Glorie del liberismo globale: la “Disumanizzazione del Lavoro”

 

CORTEO DI PROTESTA OPERATORI CALLA CENTER ALMAVIVA.

La “Disumanizzazione del Lavoro”

di , 1 gennaio 2017

“La notizia dei 1.666 licenziamenti di Almaviva Roma rende drammaticamente attuale la necessità di una nuova legge sui call_center”

Con questa frase riportata in rosso, è iniziato un articolo a firma di Domenico Camodeca pubblicato sul web di BLASTING-NEWS venerdì 30 dicembre, per sintetizzare l’ultimo atto (… per ora) della crisi di ALMAVIVA. L’autore, nel suo intervento. ripercorre i vari passaggi – episodi e tempi – con si è giunti a tale drammatico epilogo ed espone altresì le proposte elaborate dal M5-S per regolamentare al più presto le attività dei call center e meglio tutelare i lavoratori. Ciò a prescindere, comunque, dalla richiesta di una opportuna revisione contabile amministrativa dei bilanci societari di Almaviva Contact, al fine di controllare il reale stato di crisi dell’azienda.

Da parte mia ho esaminato con attenzione i 5 punti in cui si articola la proposta legislativa del M5-S (a firma Cominardi-Lombardi) e, pur ritenendo tali punti condivisibili e tecnicamente attuabili, credo che comunque siano probabilmente insufficienti a regolamentare una così vasta crisi che riguarda tutto il settore dei call center.

Infatti, a mio giudizio, il “problema da risolvere” non è solo nelle modalità del  funzionamento di tale settore, ma negli stessi presupposti che, a monte, hanno determinato, prodotto ed incrementato questa atipica attività di servizi. Bisognerebbe cioè intervenire direttamente su quelle motivazioni per cui moltissime nostre imprese hanno ritenuto opportuno non utilizzare all’interno delle loro  strutture le proprie risorse umane; pertanto, anziché gestire con flessibilità uno staff di propri dipendenti o collaboratori per un’attività telefonica e di ascolto, hanno preferito appaltare e delegare tale esecuzione a società esterne, che a loro volta hanno ulteriormente delocalizzato lo stesso servizio, spesso anche all’estero.

callcenter-750x400 Tali motivazioni derivano solo dalla logica delle leggi di mercato e del  massimo profitto, nonché dalla politica delle multinazionali e di una finanza  apolide, ove “l’uomo” viene considerato solo come un numero e non come un  soggetto a cui deve essere riconosciuta una intrinseca dignità, anche in virtù  del suo apporto intellettuale, professionale e lavorativo. Al concetto di  “Umanesimo del Lavoro”, recentemente rievocato anche dal Sommo  Pontefice – Papa Bergoglio, attualmente le logiche del mercato privilegiano  la disumanizzazione del lavoratore, anteponendo gli  indici della produttività  e del profitto al rispetto della persona.  In questa epoca di globalizzazione, la delocalizzazione delle  produzioni e dei servizi, così come la ghettizzazione del lavoratore  in una sorta di anonima catena di montaggio, sono – a mio giudizio  – le estreme e barbare conseguenze del taylorismo. E qui si innestano le colpe di quei sindacati che hanno accettato e favorito la segmentazione dei processi produttivi, così come una artificiosa iper specializzazione  (o dequalificazione) del lavoratore, con la creazione di vere e proprie “gabbie mansionarie”.

Provocatoriamente sarebbe pertanto auspicabile che le attività dei call center venissero vietate per legge e, di conseguenza, con la obbligatorietà – anche le piccole imprese – ad assumere nei propri organici (con opportune facilitazioni contributive ed incentivazioni fiscali) personale da adibire a quelle attività attualmente delegate all’esterno e, purtroppo, spesso all’estero. Dato l’argomento, non si possono non evidenziare – oltre ai demeriti di una certa classe imprenditoriale gretta e meschina – anche le colpe delle compagini sindacali, miopi ed incolte, che hanno spesso svenduto la dignità del lavoro in cambio di soli temporanei aumenti salariali, non memori di ben altre conquiste conseguite in precedenti legislazioni, ove la tutela del lavoro era in quei  tempi lontani – quasi un concetto avveniristico e d’avanguardia in Italia, in Europa e nel mondo.

Occorre ora una nuova cultura da far recepire al mondo aziendale (a tutti i livelli e a tutte le fasce …, imprenditori, manager, dipendenti, collaboratori), anche con una  imposizione forzosa. qualora necessaria. Oggi più che mai si avverte la necessità per un nuovo “Rinascimento”, che faccia riferimento a valori, principi e sentimenti d’identità oramai dimenticati …. una necessità irrinunciabile, per continuare ad esistere.

E, concludendo, a tutte le famiglie dei lavoratoti di Almaviva, attualmente abbandonate in pesanti difficoltà proprio alla vigilia della fine del 2016, un sincero augurio per il Nuovo Anno

Domenica, 1 Gennaio 2017

Giuliano MARCHETTI

da www.consullpress.eu

4 commenti

  1. Luigi Copertino

    L’articolo è stato postato per far riflettere i laudatores del liberismo. Tuttavia l’idea, proposta dall’autore, potrebbe essere inefficace se non si affronta di petto il problema della globalizzazione. Infatti, attualmente, se certi provvedimenti di divieto non sono adottati contemporaneamente in tutto il mondo e se le frontiere continuano a restare aperte ai capitali (questo, la liberalizzazione e la mobilità assoluta del capitale, e non i poveracci immigrati, è il vero problema, di cui però “nazionalisti” e “populisti” non parlano mai preferendo, per motivi elettorali, solo il tema dell’immigrazione, contribuendo così a scatenare la guerra tra poveri) le imprese semplicemente lascerebbero il Paese che adotta certi provvedimenti restrittivi per trasferirsi in quelli che non li adottano. Anzi, il rischio sta proprio nel fatto che il grande capitale transnazionale, in tal modo, metterebbe in concorrenza tra loro – al ribasso delle tutele del lavoro – gli Stati. Ulteriore dimostrazione che senza più lo Stato nazionale, nel cui solo alveo storicamente il lavoro ha trovato, nel secolo scorso, degna tutela, è il capitale a farla da padrone. Ditelo alla sinistra cosmopolita ed arcobaleno!

    Luigi Copertino

  2. Emilio

    Giacche’ i grullini si sono manifestati in tutto il loro liberismo ed europeismo, vorrei portare l’attenzione sul loro reddito di cittadinanza che, a come gli stessi lo descrivono, e’ molto simile alla Hartz IV crucca.
    Dall’ottimo sito vocidallagermania.

    “Vivo di Hartz IV da otto anni. A volte mi sembra di essere in un carcere a cielo aperto. Ogni Euro che spendo lo devo documentare. Tutto viene controllato, verso di me c’è più diffidenza che fiducia. Se non mi presento ad un appuntamento al Jobcenter devo immediatamente fare i conti con le sanzioni.

    Trovo che l’intero sistema sia poco dignitoso. Le persone semplici sono vessate. Con i milionari e gli evasori fiscali lo stato è incredibilmente generoso. A me invece vengono a controllare se ho speso 5 € di troppo.

    Fin da piccolo mi è stato insegnato ad impegnarmi in quello che facevo. I miei genitori mi hanno sempre fatto capire che era molto importante. Questa convinzione fino ad otto anni fa è stato il mio motto per la vita.

    Ho sempre lavorato.

    Poi è arrivato il giorno in cui ho dovuto tirare il freno d’emergenza. Ero vicino al burn-out. Inoltre dovevo occuparmi del mio forte mal di schiena, le cose andavano davvero male per me. Allora mi sono chiesto: che cosa vuoi davvero? Salute o denaro? Ho scelto la prima.

    Per un anno, a causa delle condizioni di salute, non ho potuto lavorare. E’ stato il periodo piu’ duro, perché mi sentivo totalmente inutile. Poi ho iniziato un minijob come assistente alla residenza dei malati di AIDS di Monaco. Ormai lo faccio da 7 anni. Mi piace molto questo lavoro.

    Il mio affitto viene pagato dal centro per l’impiego. Alla fine mi restano circa 500 € per vivere. Con questi soldi devo comprare il cibo e tutto il resto necessario. Cinema, concerti, escursioni – non me li posso proprio permettere.

    Al contrario cerco di risparmiare il piu’ possibile. Chiunque ha bisogno di un piccolo gruzzolo. Ad esempio il mio forno recentemente si è rotto. Spero di potermene permettere uno nuovo in un paio di mesi. Fino ad ora i soldi bastavano per vivere. Poi ho ricevuto una lettera dal centro per l’impiego.

    Il 31 di agosto mi hanno fatto sapere che il mio sussidio sarà completamente sospeso. Da oggi a domani. Senza preavviso. E’ stato un grande schock per me, perché dovevo pagare il mio affitto nel giro di pochi giorni. E non avevo soldi sul conto.

    La ragione del ritiro del sussidio era un certificato mancante da parte del mio medico. Il documento doveva appunto certificare se dal punto di vista della mia salute mi sarebbe stato possibile lavorare. Poiché il mio medico era in vacanza, non avevo potuto farlo.

    Tre sanzioni in una settimana

    A cio’ si aggiunge che ero anche malato. Avevo presentato al Jobcenter un certificato di malattia. Ma proprio nelle 2 settimane in cui ero stato malato l’ufficio di collocamento aveva organizzato 2 appuntamenti ai quali non mi ero potuto presentare.

    Ho poi scoperto che il Jobcenter riconosce il classico certificato medico di malattia a discrezione dell’impiegato. L’addetto a me assegnato ha preferito non farlo. Per questo ho ricevuto 2 ulteriori sanzioni. In una settimana ho quindi ricevuto 3 sanzioni.

    Ho presentato immediatamente un ricorso al Sozialgericht (Tribunale sociale). 3 settimane dopo è arrivata una boccata d’ossigeno: il Jobcenter non aveva agito correttamente ed io ho ricevuto i miei soldi indietro. Il caso tuttavia non era ancora chiuso. A novembre mi hanno comunicato che a partire da dicembre per 3 mesi avrebbero tagliato il 20% del mio sussidio.

    Non mi deprime il fatto di avere meno soldi. Quello che trovo insostenibile è il modo in cui ci trattano. Sono delle vere e proprie vessazioni. Ho come l’impressione che gli impiegati del jobcenter siano esortati ad imporre delle sanzioni.

    Il rapporto con i Jobcenter è cambiato

    Prima non era cosi’. In passato si lavorava bene con l’ufficio di collocamento. Da circa un anno è cambiato tutto Il rapporto è diverso. A volte ho la sensazione che stiano cercando l’ago nel pagliaio. E non appena trovano qualcosa ti tagliano il sussidio.

    Quello che mi ha sorpreso: nel mese di agosto avevo 2 appuntamenti, uno dietro l’altro, esattamente nel periodo in cui ero malato. Da allora non c’è piu’ stato un singolo invito per un colloquio da parte del Jobcenter. Mi chiedo se non l’abbiano fatto apposta.

    Poco dopo il taglio del 20% del sussidio, un conoscente mi ha parlato dell’iniziativa Sanktionsfrei. E’ stata la mia salvezza. Si sono messi in contatto con me nel giro di un giorno e si sono fatti carico dell’importo che mi era stato ridotto.

    L’iniziativa Sanktionsfrei mi ha dato nuovamente speranza e la convinzione che là fuori ci sono ancora persone che mi possono aiutare e che non mi considerano un cittadino di seconda classe.

    Un destinatario di Hartz IV viene percepito dalla società come un essere inutile. Siamo stigmatizzati. Ma dietro ogni uomo c’è una storia. C’è una ragione per la quale siamo diventati disoccupati. La maggior parte delle persone non riesce a capirlo.

    E la cosa piu’ assurda è: io non sono disoccupato – ho un lavoro. Ma con il lavoro che faccio non guadagno abbastanza per vivere. Lo stato mi considera un disoccupato, ma in realtà io non lo sono.”

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