La guerra per l’acqua tra Siria e Israele

L’analisi sul conflitto siriano s’incentra nella maggior parte dei casi sul tema religioso e su quello delle alleanze internazionali. Temi sicuramente fondamentali per comprendere le dinamiche di un conflitto come quello che sta sconvolgendo la Siria e in generale il Medio Oriente, ma che rendono molto spesso altre questioni totalmente dimenticate, nonostante siano altrettanto importanti. L’evoluzione del conflitto nel meridione della Siria, in particolare tra Damasco, ribelli, forze della coalizione internazionale e Israele riporta al centro del dibattito un tema tutt’altro che secondario nelle logiche mediorientali: l’acqua.

L’acqua del Medio Oriente si trova, fondamentalmente, in tre grandi bacini idrici: Tigri, Eufrate e Giordano. Avere il controllo di questi bacini equivale a possedere capacità di sopravvivenza e soprattutto potere nei confronti di chi si serve di quell’acqua. Sotto il profilo idrico, la Siria è un Paese molto interessante, perché, al netto di una sua evidente aridità all’interno, possiede dentro il suo territorio risorse idriche che coinvolgono tutto il Medio Oriente: Tigri ed Eufrate, pur nascendo in Turchia, passano per il nord della Siria, mentre a sud, al confine con Israele e Giordania, scorre il fiume Yarmuk, affluente fondamentale del Giordano.

È opportuno ricordare come, al netto dei profili geopolitici del conflitto siriano, il Medio Oriente ha subito tra il 2006 e il 2012 un periodo di forte siccità, dovuto da un lato a motivi climatici e, dall’altro lato, alle riforme agrarie del governo di Damasco che incoraggiarono la produzione di cotone e di grano. L’aumento della produzione intensiva di questi elementi prosciugò le falde acquifere soprattutto delle aree meridionali, proprio nei pressi di Dar’a, epicentro delle rivolte siriane e situata proprio nel cuore del bacino dello Yarmuk. Da questa siccità, derivarono conseguenze molto importanti. La carenza idrica devastò le coltivazioni e la povertà che ne è derivata ha spostato masse di popolazioni nelle aree urbane creando instabilità in tutte le grandi città siriane. La guerra civile siriana, divenuta nel tempo un laboratorio di conflitto regionale se non planetario, ha avuto il seme della discordia proprio nelle rivolte causate da questa politica agricola e di controllo delle acque dello Yarmuk.

Parlare dello Yarmuk e della sua importanza dopo sei anni di una guerra scanditi da scontri religiosi, terrorismo, bombardamenti e pulizie etniche, può sembrare paradossale. Eppure, nel sud della Siria, dove l’esercito di Damasco fronteggia incursioni sempre più frequenti delle forze israeliane, l’acqua sembra tornare ad avere un ruolo primario. Nel sud della Siria, Israele ha intensificato le operazioni belliche nei confronti del gruppo islamista noto come Yeish Jalid ibn Al-Walid, gruppo affiliato al Daesh. L’area in cui si concentrano i miliziani di questo gruppo è nei pressi delle alture del Golan, occupate da anni delle truppe israeliane, e coincide proprio con il bacino del fiume Yarmuk. Una coincidenza che non è passata inosservata, anche in Giordania, tanto che la testata Al-Ghad ha pubblicato un’analisi in cui si afferma che Tel Aviv voglia utilizzare il pretesto della guerra all’Isis per conquistare le risorse idriche dell’area assicurandosi il controllo del maggiore affluente del Giordano. Un pretesto non trascurabile, poiché l’acqua, per un Paese come Israele, è di fondamentale importanza. Ma è un pretesto che potrebbe provocare non poche frizioni con la Giordania, a sua volta interessata a non vedersi privata delle acque dolci dello Yarmuk, essendo l’unico fiume in grado di provvedere al fabbisogno idrico del Paese.

La guerra tra Siria e Israele, non formale ma ormai sostanziale visti i continui scontri tra gli eserciti dei due Stati, potrebbe perciò trasformarsi in un conflitto, ancora a bassa intensità, proprio per il controllo dell’acqua. Non una novità per il Medio Oriente, giacché sin dall’antichità l’accesso all’acqua è stato un motivo bellico più che rilevante, ma un elemento nuovo nell’analisi del conflitto siriano. La Siria ha l’assoluta necessità di conquistare più acqua possibile, e la presenza delle forze israeliane nel Golan non permette l’accesso al lago di Tiberiade, che sarebbe una fonte di assoluta importanza per l’approvvigionamento della popolazione del sud della Siria. Israele vuole controllare lo Yarmuk per mettere al sicuro il Giordano da qualunque tipo di ritorsione di Damasco, ma soprattutto per avere la garanzia assoluta di avere il possesso del bacino idrico più importante della regione, in modo da controllare la fornitura d’acqua anche dei Paesi limitrofi. La Giordania, da parte sua, ha un territorio profondamente arido in cui l’affluente del Giordano è l’unico strumento per arrivare rapidamente e autonomamente all’acqua. Ismail Serageldin una volta disse che se le guerre del Ventesimo secolo ebbero a che fare con il petrolio, quelle del Ventunesimo sarebbero state per l’acqua. Forse non sarà l’unico motivo, ma le dinamiche belliche della Siria dimostrano come non siamo troppo distanti dallo scenario descritto.

Fonte : IL GIORNALE
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3 commenti


  1. Egregio nonché stimatissimo direttore, che dire dei tre grandi laghi sotterranei di acqua primordiale in territorio libico… uno dei quali sembrerebbe vasto almeno come il nord Italia…? inoltre, probabilmente la motivazione idrica per ciò che riguarderebbe Isaraele, appare un po’ debole, vista la produzione di acqua dolce tramite osmosi inversa, a breve largamente impiegata da questo stato….


  2. Che le milizie filo-N.A.T.O. siano islamiste e jihadiste è contraddittorio. Islam e jihad sono concetti che, di per sé, fanno a pugni con le mire della N.A.T.O. L’acqua viene dalla pioggia, la quale ci ausilia quando c’è fede viva, per cui l’opposto, l’aridità materiale, consegue all’aridità della fede. Non dipende dall’agricoltura o dall’uso dell’acqua da parte degli umani, che sono sempre stati, se c’è carenza. E’ proprio l’ateismo e generare la sterilità. Il nudo non fa più scalpore perché siamo sterili, non al di sopra delle passioni, ma al di sotto di esse. La mancanza di acqua e la mancanza di prole sono fenomeni contemporanei. Tutti gli aspetti, simultanei, della desertificazione hanno la stessa causa, inerente alla storia dell’esperienza di Dio da parte dell’anima. Nell’esilio, anche autoinferto, c’è il deserto.


  3. …beh…IL GIORNALE ci è arrivato un po’ tardi e un ‘tardo’…. chi avesse studiati i scritti di Giancarlo Elia Valori anni fa avrebbe già percepito chiaramente che l’acqua era già allora la vera ‘arte del contendere’…

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