Il progressismo è nemico della civiltà

Egregio signor Blondet, la riconosco come mio maestro e sentendomi io un suo allievo, le chiedo se può fornirmi la sua autorevole opinione in merito a una mia considerazione: mi sembra che il concetto di “progresso”, sia estraneo alla cultura classica: mi pare d’ aver capito che i fondatori della civiltà occidentale, gli antichi Greci, non credessero che lo scorrere in avanti del tempo, porti sempre e comunque a qualcosa di migliore di quanto c’ era prima, convinzione che è un caposaldo della cultura anglosassone e rivoluzionaria francese: secondo lei, mi sbaglio se dico che tale idea è una “contaminazione” della cultura ebraica, dalla quale gli Anglosassoni paiono particolarmente soggiogati ?

                                  Cordiali saluti

                                    Massimo

 

Caro”allievo”, il problema che mi poni mi appassiona poco oggi. Mi pare più urgente denunciare il progressismo come nemico della società, anzi della civiltà, e suo disgregatore. Lo dico alle scene selvagge avvenute a Colonia, dove mille e più “profughi siriani” hanno aggredito, palpato, derubato, violentato almeno novanta donne tedesche, islamicamente strapieni di alcool (comprato col sussidio dello Stato progressista); ad una polizia che, abituata a multare per divieto di sosta una popolazione obbediente e civile, s’è trovata completamente disarmata e sopraffatta; ai media progressisti che hanno taciuto per cinque giorni la verità orribile, perché smentiva il mito progressista che l’integrazione è semplice, che le “identità culturali”, le religioni, i costumi, siano differenze trascurabili, coloriti elementi di folklore.

Paradossalmente, i violentatori islamici non hanno fatto che obbedire a quel che la loro “cultura” suggerisce a giovani maschi robusti, senza mogli, in terra di conquista e di infedeli, dove le donne si scoprono e sono prede, in un paese che disprezzano e deridono proprio perché li paga, veste e nutre in base ad una ideologia dell’accoglienza che non possono se non deridere:   il che – sia detto per inciso – spiega a posteriori benissimo come mai i dittatori locali, gli Assad, gli Al Sisi, i Gheddafi trattano le loro popolazioni col pugno di ferro, le esecuzioni e il terrore. Lasciate “libere” a celebrare le loro primavere, quelle plebi fanno quel che hanno fatto a Colonia:   cominciando con il massacrare i loro avversari religiosi e politici, e finendo allo stupro di massa.

 

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Tutto ciò era prevedibile. E’ il progressismo – ormai diventato senso comune dell’uomo-massa – che s’è reso cieco, insultando chi metteva in guardia da un’”accoglienza” a milioni come xenofobo, fascista, egoista, ottuso oscurantista – perché “il progresso esige la fine dello stato nazionale” , il “progresso” essendo la globalizzazione dettata dai poteri transnazionali – e le identità nazionali sono un residuo del passato,   da “superare” e bisogna avanzare a marce accelerate nella civiltà unica, dove tutti saranno facilmente omologati. E’ il progressismo che ha reso stupida la nostra Boldrini, che due mesi fa’ esaltava l’accoglienza di Colonia come “vittoria dell’accoglienza e della lungimiranza”, e che oggi fa’ dire alla sindachessa che le concittadine devono imparare a “tenere a distanza di un braccio gli estranei”: consiglio che vale per un ricevimento in giardino; un po’ meno utile in caso di invasione barbarica. Invasione, beninteso, essa stessa provocata dal progressismo. Dalla convinzione ideologicamente ottimista   che una società possa reggere con altri milioni di immigrati venuti da altre culture, e mantenere lo stesso livello di civismo, di ordine; per non parlare dello stato sociale che viene aggredito, delle previdenze sanitarie, provvidenze   per la vecchiaia e sicurezze economiche che sono demolite dall’assalto. In Italia sono milioni gli immigrati, e per metà sono disoccupati o inoccupati,   mogli e figli che gravano sul sistema senza pagarne i costi…

Il "Progresso" è questo
Il “Progresso” è questo

Qui si vede finalmente chiaro – spero – che il progressismo sta sgretolando la civiltà come noi la conosciamo. Essa è frutto di millenni di conquiste difficili, strappate con esperienze collettive dolorose, che hanno creato identità, costumi più dolci (per esempio la disabitudine alla violenza, che ci rende inermi); ma è proprio del progressismo spregiare il passato, pensare che la modernità non ha nulla da imparare dalle tradizioni, che esse non sono che “superstizioni” di antichi oscurantismi ovviamente “superati”. Residui e spazzatura da depurare l’uomo “moderno” in quanto moderno. Che deve fiorire in un paesaggio paradisiaco perché senza tracce di antico, liberato da “autoritarismi” e “credenze irrazionali”, specie religiose…

Già almeno 70 anni fa’ Ortega y Gasset spiegava che “il progressismo è incapace di trasmettere il progresso”, proprio perché ritenendo di non aver nulla da imparare dalla tradizione, non la trasmette – non la insegna – ai “barbari verticali” che investono la società europea dal di dentro, sotto forma di nuove generazioni, di figli da educare – da civilizzare. Per questo scrisse che il progressismo è un vizio culturale “la cui cura o correzione è una delle riforme più urgenti da compiere   nella mentalità contemporanea”.

Non curato o corretto, il vizio progressista, con il suo corollario di stupido ottimismo intellettuale, già non sapeva civilizzare i barbari verticali, ossia insegna il progresso ai propri figli, che infatti crescono barbari, obbedienti alle loro pulsioni immediate, viziati da una società che li incita al godimento edonista e dozzinale; figurarsi se può civilizzare i barbari esterni, che ha idiotamente invitato.

Ormai dovrebbe essere evidente che il progressismo ha raggiunto un grado peggiore, è sceso in un livello in cui è ancora più pericoloso: non solo non sa mantenere il progresso, ma lo distrugge volontariamente.

Dal “Vero o Falso” al “Nuovo o Vecchio”

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Come? Perché esso ormai, a forza di politicamente corretto ed essendo diventato   la “cultura comune” dell’uomo-massa – ricordiamo, colui per cui vivere è essere quello che già è, senza alcuno sforzo su di sé per migliorarsi – s’è reso il compito più facile: è il progressismo che si arroga oggi di definire quello che è “progresso” e che non lo è. Per esempio, ha deciso che è “progressista” l’accoglienza senza limiti di immigrati venienti da mille parti del mondo.   Altro esempio: ha decretato che è “progresso” la teoria del gender, ossia che i sessi non sono un dato naturale ma una “abitudine culturale” ereditata dal passato (oscurantista); per cui ritiene suo dovere progressista insegnare ai bambini già all’asilo, se maschietti, a sentirsi femmine, e se femmine a farsi maschi: ciò li educherebbe, secondo i progressisti, a diventare cittadini che “non discriminano i gay”.

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Hanno definito “progresso” anche il “matrimonio” degli omosessuali, oltre che l’esibizione svergognata della propria inversione. Così è stato facile colpire come omofobi coloro che mettono in guardia da un simile attacco ai costumi. Che per millenni la società europea si sia retta (fra l’altro) sulla contenutezza sessuale e l’educazione al pudore e al riserbo intimo, se non alla sublimazione delle pulsioni,   per i progressisti non conta nulla; anzi peggio, è una superstizione da cui liberare l’uomo, perché non resti negato dai “tabù”. L’esibizione dei finocchi nei gay pride è “educativa”   per la società, la toglie dal suo “immobilismo” e moralismo. Naturalmente, con l’apertura della fogna omosessuale hanno aperto ad uno sbocco di liquame che si riversa nella società con effetti ripugnanti, che si vedranno. Un altro contributo alla demolizione della civiltà   spacciato come progresso.

Si sono resi il compito facile: definiscono loro che è “progresso” dare alle coppie omosessuali il diritto ad adottare bambini altrui. Così non devono più   nemmeno   portare argomenti. “Siamo il fanalino di coda in Europa”, dicono le Boldrini, i Renzi. E questo basta. Ora, una simile argomentazione   è una pura e semplice offesa all’intelletto. Non lo sembra ai progressisti solo perché hanno sostituito le domande permanenti (che esigono risposte ardue) con una stupida: non più “ è bene o male?” , ma “è vecchio o nuovo”? Una questione di verità e di giustizia diventa una questione di moda.

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Se sei contro, non sei alla moda. Così si abbandonano ai più devastanti esperimenti di ingegneria sociale – siamo già alla proposta di insegnare ai bambini dell’asilo la masturbazione – perché hanno sostituito le antitesi permanenti, che guidano la civiltà da sempre “Vero o Falso, “Giusto o Ingiusto”, “Bene-Male”.

Naturalmente, questo vizio infuria ormai senza freni nella istituzione che un tempo almeno ricordava (se non difendeva più) la tradizione: la Chiesa. Dove il modernismo, forma clericale del progressismo, ha ormai il potere totale.  E si è reso il compito facile accettando un’idea scaduta, pù raggiungibile, di “bene”. Per due millenni  ha in qualche modo salvaguardato l’idea che “progresso” è formare i caratteri   propri figli a dominare le proprie pulsioni, valorizzare la purezza (propria e delle donne), pretendere da sé una cavalleresca superiorità e coraggio, coltivare la fedeltà, lealtà, la dignità, la capacità di soffrire, di abnegazione e sacrificio per il bene comune e il prossimo: così sé costituita la civiltà. Adesso la Chiesa ha decretato la misericordia per tutti e punta all’Onu delle religioni e alla religione di Gaya, dove è peccato non fare la raccolta differenziata (facile no?). Ovviamente nessuna istanza ricorda più quella che per Ortega (che nemmeno era credente) era la necessaria filosofia cui l’Europa doveva tornare come “la sola che possa salvarla: tornare a capire che l’uomo,   gli piaccia o no, è un essere obbligato per costituzione a cercare un’istanza superiore”. E che l’uomo-massa essendo incapace appunto di darsela, la deve ricevere: da un’autorità eccellente.

L’autorità!  Vade retro. Negli anni ’70 un esploratore e scrittore francese, Jean Raspail, scrisse in un romanzo, Il Campo dei Santi, quel che avviene oggi: torme di milioni di immigrati dal terzo mondo che invadono   su barconi l’Europa, e l’Europa che ne muore. Per questo, soffre da quarant’anni nel ghetto in cui il progressismo l’ha chiuso: razzista , xenofobo, denunciato dalla Lega anti-discriminazione (in Italia il libro è stato pubblicato da AR, editrice- ghetto della cultura di destra impresentabile)  Nel 2013 una rivista ha avuto il coraggio di chiedergli quel che penava del “problema dell’immigrazione” e di come secondo lui si poteva risolvere.

“Non ci sono che due soluzioni – rispose stanco (ha 90 anni) Raspail – o si prova di accomodarcisi, e la Francia, la sua cultura, la civiltà , sarà cancellata senza nemmeno che si facciano i funerali, ed è quello che secondo me   avverrà. Oppure non ci si adatta affatto – ossia si cessa di sacralizzare l’Altro e si riscopre che il “prossimo” è anzitutto quello che vive al tuo fianco. Ciò suppone che per qualche tempo si lascino da parte queste “Idee cristiane diventate folli”, come diceva Chesterton, questi ‘diritti dell’uomo’ sviati, e che si prendano le misure di allontanamento collettivo e senza appello per evitare la dissoluzione di un paese. Al punto in cui siamo, le misure che dovremmo prendere sarebbero forzatamente molto coercitive. Non ci credo, e non vedo alcuno che abbia il coraggio di prenderle. Bisognerebbe mettere in gioco la propria anima…”.

Nessun politico farà nulla. “E’ come il debito pubblico, lo stanno passando ai nipoti: saranno loro a vedersela coi problemi dell’immigrazione di massa. L’Europa cammina verso la morte”.

Morta di progressismo.

 

 

 

 

 

11 commenti


  1. Tutte le tradizioni e le religioni ortodosse insegnano che da un’origine di luce si va’, inevitabilmente, verso un futuro di oscurità e dissoluzione. Il progressismo appartiene solo ed esclusivamente alla civiltà occidentale moderna, e non ha ragione di esistere nemmeno teoricamente, perché è un’assurdità illogica.


  2. I “progressisti”, alla fine, sono quelli che fanno di tutto per evitarsi delle rogne. Sono quelli che hanno capito che la gente ama vivere nel benessere e senza guai, e per questo cercano di evitare ogni conflitto che possa turbarla nel suo sogno

  3. Mastro Lallo

    …leggendo il commento di Massimo, devo dire che ormai anch’io sento e vivo gli articoli di Blondet (che seguo da, ormai, un decennio) come quelli del “Maestro”…un vero e proprio Virgilio (ovviamente senza sentirmi un Dante!), che guida e fa luce in questa “selva oscura”….in questa “selva selvaggia e aspra e forte, che nel pensier rinova la paura”, quale è la realtà, penosa, dell’informazione moderna.
    Credo che, senza Blondet, si sprofonderebbe, in un batter d’occhio, nella palude della totale dis-informazione della quasi-totalità dei mass-media moderni (sicuramente di quelli cartacei, televisivi e radiofonici).
    Anche quei giornalisti, come Foa, che sono (o si sforzano di essere, di mostrarsi) meno “politically correct” (della media), non gli arrivano nemmeno “al garretto”, a un giornalista come Blondet!
    Peccato che il 99,99999% dei popoli italici non conoscano un giornalista così. 🙁
    Lunga vita al Direttore!
    God Save Blondet!
    Grazie.

  4. manodestra

    “Paradossalmente, i violentatori islamici non hanno fatto che obbedire a quel che la loro “cultura” suggerisce a giovani maschi robusti, senza mogli, in terra di conquista e di infedeli”. Egregio direttore ma lei che Islam ha studiato se mai lo ha fatto? L’Islam suggerisce di andare a violentare donne “infedeli” nella terra dove si viene ospitati? La sua è un’altra analisi dell’Islam come quella in cui tempo fa brillò partendo da una setta eretica scita per arrivare a dare definizioni diciamo “sinteticamente squalificate?” sull’Islam sunnita e in generale? Nel caso di qaunto avvenuto in germania posso essere d’accordo nel dire che erano per la maggior parte nordafricani o arabi. ma cosa c’entra l’essere di origine musulmana? l’Islam, contrariamente a quel che si dice o quello che alcuni razzolano, proibisce sia bere che avere rapporti al di fuori del matrimonio, o prendere o spacciare droga. Meno che mai avere rapporti improntati allo scontro o alla violenza con gli altri, quindi in questo caso direi che c’è ben poco di musulmano. Allora tutti quelli che commettono violenza sulle donne nel mondo occidentale o in italia sono cristiani violentatori? solo perchè sono nati cristiani o in questo caso musulmani? la prossima volta che c’è lo stupro di gruppo dei ragazzetti italiani ci mettiamo che sono cristiani non integrati? A lei piace molto la Russia (che io pure detto tra parentesi non disprezzo affatto anzi) dove la violenza sulle donne e l’abuso di alcool non è proprio lontano da essere una piaga eppure mai direi e credo direbbe, che tale “costume” sia da attribuirsi in qualsiasi modo alla religione, cristiana in questo caso. sarebbe un tradire la Religione e la Tradizione lasciandola in bocca a bestie cialtrone. Non lo faccia

  5. rino

    Il problema non è quel che dice l’islam. Il problema è il fenomeno dell’immigrazione (da parte di chi accoglie) con il relativo problema dell’emigrazione (da parte di chi lascia partire): ragazzi giovani che partono per andare in occidente sono musulmani perché le relative famiglie d’origine lo sono, ma ancora molto acerbi, come lo si è tendenzialmente a vent’anni da tutte le parti del mondo. Il contatto con paesi nuovi, dove le donne sono così facilmente alla portata di tutti, scatena quelle pulsioni che la religione natia non ha fatto in tempo a sublimare. A vent’anni, (da noi anche a trenta e qualcuno perfino di più) si è uomini-massa e difficilmente i valori di checchessia religione riescono ad attecchire.
    Penso che Blondet intendesse questo anziché denigrare l’islam.

  6. Apollineo

    Caro Mastro Lallo, condivido la Sua opinione. Come Solženicyn, è “l’uomo che dice la verità”. Come il grande russo, è emarginato (per fortuna non in un gulag comunista!). Toccherà a noi diffondere i suoi articoli, i suoi libri, anche per criticarli, ma avendo il dono inestimabile di far aprire le menti.
    Un esempio di riflessione veritiera ci è dato da questo articolo, coerente con il libro, bellissimo “Selvaggi cono telefonino, ed. effedieffe”.
    Oggi sedicenti progressisti vogliono aprire a milioni di immigrati musulmani. Ma l’islam non è solo una religione, un credo, una metafisica. Noi occidentali siamo talmente secolarizzati da credere, come il gentilissimo signore che si firma qui sopra “Manodestra”, che la religione sia “fatto privato del rapporto con un ente trascendente”. Ma queste sono idiozie inventate dai massoni per giustificare le espropriazioni dei terreni eccesiastici. L’islam è anche un’antropologia, un modo di intendere le relazioni (tribalismo, maschilismo, esaltazione della furbizia contro quelli che non sono della Umma). Per cui non stupiamoci se molti maschi musulmani bevono alcolici. Se spessissimo falliscono i matrimoni con donne “infedeli”. Magari non sono praticanti, certo (se lo fossero, sarebbero forse più integrabili? Un bel dilemma…).
    Volete la dimostrazione del loro legame con l’islam?
    Provate a dire qualcosa contro Maometto o l’islam; che ne so? qualcosa su una certa moglie bambina piuttosto che sull’altissima percentuale di anafabeti nel mondo di oggi. Vedrete come si arrabbiano! Forse vi è un’eccezione: gli Albanesi, ma loro hanno avuto una storia di eradicazione violenta con Hoxa. E non parlo dei Kosovari, che pure sono Albanesi.
    Provate invece a dire le fesserie del Codice da Vinci contro Nostro Signore, o qualche stupudaggine storica contra la Chiesa (ciò che fa la scuola!). Bene: drogati, alcolizzati, fannulloni assistiti, stupratori occidentali non si dichiareranno certo offesi. Anzi, diranno che i loro fallimenti sono colpa della Chiesa. Non mi pare che i musulmani abbiano l’onesta intellettuale di chiedersi se ALCUNI, dico “alcuni”, non tutti, loro fallimenti risiedano in certa mentalità arcaica, maschilista, che divide l’umana famiglia in fedeli e infedeli, uomini e donne, casa della pace ( Per esempioo l’arabia saudita, un bel mondello di civiltà) e casa della guerra. La “casa della guerra”, mi ha spiegato un esperto filo islamico, un cattedratico, è “li dove l’islam è minoranza”. Per ora è minoranza, per dire, a Bologna: allora ci si può concedere qualche libertà, una bella sbronza. Tanto gli infedeli sono stupidi, pensano al medioevo, alle belle stupidaggini con le quali si sono auto-condannati. Allah-u-ackbar!

      1. Apollineo

        sarebbe un onore non essere inseriti nella umma di cui il sig.manodestra fa il difensore d’ufficio!
        Ma il sito non è mica del dott.Blondet? Oppure anche qui ci dobbiamo sorbire l’orwelliana pisco-polizia?

  7. Carlo

    Da quello che si legge i vari stupratori – ma chiamiamoli con il loro vero nome: delinquenti! – sembra fossero in parte extraeuropei e in parte tedeschi stessi (forse stanchi della parità dei sessi?). Se ciò è vero, e sarà difficile risalire veramente ai fatti, appare essere una speciale prova di forza di qualche parte politica tedesca, una specie di false-flag che induca i tedeschi a gettare alle ortiche la Merkel.


  8. E la legge fondamentale dell ‘ universo, la legge dell’ entropia: TUTTI i sistemi si usurano… vanno verso la dissipazione, la disgregazione e la stasi.
    Nei sistemi umani soltanto una buona qualità delle “risorse umane” può dare ai sistemi stessi una certa durata, comunque non infinita e “circolare” [come subdolamente “sussurrano” i massoni !]

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