Quella che si estingue è la mia generazione. Tante scuse

Ida Magli  è scomparsa. Non avrà nemmeno lontanamente gli onori funerari che il Sistema ha tributato ad Umberto Eco. E’ logico: è stata la prima a gridare, inascoltata, che l’Europa burocratica era diventata la prigione dei popoli e stava distruggendo la cultura e la civiltà europee.

 

Ida Magli
Ida Magli

 

 

 

 

 

 

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Ancor meno è stato onorato Piero Buscaroli, grande giornalista , scrittore, musicologo, caratteraccio. Logico: fu sempre  un sopravvissuto della Repubblica Sociale in territorio nemico. Da giovane praticante,  leggevo  avidamente  i suoi straordinari, originalissimi reportage dalla guerra del Vietnam (per il Borghese); come direttore del Roma di Napoli, rivelò che l’ex ministro Taviani gli aveva ammesso: gli attentati dei “neri” erano organizzati dal ministero dell’Interno, democristiano”. Indro Montanelli al Giornale non si privò della sua penna, nutrita di una cultura magnifica e di una sete offesa di verità, ma, vilmente, gli impose di firmare con uno pseudonimo – Piero Santerno – perché riteneva compromettente il suo vero nome. Era un discriminato, un impronunciabile nel sistema politico della “Libertà”. Da giovane leggevo avidamente “Santerno”, ho imparato da lui che anch’io ero in territorio nemico, senza ordini.

 

Buoni e cattivi maestri, se ne vanno tutti.

I  tre erano della generazione precedente alla mia, gli ottanta-novantenni. Quella che – come ci ha informato l’Istat- stà  morendo in massa: 62 mila nel 2015 più che nel 2014, un’impennata statistica di oltre il 10 per cento, comparabile al 1943, al 1915-18, insomma la mortalità dei tempi delle grandi guerre.

La differenza è che non c’è guerra. Vige da decenni quella che chiamano “pace”:  abbondanza, Europa “unita”, previdenza sociale, società (residuale) del benessere. E a morire sono i vecchissimi, non i giovani al fronte. Perché i vecchi sono sempre più e i giovani quasi non ci sono. Strana “pace”, quella dove una società intera ha cessato di fare figli. In zoologia, sono i selvatici nello zoo a non generare più: la mia generazione si sta accorgendo troppo tardi che questa “pace” è l’altro nome per lo zoo umano?

La mia generazione – quella dei settantenni, nati nella ripresa della natalità del dopoguerra – è quella che ha creato, voluto, queste gabbie. I miei genitori erano sposini ventenni quando mi diedero vita, nel ’44; l’appartamento in affitto, tra Sesto e Gorla, era stato bombardato, abitavano  in una stanza unica requisita, che il proprietario reclamava; i partigiani compivano le loro vendette ed omicidi mirati  per instaurare il  bolscevismo. Di notte, passavano SS giovanissime, che gestivano le aziende del triangolo industriale per la produzione bellica. Sul viale Monza tutti gli alberi erano stati tagliati dalla gente per riscaldarsi; vivevano tra le macerie; i miei, nella stanzetta abusiva, riscaldavano il loro neonato versando un po’ di alcol denaturato in un bacile smaltato.

Erano, mi raccontava mia madre, felici. Pieni di coraggio e di speranza. Fra l’altro perché lavoravano entrambi in una ditta meccanica militarizzata; e il padrone della ditta, ingegner Peghetti – che i terroristi  rossi della Brigata Garibaldi avrebbero trucidato nel suo letto poco dopo, come primo atto della “liberazione” – si congratulò della mia nascita con un pacco di viveri, e un biglietto che salutava “Maurizio, pioniere di una nuova Italia rinata nel mondo”. Mia madre mi raccontava di quell’augurio, considerandolo un mandato.

Non ce l’ho fatta, mamma.

I miei hanno ricostruito
I miei hanno ricostruito. La mia generazione, no.

La rinascita dell’Italia l’hai fatta tu e papà, l’ha fatta la tua generazione, quelli che erano giovani nel ’44, che fecero tanti figli, che votarono per non consegnare il paese ai comunisti assassini; che rimisero in piedi le fabbriche bombardate, e in pochissimi anni – dal ’59, altri dicono dal ’53 –   fecero dell’Italia la quinta o sesta potenza industriale, vivacemente competitiva, piena di fabbriche che producevano tutto, acciai e farmaci, idrocarburi, chimica e meccanica, calcolatrici, mobili e navi, ceramiche, carta, auto, seconda in Europa solo alla Germania.

Io – la mia generazione, i baby-boomer – l’abbiamo ereditata, questa società, e come eredi viziati, non siamo stati capaci di mantenerla. Ci siamo lasciti sedurre dalla “rivoluzione culturale”; abbiamo creduto alla “Liberazione sessuale” e alle gioie del “consumismo” e dell’edonismo egoista l’egoismo standard voluto dalla società dei consumi. Abbiamo votato con entusiasmo il divorzio, e poi l’aborto legale: 250 mila bambini in meno l’anno, e dopo quarant’anni, abbiamo il coraggio di stupirci perché ci mancano cinque o se milioni di italiani giovani, e dobbiamo importare giovani dal Nordafrica, come lavoratori di una società in decadenza, che non suscita nei nuovi arrivati nessun orgoglio e nessun desiderio di appartenenza: sfruttati, pagati in nero, certo non ci difenderanno nella guerra prossima ventura. Non sono”I nostri” figli. Non gli abbiamo consegnato alcun mandato. Voi avete saputo “integrare” i meridionali che venivano dalla gleba, nelle fabbriche di Sesto e di Monza. Noi non abbiamo   alcun orgoglio da trasmettere ai maghrebini, fargli desiderare di essere italiani. E come potremmo? Per la “patria”, abbiamo solo derisioni, e quindi nessun dovere verso di essa. Le nostre istituzioni, l’apparato pubblico che le manovra, sono corrotte e odiose persino a noi; la nostra cultura, l’abbiamo noi stessi abbandonata per la “cultura-standard” di massa, pop e dozzinale. Peggio, non facciamo più alcuno sforzo di quelli che faceste voi,per migliorare voi stessi, i vostri salari e le vostre fabbriche.

Viale Monza, allora
Viale Monza, allora

Da ragazzo ho vissuto in un’Italia del Nord piena di fabbriche che producevano tutto, e davano lavoro a tutti: fabbriche integratrici, adesso sono scomparse e non è possibile integrare i nuovi arrivati. Come mai esistevano tante fabbriche e sono scomparse? Il segreto lo sapevate, voi della generazione: perché l’Italia veniva dall’autarchia, da tempi dove non ci si affidava al commercio mondiale per comprare in dollari ciò che volevamo, ci si sforzava seriamente – per politica di governo – di avere l’autosufficienza nazionale in tutto. Che significava anche: conservare, ed affinare, “competenze” tecniche ed umane. Voi avete sviluppato le tecniche e insegnato competenze.

liceali milano

Noi, la mia generazione, dopo aver aderito alla “rivoluzione sessuale” e pop, non contenti, abbiamo accettato stupidamente il verbo globalista. Perché produrre grano, quando in Australia e in Canada costa meno? Perché fabbricare computers, quando potere comprarli dalla Cina e da Taiwan? Abbandoniamo l’elettronica in cui non siamo competitivi, e concentriamoci laddove abbiamo il vantaggio competitivo: le giacche di Armani, gli stracci di Dolce e Gabbana. Con i soldi  che Armani e i due allegri guadagnano,  ci compriamo smartphone e tablets cinesi.

L’effetto non poteva  essere più ovvio: l’istupidimento generale della società. Perché una cosa è avere lavoratori per fabbricare smartphne e computers, e un’altra per fabbricare pantaloni. Ché poi Armani, le sue giacche le fa’ fare in Pakistan, e qui nemmeno facciamo più i pantaloni.  Come ho già detto un’altra volta, qui dove abito adesso, Corsico, Milano, la Richard Ginori aveva 1800 dipendenti. Adesso è chiusa. La Cartiera Burgo ne aveva 400: sparita. C’erano miriadi di  fabbrichette meccaniche, ossia miriadi di salariati e di specializzati: adesso ci sono dei pensionati e dei supermercati.

Abbiamo anche aderito all’euro; ci liberava della liretta; soprattutto, ci liberava della nostra sovranità nazionale che ci ha sempre pesato per la responsabilità che comportava; l’abbiamo affidata a “l’Europa”, sicuri che avrebbe provveduto ai nostri interessi meglio di noi.

Noi come generazione dei baby-boomer, mamma, abbiamo fatto questo. Non io personalmente – io ho cercato di oppormi, ho fatto persino lo scrutatore nel referendum contro il divorzio e l’aborto, nelle scuole ero  nella minoranza che si opponeva a quelle derive, e nel lavoro mi sono fatto bollare ben bene da fascista. Ancor peggio, mi son fatto deridere ed emarginare  come cattolico, oscurantista, reazionario antisemita, escludere da tutti i posti rispettabili. Però, sinceramente non posso negare la mia corresponsabilità. Come elemento della mia generazione, ne ho condiviso la temperie, mi son lasciato infettare dagli stai d’animo collettivi, sedurre dalle facilità che mi offrivano come liberazione. Alla fin fine, ho divorziato anch’io. E non ho figli.

Adesso questa generazione si appresta ad estinguersi, meritatamente: perché continuare ad esistere, se non ha una vera ragione di vita? Ci siamo liberati di Dio, dai suoi obblighi e dalla patria dei suoi doveri. La liberazione sessuale ci dà le ultime gioie – grazie al Viagra, al turismo sessuale, un’indecenza tristissima di vecchi che se lo possono ancora permettere. Se cerco di sunteggiare il bilancio del nostro passaggio nella storia, devo riconoscere: Mai una generazione ha goduto tanto benessere e sicurezza, e mai ha avuto tanta paura di generare, di impegnarsi fino in fondo e per sempre; mai è stata più insicura della durata della cosa che chiamiamo “pace”. Viviamo fra macerie morali – quelle che abbiamo creato noi stessi – aspettando la fine zoologica. L’impennata di mortalità sta per raggiungerci. Ci sta per raggiungere anche la conseguenza del sistema globalizzato, del capitalismo mondiale – il sistema radicamento sbagliato – che ci aveva promesso il benessere crescente.

Come ovvio, come sempre, la nuova ondata è cominciata negli Stati Uniti. La Federal Reserve di New York ha comunicato pochi giorni fa che gli ultra-sessantacinquenni d’oggi hanno debiti per mutui del 47% superiori agli ultra-sessantacinquenni del 2003, e il 27% di debiti in più per l’auto a rate.   Li riconosco, sono i baby-boomers, sono la mia generazione: coi salari in calo da trent’anni, non hanno rinunciato ai “lussi standard” dell’auto nuova, della villetta. Non potevano permettersela? L’hanno comprata a  debito. Mai una generazione di vecchi si è indebitata tanto per il superfluo; almeno una volta i vecchi riducevano le spese, la nostra generazione – la parte americana –   le ha persino aumentate. A credito.

E adesso, sentite la trappola: il pensionato Sal Ruffin, di Weatherby Lake, Missouri, aveva una bella pensione, 3.300 dollari al mese. Adesso, il suo fondo pensionistico gli ha comunicato: da questo mese, la sua pensione è 1.650 dollari mensili. Sono le gioie del capitalismo terminale: le pensioni in Usa sono private e a capitalizzazione pura, gestite da fondi d’investimento che ricavano i profitti necessari per pagarle impiegando i capitali versati dai soci attivi in Borsa, anzi in tutte le borse mondiali, e in titoli pubblici. Coi titoli pubblici ad interessi zero, le banche centrali che pagano interessi negativi, e le Borse cadenti, i fondi-pensione non sono più in grado di pagarle.

La “riforma” pensionistica in Usa

E detti fondi-pensione hanno ottenuto dal Senato e dal governo una legge – il Multiemployer Pension Reform Act – che consente loro, dopo comunicazione al Tesoro, di tagliare i pagamenti pensionistici allo scopo di rimanere solventi. Sono già 400 mila americani ad aver subito il taglio; la mia generazione. Quella della liberazione sessuale, del ’68. La stessa generazione che oltre i 65 s’è indebitata per mutui casa, il 47 percento in più di quanto facessero i 65 enni di dieci anni prima. Fidando di pagarli con le buone pensioni per cui hanno versato contributi per una vita, e che ora vengono dimezzate. Pensate che trappola. Il 47% degli americani che pur guadagnano 75 mila dollari annui e più – quindi classe media, mica poveri – non è in grado di far fronte a una emergenza che costi 500 dollari.

In Europa l’estinzione della mia generazione, che ha aderito volontariamente a tutti gli errori radicali del secolo, è a questo punto: che ha lasciato tornare il pericolo turco. Come sempre quando l’Europa abbandona la sua identità cristiana. Chi l’avrebbe mai detto? Ci siamo circondati di istituzioni di “sicurezza comune”, NATO, UE, la Turchia nostra alleata, la laicità, la secolarizzazione compiuta (mai più intolleranza religiosa) … e i nostri figli, i nostri nipoti, dovranno forse combattere con le armi l’Islam: e dove sono? Non li abbiamo generati. Combatteranno per noi i maghrebini, i somali, gli eritrei, i siriani che abbiamo accolto – per pagarli meno di noi, in uno spazio senza identità e senza cultura, dove la civiltà è stata rimpiazzata dalla cultura pop?

Ve lo dico perché sento alla radio che fra “le voci della cultura” che, dopo aver salutato Umberto Eco, oggi salutano le unioni civili, sento nominare tal Jovanotti. “Finalmente entriamo in Europa”,ha esultato. Un vero genio, uno che fa’ molti soldi perché è popolare, e molti giovani vanno a quelli che si osa chiamare i suoi concerti. Direte: è un giovane. E’ un giovane di 50 anni che abita a New York, spende lì i milioni che “i giovani” gli danno tanto volentieri.

Così, cara mamma, non sono stato “Il pioniere di una nuova Italia rinata nel mondo”. A 72 anni, mi preparo ad estinguermi con la mia generazione sapendo bene che l‘abbiamo meritato: con un lagno, non con un grido. Scusami mamma, non ce ‘ho fatta. E’ stata anche colpa mia.   Non sono nemmeno sicuro di morire cattolico romano; dei “giovani” alla Jovanotti, sono sicuro.

 

 

 

29 commenti


  1. Coetaneo dei miei genitori, alla vostra generazione imputo più o meno le stesse colpe che lei evidenzia in questo articolo, lungo, complesso, pieno di sfaccettature. Ecco, credo che questa sia un’altra delle responsabilità di quei baby-boomer, signor Blondet: aver permesso che la cultura alzasse il tiro fino ed oltre la soglia della comprensibilità, in un inutile elogio della complessità, relegando ad un’élite il compito di analizzare, commentare e smembrare questa nazione.
    Finché questo lavoro, indolente e passivo, non è sfociato, credo inevitabilmente, nel colpo di stato del ’94, che ha determinato la discesa in campo di una nuova classe politica, che di fatto ha svenduto l’Italia, svuotandola di qualsiasi valore e condannandola ad un lento (nemmeno poi tanto) ed inesorabile declino.
    Desidero da anni, che la vostra e la precedente generazione tolgano il disturbo, ma oggi ho la certezza che questo non migliorerà le cose. Ci avete consegnati nelle mani della finanza internazionale, svuotando il paese da ogni ideologia e da tutti gli ideali, lasciandoci inermi dietro la TV, ad aspettare ogni volta un Godot più spietato del precedente, fino al ridicolo, fino alla farsa.
    Credo di poter dire che sia questo, che avete fatto: vi siete arroccati sulle vostre belle posizioni, dalle quali avete pontificato e scritto una storia che però vi stava sfuggendo di mano, fino a perderla completamente. Questa non è la nostra storia, Maurizio, ma quella che i vostri spensierati anni ’80 e ’90 hanno determinato. E davvero non so come potremmo riappropriarcene, se non rinnegando e combattendo un modello e un sistema che oramai hanno divorato tutto.

  2. Piero61

    salve
    ho quasi 55 anni e, pur combattendo o cercando di farlo, son uscito sconfitto, non in tutto però; due figli li abbiamo generati e, se pur tra mille trappole, stanno inziando a capire da che parte stare…
    Non per quella “vincente”
    saluti
    Piero e famiglia

  3. giulio larosa

    Io posso dire piu’ o meno le stesse cose che ha detto Blondet, chiedendo altrettante scuse. Anche io non ce l’ho fatta, anche io eredito crediti e, se dovessi morire ora, lascerei debiti. Anche io sono senza figli, pur avendone desiderati. Il problema e’ che quando una societa’ si sfascia non esiste l’isola felice dove ci si puo’ rinchiudere come in una fortezza. La peste entra ovunque, anche dentro di noi che la pensiamo diversamente. Come dice San Paolo, militiamo nello spirito ma siamo nella carne. Ascolta Maurizio, quando dico la pensiamo “diversamente” non vuol dire destra e sinistra ma diversamente rispetto il senso “comune” e gli indirizzi fondanti di questa societa’. Io sono stato uno dei tuoi nemici ma sulle cose essenziali sono sempre stato in realta’ con te, senza esitazioni, aborto e divorzio compresi. Se prima di crepare, vogliamo dare un contributo per i posteri, almeno diamo questo: rompiamo gli inutili steccati di destre e sinistre che oggi non hanno piu’ un senso pratico. Una delle nostre colpe e’ stata anche questa: la faziosita’, essere schierati da una sola parte senza riconoscere i meriti e i punti di contatto con l’ altro, il “nemico” inteso pero’ come persona. Noi eravamo in trincea, gli uni contro gli altri armati mentre i nostri ufficiali e perfino i nostri piu’ stretti commilitoni erano invece contro di noi. Ho fatto un viaggio, uno dei piu’ profondi della mia vita, con un vecchio (piu’ di me), figlio di un repubblichino e “fascista come il carbone” (cosi’ si e’ definito). Bene, eravamo in sintonia su tutto cio’ che e’ il tempo presente. Non sul passato. Ma il passato, quel passato, a che serve se e’ solo un elemento di divisione? Io il mio lo lascio volentieri indietro, vorrei mobilitarmi per il presente, per le sfide terribili che ci aspettano e voglio farlo con chi ha chiarezza di vedute in proposito, quale che sia il suo passato. E’ possibile tutto questo?
    Saluti a tutti i “Blondettisti”

  4. Teseo

    Sono leggermente più giovane, ma ho avuto la fortuna di non essere travolto dal marasma spirituale post-bellico. Avevo 16 anni nel ’68, nessun ideale, ma istintivamente ho visto l’ondata di disfacimento che arrivava e mi sono aggrappato a qualcosa, prima alla musica classica che mi teneva in un isolamento benefico, come poi il maturare delle idee, giudicate fasciste. Eppure quel mondo precedente la guerra non l’avevo vissuto, ma lo scoprivo a poco a poco, e in quel mondo una verità conculcata, le grandi idee sabotate, e alla fine la spietatezza democratica che era venuta apposta d’oltre oceano per bombardare quelle idee. Un’altra ondata, ancora peggiore del ’68, è arrivata dopo il ’90. Ha spazzato anche i ricordi e imposto un inferno che chiama benessere e fratellanza, misericordia… Negli ultimi tre anni hanno cominciato a cancellare non solo il cristianesimo, ma anche la coscienza religiosa. Ora veramente capisco Pound quando diceva di sé “formica dispersa di un formicaio distrutto”. L’ultimo appiglio che nessuno può cancellare è la dimensione di cristiano e la sua proiezione eterna attraverso il Cristo. Ne parlava (nella Messa di ieri) San Paolo nella lettera ai Filippesi. In fondo il mondo, meraviglioso o infernale, finisce sempre per noi. L’importante è che noi non finiamo con il mondo.


  5. Di quello che hanno fatto gli altri e come hanno vissuto mi preoccupa ma non più di quello che ho fatto io nella mia vita visto che sarò da solo davanti al giudizio di Dio, e dovrò rispondere solo delle mie azioni, i miei compagni di viaggio saranno la fede in Dio, il timore e l’invocazione della misericordia. Molti lasciano l’esistenza in modo improvviso, Dio solo sa il perché, altri hanno avuto il dono di lasciarla riflettendo, c’è un motivo?

  6. MattioliLorenzo

    Piango, tanto e triste e dolorosa questa preghiera, continuo a combattere (e per ora vinco nella miseria più assoluta pur essendo un carrozziere…ma fino a quando?) e vedo Cristo luminoso e pacifico dormire in questa barca in tempesta, e io li su una delle travi che mi trattengo da scuoterlo per svegliarlo, perchè terrorizzato e combattuto tra fede e mondo fisico , tra cielo e terra.
    Trovera un cristiano al suo risveglio…o meglio troverà qualcuno meritevole di salvarsi?


  7. Non solo Montanelli era quanto di più mainstream, di scontato, ci potesse essere nell’ambito giornalistico, nonostante l’apparente andar controcorrente, per via della sua vena destrorsa, ma è stata taciuta a lungo tanto il suo penchant per l’Impostura quanto il suo ‘talento’ ad essere lacché, se non fosse per un piccolo, fulminante, portrait apparso dove meno ce lo saremmo aspettati: in una storia del cinema italiano! Leggiamo quanto scrive Sergio Amidei: «Con Montanelli ho avuto dei rapporti [per degli articoli] poi i rapporti si sono guastati decisamente quando Montanelli ha pubblicato il romanzo Il generale Della Rovere copiando paro paro dalla sceneggiatura e scrivendo nella prefazione, che di solito la gente non legge, che lui aveva ricavato il romanzo dalla sceneggiatura, cosa che è poi scomparsa nelle altre edizioni […] Mi pareva strano che una persona come Montanelli avesse questa libidine di poter scrivere un romanzo, ma forse ce l’aveva proprio perché non è capace. Allora mi sono limitato a non incontrarlo più. La gente che si comporta così mi fa vergognare al posto loro. Faccio questo mestiere da tanto tempo, un certo occhio per giudicare le persone ce l’ho e ho trovato in lui molto … un lacché. Un modo in cui si comportava, ad esempio, con Rizzoli o con il conte Cini, era proprio da lacché, non da uomo da pari. Pur avendo questa specie di rozzezza, di violenza, in fondo è un lacché», riportato in L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti. 1935-1959, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Feltrinelli, Milano1979. Cfr. anche degli acuti articoli apparsi nel sito di MoviSol – il Movimento Internazionale per i diritti civili Solidarietà – dal titolo Leeden: dal fascismo allo scontro delle civiltà, e Montanelli: un Cilindro col doppiofondo. Le smanie golpiste di Cini, Clare Boothe Luce e ‘il lacché’, ambedue reperibili in http://www.movisol.org. Quivi si legge: «Nella galleria degli intellettuali italiani che hanno fatto parte dell’Associazione per la Libertà della Cultura non poteva mancare il principe dei giornalisti anticomunisti, Indro Montanelli. [egli] fu legatissimo a due figure chiave [dell’Associazione di cui sopra]: l’ambasciatrice Clare Boothe Luce, moglie del magnate americano grande sostenitore di Mussolini […] e l’ufficiale inglese Michael Noble, diretto superiore di Hubert Howard nel Psychological Warfare Branch britannico».


  8. Caro signor Blondet ,penso che lei stia espiando bene le sue colpe generazionali aprendo gli occhi a noi giovani con i suoi lucidissimi articoli, tuttavia non voglio rassegnarmi alle nere prospettive che lei ha vaticinato non perchè ritengo che lei sbagli ma perchè ho una bambina di quasi sette mesi e per il suo futuro voglio lottare e sperare, sperando che da un germoglio sano possa rifiorire tutto il giardino bruciato!


  9. Io invece la ringrazio, dr. Blondet. Sono un pò più giovane di Lei, anno ’60, e sono impegnato come molti della mia generazione e molti altri più giovani nel tentativo di dare un futuro all’ Italia, strangolata dalla morsa della crisi e dell’ Unione Europea. L’esempio che Lei ci ha dato, e che alimenta le nostre discussioni sul social, è quello della testimonianza della verità, anche se scomoda. La testimonianza della verità è tutto quello che si può e si deve chiedere ad un intellettuale, e Lei lo ha fatto, per lo meno in questo periodo recente in cui mi è dato di conoscere i suoi scritti. Altri, vigliacchi, perfino in questo post, cercheranno capri espiatori nelle generazioni precedenti. Appunto, dei vili. Perché noi sappiamo che ogni generazione, e per quello che lo concerne, ogni individuo, ha la piena responsabilità delle sue azioni nel mondo. Ciascuna generazione nasce in una condizione di cui non è responsabile. Si pensi a chi nasceva, come la sua, nelle macerie della guerra. A chi dovevano dare la colpa??

    Forse non riusciremo a salvare questa complicata, corrotta, irresponsabile comunità che si chiama Italia. Però abbiamo capito, una volta per sempre, che il centro di tutto è assumersi tutta la Responsabilità. In questo il suo contributo è eccezionale, e su di esso contiamo ancora per molto tempo ancora.

    Molti auguri

    Alessandro Chiavacci

    Siena

  10. jafar

    fra le tante una delle differenze che vi sono fra la generazione che aveva 20-25 anni alla fine della seconda guerra mondiale rispetto a quelle succesive era il guardare il futuro con speranza e fiducia.Lei è venuto al mondo sotto i bombardamenti,i suoi genitori nonostante tutto avevano fiducia e speranze…oggi invece le generazioni senza fede,senza ideali e valori in cui credere hanno paura del futuro.Khomeyni affermava :”la paura è di chi non ha la fede”.Il sistema ha tolto sopratutto questo agli europei:li ha fatti diventare timorosi,paurosi.Hanno paura di tutto tranne che del giorno del giudizio.

  11. Girock

    Sig. blondet, si fidi, persone come lei non hanno fallito ma hanno fatto fatto qualcosa di grande come far aprire gli occhi a tante persone incluso me, quindi grazie e continui a scrivere.
    Davide

  12. rino

    Pezzo stupendo per profondità e capacità di legare gli eventi a così grande distanza tra loro.
    Sono del 79 quindi diciamo che sono un figlio della generazione di baby boomers.
    A tutti dispiace vedere l’Italia e gli italiani messi in questo modo. Ma se non ci si rinnova, si muore: questa è una verità antica quanto la vita: se gli africani o gli asiatici lo fanno e noi no, vuol dire che il sangue deve cambiare. Il falsi idoli del benessere e del consumismo hanno portato alla morte di questa società, coloro che ne sono meno toccati andranno avanti. Semplice.
    A mo di esempio tra le tante critiche che possiamo apportare a questo stato di cose: si discute se e come estendere i diritti della famiglia alle coppie dello stesso sesso e si biasimano i comportamenti retrogradi degli uomini stranieri che impongono alle proprie donne di stare a casa e di vestirsi in un certo modo: in realtà non c’è sistema più forte e codificato della famiglia tradizionale per andare avanti di generazione in generazione: questo sistema (non naturale ma culturale – e gli stranieri sono lì ad insegnarcelo) ha portato gli indoeuropei a conquistare il mondo più di ogni altra cosa: adesso lo si vuole abbattere. Vuol dire che siamo stufi di proliferare e vogliamo estinguerci!
    Su jovanotti e compagnia brutta: Parlano di diritti. Li avete mai sentiti parlare di diritti dei palestinesi? No? Allora stanno solo parlando dei diritti propri a fare un sacco di soldi. Quando li vedo, cambio canale così come per i “giornalisti”..
    Grazie Blondet!


  13. vado per i 55, ma il bilancio della mia vita somiglia abbastanza a quello del direttore; Mi sono reso conto troppo tardi che il consumismo nel quale sono nato e cresciuto era fuorviante, il vero oppio dei popoli. Non ho fatto figli, non lascerò nessuno a combattere la buona battaglia, a raccogliere la sfida del bene contro il male. Arrivo a immaginare che a breve, quando la guerra arriverà, saremo chiamati anche noi “vecchietti”, data la scarsità di giovani, l’inaffidabilità degli stranieri e l’impossibilità di pagarci la pensione. Alla fine arriva il conto. Interessante anche l’ultima frase “Non sono nemmeno sicuro di morire cattolico romano”: giriamola a el Papa, che ce lo chiarisca lui.

  14. Apollineo

    OGGI E’ 22 FEBBRAIO! Tanti auguri al Direttore Blondet, anche a nome di altre lettori; recitiamo per Lei la coroncina della Misericordia;
    possa restare tra noi il più a lungo possibile; caro direttore, non avrà, al momento della Sua dipartita, lunghi coccodrilli ai tg, la prima pagina su tutto i giornali. Le importa? Certo che no! Il bene che Lei ha fatto ai Suoi 25 lettori, a volte certo un pò bistrattati, valgono mille “minuti di silenzio” e “riti laici”, alla presenza “delle autorità civili, militari e del senato accademico”.


  15. La ammiro Sig. Blondet per il coraggio di farsi una così dura autocritica, ma pensi che quelli che sono venuti dopo di lei sono peggio.
    Io sono nato nel 68 i miei genitori sono suoi coetanei del 43 ma personalmente non mi ritengo meglio di loro anzi.
    I giovani avrebbero la possibilità di poter cambiare qualcosa ma il sistema è troppo difficile da sradicare, forse non si tratta tanto di differenti generazioni ma differenti periodi storici.
    Forse dopo la prossima guerra una nuova umanità rifiorirà o forse tutto peggiorerà ma una cosa è certa la mia vita è servita solo per fare 2 figli il cui futuro è molto meno roseo del mio.
    Il male vero lei l’ha ben identificato nella finanza selvaggia che distrugge la stessa società dove prolifica perché è un parassita che porta il suo ospite alla morte.
    Solo uscendo da questo insensato ipercapitalismo potremmo avere una speranza. Preciso che non sono assolutamente comunista.
    Saluti a tutti

  16. Attilio

    Dottor Blondet,
    coraggio. Scrivere una tale lettera a sua madre, non è da Lei. Non si butti così a terra. Io e mia moglie siamo figli della crisi. Mia moglie è figlia di un semplice operaio, che ha trascorso, suo malgrado, molti periodi in cassa integrazione. Io e mia moglie siamo nati ai tempi del pontificato di Giovanni XXIII. Ci siamo sposati nel 1988, l’anno che, secondo alcuni studiosi (chissà perché) è stato definito il migliore del secolo XX. Da allora, per una sommatoria tra situazioni nostre private e più generali, non abbiamo mai potuto vivere di vere certezze. Eppure, abbiamo i momenti di stanchezza, ma non ci siamo mai arresi. Siamo stati dei (ohimè) “Precursori”. Non abbiamo mai (o quasi) avuto un “lavoro”, nel senso classico del termine, però abbiamo (in modo, come si dice oggi “atipico”) lavorato sempre e lo stiamo facendo ancora. Abbiamo 4 figli e tra breve diverremo nonni. Spero, mi auguro e prego che il Signore ci consenta di lasciare qualche bene materiale ai nostri figli. Però possiamo dire che qualche cosa la abbiamo già trasmessa loro: la chance, l’opportunità di occupare una posizione, se non in questo mondo, in PARADISO, grazie ad un po’ di fede e di pratica religiosa. Ed anche grazie allo spirito critico che coltiviamo nutrendolo con i suoi articoli. Dottor Blondet, Lei non ha figli di sangue, ma se le può essere di consolazione e di sprone, sappia che ha dei “figliocci” a casa mia. E da “figlioccio” a “Padrino”, da discepolo a Maestro, per onor del vero, le debbo fare qualche piccola critica, quando si occupa di tematiche strettamente religiose, come i rapporti tra Antico e Nuovo Testamento. Ma ne riparleremo. Come salutava l’Azione CATTOLICA di una volta: CRISTO REGNI!


    1. già… Maurizio Blondet non ha avuto figli… beh che diresti Maurizio… io vorrei tanto abbracciarti come mio papà… so che il Padre Celeste si è servito di te per far breccia nella mia vita… si è servito di te come “innesco” o, se vuoi, “catalizzatore” o, se preferisci, “comburente”… ma non solo questo… rimani comunque un riferimento… e ancora per poter volgere lo sguardo più in là..

  17. Maurizio Blondet

    Caro Maurizio,
    confermo la tua descrizione dell’Italia in decollo economico nel dopoguerra. Aggiungerei che le radici di tale decollo furono, però, poste negli anni ’30, dal dirigismo fascista. Idee e obiettivi di quel dirigismo sono poi stati incorporati, tacendone l’origine, nella costituzione “antifascista”. Basta leggerne gli articoli 39 e 46 per rendersene conto. Ma non è questo che volevo dirti. Confermo la tua descrzione non perché ne sia stato testimone diretto ma perché è quanto mi ha raccontato mio padre che, abruzzese, dopo essere vissuto nel dopoguerra in Sardegna, nella zona mineraria di Carbonia (aperta da Mussolini con una struttura residenziale ed assistenziale di contorno per gli operai di tutto rispetto e tale che fu apprezzata anche nell’Unione Sovietica) ed avervi conosciuto mia madre, ha lavorato nei primi anni sessanta a Busto Arsizio, dove nel 1963 sono nato io, prima di tornare in Abruzzo. Ebbene, mio padre mi dice che in quegli anni l’Italia del nord era tutto un proliferare di attività industriali e che praticamente la disoccupazione non esisteva. Poi il declino globalista. Lo scrivente è entrato, adolescente, nella vita culturale e politica, per dirla con una canzona non nota, “dalla porta sbagliata”. Sono della generazione dei “Campo Hobbit”, quelli veri dei primi anni ’80 che mossero ad ammirazione la sinistra radicale, per la capacità di intervento critico dimostrata dai “fascisti” che leggevano Tolkien ed elaboravano progetti di fuoriuscita dal neocapitalismo e persino dalla Nato. Più tardi, quando compresi che la sola politica e la sola cultura sono limitate e limitanti, la conversione a Cristo, l’unica vera salvezza. Mi resi poi conto che ero, insieme ai miei amici, comunque un esponente di una giovane generazione minoritaria. Perchè, nel frattempo, i coetanei di sinistra avevano iniziato il riflusso che li avrebbe, oggi, portati, tramite il relativismo acriticamente accettato come “pensiero debole”, a trasformarsi nelle guardie bianche del neoliberismo e della finanza apolide e gli altri coetani, la stragrande maggioranza, vivevano in discoteca, guardavano “Happy Days” ed i flim di John Travolta. Era il tempo nel quale da oltre Oceano iniziava a soffiare il vento dell’edonismo reaganiano, che rappresentava tutto ciò che noi “fascisti hobbittiani” avevamo di più in odio. Per noi, adolescenti idealisti, l’esempio, romantico certo, erano, all’epoca, l’Iran khomeinista e l’Afghanistan insorto contro l’invasione sovietica che ci sembravano combattere la stessa lotta “per la terza via” (nè capitalismo nè comunismo) che un tempo, tra il ’39 ed il ’45, credevamo avessero combattuto i popoli europei contro il comune nemico “Usa-Urss”. Poi arrivarono le tv di Berlusconi con il Drive In e le scempiaggine televisive che da quel momento hanno invaso le nostre case. Posso dire che mi sento anch’io parte di una generazione, quella che venne subito dopo la tua, sconfitta, anche se rivendico la “nobiltà della sconfitta”. Ma alla fine poco male: come detto, la salvezza è Cristo e Lui alla fine vincerà. Un abbraccio.

    Luigi Copertino

  18. Dirac

    Gentile Direttore,
    La ringrazio per la Sua riflessione e l’articolo che ha voluto condividere.
    Mi permetto di farLe qualche osservazione.

    Mi permetto di non concordo con Lei sul presunto fallimento generazionale perchè non credo che si possa ragionare per generalità quando si ha a che fare con la specie.

    Cento uomini non fanno un genere nuovo; essi sono semplicemente 100 uomini ciascuno con le proprie scelte, decisioni, responsabilità etc.
    E’ fintamente utile ragionare per generi/generazioni; credo invece che si rimanga nella medesima trappola logica con cui alcuni/pochi vogliono manutenere l’esistente.
    Il giudizio di Dio è personale non generazionale. Se fa freddo non posso scaldare l’intera atmosfera … posso solo cercare di scaldare l’ambiente a me più prossimo magari con un camino: è il sano realismo cristiano oppure in altre parole il sensum communis.

    La logica che mi pare sottenda il Suo articolo sia quella del “fare”.
    Gli obiettivi che (non) sono stati raggiunti o quelli conseguiti rientrano (mi pare) nella categoria del “facere ergo sum”.
    Se questa fosse la logica, il fallimento è insito nel fondamento del ragionamento e conduce alla disperazione dei protestanti.
    Penso invece, Direttore, che mai come oggi occorra essere persona e basta.
    Il Novecento ha illuso tante persone che potevano cambiare il mondo: la verità è che ciascuno di noi ottiene il massimo successo se riesce a cambiare in meglio se stesso. E’ il più grande successo che possiamo conseguire!

    Non sono sicuro ma forse oggi è il Suo compleanno: sinceri e cordiali auguri Direttore!

    E’ anche Lei che ci ha insegnato che è necessario ragionare con la propria testa scoprendo che si è persona.


  19. Non si commiseri, Sig. Blondet. Sarà pure sulla settantina ma da quanto scrive ( e da come lo scrive) posso ben dire che non li dimostra affatto… Io sono contento di leggere i suoi articoli che offrono un punto di vista autenticamente fuori dalla “corrente” e – assai frequentemente – contro di essa. Ma ora basta complimenti, sennò finisce che si monta la testa…
    A quando il prossimo?

  20. Teseo

    Caro Maurizio, infiniti auguri per il suo compleanno. Ringraziandola per averci insegnato a pensare, le dedico le parole di San Paolo: “La nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al Suo Corpo glorioso in virtù del potere cheEgli ha di sottomettere tutte le cose.” (Filippesi, 4,1)


    1. Caro Maurizio, infiniti auguri per il suo compleanno.
      E non si scoraggi, alla fine è Cristo che vince. La ringrazio per tutti i pezzi che sono riuscito finora a leggere firmati di suo pugno: mi hanno aperto gli occhi e la mente,
      Su con la vita. Quando si tocca il fondo è il momento della risalita.

  21. Carlo

    Struggente lo scritto di Blondet e condivisibile, ma il buonismo e il permissivismo che ci ha caratterizzati per decenni portandoci allo stato attuale è frutto anche della cattiva compagnia del cosiddetto benessere costruito con l’inganno, il sotterfugio e la malafede. Non di tutti, per carità, ma gli imperi economici non si fanno con l’onestà.
    Più l’uomo è “soddisfatto” meno si interessa ed attua opere che lo portino ad esplorare, a interessarsi a capire. L’uomo italiano, privo di una cultura comune, privo di un senso nazionale comune, privo del rispetto della cosa comune avrà ancora bisogno di molte prove per affinarsi, purtroppo. Le sofferenze passate delle due guerre, delle carestie, delle malattie sono solo ricordi “storici”, non provati adesso e non appartenenti al senso comune.
    Le mille fabbrichette, le operosità dei vari imprenditori di allora non erano altro che la reazione scontata di un paese distrutto in cui mancava tutto e tutto bisognava ricostruire. Ho conosciuto un imprenditore che raccoglieva le cassette di legno negli anni del dopo guerra e da lì l’idea di fare qualcosa per l’industria del mobile. Ha fatto tanti, tantissimi denari, ha costruito fabbriche, ha dato da mangiare a centinaia di famiglie e nel mezzo del benessere sudato con la finanza in casa continuava a spedire camion e camion di merce in nero adducendo ai pubblici ufficiale che avrebbe chiuso le fabbriche mettendo sul lastrico almeno 700 famiglie. Uomo del dopoguerra, fattosi dal nulla e nel nulla è finito. E questi sarebbero i costruttori dell’Italia? Se diamo uno sguardo dei vari distretti industriali troveremo che fabbriche chiuse, intere famiuglie distrutte, generazioni di lavoratori che improvvisamente non sanno più come mangiare e grazie alla confindustria, alla conf-commercio, al conf-artigianato ed a tutte quelle associazioni di delinquenti che hanno solo spremuto pantalone senza costruire nulla, ma solo scatole vuote, solo depauperamento.
    Ci dimentichiamo i vari impresari edili del piano fanfani che ancora oggi scossonano la tetta pubblica degli appalti edili?
    E questi sarebbero quelli sui quali spargere lacrime? Giammai! Ladri, grassatori, strozzini, delinquenti e criminali con nessun senso del rispetto per la cosa comune solamente proiettati al loro unico tornaconto.


  22. Caro Maurizio, Tanti Auguri Vississimi.
    Hai scritto che sei senza figli.
    Non è propriamente esatto.
    Io direi che sei senza figli di sangue ma, in compenso, ne hai molti adottivi 🙂 🙂
    Tutti i tuoi lettori ed estimatori.
    Fai conto di essere come il Parroco: nessun figlio ma un nutrito gregge ( nel senso Biblico) che ti segue e per il quale costituisci una guida sicura per non perdere l’anima.
    Che, fino a prova contraria, è l’unica cosa che conta.
    ” Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? ” [ Matteo 16,24-28 ]
    Dunque, Caro Maestro Maurizio, avanti tutta, senza indugio.
    Tutti siamo con te.

  23. Il Navigante

    Egregio Dott. Blondet,
    non si deve abbattere in questo modo,provi a vedere le cose da questo punto di vista:

    Dall’uscita di Adamo dal Paradiso terrestre, e dalla sua vicinanza con Dio, l’umanità è in lenta ma continua…caduta e di continuo allontanamento da Dio.
    Cosi è scritto e cosi è deciso da Chi governa questo mondo ma anche l’intero Universo, uomini compresi.

    A noi uomini, deboli e bisognosi di Dio, compete il tenere vivo il ricordo di Dio nel nostro cuore e di trasmettere questo Nobile ricordo a chi ci è vicino, familiari, amici, conoscenti.
    Noi siamo in questo basso mondo come dei viaggiatori, esso non è il nostro fine, ma solo un posto che ci permette di compiere il nostro viaggio verso Dio, nostra Origine e nostro Punto finale di ritorno.
    Il viaggio potrà essere comodo o scomodo, in buona compagnia o in compagnia difficile, ma l’importate è essere coscienti di questo viaggio, e di trasmettere questa consapevolezza a chi amiamo.

    Lei quando nei suoi Articoli parla di Dio, e lo fa molto bene, fa una grande cosa, Nobile e utile, e perciò sia sereno ciò che ha seminato di Bene sarà raccolto, o è già stato raccolto da qualcuno, e lei ne riceverà i benefici, a Dio piacendo.
    “Tutto perirà eccetto il Suo (di Dio) Volto” (Corano 28:88)

  24. Francesco Retolatto

    Mi associo a tutti i precedenti commenti che le vogliono dire Direttore, che lei non è sconfitto ne ha fallito, come già altri hanno detto, lei ha contribuito a riaccendere la Luce nelle coscienze di molti, come il sottoscritto. E per questo la ringrazierò e sarà nei miei pensieri.
    Anche se senza figli suoi, le assicuro che ne ha sparsi in Italia e anche fuori tanti che la guardano come a un padre, che guida, insegna e indica la retta via.

    Come ha detto Luigi Copertino: la salvezza è Cristo e Lui alla fine vincerà.

    Francesco Retolatto

  25. Alessandro

    Forse non e’esagerato dire Che il boom seguente alla liberazione…e’stato una vera e propria tentazione,un’ ondata di benessere in cambio di qualcosa di trascurabile economicamente…e quelle poche voci Che nn si sono,realmente, allineate,sono state emarginate,quando nn messe a tacere del tutto.E questa e’l’ora del conto.

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