LE OPERE DELLA “DEMOCRAZIA”

La risposta del “presidente”

“Terremoto 2016, la ricostruzione che non c’è”

La Stampa: 

Viaggio nelle zone devastate dal sisma del 24 agosto i un anno fa. Chi ha passato l’inverno in tenda o in un prefabbricato è stanco di aspettare l’arrivo delle “casette” promesse

Nove mesi dopo la prima scossa, la ricostruzione è una parola quasi cancellata dal vocabolario di chi ha subito danni. E le casette che, secondo i rosei scenari del governo, avrebbero dovuto ripopolare gli Appennini intorno ad aprile come le margherite, sono un miraggio: ne sono state consegnate circa il 5% del totale.

 

FIANO  E BOLDRINI, QUI SI FA APOLOGIA DEL FASCISMO

Terremoto del Vulture,. Anno: 1930. Colpì 50 Comuni di  7 provincie tra Basilicata, la Campania e la Puglia.   Anno: 1930,  nel luglio. Magnitudo oltre 6.7.  Numero di morti, 1404. Titolo:

Nel 1930 il terremoto delle Vulture: il governo Mussolini in 3 mesi costruì 3.746 case e ne riparò 5.190.

Benito Mussolini, non appena ebbe notizia del disastro convocò il ministro dei Lavori Pubblici, Araldo di Crollalanza e gli affidò in toto l’opera di soccorso e ricostruzione. Araldo di Crollalanza, classe 1892, fu ministro dal 1930 al 1935. Successivamente divenne presidente dell’Opera nazionale combattenti, e legò il suo nome alla bonifica dell’Agro Pontino. Già squadrista nella Marcia su Roma,  Podestà di Bari, nella Repubblica Sociale Italiana fu commissario straordinario per il parlamento, nel quale aveva seduto per tre legislature. Dopo la guerra fu arrestato ma immediatamente prosciolto. Nel 1953 divenne parlamentare del Movimento Sociale Italiano e fu rieletto  fino alla sua morte, avvenuta nel 1986”.

Mi interessa sottolineare come il governo procedette. I  grassetti sono miei.

“Di Crollalanza dispose in poche ore il trasferimento di tutti gli uffici del Genio Civile, del personale tecnico, nella zona, come previsto dal piano di intervento e dalle tabelle di mobilitazione che venivano periodicamente aggiornate.

“Nella stazione di Roma, su un binario morto, era sempre in sosta un treno speciale, completo di materiale di pronto intervento, munito di apparecchiature per demolizioni e quant’altro necessario per provvedere alle prime esigenze di soccorso e di assistenza alle popolazioni terremotate. E su quel treno si accomodarono il ministro stesso e tutto il personale necessario in direzione dell’epicentro della catastrofe. Per tutto il periodo della ricostruzione Araldo di Crollalanza non si allontanò mai, dormendo in una vettura del treno speciale che si spostava da una stazione all’altra per seguire direttamente le opere di ricostruzione.

Araldo diCrollalanza, 1930

“I lavori iniziarono immediatamente. Dopo aver assicurato gli attendamenti e la prima assistenza, furono incaricate numerose imprese edili che prontamente giunsero sul posto con tutta l’attrezzatura. Lavorando su schemi di progetti standard si poté dare inizio alla costruzione di casette a piano terreno di due o tre stanze anti-sismiche, e nello stesso tempo fu iniziata la riparazione di migliaia di abitazioni ristrutturabili, in modo da riconsegnarle ai sinistrati prima dell’arrivo dell’inverno.

“A soli tre mesi dal sisma, il 28 ottobre 1930, le prime case vennero consegnate alle popolazioni della Campania, della Lucania e della Puglia. Furono costruite 3.746 case e riparate 5.190 abitazioni. Mussolini ringraziò di Crollalanza così: «Lo Stato italiano La ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all’erario 500 mila lire».  […]

Tra l’altro, le palazzine edificate in questo periodo resistettero ad un altro importante terremoto, quello dell’Irpinia, che colpì la stessa area 50 anni dopo”.

Araldo di Crollalanza ripeté l’impresa, anzi la superò, anche nella bonifica delle paludi pontine: “bonificati 1 milione e 600 mila ettari, “fatte brillare per sette mesi 4 mila mine al giorno, in tutto 800 mila”  costruite “in tre anni  2500  case coloniche complete di servizi igienici… città ( le tre maggiori furono Littoria Sabaudia Pontinia), canali strade ed opere pubbliche per 14 mila ettari”, le spese di bonifica risultarono 4.500 lire per ettaro”. Lo Stato aveva stanziato 5.500 lire per ettaro” Oscar A. Marino, Il Viaggio Interrotto,  Messina 2006).

Lungi da me ogni nostalgia. L’esperienza di governo dei Fini e dei Larussa, degli Alemanno e della Meloni  me ne avrebbero vaccinato per sempre.

 

Voglio solo far notare questo:  nel 1930 l’Italia era moderna; aveva  strutture e personale all’altezza dei tempi (di allora),  competenze  pubbliche e  doti intellettuali alla pari con le europee , ed oggi non più.

Oggi non siamo moderni. Siamo antiquati  rispetto ai tempi, siamo sorpassati.

 

3 commenti


  1. È chiaro che un qualsiasi confronto con quegli anni vede l’attuale classe politica perdente sotto ogni punto di vista, al netto delle frottole storiche propinate dagli studiosi asserviti ai vincitori della II G.M.
    Dunque non resta che proibire con la legge e il carcere per i trasgressori una qualsiasi disamina di quegli anni e, persino, i simboli evocativi.


  2. Mancando elezioni periodiche, chi governa deve pianificare a lungo termine, con gran vantaggio per l’onestà. Per cui, stabile il mestiere del politico, stabile quello del lavoratore comune. Oggi, mandando a casa i politici, di conseguenza si manda a casa/a spasso sia lavoratori che competenze. I lavoratori consideravano l’opera di riedificazione come sacrosanta, perché lo stato, invece che laico, era conforme alla tradizione religiosa, sebbene ciò sia sempre troppo poco e mai troppo. Anche gli africani di Tanganica, Angola e Camerun rimpiansero il colonialismo dei tempi del Bismark, dopo il 1918. Quando un ordine giungeva assoluto, si eseguiva, fosse con ciò pure dovuta tremare la caserma, disciplinata dal timor sacro.

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