IL PENTAGONO ALLEATO ALL’ISIS. PRESO NELLE RETI DEI SUOI DOPPI GIOCHI?

Concentrati sulle  deposizioni di Comey,  i guai di Trump o la rissa dei partiti dei partiti italioti per  impapocchiare un sistema elettorale, i media  hanno probabilmente trascurato di informarvi della notiziola: in Siria, gli americani alla guida della “coalizione contro il terrorismo”  che dice di combattere l’ISIS, hanno invece attaccato dal cielo le forze del governo siriano   mentre combattono l’ISIS. Tre volte in meno di un mese:  la prima il 19 maggio. L’ultima, il 6 giugno, gli aerei Usa  hanno colpito 60 militari  siriani ed Hezbollah, un cingolato, due pezzi d’artiglieria e una mitragliatrice anti-aerea. Hanno anche abbattuto un drone  siriano che secondo  loro ha aggredito  le forze di terra della coalizione, ossia i commandos americani che  guidano le forze anti-Assad.

Tutti questi attacchi pro-ISIS sono avvenuti nella zona di Al Tanf,  allo scopo di impedire che le forze regolari siriane ed Hezbollah raggiungessero il confine  con l’Irak, congiungendosi con le forze anti-ISIS  irachene da  parte loro avanzavano combattendo da Est contro i terroristi.

Americani e terroristi wahabiti uniti nella lotta. Per il bene  di Sion.

Siria ha ripreso il controllo del confine con la Giordania

Scopo fallito. Nonostante i bombardamenti dell’Air Force (che praticamente funge da aviazione dell’ISIS, ma  inefficace per la necessità di mantenere la finzione ufficiale),  i regolari siriani con gli Hezbollah e gli iracheni si  sono congiunti il 9 giugno  “ tagliando così la linea del fronte tra le forze “ribelli” nella regione Al-Tanf e i terroristi dell’ISIS nei pressi del Governatorato di Deir Ezzor”,  come scrive  il sito L’Antidiplomatico:  ciò significa che “le truppe siriane sono ora in grado di riaprire gli scambi tra Damasco e Baghdad. Le forze governative siriane non controllavano alcuna parte del confine con l’Iraq, in gran parte controllato dall’ISIS, dal 2014. Inoltre, Hezbollah è ora in grado di ricevere forniture di armi da Teheran attraverso un importante percorso di terra”.
Lo stato maggiore russo ha denunciato e protestato apertamente contro i bombardamenti    della coalizione Usa che pretende di combattere il terrorismo ma  invece “ attacca le forze siriane, rafforzando i gruppi terroristi nelle regioni di Palmira e Deir ez Zor”, ha sottolineato il rappresentante dello Stato maggiore,  colonnello  Sergei Rudskoi.

Il generale di corpo  d’armata Sergei Surovikin, poco dopo, ha ripetuto le stesse  accuse riguardo alla situazione di Rakka, che i tagliagole occupano dal 2013 e che gli americani si sono impegnati a liberare dal novembre 2016, piano piano, coi kurdi che fanno le operazioni di terra e l’Air Force che li affianca dal cielo.    La coalizione  cosiddetta “anti-ISIS”  lascia passare i guerriglieri dell’ISIS, dice il generale.

“Invece di eliminare i terroristi, responsabili della morte di  centinaia di migliaia di  civili siriani, la coalizione diretta dagli Stati Uniti con le forze democratiche siriane [anti-Assad]  trovano un’intesa con i capi dell’ISIS che restituiscono senza combattere i locali che occupavano per andare nelle provincie dove operano le truppe governative siriane. Sembra proprio che,   sotto il pretesto della lotta al terrorismo  sul territorio siriano,   gli americani utilizzino l’ISIS  per opporsi all’avanzata delle  truppe governative siriane”.

Il Deep State fa la “sua” guerra in Siria,  senza avvertire Trump. Ecco di risultati.

Il ministero russo della Difesa ha aggiunto:  a dispetto dei colpi americani pro-ISIS,   le forze regolari siriane hanno fatto progressi decisivi nel controllo della totalità delle sue frontiere con l’Irak e la Giordania. Bisogna ricordare  che Washington ha più volte  intimato all’armata siriana e ai suoi alleati (Hezbollah)  di non avanzare  nel Sud del paese  – chiaramente per proteggere i sonni di Israele e il progetto israeliano di mantenere nel Sud siriano una zona “sua”, controllata dai suoi terroristi preferiti (quelli che quando sono feriti Sion cura nei suoi ospedali),  gabellati per forze democratiche anti-Assad  “legittime”,   da far sedere ad un tavolo di armistizio  futuro, di spartizione della Siria.

Nonostante le minacce e i colpi ritorti americani, i siriani e gli Hezbollah han continuato ad avanzare, finendo per sigillare le frontiere con Irak e soprattutto Giordania, da cui gli americani chiaramente facevano giungere  armi e forniture ai terroristi. Con l’ultima avanzata “ le forze di Assad hanno tagliato la via ai ribelli “moderati” sostenuti da Washington verso Deir ez Zor, togliendo così ogni residuo pretesto alla loro presenza nel sud della Siria” (Al Masdar).

Il Pentagono, o il Deep State che continua la “sua” guerra in Siria,  probabilmente lasciando Trump all’oscuro,   dovrebbero cominciare a valutare i risultati delle loro doppiezze, finzioni, imposture, doppi giochi  e false flag:    quali risultati ha ricavato Washington dal (vergognoso) appoggio nascosto all’ISIS?   Dall’aver firmato l’attentato “islamico” a Teheran, per esempio?  Militarmente miserevoli e politicamente controproducenti. Non è che nelle sue trame complicatissime  Washington si è impigliata da sola?

Si vede l’attacco saudita al Qatar, voluto dall’impulsivo Mohamed bin Salman amico di Jared,  e  benedetto da Trump con un tweet che accusava  il Qatar di terrorismo. Certamente il presidente non era informato che il Qatar, ospita la gigantesca base dell’Air Force di Al Udeid, da cui partono ogni 10 minuti i bombardieri della (finta) guerra all’ISIS:  oltre 100 aerei da combattimento ed anche i   colossali B-52,  bombardieri strategici a potenzialità atomica, che palesemente sono lì per minacciare l’Iran  e controllare Hormuz, lo stretto da cui passa quasi tutto il greggio del mondo.  Sono 10 mila americani nella base, che ospita anche il quartier generale delle forze britanniche  della squadriglia 83 della RAF, i britannici che si prodigano a bombardare la popolazione civile nello Yemen,  ma anche, con aerei d’ascolto Rivet Joint, alla localizzazione ei bersagli dei “terroristi” in Siria e Irak.

I neocon israeliani a Washington sono esterrefatti. Il tweet di Trump contro il Qatar ”è olio sul fuoco”, dice Ilan Goldenberg  (J), del Centre for a New American Security,   che continua il PNAC (Project for a New  American Century) dei Wolfowitz e dei gestori dell’11 Settembre che agirono appunto per portare l’America alla guerra contro i nemici potenziali di Sion.  Ma è l’effetto dello scollamento fra Trump e l’apparato: l’uno e l’altro perseguono politiche  sioniste, ma senza comunicare, nemici come sono.

Il “blocco” al Qatar sta diventando un “blocco  all’Arabia”?

Anche la speranza di una rapida soluzione della crisi del Qatar con l’eliminazione dell’emiro Al Thani, sperata dall’impulsivo Bin Slamn e da Jared,    svanisce   e diventa pericolosa per gli iniziatori.

La Turchia di Erdogan ha mandato fulmineamente truppe in Qatar, e  promesso di spedirvi  5 mila soldati,  aerei e navi da guerra: Ankara  ha notoriamente un esercito più  grosso di quello che possono mettere in linea i Sauditi. Ed è un membro della NATO: avrà coordinato questa politica con Washington?  L’avrà almeno avvertito?  Qualcosa  ci dice di no, visto che Washington sostiene i curdi  nel caos siro-iracheno,  contro la volontà dell’ottomano.  Erdogan manda viveri  e tutto il necessario  per ovviare al blocco,  all’emiro alleato.  L’Iran fa lo stesso. Il Kuweit, invece di unirsi al blocco voluto da Bin Salman l’impulsivo (che ha radunato attorno a sé anche le Maldive e lo Yemen collaborazionista: il quale ha sospeso con l Qaar tutti i voli delle sue linee aeree, con non esistono).

L‘erede saudita con il generale pakistan Raheel Sharif. L’ha comprato per guidare la NATO sunnita.  Ma adesso il Pakistan sta col Qatar.

Ultima ora: il Pakistan ha annunciato di voler mandare 20 mila uomini all’amico Qatar! Se confermata, la notizia si configura come un rovesciamento di alleanze, essendo noto che la monarchia saudita   ha sempre considerato il Pakistan (di cui ha pagato lo sviluppo del nucleare)  come una sua riserva militare strategica. Anzi un generale pakistano, Raheel Sharif, ha appena lasciato il servizio in Pakistan per andare a comandar la futura NATO sunnita voluta da Ryiad in funzione anti-iraniana, suscitando critiche accese nel suo paese.

http://www.presstv.ir/DetailFr/2017/06/09/524734/Le-Pakistan-envoie-militaires-au-Qatar

Insomma il “blocco anti-Qatar”  voluto da Ryiad e dall’impulsivo erede al trono, comincia a sembrare invece ad un “blocco anti-saudita”, dove è Ryiad ad essere  isolata. Robert Fisk, inviato di lungo corso nell’area, ha parlato di “infantilizzazione degli stati arabi” (un’allusione all’impulsivo erede di Ryiad)  e del “collasso totale dell’unità sunnita che Trump credeva di aver creato  con la sua assurda partecipazione al vertice saudita di due settimane fa”, in cui aveva autorizzato i sauditi ad attaccare Qatar e Iran (o così loro hanno inteso).

Fisk attribuisce all’emiro del  Qatar  – le cui smisurate ambizioni  per il despota di un paese di 250 mila abitanti  sono coadiuvate da Al Jazera, la sua tv, veramente globale  e dal suo fondo sovrano che non sa cosa fare dei suoi miliardi  – anche il progetto di ricostruire  la Siria dopo la guerra. “Anche se Assad restasse presidente,  il debito della Siria verso il Qatar metterebbe la Siria sotto il controllo economico qatarino. L’emiro avrebbe dunque anche “un territorio” imperiale, e una Siria attraverso cui far passare il favoleggiato gasdotto che porterebbe il gas del Qatar  alla Turchia e da lì all’Europa”,   svincolando i consumatori europei della dipendenza energetica da Mosca: lo scopo insomma per cui americani, sauditi, ebrei hanno scatenato la devastazione della Siria cinque anni fa.

http://www.independent.co.uk/voices/qatar-crisis-economy-diplomatic-links-torn-middle-east-russia-hacking-real-story-robert-fisk-a7778616.html

E come non bastasse, il Dipartimento di Stato Usa ha appena annunciato di aver autorizzato “la vendita di 72 aerei multiruolo con l’armamento relativo” al Qatar. Ebbene sì, al Qatar.  Avrà avvisato Trump?  E i sauditi che si sono comprati a così caro prezzo l’appoggio Usa alle loro vendette?

 

 

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19 commenti

  1. lady Dodi

    Meraviglioso blog! Sono queste le cose che voglio sapere perchè ho sempre pensato che i destini dei Popoli, delle Nazioni e degli uomini, si decidono alla FIN FINE sui campi di battaglia. Quando cercavo notizie simili per l’Irak, ai tempi, mi son sentita dire con sdegno: “Ma a te interessano le cronache di guerra?!”. No, mi intreressano le elucubrazioni di Galli della Loggia o di Travaglio!
    Peccato non aver risposto così, allora.
    Dunque, che Trump ormai sia impegnato a lottare contro l’impeachement 24h su 24, l’avevo capito quando, in pieno G7, era partita la terza corazzata contro la Corea del Nord. Trump non solo non poteva aver dato l’ordine, ma nemmeno saperlo.
    Se però Donald supererà questo momento difficile…e se non l’uccideranno, la vendetta sarà terribile. Perchè questa è un’offesa alla Presidenza prima ancora che alla persona del Presidente.

    P.S. I “furboni” , Cia , Pentagono e quant’altro, hanno fatto inviperire la Turchia , coinvolgendo i Curdi che Erdogan non può vedere.
    Ciao Nato fra poco.

  2. learco

    Il tentativo saudita di strangolamento economico e, forse, militare del Qatar, rappresenta l’inizio delle convulsioni che seguono il fallimento del progetto politico israeliano e americano di destabilizzazione dell’area mediorientale in funzione anti- iraniana.
    Le guerre condotte dall’Arabia in Siria, Iraq e Yemen hanno asciugato le riserve valutarie del regno, inoltre le Primavere Arabe, volute dalla Clinton e da Obama e finanziate dal Qatar, hanno costretto i Saud ad ampliare i propri interventi in Egitto e in Libia contro la Fratellanza Musulmana, con ulteriori spese.
    Ora che il regno saudita è in bolletta senza aver ottenuto alcun risultato politico positivo si tira la riga e si fanno i conti e il Qatar, con le sue ricchezze e i suoi ricchissimi giacimenti di gas, rischia di farne le spese.
    C’è un precedente rappresentato dall’Iraq di Saddam Hussein,che nel 1980 era stato invogliato dai servizi americani e dagli arabi ad attaccare l’Iran, apparentemente una facile preda dopo la rivoluzione khomeinista.
    Alla fine della guerra, nel 1988, Saddam si era reso conto di essere stato raggirato dai suoi alleati arabi e americani: si ritrovava pieno di debiti, con parte delle infrastrutture distrutte e centinaia di migliaia di soldati morti.
    La sua reazione all’impossibilità di pagare i debiti e al mancato aiuto degli altri Paesi arabi fu l’invasione del Kuwait.

  3. Finglas

    La cosa veramente preoccupante è che i media sono silenti.
    E che l’orso, pur uscito dal letargo primaverile, faccia finta di essere ancora mezzo addormentato all’ arrivo dell’estate.

    Ho la sensazione che nel 2018 il moto gp del Qatar potrebbe subire problemi tecnici…

  4. lady Dodi

    Vedo anch’io che il Qatar è in una posizione strategica, ma se in questa posizione strategica ospita un ‘imponente base USA e un contingente inglese che bombarda lo Yemen, che motivo ha l’Iran per stare dalla sua parte?
    Se qualcuno mi spiega lo ringrazio.


    1. Pare ci sia una specie di intesa tra Qatar, Iran e Turchia x far passare il gas quatariota per detta via, per raggiungere facilmente i ricchi mercati europei.


  5. Domanda: Trump, ci fa o ci è?
    Giuro che non sono stato ancora capace di inquadrarlo.
    Ho capito che è un folle, ma non ho capito ancora se sia follemente stupido oppure follemente intelligente.
    Trump non sta facendo cose logiche, per lo meno non dal punto di vista americano.
    Il Qatar è sede della più importante base americana nella regione, finanzia il terrorismo, è comunque una pedina fondamentale in chiave anti-sciita nella regione.
    E che ti fa Trump?
    Fa il contrario di quello che fa il suo ministro degli esteri: soffia sul fuoco, mentre Tillerson cerca di spegnerlo.
    Così facendo, mette uno contro l’altro i paesi del Golfo, ma soprattutto, come evidenziato nell’articolo, mette nei guai la stessa Arabia Saudita con cui l’America è legata a doppio filo per via del ruolo del petroldollaro.
    È difficile solo ipotizzarlo, ma dato come le cose da quelle parti, e non solo, stanno cambiando fin troppo rapidamente, c’è da chiedersi: ma se in un prossimo futuro l’Arabia Saudita, resasi conto di quanto controproducenti per lei stessa sono le politiche americane nella regione, decidesse di rinunciare ad accettare solo dollari per vendere il proprio petrolio?
    In fin dei conti, non è un’idea tanto peregrina.
    La Cina, il principale importatore di petrolio al mondo, ormai compra l’oro nero di cui ha bisogno prevalentemente dalla Russia in cambio di yuan, che dal canto loro i russi impiegano per comprare oro a Shangai, e persino dall’Angola.
    L’Arabia è solo il terzo fornitore di petrolio della Cina.
    E se gli arabi, stante le difficoltà economiche in cui si sono impelagati per le proxy wars che gli americani gli han fatto fare, decidessero di farsi pagare in yuan dalla Cina pur di non perdere
    un cliente così ricco?
    Ciao America. Ma ciao veramente.
    La supremazia finanziaria degli USA si basa appunto sul petroldollaro, cioè sul fatto che chiunque voglia acquistare petrolio dai paesi arabi, cioè tutti, debba prima acquistare dollari con cui, solo in un secondo momento, poter pagare i fornitori arabi. È in questo modo che gli USA finanziano il proprio apparato militare, le proprie guerre, le proprie basi militari all’estero e il proprio apparato hi-tec.
    Infatti, questo è il genere di cose per cui han fatto la guerra a Gheddafi e Saddam: al di là del piano Kivunim, ma appena i due statisti hanno abbozzato l’idea di vendere il loro petrolio in cambio di oro o euro, tac, ecco che i due, dopo aver governato per decenni, sono divenuti agli occhi dell’opinione pubblica mondiale due spietati dittatori da abbattere a suon di bombe.
    Ecco, Trump sta portando letteralmente il Qatar nelle braccia dell’Iran; non vorrà portare pure l’Arabia nelle braccia della Cina, no?
    Cioè, follia, follia pura. Questo sarebbe la fine degli USA per come li conosciamo.
    Quindi, o questo Trump è veramente un deficiente come non se ne sono mai visti prima, oppure è un genio assoluto che sta portando, quatto quatto, gli USA ad implodere di modo da aver veramente la possibilità di prosciugare la palude.

    1. Maurizio Blondet

      Trump è impulsivo, non ha una dottrina (così crede di essere “pragmatico”) e inoltre è impreparato e disinformato – come tutti i neo-presidenti. Però gli altri venivano informati, istruiti e preparati dagli “apparati” . Questi oggisono nemici a Trump…


      1. Sa che non ne sono proprio convinto?
        Cioè, la logica porterebbe a pensare che sia così come dice lei.
        Ma se così fosse, paradossalmente, sarebbe molto più facile per il Deep State fargli le scarpe: sarebbe semplice farlo cadere in un tranello, portandolo a commettere un errore così grossolano che non se ne tirerebbe più fuori.
        A quel punto, l’impeachment sarebbe d’obbligo, hacker russi o non hacker russi.
        Invece, nel suo agire in maniera irrazionale – almeno questa è una mia sensazione personale – Trump ci mette sempre qualcosa di razionale.
        La sua pare una lucida follia.
        Le faccio un esempio concreto.
        Se io fossi un dirigente di Sion, sarei preoccupato per il modo in cui Trump sta seminando zizzania all’interno di quelle organizzazioni sovranazionali, come ONU, UE, GCC e NATO, che sono l’impalcatura della potenza imperiale americana, e di riflesso di Sion, di cui gli USA sono fondamentalmente un burattino.
        Queste organizzazioni sovranazionali, ammantate come sono di un’aurea di sacralità agli occhi del popolo bue, sono lo strumento in mano all’élite per imporre il proprio volere senza che le masse abbiano di che obiettare.
        Trump, in qualche modo, le sta picconando dall’interno, mettendo in risalto le loro contraddizioni.
        Così facendo, rischia di minare alle fondamenta della supremazia di Israele a livello politico e socio-economico.
        Ovviamente, queste non sono che mie elucubrazioni, e magari sono io che parto per la tangente, incapace come sono di vedere le varie sfumature attraverso cui il potere si può articolare.
        Certo, però, che mi risulta difficile pensare che Trump sia così tonto.
        Mi sbaglierò, ma a me sembra una tattica: apparire incompetente affinché il nemico abbassi la guardia.
        In fin dei conti, è quello che potrebbe aver fatto allorché decise di bombardare la Siria coi Tomahawk.
        In ogni caso, chi vivrà vedrà.

        1. Marian

          @ Paolo Gianoli – Concordo con la sua analisi. Il deep state è riuscito ad addomesticare tutti i Presidenti, ma non Trump. I neocon vogliono un attacco nucleare contro la Russia (metodo Hiroshima e Nagasaki) per arrivare più velocemente al dominio totale del pianeta, ma Trump li dirotta contro l’Iran e la Korea del Nord. Mettere sotto inchiesta Trump con la testimonianza di Comey da lui licenziato il 30 maggio, è la dimostrazione che non riescono a manipolare, ricattare, o sottomettere il nuovo Presidente. E’ già qualcosa…

  6. jafar

    Il qatar in siria ha accettato,fatto accettare ai gruppi che sostiene delle tregue con hezbollah e l’esercito siriano.durante una di queste tregue furono assassinati un centinaio di bambini sciiti dai gruppi wahabiti, che adesso possiamo tranquillamente dire erano al soldo dei sauditi.Il Qatar anche riguardo alla Palestina non è totalmente dalla parte di Israele come i sauditi…Il fronte sunnita che gli Usa e Israele vorrebbero a guida saudita non è così compatto.Turchia e Qatar ,sebbene sempre alleate degli Usa,stanno cercando di assumere una posizione autonoma.è normale che ciò faccia piacere sia alla Russia che all’Iran.

  7. Finglas

    Ci giriamo tanto intorno ma la realtà è che Trump è il personaggio piú ambiguo e anomalo della storia contemporanea.
    E’ contro il sistema? No? Si, ma é stato normalizzato? E Kushner, che presa fa sul suo operato? E’ contro la Nato? E’ a favore?
    Grande stratega o inesperto?
    Sembra stia camminando sbilenco lungo la linea curva che divide lo yin dallo yang, saltando ogni tanto nell’ area bianca o in quella nera…
    La certezza è che grazie ai media noi dovevamo e dobbiamo credere che fosse la sua elezione una rovina per il mondo.
    Dobbiamo pensare che la matrix lo odia. Ma la matrix é infida. E noi ” stampede”, a quanto sembra. Vedremo.

  8. lady Dodi

    Trump sta facendo di tutto per non fare quello che vogliono fargli fare.
    Anche il pagliaccio, se occorre.

  9. Marian

    Dal discorso introduttivo di Putin al vertice dello SCO del 9 giugno: “E’ stato ribadito più volte che la principale minaccia per la sicurezza degli Stati membri della SCO è in primo luogo il terrorismo La lotta contro questo male è importante, (occorre) unire gli sforzi di tutta la comunità internazionale… Secondo i rapporti dei servizi, ISIS (leggi Usas) sta preparando nuovi piani di destabilizzazione in Asia centrale e le regioni meridionali della Russia, quindi abbiamo bisogno di rafforzare il coordinamento dei servizi speciali della Shanghai Cooperation Organization, compresa la struttura anti-terrorismo regionale”….. ha sottolineato Putin. I lavori sono poi continuati sulla base di quanto relazionato dal capo del comitato regionale antiterrorista Eugene Sysoev. Egli ha detto che ” attraverso il coordinamento delle azioni dei membri dell’Organizzazione è riuscito a evitare 40 crimini terroristici, di cui 16 attacchi terroristici. In totale, sono stati arrestati 100 membri di organizzazioni estremiste. Il segretario generale, Rashid Alimov, ha detto ai giornalisti che i paesi membri sono a sostegno dell’idea di integrazione cinese riassunta nel motto di “One Belt -. One Rosd.”
    Da: http://www.fort-russ.com/2017/06/sco-fighting-evil-is-only-possible-by.html

  10. learco

    Uno dei motivi di attrito tra l’Arabia Saudita e il Qatar è l’appoggio dato a quest’ultimo alla Fratellanza Musulmana, una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali.
    Mohammed Morsi, leader della Fratellanza in Egitto e Khaled Meshaal, leader di Hamas, organizzazione nata dai Fratelli Musulmani, erano legati finanziariamente e militarmente al Qatar.
    I Fratelli Musulmani, secondo molti studiosi, erano stati creati dai servizi segreti inglesi per destabilizzare l’area mediorientale ed erano collegati all’entourage dei Clinton.
    La famosa Huma Abedin, braccio destro di Hillary Clinton e sua principale consigliera nelle questioni mediorientali, apparteneva alla Fratellanza e la madre, Saliha Mahmud Abedin, faceva parte del segratariato del ramo femminile del movimento islamista, insieme alla moglie del deposto presidente egiziano Morsi.
    Huma Abedin non era l’unica componente dell’amministrazione Obama ad essere legata alla Fratellanza.
    All’epoca, un Fratello musulmano era membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale.
    Inoltre, la Fondazione Clinton aveva come responsabile del suo progetto “Clima” Gehad el-Haddad, uno dei dirigenti mondiali della Fratellanza che era stato fino ad allora direttore di una trasmissione televisiva coranica e il cui padre era stato uno dei fondatori della Fratellanza nel 1951.

    Quindi esiste un legame tra Stato Profondo USA, di cui Hillary era la candidata prescelta, Fratellanza Musulmana e Qatar, di cui Trump era sicuramente a conoscenza e che ha, probabilmente, voluto colpire.
    Diciamo che il conflitto tra Arabia Saudita e Qatar è un riflesso dello scontro interno americano tra Trump e Deep State e delle fratture presenti in quest’ultimo blocco, tutt’altro che monolitico.

  11. Stefano

    Caro direttore Blondet complimenti, articolo veramente ottimo che conferma le mie supposizioni che avevo espresso in questi giorni in merito all’azione della coalizione saudita, che potrebbe rivelarsi un boomerang per questi ultimi… Non ho nulla da aggiungere alle analisi sia dell’articolo che degli ottimo commenti, volevo solo congratularmi con l’utente Learco per le sue analisi, sempre profonde e ben argomentate che dimostrano un ottima conoscenza del quadro geo-politico,della “grande scacchiera” e delle dinamiche e flussi di pensiero della politica internazionale. Saluti.

  12. lady Dodi

    E’ vero MARIAN: Trump li dirotta qua e là….. ma che succederà quando fra non molto Putin e Trump non avranno più la valigetta nucleare? Non dirmi che ogni giorno ha la sua pena perche’ io ho figli e nipoti.

  13. rino

    In questa situazione caotica ci sono dei dati oggettivi da cui partire per non perdere la bussola. Il primo in assoluto è che il fronte filosionista-massonico-wahabita sta perdendo la guerra in Siria. Se ad ogni vittoria seguono rapine e acquisizioni territoriali commerciali etc.., va da sé che ad ogni sconfitta segue innanzitutto un enorme perdita di risorse. Ed è quello che sta accadendo in primis ai paesi arabi coinvolti, con il Qatar che si guarda attorno perché ha capito che non trarrà più un ragno dal buco da quest’avventura. Essi hanno dispiegato la maggior parte delle risorse proprio nella speranza di guadagnare dalla vendita delle proprie materie prime all’Europa (mentre Sion di nascosto si sfregava le mani godendo all’idea che qualcun’altro riuscisse a fare il lavoro che non riuscì a loro: Siria anni ’80 – ’90 e Hezbollah ’06). Da questo fronte in caduta libera emergono due partiti: quello di Trump, portavoce del popolo americano stufo dell’alleanza con i fanatici musulmani e consapevole che i soldi li si possano fare anche altrove, che soffia sul fuoco per alimentare le fratture interne all’asse e quello dei neocon sionisti sfegatati che faranno di tutto per evitare la scissione o al limite, sfruttare il potenziale bellico e strategico saudita prima che il regno cada in mani opposte. Per costoro è il momento migliore per premere sull’acceleratore della guerra. Infine, aspettiamoci attentati in Pakistan visto che la mafia globale fa sempre pagare caro il tradimento.


  14. Gli USA hanno 11 mila uomini in Qatar e nella stessa base a sudovest di Doha ci sono alcune centinaia d’inglesi e quasi tutta l’aviazione qatariota. Ora la Turchia ha mandato 5 mila uomini da dislocare sul confine saudita e il Pakistan ha promesso 20 mila uomini , che immagino serviranno a circondare la base americagna. Mmmh, non c’è che dire, questo è il nuovo punto caldo che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Immagino inoltre che, arrivati i soldati pachistani, i qataridioti dovranno cominciare a trattare gli immigrati pachistani coi guanti di velluto e questa sarà l’unica cosa divertente di questa situazione.

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