina nello spazio post-sovietico; come la Rivoluzione dei Bulldozer in Serbia (2000), la Rivoluzione delle Rose in Georgia (2003), la Rivoluzione Arancione in Ucraina (2004 e 2014), la Rivoluzione dei Tulipani in Kirghizistan (2005), e i loro sequel non sembrano finire. Un tentativo  in Bielorussia   era già stato fatto nel 2005, dove l’ambasciatore statunitense a Minsk, Michael Kozak, ha organizzato una campagna identica che è fallita.

Nelle elezioni di agosto scoso, dove Lukashenko ha “vinto” (vince sempre da 26 anni), ha visto il successo dei social media per organizzare i movimenti studenteschi all’unificazione dell’opposizioni e dalle strategie di exit-poll alle proteste sistematiche e pianificate, finanziate dai soliti enti Usa, già descritti più volte dalla stampa britannica:   “Il National Democratic Institute del Partito Democratico, l’International Republican Institute del Partito Repubblicano, il Dipartimento di Stato USA e USAid sono le principali agenzie coinvolte in queste così come la Freedom House NGO e   l’Open society Institute di  George Soros. Sondaggisti statunitensi e i consulenti professionisti vengono assunti per organizzare focus group e utilizzare i dati psicologici per tracciare la strategia ”

Un altro difetto di Lukaschenko è  che ha resistito alla privatizzazione su larga scala delle sue industrie economiche principali come la produzione di macchine agricole con   le attrezzature ingegneristiche specializzate, anzi investendo  pesantemente nella capacità industriale della Bielorussia e il paese ha raggiunto il più alto tenore di vita tutti gli stati post-sovietici.

In Polonia c’è chi teme che il governo abbia assunto certi impegni pericolosi con la NATO. Dopo l’annuncio di Raab, ci si può aspettare una qualche provocazione nelle prossime settimane.

Mentre si svolgeva la rivoluzione colorata di agosto, Putin ha detto ad Angela Merkel che la crisi in Bielorussia potrebbe degenerare se “attori esterni cercassero di immischiarsi negli affari interni della repubblica” e che tale interferenza era “inaccettabile”. In risposta, il presidente francese Macron ha messo in guardia contro qualsiasi intervento russo aggressivo in Bielorussia e che erano in gioco le relazioni tra l’UE e la Russia. Dal 2015 Putin ha firmato la nuova Strategia per la sicurezza nazionale, in cui è stata formalizzata la visione ufficiale delle proteste anti-regime “sponsorizzate dall’estero” negli stati filo-russi come guerra  ibrida  dell’Occidente. E che  in questi casi  la Russia sarebbe giustificata a usare “l’intervento militare all’estero in quelle che altri vedrebbero come crisi non militari”.

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