INTELLETTUALI SOVRANISTI, E’ ORA DI UNIRSI – M. Foa

Viviamo in un mondo sempre più complesso, in cui l’apparenza non corrisponde alla realtà, un mondo in cui, ricorrendo alle tecniche che Jacques Ellul aveva sapientemente individuato oltre mezzo secolo fa nel suo saggio “Propaganda”, si tende ad appropriarsi di un concetto di un’idea, di un principio, promettendo di difenderlo, per poi fare in realtà esattamente l’opposto ovvero svuotarlo di significato ma sempre pretendendo il contrario. Gli esempi sono innumerevoli.

L’ex presidente italiano Napolitano avrebbe dovuto essere il primo custode della Costituzione italiana, dunque della sua sovranità e dei suoi valori, ma durante la sua lunga permanenza al Quirinale non ha fatto altro che incentivare il trasferimento di poteri e di competenze all’Unione Europea, violando – nella forma e nella sostanza – proprio la Costituzione su cui ha prestato giuramento.

Dopo l’11 settembre i governi occidentali hanno proclamato la difesa ad oltranza delle nostre radici giudaicocristiane ma poi hanno promosso una società i cui valori sono antitetici rispetto ad esse. Il valore della famiglia, del ruolo e delle origini dell’uomo e della donna, viene rimesso in discussione dalla teoria del gender secondo cui l’identità maschile e femminile non è naturale ma frutto di condizionamenti culturali, dalla promozione dell’aborto, dai matrimoni gay e dalle adozioni gay, dai continui attacchi e alla ghettizzazione dei cattolici.

Noi eleggiamo dei Parlamenti nell’illusione che siano sovrani mentre gli ambiti in cui possono legiferare liberamente sono ridottissimi. Nell’Unione europea il diritto europeo prevale automaticamente su quello nazionale ma il fenomeno non è limitato alla Ue. In genere, codici e normative che emanano da organismi sovranazionali sovrastano quelli nazionali, anche se questi accordi non sono frutto di negoziati fra Stati sovrani ma emanano da organizzazioni che non hanno alcuna legittimità popolare e i cui vertici vengono scelti secondo criteri opachi o sconosciuti; “dettaglio” che dovrebbe allarmare tutti ma su cui in realtà quasi nessuno si interroga con la conseguenza che molti Paesi finiscono per prevedere l’adozione automatica di trattati e accordi internazionali.

Potrei continuare citando altri esempi ma mi pare superfluo. La tendenza in atto da molti decenni, e che ha subito un’accelerazione dopo il crollo del Muro di Berlino, è di una progressiva erosione del concetto di Nazione e di identità dei singoli popoli. La globalizzazione funge da immenso frullatore, in cui tutto si mischia e si confonde fino a diventare neutrale, uniforme, omologato. Questo processo è antitetico rispetto alla storia dell’Uomo e all’essenza della Natura che si basa non sulla standardizzazione ma sul proliferare della diversità come fonte di ricchezza sia culturale che biologica.

La grande novità degli ultimi anni è che sempre più persone non considerano più la globalizzazione nella sua attuale forma come un processo ineluttabile e a esserlo non sono i “no-global” della prima ora ma rappresentanti della borghesia, di quell’opinione pubblica moderata, di esponenti del centrodestra e del centrosinistra che non propongono soluzioni estreme ma che, in coscienza, sentono l’esigenza e talvolta il dovere morale di dire basta e di rivendicare la difesa della propria peculiarità nazionale, linguistica, identitaria. Rappresentano, costoro, gli anticorpi della globalizzazione e non propongono un ritorno al nazionalismo (come invece lasciano intendere i loro detrattori), bensì la ricerca di una diversa e più armoniosa collaborazione fra i popoli e la supremazia di valori che sembravano acquisiti – come la democrazia popolare – e che ora non lo sono più.  Sono di destra? Di sinistra? Apolitici? Poco importa, gli orientamenti politici sono molto diversi, non però l’esigenza che accomuna i“neosovranisti”: quella di tornare ad essere padroni del proprio destino e di continuare a credere nella supremazia della volontà popolare, in evidente rottura con l’approccio ultraélitario che accomuna l’establishment internazionalista.

Una sfida che, naturalmente, è politica ma anche culturale; con una distinzione importante. Mentre nel mondo politico stanno emergendo leader e partiti, talvolta con grande successo elettorale, il fermento culturale resta indefinito nei suoi connotati e nelle forme in cui si esprime; oscilla tra l’esigenza di occupare lo spazio dell’informazione, soprattutto sul web, e l’ambizione di dare profondità e struttura al pensiero, che però si esprime attraverso singoli autori che non interagiscono fra loro e che finora non sono stati capaci di dare vita a un vero e proprio movimento di idee.

Questa, però, è una necessità ineludibile: se, come tutto sembra suggerire, la spinta neosovranista ha l’ambizione e il desiderio di essere duratura, dovrà generare anche una corrente culturale e di pensiero, che metta in rete personalità e menti oggi slegate e che sia, per sua natura, il laboratorio capace di dare profondità e lungimiranza a questa istanza, nell’ambito di un duplice percorso: fortemente identitario da un lato ma al contempo fortemente cooperativo a livello internazionale. E non è una contraddizione: si tratta di creare un collante tra pensatori di diverse culture che credono nella valorizzazione della propria identità ma che sono consapevoli di poter incidere davvero se sapranno creare sponde, occasioni di incontro e di cooperazione con intellettuali di altri Paesi che condividono la loro stessa ambizione. I liberi pensatori che hanno avuto il coraggio di esporsi personalmente oggi devono trovare la forza di trasformarsi in un vero movimento. Di iniziare un percorso comune, polifonico nell’identità ma solidale e coeso nelle intenzioni.

 

Marcello Foa

giornalista e scrittore

direttore Corriere del Ticino


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15 commenti

  1. Luigi Copertino

    Un appello assolutamente condivisibile. Che questo sito cerca di rendere concreto da anni. Anche lo scrivente sta provando a contribuire nel suo piccolo. Però, a volte, mi chiedo quanti, anche tra i lettori di questo sito, sono disposti a perseguire la linea proposta da Foa, che richiede impegno di studio ed approfondimento e non semplicemente l’espressione sviscerale di sub-cultura, umori negativi e violenza verbale?

    Luigi Copertino

    1. Mastro Lallo

      ..se son lettori già impegnati sul fronte del non soccombere e non affogare, economicamente e psicologicamente, nel mare tempestoso di questa (oramai decennale) crisi, temo pochi.

  2. Piero61

    … condivido anche io che mi reputo patriota, rurale, cattolico ante CVII, amante della vera cultura e profondo sostenitore delle sovranità nazionali e fiero oppositore di qualsiasi “unione” a cominciare da quelle contronatura …
    saluti
    Piero e famiglia

  3. Francesco Retolatto

    Il fronte o soggetto o realtà sovranista dovrà avere al centro della sua visione Politica il recupero e la difesa diffusione del cattolicesimo o non avrà il mio sostegno.
    Sono stanco di realtà politiche che si illudono d’essere autosuficienti , penso all esperienza di Ars cui un tempo quando vivevo ancora in Italia, mostrai un certo interesse.

    Una riflessione che voglio fare trovando qui luogo di confronto con persone educate. Un tempo mi domandavo come mai personalità come un Blondet, per me uno dei piu acuti osservatori e interprete della realtà che ci é data vivere, non avesse relazioni con soggetti come Massimo Fini o Luciano Fuschini o allo stesso Stefano d’Andrea del Ars ora Fsi.
    Credo che mi sono dato la risposta qualche riga piu sopra.

    1. Luigi Ranalli

      Francesco Retolatto, sono d’accordo con lei sul fatto che un serio movimento sovranista, per quanto trasversale, dovrà avere come punto cardine la difesa della civiltà cristiana in quanto elemento fondante dell’Occidente.
      In una chiave simile il consenso potrebbe arrivare anche da sovranisti laici, che comunque riconoscono l’importanza dei Valori pur non avendo la fede (già un Massimo Fini o uno Sgarbi mi sembrano in quest’ottica).

      Il fulcro della Cristianità è imprescindibile comunque, anche perchè abbiamo visto che movimenti di questo tipo che avevano forti spinte laicistiche sono stati presto infiltrati da elementi vicini alla massoneria o sabotatori di vario genere.

      1. Luigi Ranalli

        P.S. però mi piacerebbe veder cooperare in un progetto comune un cristiano tradizionalista con un sedevacantista ed un cristiano non tradizionalista ma neanche “adulto”, un leghista che ammette il valore della Nazione ed un forzanovista. E qualche passo in questo cammino lo si può fare anche con gli orfani della sinistra che fu (es. Giulietto Chiesa) o un liberal come Foa.

  4. Gianluca Gallerani

    Pur da semplice lettore di questo prezioso sito (così come di numerosi altri, altrettanto attenti e lucidi nel testimoniare una diversa coscienza civile), sostengo con forza l’idea dell’unione di liberi pensatori che, pur nella ricchezza della propria diversità, possano dare vita ad un movimento coeso e solidale a difesa di principi oggi violati da poteri non più rappresentativi della nostra cultura e civiltà.
    Spero che, come Foà, siano tante le voci ispirate nell’ unirsi, al di là delle tante storie personali, professionali, di orientamento di fede, tradizione, estrazione, cultura politica, filosofia, ecc ecc.
    Questa epoca chiama ad uscire dalle visioni individuali cui siamo abituati per difendere valori imprescindibili ben più importanti per tutta la collettività, se vogliamo un futuro.
    Tocca ad intellettuali, bloggers, cittadini in cerca di risposte, tutti coloro i quali si sentono toccati nel profondo dall’attuale deriva, darsi da fare e testimoniare un dialogo e una convergenze che sia d’esempio e che sia tale da cambiare le cose. Non è più tempo di divisioni, fittizie o reali che siano.
    Altrimenti, chi lo farà…?
    G. G.

  5. gianni

    Nonostante il discreto successo del quale gode, Foa non possiede alcun punto di contatto con il mondo cattolico. Come tutti i giornalisti che lavorano al Giornale, quotidiano di Piazza del Gesù, l’obbedienza massonica di tutti o quasi i Forzisti, il suo verbo è il liberalismo, applicazione politica dell’individualismo filosofico, ideologia di creazione massonica, che postula l’indipendenza dell’uomo da qualsiasi ordine superiore a sé, la libera iniziativa in ogni campo dell’esistenza, e la conseguente negazione del principio di autorità, e come prima conseguenza la negazione della trascendenza e di ogni spiritualità. L’individualismo è precursore della Riforma, quindi un’idea fondamentalmente anticattolica.
    Foa non ha quindi nulla da dire e tantomeno da insegnare ad un cattolico, solo lo scopo di confondere le idee, e spesso il vizio di censurare i commenti non graditi, come ad esempio quelli che mettono in luce nel teatrino della democrazia italiana l’operato occulto delle due obbedienze massoniche, nel manovrare le due loro creature, il centrodestra ed il centrosinistra.
    E molti cascano nelle trappole.

    1. Maurizio Blondet

      a prete gianni:
      non abbiamo bisogno qui di talebani “cattolici”, né invidiosi che hanno qualche basso motivo personale per attaccare Foa o chiunque altro.
      Ci risparmi le sue opinioni.

      1. Luigi Ranalli

        Ha ragione il dott. Blondet, Gianni.
        L’atteggiamento da “talebano” è quello che produce le continue spaccature, spesso su questioni di lana caprina, anche all’interno dei cattolici.

        Dobbiamo fare una quadra sugli obiettivi comuni. Foa non sarà il più integerrimo degli oppositori, ma mi pare sincero ed i suoi ottimi articoli parlano per lui.
        Sarà un liberale e non cattolico, ma almeno sulla sovranità la vede come noi.
        Quindi un pezzo di strada assieme possiamo pure farlo, no?

        1. Luigi Ranalli

          condivido la sua ottima descrizione del liberismo ed aggiungo che in quanto figlio dell’illuminismo è fratello del comunismo e nemico della Cristianità.
          Ma il progressismo alla fine travolge i suoi stessi figli. Quei vetero-comunisti alla “Peppone” ed i liberali un po’ di vecchio stampo alla fine si sono trovati a “destra della rivoluzione” di cui per un po’ hanno fatto parte. Ora sono anche loro tra i “reazionari”, non comprendono senz’altro le cause del male, non lo sanno riconoscere nelle proprie radici ideologiche, ma almeno non vi si sono adeguati ed hanno voglia di reagire, a quanto pare.
          Le aggiungo che il comunista ed il liberale laico italiano ed europeo vecchia maniera pur non sapendolo loro stessi hanno generalmente un sostrato cristiano anche ben radicato, perché una nazione non è un pezzo di terra e basta, ma anche la tradizione e la cultura in cui si cresce.
          E’ su queste basi che possiamo intraprendere un discorso comune. Non dobbiamo mica sposarci o fare patti di sangue, ma dato che condividiamo molti punti di dissenso fare quadrato è una necessità oggi.
          Poi guardi, io non sono fascista ma da tre anni sono tesserato con Forza Nuova. Allo stesso modo non sono un cattolico tradizionalista, anzi potrei definirmi un “cattolico nominale” secondo l’azzeccata definizione di Blondet, ma quando posso vado ad Albano o a Rimini a seguire le conferenze della FSSPX che considero un arricchimento. Vedo ovunque tante persone motivate che vorrebbero cambiare le cose ma sono tante piccole realtà frammentate spesso troppo fiere della propria integrità per dialogare. Ma ci si può anche incontrare sui punti in comune senza per questo svendere i propri princìpi. La proposta io la intendo così.

  6. rino

    Direi di estendere la cooperazione anche ai neo-sovranisti di altre religioni. So che è difficile e può apparire eretico ma deve esserci un punto di incontro operativo almeno tra le tre religioni abramitiche e tra gente di buona volontà. È un’istanza che prevede sia l’uomo a fare il primo passo senza rifiutare la pur necessaria e indispensabile escatologia cristiana. Non si dice “aiutati che Dio ti aiuta”?
    E qui devo dire con rammarico che purtroppo non abbiamo più in questo sito il confronto con i lettori musulmani che inizialmente apportavano sovente il loro contributo.

    1. Luigi Ranalli

      Per sovranità intendevamo quella italiana e degli altri Stati europei, no?
      L’Europa è fondata sulla cristianità e su un riflesso dell’eredità greco-romana. La sovranità europea può richiamarsi solo a questi princìpi, salvo negare se stessa.

      Cos’è un sovranista musulmano, il fanatico dello “stato islamico”?
      Ed il sovranista ebreo, il nazi-sionista?
      Che c’entrano questi con l’Europa?

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