Accanto a Putin è ricomparso Ivanov. Forse è un sintomo.

Il 27 luglio, a fianco di Putin visita al presidente della Finlandia, è apparso di nuovo Sergei  Ivanov.  Giusto un anno fa, nell’agosto 2016,  l’uomo  era stato congedato , se non  rimosso, dalla posizione di capo dello staff di Vladimir Putin; con tutti gli onori e ringraziamenti del caso, il presidente l’aveva nominato suo “rappresentante speciale per  l’ambiente  e le questioni dei trasporti”.   Una carriera  ventennale  nella sezione esteri del KGB,  poi nel ’98, quando Putin divenne direttore del FSB chiamato da lui a fargli da vice, capo  del Consiglio di Sicurezza, poi energico ministro della Difesa, vice primo ministro e infine capo dello Staff –  Sergei Borisovic Ivanov è sempre stato visto come il braccio destro di Putin,  che lo ha  sempre chiamato personalmente  ai posti successivamente ricoperti, suo uomo di fiducia, e  – insieme – il rappresentante dei Siloviki  (“uomini della forza”),   la vecchia guardia patriottica degli Kgb al potere fuori di vista.  Energico carattere, personalità rilevante e fine analista,  era da sempre considerato anche l’esponente dell’ala della fermezza, e  il consigliere dell’ala dura accanto a Vladimir.

Il suo congedo  a 63 anni  fu  dunque interpretato come una  vittoria della linea duttile e pieghevole, diplomatica, mirante alla concciliazione ed amichevole, di Putin verso gli occidentali, contro un’ala  dell’Establishment che ha sempre considerato quella linea troppo molle.

Adesso, la  ricomparsa di  un redivivo  Ivanov  accanto a Putin  in una missione estera (a  meno che non sia occasionale: Ivanov è stato capostazione del KGB ad Helsinki  e parla l’improbabile lingua  locale),  è un segnale che qualcosa di profondo è cambiato nel Deep State russo. Dopo le mille provocazioni in Siria e Ucraina,   la goccia che ha fatto traboccare il vaso  è stata l’isteria anti-moscovita  del Congresso e la raffica di nuove sanzioni,  e la minaccia di fornire armi anticarro a Kiev: è  perduta la speranza di organizzare un modus vivendi normale  e stringere  accordi distensivi con  gli Usa, su cui Putin basava i suoi metodi e la sua flessibile diplomazia. Nonostante  una popolarità che resta mai vista (l’83%) presso  i russi,  Putin “si trova sempre più vulnerabile ad  una critica”:  quella di “mollezza”.   Gli ambienti  che contano, in Russia, hanno visto che la pazienza di Vladimir non ha portato a nulla, anzi: mai    le relazioni con Washington e l’Europa sono state peggiori, nonostante tutti gli sforzi.

Lo ha detto lo stesso Putin durante la visita in Finlandia, a  proposito delle forsennate nuove sanzioni del Congresso.  Il comportamento americano “distrugge le relazioni internazionali e il diritto internazionale. Noi ci  siamo comportati in modo trattenuto e paziente, ma ad un certo punto bisogna rispondere. Ci è impossibile tollerare all’infinito questo genere d’insolenza verso il nostro paese”.

Se anche Medvedev è diventato un duro…

Va notata anche la reazione del primo ministro Dimitri Medvedev alle nuove sanzioni. Medvedev  può essere visto come l’opposto di Ivanov: liberista, filo-occidentale, moderato, persino “atlantista”.  Succeduto a Putin come presidente della Federazione nel 2008 fino al 2012,  è stato Medvedev  a firmare il New START, una (ulteriore)  riduzione congiunta delle  armi atomiche con gli Usa,  che è stato anche un”reset” (riaggiustamento) delle relazioni russo-americane, danneggiate dalla guerricciola della Georgia (armata dagli israeliani) nel 2008; ad aumentare la cooperazione con gli altri Paesi della NATO; a far entrare la Russia nella Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2011.  Insomma un personaggio fin troppo conciliante, per gli eurasiatisti alla Dugin persino una quinta colonna del monetarismo, e relativamente incolore. Ebbene:  la sua reazione è stata violenta,  espressa in un linguaggio  pesante  ed in qualche modo irrevocabile, di fronte al quale le frasi di Putin   (la Russia “ha ancora molti amici” in America, là esistono ancora “persone di testa sobria”) sono sembrate camomilla.

Ivanov, al centro, fra Putin e Medvedev.

Cosa ha detto, anzi scritto su Facebook, Medvedev? Che le nuove sanzioni contro la Russia portano “a tre conclusioni.   La  prima è che bisogna abbandonare ogni  speranza di qualunque sia miglioramento den nostri rapporti con la nuova amministrazione; la seconda, che gli Usa hanno appena dichiarato una guerra economica totale contro  la Russia; la terza, che  l’amministrazione Trump  ha ceduto il potere esecutivo al Congresso  nel modo più umiliante e si trova praticamente privata del potere”.

Finito il linguaggio diplomatico e  cortesemente  reticente. “Lo scopo finale dell’Establishment washingtoniano è di eliminare Trump dal potere.  L’isteria antirussa è diventata un fattore essenziale non solo della politica estera, ma anche della politica interna Usa, e questo è nuovo.  Le sanzioni sono divenute un fattore strutturale e dureranno decenni, salvo un miracolo […] non  prevedono alcuna deroga e non possono essere sollevate da un ordine speciale del presidente senza l’accordo del  Congresso. Di conseguenza, le relazioni fra la Federazione Russa e gli Stati Uniti diverranno estremamente tese quali che siano la composizione del Congresso e la persona del presidente. Né potranno essere aggiustate da organismi internazionali e  dal rifiuto di risolvere i problemi maggiori”.

Ed  ecco la conclusione  di Medvedev:

“Cosa significa per la Russia? Noi continueremo  a lavorare per lo sviluppo   delle sfere economiche e sociali, ci adatteremo per trovare sostituti alle  importazioni,  adempiremo  ai compiti principali dello Stato, contando essenzialmente su noi stessi. Abbiamo cominciato ad imparare a farlo negli ultimi anni.  Nella maggior parte dei mercati finanziari, gli investitori e i creditori esteri avranno paura di intervenire  in Russia per via della possibilità di sanzioni. In un cero modo, ciò ci  farà bene nonostante le sanzioni siano, in generale, insensate. Ci arrangeremo”.

E’ un discorso  da stato di guerra.  Dove Medvedev rinuncia alle sue speranze personali  di integrazione globale, e descrive con precisione e  crudo  realismo la realtà della nuova situazione,  senza edulcorazioni; e  in uno scritto   destinato all’intera opinione pubblica, non alla camera caritatis   di un’oligarchia.  E’ appena il caso di notare che da noi non solo in Italia, ma in Europa non esistono governanti così espliciti  e franchi verso i concittadini; da noi danno sempre l’impressione di nasconderci qualcosa, o che la cittadinanza non possa sopportare la verità.

Putin  si ripresenterà alle elezioni del 2018?

Ancor più notevole è  che  questo discorso del molle e  liberale Medvedev   può sembrare una analisi cruda e recisa  del “duro” Ivanov.   E se  Medvedev parla come Ivanov,   è un segno di una rinsaldata unità fra due ali che possono divergere  sui dettagli, ma che di fronte al pericolo estremo, convergono  con decisione. Il che pone una domanda su Vladimir Putin: fino a che punto questa saldatura lo indebolisce?  Sarà ancora lui a gestire una politica estera   così cambiata, oppure passerà  la mano? Dopotutto, è al potere da diciassette anni (come presidente e come primo ministro),   ed ha lasciato affiorare qua e là una certa stanchezza – ben comprensibile, nel ventennio più drammatico della storia  russa e mondiale . Lui stesso ha lasciato intendere che forse non si candiderà alle  presidenziali del  2018; ed anche senza  dar credito alle voci di una sua malattia, sarebbe naturale un avvicendamento.

Un passo indietro può essere perfino l’ultimo dei grandi servizi che ha reso alla sua patria.  Togliere il bersaglio in cui si è fissata ossessivamente , monotematicamente –  tipico del  deliro  psicotico –   la voglia americana di distruzione. Infatti, come ha raccontato il  Wall Street Journal    echeggiando noti  pareri del Deep State, “lo scopo di [fornire] armamento letale [all’Ucraina]  è  alzare il   prezzo che Putin paga per il suo imperialismo,  fino  a che si  ritiri o si pieghi alla pace … I russi non vogliono soldati morti che tornano a casa nei sacchi prima  delle elezioni presidenziali dell’anno prossimo”.  E’ la sete di assassinio puro, ma potrebbe essere sorpresa se alle presidenziali del 2018,  che l’assassino vuole rovinargli portandogli dei cadaveri sotto casa, Putin non ci fosse.

Certo è che, come scrive Dedefensa, “In ogni caso  è difficile pensare che il comportamento erratico e furioso di Washington la Pazza non abbia conseguenze  sulle elezioni presidenziali del 2018 , con l’annuncio, con Putin o senza lui, di un indurimento russo”.

Deir Ezzor, Siria. Così l’hanno ridotta gli americani coi loro ribelli preferiti. Presto sarà Kiev?  O Milano?

E un avvento di duri al Cremlino è  estremamente pericoloso perché, a parere di chi scrive, la Russia non ha la forza  reale per sfidare in  una guerra mondiale gli Stati Uniti, cosa che il Deep State dissennatamente vuole; e che nello stesso tempo i duri possono   sentirsi messi con le spalle al muro e tentati di azzardare il tutto per tutto militare prima che si completi il dissanguamento della Russia, economico e militare, che è lo scopo strategico degli psicotici:   la situazione di disperazione in cui Roosevelt mise  il Giappone spingendone i comandi a tentare Pearl Harbor.  La guerra avverrà in Ucraina, è certo;  nelle volontà, sarà una guerra “limitata”. Come sempre le guerre mondiali.

Bruxelles, altre sanzioni a Mosca

Inutile, in questo grave passo, guardare all’Europa per una soluzione.  Sapete cosa ha fatto Bruxelles  venerdì scorso? Ha imposto nuove sanzioni a tre imprenditori  e aziende russe, per via delle  due grandi turbine Siemens che sono apparse in Crimea mentre la Siemens le aveva vendute a un’altra regione,  volendo rispettare le sanzioni Usa che vietano ogni rapporto economico con la Crimea occupata.  I beni dei tre  imprenditori in Europa sono stati congelati, ed essi stessi rischiano l’arresto se tornano qui.

https://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2017/08/04/diplomaten-eu-wird-heute-neue-sanktionen-gegen-russland-verhaengen/

Una politica estera zombificata  è quella europea, del tutto sorda e cieca al  rovesciamento  velocissimo della situazione geopolitica. Bruxelles la Zombie continua ad  eseguire le istruzioni di Washington la Pazza.

..E la Libia accusa Gentiloni davanti alla “comunità internazionale”. Di cui il conte  dice di avere l’appoggio.

Ma nessuno supera nella zombificazione il nostro Gentiloni: non solo l’abbiamo visto  fare un accordo con un Sarraj che notoriamente è   un miserabile piccolo fantoccio in mano alle sue stesse milizie, e alle  sua fazioni divise nel suo microscopico regno,  e appena tornato a casa  ha dovuto rimangiarsi  le  promesse fatte ad  Alfano.  Non solo il governo mai eletto, sulla questione libica, ha offeso Haftar, il contendente  vincitore, che ha la forza reale e  le  alleanze reali che contano (fra cui l’Egitto da cui la sinistra vuole “la verità su Regeni”), e che ormai è stato legittimato dall’invito di Macron: ma no,   Gentiloni fa come se Haftar non esistesse nemmeno, e parla con un Sarraj che continua a definire “il solo riconosciuto dalla comunità internazionale”  – una comunità internazionale che palesemente non esiste più.

Il genio,  felice col suo istruttore.

Adesso, il vice di Sarraj, questo Fathi Al-Mejbari, non solo ha ingiunto  all’Italia “di cessare immediatamente la violazione della sovranità libica”,  perché la presenza di navi da guerra italiane nelle acque libiche “non rappresenta e non esprime né la volontà dell’intero Consiglio, né del governo di intesa”. Ha anche fatto appello a quella “comunità internazionale”   cui Gentiloni dice di obbedire, chiedendo al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e (oltreché alla Lega Araba e all’Unione Africana)  di condannare l’intrusione italiana. Finirà  che ci troveremo  le nostre navi affondata dai cannoni delle  milizie di Libia, e saremo condannati pure dall’Onu –  dove le ONG hanno tanta voce – per violazione delle acque territoriali.  Non ci stupirebbe apprendere che per aver invaso la Libia, Bruxelles la Zombi ci applicherà delle sanzioni.  Ma chi più zombi della Farnesina che di fronte alle intimazioni del vicepresidente di Sarraj risponde che “ l’ostilità di alcune fazioni libiche alla missione rientra nella «dinamica del dibattito interno», «che l’Italia rispetta pienamente», e «non inficiano in alcun modo il rapporto di cooperazione tra i due Paesi»?  La missione insomma va avanti.

In qualunque paese, una  così fitta raffica di  meritate disfatte di politica estera, di tante umiliazioni geopolitiche  raccolte dalal totale insipienza dei nostri “leader”, di tante prove che questo  governo non conta nulla agli occhi non solo degli “alleati”, ma delle ONG internazionali, al punto che persino un capetto libico da noi sicuramente pagato  (facciamo la politica delle mazzette – senza di noi Sarraj non avrebbe i soldi per sopravvivere politicamente) può prenderci a schiaffi –   in qualunque oaese un gruppo di tali cretini sconfitti  si sarebbe dimesso e non ne sentiremmo parlare più. Niente,  questa sinistra inetta unisce la ignoranza e incapacità estera all’arroganza.  E non stupisce. Un popolo-zombi si lascia governare da partiti-zombi. Risultato, si troverà in guerra senza  saperlo.

 

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27 commenti

  1. Pierpaolo

    Un curioso ecumenismo tra Paolo Gentiloni e Ciro Guarente: ridono sempre.
    Risus abundat in ore stultorum.


  2. Direttore, lei dice, giustamente, che la Russia non ha la forza per affrontare una guerra mondiale, tanto auspicata, dai folli di Washington; tuttavia nell’analisi complessiva di questa evenienza bisogna tener conto della posizione che assumerà la Cina, la quale potrebbe decidere di supportare i russi amplificandone le capacità economico-militari. Ciò perché l’obiettivo successivo, dei folli di Washington, alla Russia sarebbe certamente la Cina.
    Quindi gli scenari sembrano molto aperti anche se propendo o alla tragedia di una guerra totale..

  3. Pierpaolo

    Ivanov era accreditato com il siccessore di Putin.
    In seguito la sua stella è stata offuscata da quella nascente di Medvedev.
    Ora è Medvedev ad essere in declino. Dopo la sua breve presidenza, ma anche ora, nel frangente attuale delle sanzioni USA, conferma uno dei suoi punti deboli più notevoli: parla troppo.
    Se Putin non si ricandidesse nel 2018 potrebbe essere Ivanov candidato alla successione. Per 2024, invece, è troppo presto per valutare.


  4. Il comportamento della sinistra denota tanta stupidità e malignità da far ritenere che loro operato sia realmente dettato dal demonio.
    Sono stupidi ed incompetenti. Ma soprattutto sono cattivi.

  5. Fake News

    Sì, la Russia non ha lo stesso budget militare dell’America (che ha un Budget militare annuale più grande del Budget di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme). Ma la Russia è comunque una forza militare importante. E c’è un altro punto da non sottovalutare che da tanto fastidio agli USA: le testate nucleari russe sono più numerose delle testate nucleari americane.

  6. luca

    non sono un esperto di questioni militari ma credo che in caso di guerra gli amerikani, per la prima volta, pagherebbero un prezzo. Hanno sempre fatto la guerra in casa d’altri ma questa volta non sarebbe possibile. Qualche missile nucleare sulle loro case se lo troverebbero. Se poi la Cina ne approfittasse appoggiando la Russia, allora avremmo la speranza di un mondo migliore, senza gli Usa.


    1. Ma gli USA non possono permettersi la distruzione delle loro città (come mai in passato)? Anche perché sembra che i sistemi antimissile americani siano inferiori a quelli russi.

    2. marco

      Il mondo potrebbe essere senza gli usa,ma anche senza tutti gli altri o al massimo come quello di un noto cartone animato del secolo scorso,”ken il guerriero”.Non so quanto questo sia auspicabile.Spero più che in America un gruppo sempre maggiore di popolazione e sopratutto degli alti vertici militari si convertano per intercessione divina dal loro stato di dottor stranamore, spero nella venuta di un loro cesare che attraversi il Potomac. Alla fine sarà fatta la la volontà di Dio.

  7. learco

    Negli ultimi decenni la politica estera americana si è concentrata in modo ossessivo sul Medio Oriente e si è appiattita, come è noto, sugli interessi israeliani.
    Non è un caso che le sanzioni siano state riconfermate nel momento della disfatta dei jihadisti “moderati” filoamericani alleati di Israele e della ormai prossima, definitiva vittoria di Iran e Hezbollah in Siria.
    Una foto di alcuni giorni fa mostrava Netanyahu e i suoi generali che, dalle alture del Golan, osservavano i movimenti delle truppe russe, mentre un articolo apparso su un’ importante rivista del Paese affermava che sicuramente i soldati di Putin sarebbero stati inaffidabili e avrebbero garantito agli uomini di Hezbollah piena libertà di azione nell’area.
    Quello che Israele vuole ottenere, usando l’enorme influenza che ha sul Congresso americano, è l’abbandono dell’Iran, come alleato, da parte della Russia.
    Quello che Israele teme nei prossimi anni è che, un Putin arbitro della politica mediorientale, lo obblighi ad abbandonare quelle alture del Golan, strategicamente decisive, da cui si può controllare la pianura siriana e le fonti idriche della zona.
    E’ un rischio mortale per Netanyahu e, visto che la Russia non abbandonerà mai l’Iran come alleato, nei prossimi anni assisteremo ad un aumento delle pressioni da parte americana e al rischio di un conflitto.

  8. learco

    Il fatto che anche il conflitto in Ucraina sia collegato alla situazione in Medio Oriente, è dimostrato dagli eventi che si sono succeduti nel 2013.
    Il 21 Agosto si diffonde la notizia dell’uso di armi chimiche da parte dell’esercito di Assad.
    Nel giro di pochi giorni la tensione internazionale sale alle stelle: gli Stati Uniti mobilitano le forze armate e inviano la loro flotta, compresa la portaerei Nimitz, nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero.
    Dopo un periodo in cui si teme lo scoppio di una guerra mondiale, il 14 Settembre, grazie alla Russia, viene raggiunto un accordo che esclude la possibilità di un intervento armato in cambio della distruzione dell’arsenale chimico siriano, il libero accesso ai depositi di armi chimiche da parte dei funzionari ONU e l’adesione del governo siriano alla Convenzione sulle armi chimiche.
    Il 27 settembre viene votata all’unanimità all’ONU la Risoluzione 2118 che prevede la distruzione dell’arsenale chimico siriano.
    Poco dopo, nel Novembre 2013, scoppiano a Kiev le proteste che porteranno al colpo di Stato della fazione anti-russa e alla crisi di Crimea.
    Una strana coincidenza che, forse, si può spiegare immaginando che l’esplosione della rivolta ucraina sia stata una vendetta per la soluzione diplomatica russa della crisi siriana e un tentativo di distogliere l’attenzione di Putin dalla guerra in Medio Oriente, che in quel momento era ben controllata da Israele.
    E’ possibile che già allora, il famoso “Stato Profondo” americano, in cui la lobby ebraica svolge un ruolo preponderante, abbia agito in Ucraina con la collaborazione dei servizi segreti, mettendo da parte il debole Obama, che aveva accettato la proposta russa sulla Siria ed evitato uno scontro armato dalle conseguenze imprevedibili.

  9. Marian

    Non mi sembra probabile uno scontro diretto degli Usa contro la Russia. Non avendo onore, nè dignità preferiscono la guerra ‘sporca’, non convenzionale, la classica coltellata alle spalle: riforniranno di armi e istruttori gli Ucraini, i Polacchi e altri rancorosi russofobi così idioti da offrire i loro Paesi come campo di battagiia. Ricordate l’epidemia di ‘sars’, il cui virus attecchiva esclusivamente su ‘dna’ asiatico ? Fu un modo di indebolire la Cina senza subire gli svantaggi di una guerra convenzionale. E stavano preparando un remake di questo boicottaggio batteriologico anche ai danni della Russia. Dove? Proprio in quei magazzini alle dipendenze dell’ Ambasciata americana a Mosca che sono stati chiusi in risposta alle sanzioni. In questi magazzini sono stati trovati strumentazioni medico-scientifiche e una ‘sollecitazione’ al personale per l’invio di campioni di ‘dna’ caucasici:
    .
    “Q1: Per gli esempi di RNA: richiede un importo minimo?
    A1: Si prega di consultare l’allegato n. 2 “Programma delle forniture” alla sollecitazione originale. Il governo richiede 12 campioni di acido normale ribonucleico umano (RNA).
    Q2: Vuoi prendere in considerazione campioni dall’Ucraina?
    A2: No, tutti i campioni (campioni Synovial e RNA) sono raccolti dalla Russia e devono essere caucasici. Il governo non prenderà in considerazione i campioni di tessuto dall’Ucraina ”
    Tanto per capire bene con chi abbiamo a che fare..
    .
    https://www.fbo.gov/index?s=opportunity&mode=form&id=5891545db8f955e347e3493a9575e7df&tab=core&tabmode=list&


  10. Secondo me, l’egemonia USA nel mondo si basa, alla fine, su due pilastri, tra loro correlati: il controllo dei mercati valutari e finanziari; e la proiezione a distanza (dato il noto “coraggio” del soldato USA) di potenza balistica (cioè, nessuna vera capacità di guerra manovrata. I casi di Patton, MacArthur e altri sono puro bluff). La messa in discussione del primo pilastro (sostitutivi di SWIFT, ecc.) metterà in crisi anche il secondo.

    1. Marian

      ” La messa in discussione del primo pilastro (sostitutivi di SWIFT, ecc.) metterà in crisi anche il secondo…”. Infatti, Putin ha già autorizzato alcune Banche russe a introdurre e sperimentare Masterchain, un prototipo di trasferimento di denaro e transazioni d’affari basato su Ethereum Blockchain. Tale sistema è impermeabile alle sanzioni, allo spionaggio e ad ogni altro tipo di intrusione occidentale. Toglierà una gran parte di liquidità nel mercato mondiale polverizzando i titoli ‘spazzatura’ che inquinano la finanza.
      .
      https://cointelegraph.com/news/blockchain-revolution-in-russia-bank-of-russia-tests-masterchain


  11. da Philip Dick, Modello 2 (Second variety).1953 –

    Scoppia una guerra nucleare fra Unione Sovietica e Stati Uniti.
    L’Europa è spazzata via.
    Gli Stati Uniti sono desertificati, tanto il loro Quartier Generale è costretto a trasferirsi sulla luna. Anche L’Unione Sovietica è un cumulo di macerie, ma conserva un vantaggio bellico consistente.
    Finché i tecnici americani non inventano gli Artigli.
    Gli Artigli hanno un unico scopo: rintracciare ogni forma di vita nemica (in tal caso i soldati russi) per annientarla. Si rivelano efficientissimi.
    Lo scontro mondiale, grazie al nuovo ritrovato tecnologico, volge ora a favore degli americani.
    Ma vi è un intoppo.
    Le fabbriche che producono gli Artigli, completamente automatizzate e autosufficienti, sviluppano una sorta di autocoscienza e cominciano a produrre androidi di alto livello indistinguibili dagli esseri umani. E questi androidi, in modelli sempre più perfezionati (Modello 1, Modello 2, Modello 3, Modello 4), non cercano solo lo sterminio dell’Armata Rossa, ma di ogni parvenza di essere umano: russo, americano, tedesco, polacco.
    E come questi modelli androidi riescono a infiltrarsi nei bunker atomici e a distruggere ogni forma di vita?
    Grazie alla compassione.
    A esempio, ecco il Modello 3, chiamato David, il Bimbo con l’Orsacchiotto.

    “Era piccolo, giovanissimo. Poteva avere otto anni … indossava un maglioncino, azzurro scolorito, logoro e sporco, e dei pantaloncini. Aveva i capelli lunghi e arruffati, di colore castano. Gli ricadevano sul volto e intorno alle orecchie. Teneva qualcosa tra le braccia … Era un giocattolo, un orso. Un orsacchiotto. Il ragazzo aveva gli occhi grandi, ma senza espressione”.
    I soldati russi vedono il bambino aggirarsi sulle spianate calcinate dalle battaglie termonucleari. Si impietosiscono. Aprono le porte del bunker.
    Dice uno dei protagonisti, un maggiore: “Li abbiamo fatti entrare e abbiamo cercato di nutrirli. I soldati si affezionano subito ai bambini”.
    Una volta entrato il piccolo androide David (David che tiene stretto il suo orsacchiotto) compie la strage. Centinaia, migliaia di David eguali l’uno all’altro, una folle teoria di automi, si insinuano nei più segreti avamposti del fronte russo. L’esito è devastante. Il fronte cede di schianto.
    L’americano Hendricks si volta a guardare l’androide David (uno dei tanti), a cui un russo ha fatto saltare la testa: “Dai resti di David rotolò via una rondella. Si vedevano dei relè, il luccichio del metallo. Pezzi, fili. Uno dei russi diede un calcio al mucchietto dei resti, ne uscirono fuori i pezzi di un ingranaggio … rondelle, molle e asticelle di metallo … la parte frontale della testa era volata via, riusciva a distinguere il cervello artificiale, i fili, i relè, i tubicini e gli interruttori, migliaia di piccoli bulloni …”
    Ma questo è solo uno dei modelli.
    Ce n’è per tutti.
    Ecco il Modello 1, il soldato ferito: “… seduto sul ciglio di un sentiero, con un braccio legato al collo, il moncherino di una gamba disteso, una rozza stampella in grembo”. La compassione vince di nuovo. Si spalancano i bunker: come resistere a un commilitone ferito, in fuga dalla guerra? Accogliamolo. Il modello Uno entra e fa strage, di nuovo. “Somigliano a delle persone, ma sono macchine … ne basta uno per far entrare tutti gli altri …”
    Poi c’è il Modello 2, quello che sarà fatale alle linee e al quartier generale americano. Una ragazza, una diciottenne, capelli neri, occhi neri, smagrita dalla guerra. Il protagonista, Hendricks, mosso dalla compassione, le regala i codici per arrivare su Base Luna. Troppo tardi si accorgerà che il suo gesto pietoso avrà condannato l’ultimo avamposto degli Stati Uniti……


  12. Dal momento che non si può fare la guerra all’inferno con le atomiche, come alternativa che succederebbe se, per finirla con i teatrini, Putin dichiarasse pubblicamente che in caso di attacco americano Israele verrebbe incenerito senza preavviso?


    1. ma proprio il Dr. Blondet parlò, qualche tempo fa, di uno scontro verbale (mai da alcuno confermato, ovviamente) tra Putin e Netanyahu, durante il quale il presidente russo avrebbe prefigurato, per Israele, un futuro da…posacenere.
      (il post dovrebbe essere ancora in rete)

  13. Luigi Bersano

    Per ragioni familiari seguo le vicende russe e concordo con il direttore , vedo un Putin un po stanco, forse potrebbe decidere di passare la mano .
    In tal caso un candidato che potrebbe emergere é
    ROGODIN Dimitri , persona intelligente e determinata , seguitelo .

    1. Fake News

      Ho sentito io personalmente in un intervista recente in francese all’attore Gerard Depardieu(che è un amico di Putin) dove diceva che lui ammirava tanto Putin anche perché riesce a sopportare i suoi dolori fisici quotidiani… Quindi Putin qualche problema fisico ce l’ha di sicuro. Cosa? non lo so. Si presenterà nel 2018? Io credo di sì.

  14. AlexFocus

    Egregio Blondet, stavolta non sono d’accordo con lei: forse la Russia ha meno missili (1’100) della bestia satanica USA (5’000) ma sono più avanzati: ipersonici, stratosferici, intercontinentali, a volo stocastico, multitestata NBC.
    Senza scendere nei dettagli, ne bastano un centinaio per devastare il suolo statunitense.
    E non parliamo del siluro intercontinentale (11’000 km di gittata) di grande profondità (ha una mappa 3D dei fondali) e ad alta velocità (oltre 1’000 km/h, in quanto a supercavitazione), a testata NBC.
    Non parliamo del Buratin, arma temobarica che lancia testate a gas che possono raggingere temperature anche di 5’000 °C.
    E non parliamo del caccia di spueriorità aerea SU-30 che, in virtù dei post-bruciatori completamente orientabili, non solo è in grado di eseguire manovre brusche di evitamento degli inseguitori ma è anche in grado di volare quasi in stallo (di lato) puntando facilmente qualunque bersaglio.
    Inoltre credo che i mezzi corazzati russi non abbiano molti confronti e che vi siano dei mega-droni (attrezzati con cannoni da 30mm provvisti di decine di migliaia di proiettili, oppure con katiushe da decine di missili anticarro oppure con parecchi missili a medio raggio) in grado di sbarazzarsi di un’intera armata in pochi minuti
    Non credo che agli USA convenga testare un ventaglio di questo tipo, che non è stato ancora dispiegato sul campo…

  15. learco

    Rispetto agli USA la Russia ha delle forze armate ancora strutturate per la difesa, a dimostrazione che gli intenti bellicosi che le vengono attribuiti dagli americani sono pura fantasia.
    I vantaggi statunitensi derivano principalmente dal fatto che non possono subire un’invasione terrestre, mantengono ancora una forte superiorità marittima e, soprattutto, potrebbero innescare una corsa agli armamenti che in questo momento la Russia non potrebbe sostenere.
    Putin, che conosce bene i limiti attuali del suo Paese, sta cercando di garantirsi un’area di sicurezza lungo i vulnerabili confini russi, tiene sotto ferreo controllo il Caucaso per evitare infiltrazioni terroristiche verso il cuore dello Stato, appoggia l’asse sciita che spezza in due gli alleati degli Usa: Turchia a nord, Israele e Arabia a sud e sta manovrando per colpire gli USA nel loro punto più delicato: il dollaro come moneta di riserva e di scambio privilegiata.


  16. Una mossa da manuale del perfetto venditore, che assicura la conclusione dell’affare nel 90% dei casi, è quella di avere un ottimo prodotto che attrae il potenziale acquirente, per poi provocare il no del medesimo imponendogli condizioni per lui troppo onerose, salvo poi dargli la possibilità di avere comunque il prodotto con condizioni a lui migliori.

    E così Putin con la sua ventilata rinuncia provoca il coro di nooooo di tutti i russi, che lo faranno di nuovo presidente per acclamazione, e sara di nuovo lui lo zar, salvatore del suo popolo e lui accetterà per spirito di sacrificio.

    E’ un pò la mossa tanto adorata dal Berlusca, che deve ripresentarsi alle elezioni suo malgrado, a furor di popolo, per sconfiggere il comunismo, assicurare le libertà e blah, blah, blah,… solo che nel suo caso (del Berlusca) tutto ha ovviamente il sapore dei bucatini alla amatriciana, mentre con l’altro (Putin) si balla con la marcia di Radetzky…

  17. learco

    Non possiamo sapere come si comporterà Putin; se rinuncerà al potere o si presenterà come presidente oppure come primo ministro, come fece già in passato.
    Certamente il suo indice di popolarità rimane altissimo, perché per i russi é facile confrontare l’abisso di miseria e umiliazione in cui erano precipitati sotto Eltsin e il riscatto economico e morale garantito da Putin.
    Negli anni novanta il Paese era finito sotto il controllo di pochi oligarchi, che, in combutta con le banche angloamericane avevano saccheggiato tutte le risorse.
    Putin li ha costretti ad andarsene, ha nazionalizzato i loro beni e ha redistribuito i profitti sotto forma di infrastrutture e stipendi.
    Il PIL nazionale é aumentato sei volte, i delitti sono calati del 50%, l’aspettativa di vita, la mortalità infantile e tutti gli indici nazionali possibili e immaginabili sono andati in positivo.
    Nonostante ciò, ha commesso gravi errori, non, come credono molti, per troppo decisionismo o crudeltà, ma, al contrario, per troppa ingenuità nei confronti degli americani.
    Ad esempio, quando nel 2001 gli USA hanno chiesto di installare delle basi in Uzbekistan e in altre nazioni vicine per supportare la guerra afghana, Putin diede parere favorevole contro l’opinione dei suoi generali; chiaramente, gli americani non se ne sono più andati, mettendo in pericolo tutto il sistema difensivo russo in Asia.
    Nel 2013 le ONG di Soros e i servizi americani organizzarono il colpo di Stato in Ucraina contro il presidente filorusso democraticamente eletto e anche in quel caso Putin si fece sorprendere, considerato che lo stesso “modus operandi” era stato attuato pochi anni prima in Serbia.
    In questi mesi, in Siria, ha accettato la richiesta americana di trasferire i Jihadisti che si erano arresi nella provincia di Idlib, dove sembra che uomini della CIA siano già arrivati per riarmarli e riportarli al fronte.
    E’ di poche ore fa la notizia che aerei americani hanno attaccato l’esercito di Assad per favorire un attacco dei Jihadisti e, anche qui, lo si poteva immaginare.
    L’annessione della Crimea e l’intervento in Siria nel 2015 gli hanno permesso di salvare la situazione, ma ciò non toglie che abbia concesso troppo agli USA e alla NATO, che sono riusciti a portarsi a poche centinaia di km. da Mosca.

  18. Saverio Gpallav

    Il vero problema della Russia è che non può più contare sul medesimo potenziale dell’Urss non avendone più tutti i territori gli abitanti e i satelliti. È fatta passare per l’erede delle politiche espansionite sovietiche mentre non ha quelle velleità. Dalla tensione internazionale e da una guerra avrebbe solo da perdere anche se sarebbe in grado di vendere la pelle a un prezzo talmente caro da rendere sconveniente la guerra anche per l’Occidente. Rispetto alla guerra fredda però quest’ultimo è estremamente più arrogante anche grazie a 25 anni di guerre vigliacche e unilaterali che hanno trasformato la guerra da tabù a videogioco dal momento che finora l’Occidente l’ha inflitta a microbi militari che non erano in grado di difendersi. Con la Russia sarebbe tutta un’altra storia ma negli Usa evidentemente qualcuno pensa che a pagarne le conseguenze per la terza volta in un secolo sarebbero soprattutto i vassalli europeo

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