RECESSIONE: GRILLINI E SALVINI, QUI RISCHIATE IL COLLO

 

Data (non a caso) 2 novembre,  il trader Zibordi segnala:

Stamattina una delle due notizie di cui parlano tutti nel mondo finanziario è il disastroso dato italiano manifatturiero, il peggiore del mondo occidentale.. Bisogna che Salvini si faccia spiegare come funziona l’economia.

La contrazione industriale  peggiore del resto del mondo (che è  anch’esso in rallentamento pronunciato  – vedi  Nota 1) significa che siamo in recessione.  Lo dobbiamo dire  ai Salvini e soprattutto ai grillini: sapere cosa  ciò significa?  Che il governo cui  partecipate si troverà   forse con almeno mezzo milione di disoccupati in più, e magari anche prestissimo dato il gran numero di aziende  infragilite da  10 anni di austerità, con l’acqua alla gola, comprese quelle che eroicamente fanno ancora profitti con l’export,  e possono finire sotto se l’export cala. E cala perché “le prospettive economiche mondiali stanno peggiorando e il vantato potere dell’economia tedesca (che molte imprese nostre forniscono dipende da una forte economia  globale” (Ashoka Mody).

Ora, voi rischiate di passare alla storia come quelli che, mentre i disoccupati italiani crescevano di mezzo  milione, sprecavate denaro pubblico per pagare miliardi in penali allo scopo di liquidare opere infrastrutturali palesemente necessarie a contrastare il ciclo della depressione economica, per darla vinta a  dei valligiani che vi hanno votato  e  a cui avete fatto promesse incaute.  Miliardi, per di più, in deficit,  ossia non vostri,  presi  in prestito ad alti tassi non dai “mercati”, ma da una banca centrale  ostile a questo governo.

Provate a immaginare dove finisce il favore popolare che  vi ha portato al governo con quasi il 30% dei voti. Siete (e il discorso vale anche per Salvini)  sul crinale che può repentinamente  cambiare gli urrah in “crucifige!”.
Il reddito di cittadinanza  (come la cancellazione della legge Fornero) sono, vedo, progetti malcotti, per i quali palesemente lo Stato non ha le strutture (i centri dell’impiego, da piangere), da mettere meglio a punto.  Erano nel “contratto” e va bene, ma  di fatto  sembrano rimandati, non si sa bene di quanto. Con ciò, date ragione a Wolfgang Munchau del Financial Times: “Il governo dell’Italia  riesce nella  duplice impresa di non  consegnare   il suo programma  [per il quale avete  preteso di sforare il deficit]   e nello stesso tempo sforare le regole del deficit,  il peggio di tutto”.

Secondo me, inoltre, i due progetti di riforma sono “simili” nella filosofia: mirano a mettere in inattività pagata tanti italiani, in un paese che ha il record di popolazione inattiva, pur in età di lavoro.  Potevano andare (bene o male) in tempi appena migliori. In questa recessione, occorre portare al lavoro più gente, lavori pagati, salari guadagnati : fare  deficit per le opere pubbliche che sono state devastate – dal maltempo  estremo? La vera causa, di fondo,   sono i 20 anni di mancati investimenti pubblici, per poter mostrare alla UE l’avanzo primario. Aggravati poi dall’ultimo decennio di austerità alla Monti:

“25 anni di manovre di consolidamento fiscale e ovviamente il territorio va in pezzi seminando vittime in una società stremata da precarizzazione e disoccupazione”  (Luciano Barra Caracciolo) .

“Per raddoppiare dal 6% al 12%, il tasso di disoccupazione, nei “terribili” anni ’70, impiegò 17 anni (dal 1972 al 1988). Nell’attuale regime (monetario) europeo ce ne sono voluti solo 7 (dal 2007 al 2013).” (Alesssandro Lodi)

sapete  che l’Italia s’è  economicamente rialzata in piedi più rapidamente dopo la prima e la seconda guerra mondioale, che dopo  la crisi del 2008.  Lo dimostra uno studio di Gennaro Zezza, economista a Cassino.

Negli due casi precedenti (guerre mondiali!) la caduta dei consumi è maggiore, ma il recupero assai più rapido. Qua c’è stata sostanziale stagnazione senza alcun recupero (rendendoci più fragili alla prossima mazzata). https://twitter.com/FartFromAmerika/status/1058777626620370951

Il suo grafico mostra che dopo la Grande Guerra, per tornare  al livello dei consumi di  prima del conflitto l’Italia ci ha messo un cinque anni;  idem  dopo la seconda guerra mondiale, anzi meno:  in fatto di Pil, avevamo recuperato quello anteguerra già nel 1948. Nella nostra crisi attuale,  non siamo ancora tornati ai consumi  pre-2008.  Anche dopo la crisi del 1929, il recupero è stato più rapido di oggi:

(Da Alberto Bagnai)

La diversa rapidità  è fatale, gioca la vita di una generazione: quella che doveva trovare lavoro  uscita dalle scuole.  “L’elemento chiave è il tempo. 10 anni nei quali non puoi fare impresa (al netto di tutti i problemi interni) perché non c’è un mercato domestico che tiri tranne il lusso; privato e pubblico non assumono; redditi in calo. Butti via la vita”  (Vittorio Banti, Scenari Economici).

La decrescita? Ne abbiamo già abbastanza

Questo per chiedervi umilmente, grillini cari, di mettere tra parentesi, momentaneamente,la vostra ideologia della “decrescita felice”:  ne abbiamo avuto già  20 anni di decrescita, e non è stata felice.  L’Italia a pezzi dove crollano i ponti e  si riempiono le case di fango, è il risultato.

“Una cosa si può dire, la classe politica che ci ha portato nell’euro è responsabile del peggior disastro nazionale di sempre in termini di stagnazione/recessione”.

Ad occhio ci vogliono 40 miliardi per la ricostruzione, e l’Europa ci ha già messo sotto processo, e ci riempie di insulti umilianti, per volerne spendere una ventina – in reddito di  cittadinanza e  pensioni.

Voi grillini state perdendo la concentrazione, temo, mettendovi a litigare su cose come la prescrizione e facendo i dispetti sul decreto-sicurezza. Perché il 5Stelle è  entrato in contratto di governo con la Lega? Avete unito due Italie  in fondo inconciliabili e che non si capiscono del tutto;  il  motivo non può che essere che avete  la coscienza che questo è un Comitato di Liberazione Nazionale, CLN. Liberazione da cosa, se non   dalla prigione dei popoli che è diventata l’Europa tedesca?  Non perdete la mira su questo solo scopo; dopo, i due partiti e le due Italie potranno tornare ad opporsi e  litigare – ma dopo la liberazione.

“Nel contratto di governo ci sono scritte tante cose di cui finora non c’è traccia, come i minibot per opporci ai diktat dell’Ue. La riforma della prescrizione è un’urgenza e i no?” ⁦

Adesso bisogna essere concentrati  sul  Nemico Principale.  Anche  peché gli avversari sono potenti, incattiviti, e devono fare di questo governo un esempio dei loro successi punitivi e di oppressione.

Sforare il deficit –  ben oltre il 3% – è la ricetta prescritta nella recessione in cui siamo immersi, ed  ora è aggravata dalla nostra caduta nel settore industriale.  La UE obbliga alla ricetta contraria:  state  dentro, non osate!  Negli stessi giorni, la Francia di Macron  annuncia lo sforamento.

Vedete qui:

Ops, la Francia di un Macron in crisi supera il 3% di deficit / Pil già da ora

“...La politica di tagli fiscali sulla casa , avente come obiettivo quello di riconquistare un po’ di sostegno popolare, sta mandando le casse francesi in un profondo un po’ più rosso del previsto. Il fabbisogno finanziario ha toccato i 87,1 miliardi in settembre contro i 76,3 dello scorso anno, un 10,8 miliardi di euro, in più.”

Come dice Zingales, “Berlino e Parigi vogliono fare di noi il furfante straniero” da colpire ed additare all’odio dei loro elettorati per nascondere il fatto che l’euro ha diviso l’Europa invece di unirla, l’ha portata sull’orlo della guerra intestina..

La prospettiva finale di una vittoria di liberazione non può essere che la riappropiazione della propria banca centrale e dell’autonomia  sovrana nella creazione di moneta. Compito e sfida che  vi mette contro tutti costoro, e i nemici interni che hanno in mano ancora le leve di comando.

 

 

Anche perché un successo del metodo  italiano, darebbe fiato alle forze  politiche che in Francia   ad esempio, guardano all’esempio “populista” italiano.

Non potete nemmeno immaginare  come in Francia Moscovici insulta Jacques Sapir (“Mi fate vomitare!”) perché questo  sostiene il governo italiano, e  ne viene insultato: cose che prima non erano nemmeno  pensabili.

 

Nelle intenzioni di voto, il partito della Le Pen è salito al primo posto.

 

Avete anche le responsabilità di quelle speranze, grillini. Non deludetele. Non deludeteci. Rischiate il collo, e non per metafora.

Qualcosa voglio dire anche a Salvini: anche lui è più vicino di quanto creda al crinale fra gli urrah e i crucifige. Il tempo richiede meno esibizione, meno provocazioni inutili  al nemico esterno ed interno,  e meno auto- soddisfazione. Non è tempo dei pennacchi di parata, ma  della modesta tuta da operaio. O del grigioverde.

La vittoria è ancora lontana ed incerta. Ci insultano, chiedendo di vedere i nostri conti, minacciandoci sennò di chiuderci al “Fondo Salva-stati”; dieci staterelli che, tutti insieme,  danno al medesimo “Fondo Salva Stati”   la metà di quello che  versiamo noi, che abbiamo impegnato 60 miliardi – e che dovremmo farci restituire, se questo fondo “salva-stati” altrui, ma non l’Italia.

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2018/11/02/ue-paesi-nord-avvertono-italia_90ee110d-73e2-4434-ac95-7d7341ddfc4f.html

 

Sono loro che devono qualcosa a noi. Miliardi che loro ricevono come contributi europei.

Posto la risposta di un blogger:

Percentuale di contributo  al Fondo Salva-Stati  dei 10 paesi spaccamaroni: Danimarca 0% Estonia 0.19% Finlandia 1.80% Irlanda 1.59% Lituania 0% Lettonia 0% Svezia 0% Olanda 5.72% Slovacchia 0.82% Cekia 0%

TOTALE: 10.12%

Percentuale Italia 17.91% –   Cazzo vogliono questi?

Note

1) “In Germania le prospettive di crescita stanno peggiorando.   Le previsioni di crescita  del terzo quadrimestre sono  a ZERO;  ora solo 1,6  per 2018, ha tagliato 2019 previsione di crescita a 1.3 i da 1.7” https://twitter.com/Schuldensuehner/status/1058973368030965760